La storia dellUnione Sportiva Catanzaro 1929, società calcistica italiana con sede a Catanzaro, si estende per oltre novant'anni.
Fondata nel 1927 dall'unione tra le due principali società sportive cittadine del tempo, nei suoi primi anni di vita partecipò a campionati regionali e interregionali prima di debuttare, nel 1933, in Serie B. Il club calabrese militò dal 1959 al 1984 in Serie B e Serie A, vivendo i suoi migliori momenti sportivi nel 1966, con l'approdo alla finale di Coppa Italia, e nel lustro compreso fra il 1979 e il 1983, quando militò consecutivamente per cinque anni in massima serie, partecipando anche a due semifinali di Coppa Italia. Il miglior risultato in Serie A coincide con due settimi posti consecutivi: nel 1980-1981 e nel 1981-1982.
Si tratta della prima squadra della regione ad aver conquistato la promozione in Serie B e successivamente in Serie A, inoltre l'unica ad aver disputato almeno una semifinale e una finale della coppa nazionale.
Le origini I primi segnali di calcio a Catanzaro, iniziarono a gennaio 1908 quando il marchese Antonio Susanna, rampollo di una famiglia nobile del luogo, assieme ad un gruppo di altri blasonati catanzaresi diede vita ad una società sportiva battezzata "Juventus Catanzaro" che non aveva come scopo principale il football, ma tutt'altra serie di attività sportive (caccia, golf, cricket, equitazione). Il calcio a Catanzaro iniziava a collezionare simpatizzanti ma rimase, come del resto era avvenuto ovunque, privilegio della classe aristocratica e dell'alta borghesia locale.
Nella primavera del 1912, nel polveroso cortile della caserma del Regio Esercito Guglielmo Pepe, venne giocata una gara tra i nobili catanzaresi e una rappresentativa cosentina; all'incontro iniziarono a presentarsi tante persone più che altro per assistere alla novità.
Nel 1913, nasce a Catanzaro una nuova società sportiva di ispirazione monarchica: la Vittorio Emanuele e iniziarono i diversi derby con degni rivali provinciali. I derby si succedevano con una periodicità quindicinale. La gara più importante per la Vittorio Emanuele venne registrata a Cosenza, contro una formazione locale. Era il 23 febbraio 1914, e gli atleti giunsero a Cosenza dopo un viaggio durato quasi un giorno a bordo delle poche auto di proprietà dell'aristocrazia cittadina; il match terminò 1-1.
Trascorsa la bufera della prima guerra mondiale, a Catanzaro nell'immediato dopoguerra si erano costituite due società: la Società Sportiva Ercolino Scalfaro, nel 1919, e l'Unione Sportiva Audace che, secondo alcune fonti, fu fondata nel 1922, mentre secondo altre in quell'anno fu assorbita dalla Scalfaro. Entrambe fondate per giocare e diffondere il football, per circa quattro anni militarono nei campionati regionali. La Scalfaro, continuatrice della Vittorio Emanuele, continuava a rinverdire le velleità sportive della Catanzaro blasonata. Fu anche la continuazione della ormai leggendaria Juventus del marchese Susanna il quale iniziò ad abbandonare lo sport per dedicarsi alla vita politica.
In tutta Italia avanzava la corrente fascista e iniziarono a nascere le prime rappresentative calcistiche fasciste. La Scalfaro assorbì l'Audace e per qualche tempo si diede vita ad una serie di incontri con le squadre delle altre città calabresi come Cosenza e Reggio Calabria. Tale formazione fu protagonista di un'amichevole definita "epica": nel maggio del 1923 gli atleti della Scalfaro intrapresero un viaggio verso Cosenza, per disputare un'amichevole con la formazione locale, a bordo di due camion. Durante il viaggio uno dei due camion si ruppe, costringendo la metà dei giocatori catanzarese a percorrere diversi chilometri a piedi in compagnia dei tifosi al seguito, per raggiungere la città bruzia. I catanzaresi, nonostante ciò, vinsero 2-1. Quello stesso anno fu fondata la società calcistica "Giulio Braccini", dal nome di un ufficiale catanzarese medaglia d'oro al valore militare, con l'intenzione di partecipare al campionato regionale di Terza Divisione. Tale società infatti assorbì la sezione calcio della Scalfaro, partecipando per la prima volta al campionato di Terza Divisione 1923-1924. Tre anni più tardi, nel 1927, la Braccini e la Scalfaro decisero di fondersi per dare vita ad un unico sodalizio di football: l'Unione Sportiva Catanzarese. Alla presidenza venne designato ancora una volta il marchese Susanna.
Il primo trentennio (1927-1960)
Il Catanzaro venne fondato nel 1927 con il nome di Unione Sportiva Catanzarese, e rinominato nel 1929 Unione Sportiva Fascista Catanzarese. La società fu inizialmente guidata da diversi personaggi noti della città, come il Marchese Antonio Susanna e l'avvocato Alfredo Cantafora e diretta dal Barone Enrico Talamo. Sin dalla fondazione adottò i colori e il simbolo della città, l'Aquila imperiale, in ricordo dell'aquila donata alla città di Catanzaro da Carlo V.
Nel 1929-30, avendo la rinunciato a disputare il campionato di I categoria, la “Catanzarese” fu ammessa a disputare il campionato in luogo della società campana. Nel 1932-33, dopo gli spareggi con il a Napoli, e con il , vincitore dell'altro girone, la Catanzarese, allenata dall'ungherese Géza Kertész, vinse il campionato di prima divisione ottenendo per la prima volta nella sua storia la promozione in Serie B, prima squadra della Calabria a raggiungere l'ambito traguardo. In quell'anno entrò in società il futuro presidente Nicola Ceravolo. Nel successivo campionato, la U.S. Catanzarese si classificò al quarto posto. Tornati successivamente in serie C, nel 1935-36, i giallorossi riconquistarono la serie B sotto la guida del tecnico Migliorini. La permanenza in cadetteria durò lo spazio di una sola stagione. Nel 1937, Riccardo Mottola succedette al barone Talamo al comando della società. Intanto la Catanzarese, a causa di una insolvenza finanziaria, dovette rinunciare ad iscriversi al successivo campionato di serie C, ripartendo nuovamente dalla Prima divisione. Successivamente, il club dal 1939 al 1945 rimase inattivo a causa della seconda guerra mondiale. Nel 1945 la società cambiò denominazione di Unione Sportiva Catanzaro. Nel 1950 Aldo Ferrara acquisì la guida della società, mantenendola sino al 1958. Intanto, in base alla ristrutturazione dei campionati professionistici operata nel 1952, il Catanzaro fu inserito nel 1952-53 al campionato di IV serie, torneo che venne vinto sancendo la promozione in serie C, vincendo tra l'altro il titolo di IV Serie grazie al successo nel mini torneo tra le prime classificate di tutti i gironi. Il campionato 1956-1957 vede la squadra soffrire la tragedia di Piero Torrini, ventiseienne difensore della squadra nativo di Sesto Fiorentino, morto il 28 ottobre a Pavia dopo un malore subito in campoStampa Sera, 29-30 ottobre 1956, pagina 5A lui è dedicato lo stadio del suo paese natale. Nel 1958 divenne presidente Nicola Ceravolo, fino a quel momento vice di Aldo Ferrara. Grazie a Ceravolo, l'U.S. Catanzaro raggiunse i maggiori successi.
Un anno importante fu il 1959, al termine della stagione di serie C girone B 1958-59 il Catanzaro, allenato da Piero Pasinati venne promosso in serie B per la quarta volta. Il campionato venne vinto con 17 vittorie, 13 pareggi e 4 sconfitte, 56 furono i gol fatti e 15 i subiti.
Gianni Fanello, calabrese di Pizzo Calabro (successivamente ceduto al ) e Gennaro Rambone furono capocannonieri del torneo entrambi con 15 reti. Subito dietro, il triestino Egidio Ghersetich con 11 reti. Le partite con i risultati più ampi furono il 7-0 contro l'Aquila e il 10-0 con cui il Catanzaro sconfisse, sempre in casa, il Siracusa, in quel momento primo in classifica. I derby regionali contro la si conclusero vittoriosamente coi punteggi di 2-0 in casa e 2-1 in trasferta e contro il maturarono due pareggi, 1-1 in casa e 0-0 al S. Vito, con quest'ultima che arrivò seconda con un solo punto di svantaggio, sfumando la promozione. A Catanzaro, la folla sportiva catanzarese era in festa. Anche dalla provincia di Reggio Calabria, si guardò a questo avvenimento con soddisfazione e gioia: Un articolo apparso sul numero unico "Il Giallorosso", de 14 giugno del 1959 per festeggiare la conquista della serie B del Catanzaro venne intitolato "Catanzaro la città-guida del calcio calabrese", e scritto da un giornalista di Roccella Jonica, Lucio Macrì.
Nel campionato di B 1959-1960 il Catanzaro partecipò alla Coppa delle Alpi, competizione ormai scomparsa che si disputava tra squadre italiane e svizzere, vincendo 5-1 in casa e pareggiando 0-0 in trasferta contro il S. Gallo, contribuendo alla conquista del trofeo da parte dell'Italia: si trattò del primo confronto internazionale per il Catanzaro.
Gli anni sessanta Assestamento in Serie B e la finale di Coppa Italia del 1966
Dopo sei campionati consecutivi disputati in Serie B, nei quali la squadra conquistò sempre le salvezze mantenendo la categoria, nella stagione 1965-1966 la squadra allenata da Dino Ballacci arrivò a contendersi la Coppa Italia contro la .
Le Aquile giallorosse debuttarono nel torneo il 29 agosto 1965 in casa contro il , altra squadra di serie B, vincendo 2-0 con doppietta di Gianni Bui. Il secondo turno, giocato in novembre, vide il Catanzaro vincente al San Paolo contro il per 1-0, con una rete sempre di Bui. Nel terzo turno il Catanzaro affrontò un'altra squadra di Serie A, la Lazio, vincendo per 3-1 sul campo neutro di Cosenza per la squalifica del "Militare", con le reti di Bonfada, Tribuzio e Bui.
Ai quarti di finale, che si disputarono il 6 gennaio 1966, il Catanzaro vinse ai rigori per 4-1 contro il Torino, dopo aver impattato 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari.
In semifinale, il Catanzaro si trovò ad affrontare, in trasferta, la Juventus. Ci fu un vero e proprio esodo della tifoseria giallorossa e, contro ogni pronostico, davanti a 25.000 calabresi, i giallorossi riuscirono ad espugnare il Comunale di Torino per 2-1, con doppietta di Tribuzio.
Alla fine solo i viola della in finale (arbitro Antonio Sbardella di Roma), fermarono l'impresa dei giallorossi: i toscani andarono in vantaggio con Kurt Hamrin e raddoppiarono, dopo il momentaneo pareggio di Giuseppe Marchioro, con un rigore di Bertini nei tempi supplementari.
In campionato, la squadra non risultò altrettanto brillante come in coppa, terminando il torneo al 10º posto. Gianni Bui, con 18 marcature, fu il capocannoniere del torneo.
Gli anni settanta 1971: La prima promozione in Serie A
La stagione 1970-1971, dodicesima consecutiva in Serie B, si avviò con lo stesso obbiettivo delle precedenti, ovvero quello di ottenere la salvezza e mantenere la categoria. Invece i giallorossi, allenati da Gianni Seghedoni, giunsero, dopo un'importante cavalcata nel girone di ritorno, agli spareggi per la promozione nella massima serie.
Il 27 giugno 1971 allo Stadio San Paolo di Napoli si giocò la terza e ultima giornata del mini-torneo tra le tre squadre arrivate appaiate a 47 punti, tra cui dovevano uscire solo due da promuovere in Serie A. In precedenza l'Atalanta aveva vinto 2-0 a tavolino contro il e per 1-0 contro i giallorossi a Bologna; rimaneva questo spareggio tra Catanzaro e Bari per assegnare l'ultimo posto disponibile nella massima serie.
La partita terminò 1-0 per il Catanzaro - che festeggiò quindi la promozione - con un gol all'80' di Angelo Mammì. A fine gara i festeggiamenti assunsero la conformazione di un carnevale di Rio, con l'intera città di Catanzaro impazzita e ubriaca di felicità ed entusiasmo. Anche a Cosenza e a Messina si registrarono scene di entusiasmo per il trionfo dei giallorossi. A Catanzaro, sul Corso Mazzini venne eretta in pochissime ore una gigantesca lettera "A".
Così recitava l'articolo di Giuseppe Pacileo sul Corriere dello Sport del 28 giugno 1971:
Nel giro di soli tre mesi, vennero iniziati e ultimati i lavori per aumentare la capienza dello stadio sino a 30.000 posti.