Cabiate (Cabiaa in dialetto brianzoloortografia classica, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia.
Geografia fisica Cabiate è ubicato nella parte meridionale della provincia di Como nell'alta pianura lombarda. Il paese dista: 16 km da Monza 21 km da Como 28 km da Milano 35 km da Lecco 40 km da Varese
Territorio I boschi del territorio fanno parte del consorzio del Parco delle Groane.
L'unico corso d'acqua passante per Cabiate è il torrente Terrò che nasce sulle colline moreniche tra Capiago Intimiano e Alzate Brianza a circa 390 metri sul livello del mare. Attraversa il paese a un'altitudine di circa 230 metri e, oltre agli scarichi di origine umana, riceve le acque di tre piccoli affluenti, ovvero la Valletta, la Valle di Mezzo e la Roggia Vecchia. Il primo ruscello nasce nei boschi tra Mirabello e Figino Serenza e scende a Cabiate tramite il territorio di Mariano Comense, dove è denominato Valle del Boscaccio, all'interno del Parco della Brughiera; il secondo si origina nella parte sud di Figino Serenza e segna per un lungo tratto il confine naturale tra le province di Milano e Como; il terzo, infine, nasce dai fontanili della Fontana del Guercio a Carugo e si immette nel Terrò a Mariano. Il Terrò stesso, poi, lascia il paese, continuando il suo corso verso sud: attraversa Meda, dove è denominato Tarò, passa per Seveso, dove è chiamato Certesa, poi si immette nel fiume Seveso a Cesano Maderno.
Fino agli anni sessanta, il territorio era percorso anche dalla Roggia Borromea, un canale artificiale scavato nel seicento che, partendo anch'esso dalla Fontana del Guercio di Carugo, serviva ad alimentare le fontane dei giardini di Villa Borromeo di Cesano Maderno. Giungeva in paese da Perticato, frazione di Mariano, proseguiva verso Meda, dopodiché, passando da Baruccana, giungeva alla villa. Con la lottizzazione industriale della zona Porada, questo canale venne completamente smantellato.
Clima Il clima presente a Cabiate ha caratteri di semicontinentalità: gli inverni sono freddi, con medie di poco superiori agli 0 °C, le estati sono invece calde con medie superiori ai 20 °C, spesso afose nelle pianure ma ventilate nelle zone collinari. Le precipitazioni si aggirano sugli 800–1000 mm annui, distribuite più o meno regolarmente lungo tutto il corso dell'anno con un'accentuazione in autunno e in primavera, mentre d'inverno sono frequenti nebbie e nevicate. In particolare, si ricordano le inondazioni del 3 e del 30 ottobre 1976 e la disastrosa nevicata del 1985.
Origini del nome Il nome del paese viene fatto risalire al termine di latino volgare "caveatum". La cavea è la cavità naturale, l'avvallamento in cui si è sviluppato l'abitato, simile alla "cavea" del teatro romano. La desinenza finale in -ate sottolinea la derivazione celtica..
Le prime notizie storiche pervenuteci circa l'origine del paese risalgono al 1031, all'atto di vendita di un terreno, quando esso viene identificato in un documento, col nome di Vico Capiate. La pergamena si trova nell'Archivio di San Vittore a Meda.
Storia
Le vicende di Cabiate sono strettamente connesse a quelle della vicina Meda e alla Brianza in generale. Già prima del 1024 e per molti secoli, gran parte dei cabiatesi dipendevano dal monastero di San Vittore di Meda (parte allora della Pieve di Mariano Comense), che a ogni modo, attraverso l'operato della badessa Allegrezza, ne cedette l'amministrazione pressoché totale a Giacomo da Rho, capostipite della nobile famiglia dei da Rho che proprio a Cabiate erigerà poi una dimora.
Gli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” riportano “el locho da Cabià” tra le località che, all'interno della pieve di Mariano, erano incaricate della manutenzione della “strata da Dergano”.
Negli anni successivi, la storia della zona si legò a quella dei signori di Milano, che nel 1535 passarono il potere agli spagnoli; questi ultimi, a loro volta lo concessero in feudo alla famiglia Marliani (1450). Tale casata, poi, vendette il borgo nel 1538 alla famiglia Giussani, passando successivamente ai Taverna e tornando ai Marliani. Questi ultimi, nel 1683 lo vendettero a Flaminio Crivelli, del ramo dei Crivelli di Inverigo.
Dopo quasi tre secoli il Ducato di Milano passò in modo definitivo agli austriaci i quali, a livello amministrativo locale, fecero costruire in muratura i ponti sul fiume Terò, precedentemente realizzati in legno. Sempre inserito nella pieve di Mariano del Ducato di Milano, nel 1751 Cabiate comprendeva anche i cassinaggi di Pallazzina, Poradella e “Del Bertino”.
Un decreto di riorganizzazione organizzativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì l'aggregazione di Cabiate al comune di Mariano. La decisione fu tuttavia abrogata in seguito alla caduta di Napoleone e al conseguente passaggio della Lombardia nelle mani degli austro-ungarici, i quali ricostituirono il comune di Cabiate e lo inserirono nella provincia di Como del Regno lombardo-veneto.
Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi passarono da Cabiate per ritirarsi verso Como. Nei giorni che seguirono il 25 aprile vennero uccise 3 persone accusate di essere filo-fasciste (uno di questi era il figlio di un magistrato milanese), da parte di un plotone di partigiani.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1959.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente
La chiesa parrocchiale di Cabiate, dedicata a Santa Maria Nascente, è stata consacrata nel 1958 dall'arcivescovo di Milano Giovan Battista Montini, futuro Papa Paolo VI.
Già nel 1933 il cardinale di Milano Ildefonso Schuster raccomandava al parroco la costruzione di una nuova chiesa, essendo quella esistente nella parte vecchia del paese ormai inadeguata alla popolazione di Cabiate.
Le sorelle Maria e Giuseppina Rho, ed insieme i fratelli Panceri, cedettero alla Parrocchia 18 pertiche di terreno in posizione centrale del paese. Tre pertiche delle sorelle Rho vennero regalate alla Parrocchia, le altre cedute a buon prezzo.
La realizzazione venne affidata all'architetto Ottavio Cabiati.
La prima pietra venne benedetta nel 1942 dal cardinale Schuster.
In seguito alla morte dell'architetto Cabiati nel 1956, i lavori furono proseguiti e conclusi dall'architetto Luigi Brambilla.
La struttura è realizzata in mattoni a vista, ha pianta ottagonale ed è caratterizzata da una cupola centrale molto alta che sovrasta l'intero abitato, rifinita a guglia rivestita di rame. Il pronao antistante venne invece terminato nel 1960.
Gli affreschi della parte interna del tiburio sono stati realizzati nel 1988 dalla Scuola di disegno di Cabiate.
Santuario di Santa Maria Annunciata
L'attuale santuario era in origine cappella privata della famiglia Rho, devota dell'Annunciata, e fu da loro aperta al culto pubblico nel XVI secolo. Era una cappella con dimensioni corrispondenti all'attuale spazio compreso tra i quattro pilastri centrali. Venne consacrata nel 1505. In seguito le famiglie Padulli e Rho innalzarono le cappelle in onore rispettivamente di Sant'Antonio e dell'Annunciata. La dedicazione passò da Santa Maria a Natività della Beata Vergine Maria. Nel corso del XVII secolo, grazie alla collaborazione tra i conti Padulli e la famiglia Arese, venne sistemata la facciata del Santuario.
Davanti alla facciata c'era un piccolo cimitero.
La costruzione del campanile iniziata nel XVII secolo, venne ultimata un secolo dopo.
La chiesa venne successivamente ampliata nel corso del XIX secolo, grazie all'interessamento del conte Giulio Padulli e all'opera dell'architetto Gerolamo Arganini contattato dal Conte: venne allungata e alzata la navata centrale e si aprirono le navate a destra e sinistra.
All'inizio del Novecento la chiesa subì ampliamenti resisi necessari dall'annessione della Porada e dal passaggio della linea della Ferrovia Nord, eventi che incrementarono la popolazione. Si costruì anche la cupola con la piccola lanterna.
Nel 1900 la dedicazione passò a Maria Nascente e, nel 1964, successivamente alla consacrazione della nuova chiesa parrocchiale, tornò ad essere a Santa Maria Annunciata.
Chiesa di San Giorgio Abbiamo notizia della Chiesa di San Giorgio in due pergamene del 1298 e del 1311 dove si parla dell'elezione del cappellano rettore di questa chiesa di San Giorgio, della quale però non si sa null'altro.
Era certamente in rovina ai tempi della visita di San Carlo nel 1570, come documenta il previsitatore arcivescovile. San Carlo ordinò che le pietre si portassero ai piedi della collina, per costruire l'attuale santuario dell'Annunciata, che doveva essere la chiesa parrocchiale. Il parroco Trabattoni (1648-1658) la descrive come un "mucchio di pietre", sulle quali però il popolo continuava a pregare.
Nel 1670, grazie al mecenate Bartolomeo Arese, contattato dai conti Padulli per la facciata del Santuario, venne affidata al progettista arch. Giacomo Quadrio la costruzione della chiesetta di San Giorgio sopra quei ruderi secolari, sui quali era rimasta solo una croce di legno. Nel 1743 la costruzione dell'oratorio non era stata ancora terminata a causa della povertà dei parrocchiani, e vi contribuì il testamento di un certo Antonio Viganò.
Nel 1936 il parroco don Daniele Cantù si fece regalare dai possidenti limitrofi il terreno peer creare un piazzaletto su cui vennero piantumati dei pioppi. La chiesetta attirava il popolo anche perché là sotto riposavano i morti di peste. Ancora alcuni decenni fa nelle finestrelle della facciata si potevano osservare alcuni teschi, che furono poi seppelliti nel 1986, anno in cui il tempietto venne ristrutturato, grazie all'iniziativa del parroco don Luigi Oldani e al concorso generoso degli Alpini. Pregevole nell'oratorio il Crocifisso bizantino con la tunica scolpita da Osvaldo Minotti.
Architetture civili (uno dei più grandi della Lombardia, precisamente il 3°).
Villa Padulli La famiglia Padulli Villa Padulli venne edificata tra il 1830 e il 1840. I Padulli, proprietari della villa, appartengono ad una famiglia patrizia milanese della quale si hanno le prime notizie già nel 1200. Fonti certe portano a dire che il capostipite fu Martino de Palude, nato a Charmit nel 1420 e morto nel 1447. La famiglia divenne in seguito nota come Conti di Vighignolo, mutando il cognome in Padulli. Alcune notizie portano a credere che proprio Martino fosse stato colui che acquistò il luogo dove, molto più tardi, fu eretta la villa. Fu, comunque, Giulio Padulli (1785-1857), sposato con Marianna Cavazzi della Somalia, a scegliere la villa di Cabiate come propria residenza estiva, disponendo importanti lavori di ricostruzione che trasformarono una semplice casa di campagna in una dimora signorile di stile tardo-neoclassico. Sempre Giulio, studioso ed amante della cultura, ospitò a lungo nella villa personaggi illustri come Giacomo Mellerio (1777-1847), Antonio Rosmini (1797-1855) ed Alessandro Manzoni (1785-1853). Seconda guerra d'indipendenza italiana Giulio ebbe nove figli: tra questi si ricorda Gianluca Padulli (1837-1859) che, allo scoppiare della seconda guerra d'indipendenza, pur essendo in viaggio d'istruzione verso la Spagna, decise di ritornare in patria per arruolarsi nel corpo dei bersaglieri come volontario. Partecipò alla battaglia di San Martino dove cadde ferito al terzo assalto dello storico colle. Fatto prigioniero e trasportato all'ospedale di Verona, morì il 17 luglio 1859 in seguito alle ferite riportate.