Lipotesi documentale o documentaria, la cui versione più nota è detta anche teoria delle quattro fonti o teoria JEDP, è una ipotesi formulata nell'Ottocento dallo studioso biblico e orientalista tedesco Julius Wellhausen per spiegare la formazione dei primi cinque libri della Bibbia, i quali prendono il nome di Pentateuco (Torah in ebraico). Wellhausen rielaborò concetti proposti da diversi studiosi nei due secoli precedenti e li formulò in modo particolarmente convincente con la pubblicazione del libro Prolegomena zur Geschichte Israels (1878). L'ipotesi documentale di Wellhausen ebbe grande successo nel Novecento e svolse un ruolo molto importante per la nascita della critica storica nella storia delle religioni e nell'esegesi biblica per esaminare e studiare la storicità della Bibbia.

L'ipotesi documentale venne accettata dalla maggior parte degli esperti e storici come la teoria dominante sull'origine e formazione del PentateucoGermano Galvagno e Federico Giuntoli, Dai frammenti alla Storia. Introduzione al Pentateuco, Elledici, Torino 2014, p. 158. e nel corso del secolo XX ne furono proposti dai biblisti importanti arricchimenti e modifiche. Fra questi, occorre segnalare soprattutto Hermann Gunkel, Martin Noth e Gerhard von Rad. Negli ultimi decenni del secolo, però, un numero crescente di studiosi (oggi maggioritario) ha messo in dubbio i fondamenti della teoria e ha proposto spiegazioni alternative. Restano comunque, soprattutto in USA, numerosi sostenitori della teoria delle quattro fonti, fra cui Joel Baden.Joel S. Baden, The Composition of the Pentateuch: Renewing the Documentary Hypothesis. New Haven: Yale University Press, 2012. ISBN 978-0-300-15263-0. Altri studiosi tuttora legati all'ipotesi documentale sono Ludwig Schmidt, Baruch J. Schwartz, Jeffrey Stackert e Tzemah L. Yoreh.

La nascita dell'ipotesi delle quattro fonti Secondo la tradizione ebraica (e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico), la Tōrāh sarebbe stata scritta da Mosè in persona. La presenza di alcune incoerenze generò dei sospetti e indusse a ritenere che la redazione del Pentateuco (tutta o almeno quella finale) fosse dovuta a Esdra, vissuto un millennio dopo Mosè. Il primo a formulare tale ipotesi fu Baruch Spinoza nel suo Tractatus theologico-politicus, pubblicato anonimo nel 1670.Baruch Spinoza, Tractatus theologico-politicus, cap. VIII. L'idea che il Pentateuco non fosse opera di Mosè è antecedente Spinoza. Spinoza argomenta che Mosè scrive in terza persona e che i nomi di alcuni luoghi sono diversi da quelli utilizzati nell'epoca di presunta datazione del Pentateuco.

La possibilità che la redazione finale del Pentateuco fosse di epoca persiana indusse altri studiosi ad esaminare criticamente il testo per trovarvi traccia di "fonti" antiche utilizzate dal redattore finale.I primi studiosi, Henning B. Witter e Jean Astruc, non contestarono la paternità mosaica del Pentateuco. Essa venne messa in dubbio da Johann Gottfried Eichhorn e da Wilhelm Martin Leberecht de Wette. Alcune caratteristiche, ad esempio, colpirono l'attenzione: due racconti della creazione (Genesi, e ); due decaloghi (Esodo e Deuteronomio ); diversi nomi per Dio (in particolare Yahweh ed Elohim; si veda anche la voce Nomi di Dio nell'ebraismo); diverse concezioni teologiche su Dio. Maturò così l'idea che il Pentateuco fosse stato scritto nel corso del I millennio a.C. integrando fra loro vari scritti di epoche precedenti. Accanto alle fonti elohista e jahvista, già suggerite da Henning B. Witter (1683-1715), Abraham Kuenen (1828-1891) identificò una fonte sacerdotale (il Priestercodex o P) ed Eduard K.A. Riehm (1830-1888) una fonte indipendente per il Deuteronomio (la fonte deuteronomista). Quindi, verso la fine del XIX secolo, lo studioso tedesco Julius Wellhausen, riordinando le varie ipotesi, postulò la "teoria delle quattro fonti", secondo cui alla base del Pentateuco ci sono queste quattro diverse tradizioni. Le tradizioni sono racconti tramandati nel tempo in forma orale e poi messi per iscritto. Dalle iniziali del loro nome la teoria è anche definita JEDP.

Ipotesi sull'origine delle fonti del Pentateuco Le ipotesi sulle fonti alla base del Pentateuco sono tre: ipotesi dei frammenti: prevede che esistessero varie unità letterarie (dei frammenti) poi unificate in unico testo da uno o più redattori finali, dopo la morte di Mosè. Tale ipotesi non presta attenzione all'eventuale esistenza di una tradizione orale mnemonica precedente; ipotesi dei complementi: immagina l'esistenza di un singolo documento unitario completo che descrive la storia della salvezza dalla creazione all'ingresso in Terra Santa. Fu scritto probabilmente durante l'esilio babilonese e il periodo persiano. Esso fu integrato con dei complementi, più brevi, meno particolareggiati e relativi a una parte di storia meno estesa, derivati anche da documenti più antichi; ipotesi dei documenti: immagina una pluralità di documenti completi, indipendenti tra loro, che vengono fusi in epoca successiva. L'integrazione avviene seguendo la legge antica della conservazione (ciò che è più antico ha maggior valore e deve essere preservato), della continuità (si conserva ciò che vale ed è attualizzabile al tempo presente) e la legge dell'economia (il materiale scrittorio era molto costoso e lasciava pochi margini nei fogli in cui poter scrivere, almeno fino al periodo persiano).

Le fonti JEDP La fonte J (o Jahvista) e quella E (o Elohista) si chiamano così in accordo al diverso nome di Dio (Yahweh o Elohim) utilizzato nei primi tre libri del Pentateuco.

La tradizione Jahvista sarebbe originaria del X/IX secolo a.C. (il periodo monarchico). Trova conferma in in cui si indica che Davide creò una corte regale simile a quelle egiziane con un archivista e degli scribi che probabilmente si occuparono di mettere per iscritto la tradizione orale relativa alla storia di Israele, per dare un'identità al popolo eletto. In essa, l'uomo e il suo mondo sono descritti con grande concretezza e con analisi dei conflitti interni del cuore umano. Dio è visto molto vicino al suo popolo e in alcuni casi è quasi antropomorfizzato (quando ad esempio passeggia nel giardino dell'Eden, chiude l'Arca dell'Alleanza, scende a vedere Babele). È poco interessata ai materiali storico/giuridici, chiama "Sinai" il monte e copre la storia fin dalle origini.

In particolare, l'opera dello jahvista è riscontrabile nella parte narrativa più antica del Pentateuco la quale deve la sua struttura all'antico credo d'Israele, con i suoi capitoli sui patriarchi, l'esodo, l'entrata degli Israeliti nella terra promessa. Lo jahvista, dunque, prende i ricordi della tradizione orale d'Israele e disegna un'ampia immagine di almeno due di quei temi. Esso è il primo a mettere per iscritto le antiche tradizioni orali del suo popolo. Temi ricorrenti sono la promessa divina di una numerosa discendenza ad Abramo e la libertà di Dio, che più volte sceglie il capo di Israele in violazione della legge sulla primogenitura: Davide non è il primogenito di Jesse, Giacobbe invece di Esaù, Giuda invece di Ruben, Isacco invece di Ismaele.

La fonte elohista usa per la maggior parte dei casi Elohim come nome di Dio. Si sarebbe formata in epoca successiva (VIII secolo) nel Regno del Nord, dopo la divisione dello stato di Israele, principalmente sotto Geroboamo II. Nella sua visione teologica, Dio è visto in modo più trascendente: parla dal cielo, appare nei sogni, parla per mezzo di mediatori: gli angeli. Il profeta è il mediatore tra Dio e l'uomo, come nei casi di Mosè, Elia, Amos e Osea che protestano contro l'idolatria e le disuguaglianze sociali. La fonte elohista è attenta al dono divino della Terra Promessa, dono gratuito per il quale Dio non chiede in cambio alcuna contropartita (diversamente da quanto era stato per la discendenza di Abramo cui aveva chiesto la circoncisione del figlio Isacco, divenuta legge per tutti gli ebrei durante l'esilio babilonese).

La tradizione D (o Deuteronomista) è chiamata così in quanto dominante nel libro del Deuteronomio. È fatta risalire al VII secolo nel Regno del Sud, alla riforma religiosa di Giosia. Ha come fine principale intenti didattici riguardanti la Legge e corrisponderebbe al rotolo che venne ritrovato nel Tempio nel 622 avanti Cristo che diede il via alla riforma religiosa monoteista del regno di Giosia, re di Giuda. Questo rotolo fu chiamato documento deuteronomista e fu alla base della datazione dei documenti elohisti e jahvisti che richiamavano una pluralità di luoghi di culto presenti nella fonte deuteronomista ed erano quindi anteriori.

La tradizione P (o Codice Sacerdotale - Priestercodex) raccoglierebbe testi anche molto antichi, ma sviluppati in epoca post-esilica. Riguarda essenzialmente norme liturgiche e rituali. È predominante nel Levitico, ma anche Nm, Es e in minima parte Gn. Presenta uno stile didattico, scarno, facilmente riconoscibile. L'obbiettivo è focalizzare l'attenzione su Dio e la sua rivelazione e non sull'uomo, al punto che non sono presenti elementi narrativi. Alla formazione dei testi scritti hanno contribuito la tradizione orale (secondo la Redaktion-geschichte) e l'esperienza vissuta da Israele (la Sitz im Leben secondo la critica delle forme).

A seguito della conquista assira del Regno del Nord e della capitale Samaria nel 721 A.C molti ebrei furono deportati e altrettanti Riuscirono a fuggire a sud dove trovarono ospitalità sotto il regno di Ezechia. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la fonte jahvista e quella elohista si siano fuse nella fonte jeovista (JE). Ciascuna delle 4 fonti avrebbe avuto una fonte differente.

Nel IV sec. a. C., sotto Esdra e la dominazione persiana, alcuni redattori avrebbero unito le 4 tradizioni per dare vita al Pentateuco, com'era noto al tempo di Gesù fino all'età moderna. L'ipotesi documentale valorizza lApocalisse di Esdra (14:42), laddove il testo (non canonico) afferma che i cinque scribi radunati da Esdra per mettere velocemente per iscritto la Legge sotto dettatura – essendo stata "bruciata" la versione anteriore – lo fecero per miracolo, ispirati da Dio e scrivendo "in caratteri che non conoscevano".

Esdra era sommo sacerdote e scriba, uno dei pochi ad aver accesso all'archivio amministrativo del re persiani e il fondatore della Grande Sinagoga cui si attribuisce la definizione del primo canone biblico dell'Antico Testamento; tuttavia, nella Bibbia canonica e, in particolare, nei libri di Esdra non è mai menzionato né come autore del Pentateuco né come redattore dei libri che portano il suo nome.

Non sono noti commenti ebraici antichi che menzionino nessuno i 4 documenti del modello JEDP o i loro presunti autori.

Il tramonto dell'ipotesi documentale Nel corso degli ultimi trent'anni del Novecento l'ipotesi delle quattro fonti è stata abbandonata da gran parte degli studiosi.Per una panoramica degli studi recenti vedere La composizione del Pentateuco di Federico Giuntoli in Galvagno-Giuntoli, Dai frammenti alla storia.Introduzione al Pentateuco, Torino, Elledici, 2014, pp. 145-216 e R.N. Whybray, The Making of the Pentateuch: A Methodological Study, Sheffield Academic Press, 1987. L'esistenza della fonte Elohista era sempre stata abbastanza incerta. Lo stesso Wellhausen preferiva parlare di una fonte Jehowista, quella cioè nata dalla fusione delle due fonti Jahvista ed Elohista. La sua esistenza, poi, era stata negata da Paul Volz (1871-1941) e da Wilhelm Rudolph (1891-1987). Negli influenti studi di Gerhard von Rad la fonte principale era diventata la Jahvista, pensata come opera di un geniale scrittore vissuto alla corte salomonica.