Proceno è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo, il più settentrionale del Lazio.

Geografia fisica Territorio Centro agricolo dei Monti Volsini, alle falde nord-occidentali del rilievo vulcanico, sorge su un poggio digradante verso la confluenza del torrente Stridolone con il fiume Paglia. Il paese si trova al confine con la Toscana.

Proceno si trova in una posizione dominante, arroccato su una rupe tufacea offre una vista panoramica sulla valle del fiume Paglia, che si estende da un lato, e quella del torrente Stridolone dall’altro.

Lo Stridolone, in particolare, attraversa un'area selvaggia e incontaminata, insinuandosi tra le formazioni vulcaniche dell'Amiata e del Vulsino. Il paesaggio è caratterizzato dagli affioramenti di basalto e dalle numerose sorgenti che alimentano piccoli ruscelli e cascatelle.

La vegetazione che ricopre la valle è altrettanto interessante, con boschi di querce e castagni che lasciano spazio a pioppi e salici lungo le rive del torrente. Questo ambiente ospita una fauna particolarmente variegata, con specie protette sia a livello comunitario che nazionale. Tra gli uccelli, è facile avvistare la garzetta, l’airone cinerino, il gheppio, la poiana, il falco pellegrino e il biancone. Non mancano, poi, gli anfibi come la salamandrina di Savi, simbolo di un ecosistema sano e ben conservato.

Le acque del torrente sono di una qualità straordinaria: fredde, limpidissime e ricche di macroinvertebrati bentonici, che ne attestano la purezza e la mancanza di inquinamento. Questo è un segno che l'ambiente circostante è salubre e che le acque sono un rifugio perfetto per la ricca e variegata biodiversità locale.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2295 GR/G

Storia Di origine etrusca, come testimoniano i sepolcreti scoperti nelle vicinanze dell'abitato, vuole la tradizione che sia stato fondato da Porsenna nel secolo VI a.C., nel luogo dove la dea Uni lo salvò dall'attacco di un cinghiale.

Nel 976 fu fortificato da papa Gregorio V, quindi distrutto nel 1083 dalle truppe dell'imperatore Enrico IV, ricostruito nel 1097 dal conte di Chiusi. Fu quindi conteso tra guelfi e ghibellini, fino a quando nel 1251, sottomettendosi alla guelfa Orvieto, tornò sotto il controllo della Santa Sede. Assoggettato al Comune di Siena alla fine del secolo XIV, divenne poi feudi degli Sforza dal XVI secolo.

Nella frazione di Centeno è presente una targa della Società italiana di fisica sul casale in cui soggiornò Galileo Galilei, prima di giungere a Roma per il processo di abiura del 1633; Galilei dovette stare in quarantena in questo luogo, al confine tra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana, a causa della epidemia di peste che affligeva Firenze, da dove arrivava lo scienziato.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa arcipetale del SS Salvatore. La Chiesa del SS. Salvatore è stata costruita all'inizio del XIII secolo, probabilmente su una chiesa più piccola e più antica. La facciata presenta un portale in travertino ed è decorata con statue di San Giuseppe e Sant' Agnese. La chiesa originaria faceva parte di una fortezza medievale, con l’abside che era un pezzo di una vecchia rocca. Nel tempo, ha subito grandi trasformazioni, specialmente dopo il terremoto del 1919, passando da un'unica navata a tre navate separate da arcate. L’interno è molto elegante, con un altare maggiore costruito nel 1730 e un reliquiario che contiene il sangue di Gesù. Sulla volta del presbiterio ci sono affreschi di quattro profeti, mentre nelle cappelle laterali si trova una tela del XVII secolo che mostra il martirio di San Sebastiano. Sul lato sinistro della chiesa c'è la Cappella del Sacro Cuore, con un dipinto seicentesco che racconta un miracolo, mentre sul lato destro si trova la cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. .

Chiesa di San Martino La chiesa di S. Martino, costruita nei primi anni del '200 e dedicata a San Martino, aveva uno stile gotico ed è famosa per il suo campanile a vela. Fu prima un tempio benedettino, poi ceduto ai frati francescani nel 1258. Dopo le soppressioni napoleoniche, il convento venne abbandonato e il monastero fu demolito, lasciando solo un rudere. Nel '900, la chiesa è stata restaurata, riportandola all’aspetto originale. All’interno, vi sono affreschi e dipinti, tra cui la Madonna con Gesù Bambino, un’opera del XIV secolo. Le famiglie nobili di Proceno spesso sceglievano questa chiesa per seppellirsi, e la più interessante tra le lapidi ritrovate è quella di Zucconio Guerrieri, un capitano che combatté in diverse guerre. La chiesa è anche nota per l’indulgenza plenaria concessa dal Papa Clemente XIII nel 1580 per chi varcava la sua soglia ogni 1° gennaio. Sino ai primi anni del XX una lapide qi posta ricordava la lunga permanenza dei primi decenni del XVII secolo a Proceno del sacerdote Ferruccio Baffa Trasci.

Chiesa di Sant'Agnese Nel punto più alto di Proceno si trova la Chiesa di Sant'Agnese da Montepulciano, patrona del borgo. Sorge dove, nel 1283, fu fondato il Monastero delle Suore del Sacco su richiesta della comunità procenese. A guidarlo fu una giovanissima Agnese, appena quindicenne, che rimase a Proceno per 23 anni, diventando figura spirituale centrale per il borgo. Il monastero originario, dedicato a San Pietro Apostolo, è andato perduto, ma si suppone che alcune strutture presenti sul Poggio di Sant'Agnese ne siano residui. Dopo vari crolli e ricostruzioni (1709, 1735, 1872), nel 1880 fu ultimata l'attuale chiesa, costruita in forma circolare, con lucernario centrale e due vetrate. Il portale d'ingresso, in travertino, proviene dalla sala ducale di Palazzo Guido Ascanio Sforza. All'interno si trova una tela del 1879 che raffigura la Comunione miracolosa di Sant'Agnese, opera di Vincenzo Pacelli, nipote di Papa Pio XII. Una epigrafe in marmo, datata 1883, ricorda il sesto centenario dell'arrivo della Santa a Proceno. Le vetrate rappresentano Sant'Agnese e San Vincenzo Ferreri, patroni del borgo.

Accanto alla chiesa si trova l'antico Orto del Monastero, luogo di raccoglimento e meditazione dove, secondo la tradizione, Agnese ricevette per dieci domeniche l'Eucaristia direttamente da un angelo. Questo giardino, affacciato sulla valle del torrente Stridolone, ha al centro un ulivo secolare. Nel 1968 e nel 1998 l'orto è stato oggetto di restauri. Durante l'ultimo intervento è stata collocata una terracotta policroma dell'artista Mario Vinci, che raffigura Sant'Agnese nell'atto di ricevere la comunione miracolosa. Chiesa di Santa Maria della Neve Posta appena fuori dalla Porta Fiorentina, lungo il percorso della via Francigena, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie o Neve è uno dei primi edifici sacri che si incontrano entrando a Proceno. Storicamente legata ai viandanti e alla devozione mariana, rappresenta un punto d'ingresso simbolico al borgo e alla sua tradizione religiosa. Già citata nelle più antiche carte comunali, la chiesa mostra segni visibili di ampliamenti successivi, soprattutto nel perimetro murario. L’ultimo risale alla fine del Quattrocento, periodo in cui fu realizzata anche l'attuale facciata rinascimentale, semplice e armoniosa. La struttura è a capanna, con un piccolo rosone, un portale elegante con architrave e lunetta, e due volute in pietra a forma di fiore. Tra il rosone e la lunetta si trova lo stemma di Proceno, proveniente dall'antico Palazzo dei Priori e spostato qui nel Cinquecento dopo la costruzione di Palazzo Sforza. Completano la facciata due finestroni con grate in ferro battuto finemente lavorate, attribuite a scuola senese di fine XV secolo.

Nel 1526, davanti alla chiesa fu costruita una loggia per offrire riparo a pellegrini, contadini e viandanti. L'interno era decorato con affreschi cinquecenteschi oggi perduti: una Vergine con Bambino, Dio Padre con gli angeli, episodi della vita di San Giovanni Battista e l'immagine della Madonna delle Grazie. Anche il pavimento in terracotta invetriata del 1537 non è più visibile. Con i restauri di fine Novecento, nel timpano è emerso un affresco del XV secolo raffigurante la Vergine in trono racchiusa in un ovale, attribuito al "Pastura". Il 5 agosto, giorno dedicato alla Madonna della Neve, si celebrava una grande festa, sancita nel 1519 da un "Breve" di Papa Leone X. In quella data si teneva una fiera di merci e bestiame, che fino a metà Ottocento fu una delle più importanti della Tuscia. Chiesa di San Maria del Giglio Situata su un poggio all’incrocio di due strade, la Chiesa di Santa Maria del Giglio nasce attorno a un’antica edicola mariana, forse edificata su un luogo di culto etrusco. La tradizione narra che la chiesa prese il nome "del Giglio" durante la dominazione degli Sforza, per via del giglio presente nel loro stemma o in memoria dell’apparizione della Madonna con un giglio in mano a una pastorella, avvenuta il 27 aprile, come ricordato dagli Statuti Comunali del 1734. L’edificio originale era una semplice cappella, di cui resta un affresco della Madonna con Bambino in una nicchia sul fondo della chiesa, databile tra il XIII e il XIV secolo. Il principale ampliamento risale al 1523, anno in cui si ritiene sia stata realizzata anche la facciata. Nel 1563 Paolo I Sforza ne completò la struttura e vi aggiunse decorazioni in travertino: un bel portale, due finestre e un rosone, oltre ad affreschi attribuiti alla scuola degli Zuccari.

Il terremoto del 1919 danneggiò gravemente la chiesa e i suoi due altari laterali affrescati. Oggi resta visibile quello di San Michele Arcangelo (XVI sec.), sulla destra dell’ingresso. Dopo i restauri del Novecento, all’interno sono ancora presenti:

nel presbiterio, un affresco con l'Assunzione e Incoronazione della Vergine con gli Apostoli (XVI sec.); a destra, un Giudizio Universale (XVI sec.); a sinistra, la figura di un guerriero e altri frammenti pittorici coevi; sulla parete destra, una Madonna con Bambino del XV secolo; nella sagrestia, un grande affresco con la Deposizione di Gesù dalla Croce (XVI sec.).

Chiesa di San Giovanni Battista Nascosta tra le vie della contrada storica del Fiore, la Chiesa di San Giovanni Battista, conosciuta anche come "la Cura", costruita tra il 1769 e il 1773, dopo la demolizione dell’antica chiesa situata nella piazza principale di Proceno, per far spazio alla pavimentazione in mattoni voluta da Papa Paolo I. L'antica chiesa, che si trovava di fronte a Palazzo Guido Ascanio Sforza, fu abbattuta per riorganizzare la piazza. Per la nuova costruzione furono utilizzate anche pietre provenienti dalla torre accanto alla Porta del Bottino. La nuova chiesa fu eretta nella Piazza d’Erbe, oggi scomparsa, nel cuore della contrada del Fiore. La chiesa fu elevata a parrocchia e gestita da un curato, da cui deriva il nome "Cura" che ancora oggi la identifica. L’edificio ha pianta rettangolare, con un’aula coperta da una volta a crociera e un presbiterio a volta a botte. Al centro dell'altare in stucco è collocato un quadro a olio su tela con tre figure: a sinistra San Giovanni Battista, al centro la Vergine Maria della Provvidenza, e a destra San Francesco di Paola. Una piccola sagrestia è accessibile attraverso una porticina a sinistra dell’altare. Si trova a un livello più basso rispetto alla navata e potrebbe essere parte di un antico edificio preesistente, le cui tracce sono ancora visibili. Sul lato esterno destro dell’altare si trova un campaniletto a vela, semplice e discreto, che si affaccia sul rione del Bottino. Chiesa della Madonna Santissima Pace Nata come simbolo di riconciliazione dopo secoli di scontri tra Proceno e Acquapendente, dopo un lungo periodo di conflitti. La sua origine si lega a un evento drammatico del 1149, quando presso la Porta di San Martino si combatté una dura battaglia, come ricordato dagli statuti comunali del 1734 e dalle cronache locali. Per evitare nuovi scontri, venne eretta una cappella in onore di Maria Santissima, scelta come garante della riconciliazione.