Terza Posizione è stato un movimento auto-dichiaratosi trasversale e di terza posizione ma di fatto di matrice neofascista eversiva italiano fondato a Roma, nel 1978, da Giuseppe Dimitri, Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi e rimasto attivo fino al 1982.
Nato dalle ceneri dell'organizzazione giovanile Lotta Studentesca, Terza Posizione si propose come movimento nazional-rivoluzionario di rottura nei confronti delle logiche dell'estrema destra del periodo, dichiarandosi equidistante sia dal comunismo che dai modelli della destra reazionaria, capitalista e imperialista..
Il simbolo che venne adottato da Terza Posizione si ispirava alla runa Wolfsangel, termine tedesco che sta a significare il dente di lupo che in passato apparteneva anche alla Panzer-Division "Das Reich". In origine il simbolo sembra derivi da un antico talismano utilizzato per preservare dagli attacchi dei lupi o anche, al contrario, ad indicare lo stesso lupo.
Storia Gli inizi: Lotta Studentesca
La perdita di consenso tra i giovani di destra del Movimento Sociale Italiano che, intorno alla metà degli anni settanta, sospeso su generiche posizioni anticomuniste, aveva perso gran parte della sua capacità attrattiva nei confronti delle fasce più giovanili, aprì un varco nell'area politicamente più a destra che venne in qualche modo colmato con la nascita di diverse entità politiche extraparlamentari.
Nel 1976, con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale oramai disciolte per decreto parlamentare, questo clima di desertificazione nella destra giovanile si estese anche all'area delle organizzazioni extraparlamentari. Da queste premesse, nel mese di febbraio di quell'anno, nella Libreria Romana gestita da Walter Spedicato, già militante del Movimento Studentesco della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, si tennero una serie di riunioni che videro la partecipazione, tra gli altri, di tre attivisti neofascisti romani: Gabriele Adinolfi, Giuseppe Dimitri e Roberto Fiore, provenienti rispettivamente dal Fronte Studentesco, da Avanguardia Nazionale e da Ordine Nuovo. Fortemente influenzati dal pensiero di Franco Freda, amico e testimone di nozze di Spedicato, il risultato di quegli incontri fu la nascita di un nuovo movimento, inizialmente nato con l'intenzione di reclutare ed organizzare militanti al fine della lotta contro i due imperialismi degli USA e dell'URSS (da qui “Terza Posizione”).
A metà strada tra il MSI, impantanato nelle logiche partitiche, e lo spontaneismo armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari, Terza Posizione si inserì in quel vuoto generazionale intercettando un gran numero di consensi tra i giovani di destra. Con il passare del tempo si fece viva la necessità di ampliare gli orizzonti dell'organizzazione attraverso la creazione di una rivista In questa fase comparve per la prima volta la dicitura Terza Posizione, come sottotitolo della testata Lotta Studentesca.
La linea politica di Lotta Studentesca venne resa pubblica con l'uscita del secondo numero del giornale: “Militare nelle sfere di Terza Posizione significa combattere l'imperialismo russo-americano, rifiutare e sabotare i due fronti politici, commerciali, militari legati al Cremlino ed alla Casa Bianca”.
L'evoluzione: Terza Posizione Nel 1978, quando il nome del movimento venne ufficialmente cambiato dai suoi fondatori in Terza Posizione, il gruppo riuscì a diffondersi con grande rapidità soprattutto nella capitale, ma anche nel nord dell'Italia: nel Triveneto, in Umbria, nelle Marche...
Organizzata in modo verticistico, con a capo i tre fondatori, Adinolfi, Fiore e Dimitri e caratterizzata da un'impostazione militaristica, la struttura romana di TP era divisa per zone di competenza e ogni zona faceva riferimento ad uno o più quartieri della città e veniva presidiata attraverso i Cuib (nido, in rumeno. Termine che identificava la Guardia di Ferro di Corneliu Codreanu): gruppi di militanti composti da tre o quattro attivisti a cui veniva affidata anche la formazione politico-militare dei ragazzi più giovani. Oltre ai Cuib, vennero creati altri due organi interni per la cura dell'aspetto militare: il Nucleo Operativo e la Legione.
La crescita del consenso nei confronti di TP crebbe con il passare del tempo e, al fine di organizzare i militanti per le azioni sul territorio, i volantinaggi, i servizi d'ordine nei cortei, venne creato anche una sorta di direttivo nazionale, composto da Marcello De Angelis, Giancarlo Laganà, Fabrizio Mottironi, Vincenzo Piso e Roberto Nistri. Quest'ultimo divenne sempre più importante all'interno del movimento, fino ad essere considerato il numero quattro, soprattutto per la sua capacità organizzativa. Fra i militanti romani più attivi c'erano anche Nanni De Angelis, Andrea Insabato, Massimo Taddeini, Corrado Bisini, Claudio Lombardi, Gherardo Maria De Carlo e Francesco Buffa, mentre il primo gruppo non romano ad aderire a TP fu quello siciliano, guidato da Francesco Mangiameli.
L'ideologia: l'equidistanza L'apparato ideologico alla base di Terza Posizione si discostò da quello delle omologhe organizzazioni neofasciste extraparlamentari, sia per l'aspetto movimentista che, soprattutto, per la rivendicazione di una posizione di equidistanza dalla sinistra marxista e dalla destra capitalista e conservatrice: i primi, secondo TP, asserviti all'Unione Sovietica e gli altri, asserviti agli Stati Uniti.
Un'impostazione concettuale che andava a scontrarsi, inevitabilmente, contro la linea del Movimento Sociale Italiano dettata dall'allora segretario Almirante che, sempre più proteso a ricostruire un'immagine atlantista e di governo del suo partito al fine di rompere l'isolamento dell'MSI e di conquistare la fiducia degli altri soggetti dell'arco costituzionale, vedeva impoverirsi il consenso proveniente dai giovani attivisti che sempre più spesso cercavano riferimenti politici nei vari movimenti extraparlamentari della destra radicale.
Spinti da un socialismo nazionale che guardava con favore ai movimenti di liberazione nazionale e alla tradizione del fascismo rivoluzionario, come tanti movimenti di estrema destra, anche TP aveva tra i suoi riferimenti ideologici Julius Evola, da cui apprendere soprattutto insegnamenti che attenevano al piano filosofico e dottrinario e Pierre Drieu La Rochelle e la sua idea di un'Europa socialista, unita, anticapitalista e antiborghese.
I militanti TP guardavano con favore anche alle esperienze nazionaliste di Juan Domingo Perón, in Argentina e a quella del leader rumeno Corneliu Zelea Codreanu, comandante della Guardia di Ferro nel primo dopoguerra che, secondo loro, conservavano ancora intatta quella carica rivoluzionaria che invece stata dispersa dal fascismo italiano nel periodo di governo. Oltre alla concezione peronista di una politica di equidistanza (da URSS e USA), mirata a rilanciare l'idea della sovranità nazionale e popolare, dall'esempio di queste dottrine, i dirigenti tippini trassero ispirazione anche riguardo ai canoni gerarchici e di disciplina militare come la volontaria sottomissione alle regole ed alla gerarchia di comando.
L'idea fondante dell'identità politica di Terza Posizione di equidistanza dai blocchi imperialistici russo e americano portò il movimento, contrariamente alla vecchia destra eversiva, a schierarsi apertamente contro alcune dittature sudamericane come quella di Videla e a solidarizzare anche con alcuni movimenti anti-imperialisti e di liberazione nazionale come quello palestinese, iracheno e per quello sandinista nicaraguense, guidato dal nazional-socialista Edén Pastora.. L'eversione: il doppio livello Nel 1979 il livello dello scontro politico in Italia raggiunse forse il suo picco e, pur non essendo mai stato coinvolto direttamente, come movimento, in attentati che causarono morti, alcuni componenti di Terza Posizione impugnarono le armi e decisero di passare la soglia della lotta eversiva, soprattutto attraverso l'adesione ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Il 14 dicembre 1979, in Via Alessandria, a Roma, l'equipaggio di un'auto civetta della Polizia di Stato nota tre ragazzi che trasportavano alcuni scatoloni da un sottoscala ad un'automobile. Sono i capi del Nucleo Operativo di TP, Roberto Nistri e Giuseppe Dimitri che, assieme ad Alessandro Montani e Gherardo Maria De Carlo, dopo una breve sparatoria vengono bloccati dagli agenti e portati agli arresti.
Dalla perquisizione dello stabile che ne seguì emerse un vero e proprio arsenale composto da mitra, pistole, fucili, e tritolo. Furono rinvenute anche divise da ufficiale della Guardia di Finanza e da metronotte mentre, nel bagagliaio dell'auto, vennero rinvenuti alcuni scatoloni contenenti bombe a mano. Quando i tre vengono perquisiti, gli agenti rinvengono dei documenti in possesso di Dimitri e, tra le varie carte, trovano anche un rapporto sul KGB in Europa, consegnato pochi giorni prima da Stefano Delle Chiaie a Dimitri in un incontro a Parigi e destinato alla pubblicazione sulla rivista Confidentiel, diretta da Mario Tilgher (padre di Adriano), e spedita a personalità della massoneria come Licio Gelli. Un rapporto che dimostrerebbe una frequentazione di ambienti golpisti e anticomunisti che non lega con le spinte rivoluzionarie e della nuova generazione militante di TP.
In primo grado, Dimitri viene condannato a nove anni mentre Nistri e Montani se la cavano con una pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Anche a causa di questi arresti, il movimento entrò nel mirino della magistratura italiana e gli inquirenti ipotizzarono l'esistenza di un doppio livello di TP, uno strettamente politico e alla luce del sole, ed un secondo più occulto e militare, utilizzato per azioni eversive e con a capo proprio Dimitri, De Carlo e Nistri.
L'arresto dei tre, comunque, comportò l'inizio di un progressivo distacco del loro nucleo operativo da TP e ad un'emorragia di militanti dalle file del movimento verso i Nuclei Armati Rivoluzionari.
L'implosione: gli arresti L'arresto dei due leader vide anche catapultare alla testa del nucleo operativo di TP Giorgio Vale che, nel tempo, sottrarrà il nucleo al controllo di Fiore e Adinolfi e contribuirà all'uscita definitiva di diversi militanti da TP.
La storia di Terza Posizione, però, cambia radicalmente il suo corso dopo la strage di Bologna. Già nelle ore che seguono l'attentato, il Presidente del Consiglio, Francesco Cossiga ipotizza la matrice fascista della strage, una pista investigativa che la stessa magistratura perseguirà sin dall'inizio. Tra le varie piste che vennero battute ce ne fu una legata alle dichiarazioni di Angelo Izzo, uno dei tre colpevoli del massacro del Circeo, che divideva le responsabilità tra Terza Posizione e NAR: Luigi Ciavardini, Nanni De Angelis e Massimiliano Taddeini come esecutori materiali, con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro di copertura. Le sue dichiarazioni verranno poi ritenute inattendibili per De Angelis e Taddeini, ed invece credibili per Ciavardini.
Il 28 agosto 1980, la procura di Bologna emette ventotto ordini di cattura, due dei quali a carico dei leader di TP, Fiore ed Adinolfi, che però si sottraggono all'arresto espatriando. Il 23 settembre successivo è invece la magistratura romana a ordinare un blitz contro dirigenti e militanti tippini in cui vengono compiuti dieci arresti, centocinquanta perquisizioni e comunicazioni giudiziarie ed altri otto ordini di cattura notificati a persone già in carcere per: