La Decima Triennale di Milano è stata inaugurata il 28 agosto 1954 e si è conclusa il 15 novembre dello stesso anno.

Il fine della Mostra è portare il pensiero creativo verso la funzionalità del mondo reale, quindi a una integrazione del Disegno industriale con la realtà e le esigenze della prefabbricazione, con il contributo delle arti decorative e architettoniche moderne.

Contesto storico

La X Triennale si svolge in un momento sociale ed economico particolare, a cavallo tra la ricostruzione post-bellica e l'inizio del grande miracolo economico italiano.

L'espansione economica è generatrice di nuove aree di mercato, con richieste di differenziate qualità a produttori che devono adattarsi a questa nuovissima evoluzione.

Gli architetti e i designer italiani erano abituati, fino ad allora, ad usufruire dell'eccellenza artigianale per dare una forma reale alla creatività dei loro progetti, a scapito di una limitata diffusione dei loro prodotti.

Per rendere disponibili ad un più vasto pubblico prodotti di forma e qualità più elevati a costi accessibili, è indispensabile che si giunga rapidamente ad una strettissima collaborazione tra il mondo della creatività e quello della produzione industriale.

Il progetto è adattato seguendo le necessità pratiche che la grande produzione impone, mentre l'industria oltre a diversificare il suo operato rende reale e tangibile il concetto dell'estetica funzionale.

Programma degli eventi: concorsi La Decima Triennale ha bandito sette concorsi:

1) Concorso internazionale per disegni di tessuti stampati per arredamento. (Collaborazione con la ditta “Socota-Soc”)

2) Concorso internazionale per disegni di tessuti stampati per mobili imbottiti (Collaborazione con la ditta “Fede Cheti”)

3) Concorso nazionale per l'allestimento del Salone d'onore della Decima Triennale di Milano

4) Concorso nazionale per progetti di sedia e di tavolo ampliabile (Collaborazione con la “Tecno S. A.”)

5) Concorso internazionale per mobili imbottiti (Collaborazione con la ditta “Fede Cheti”)

6-7) Concorsi internazionali per composizioni floreali (Collaborazione della “Mostra Internazionale Fiore e Giardino”)

Mostre e Sezioni Mostra del mobile singolo Ordinamento: Franco Albini, Franco Berlanda, Luigi Fratino, Enrico Freyrie, Gino Valle, Nanni Valle Allestimento: Luigi Fratino, Enrico Freyrie Consulenza: Bruno Cassinari, Emanuele Rambaldi

I mobili in serie offrono la possibilità di essere considerati come pezzi singoli o combinati secondo varie modalità, conferendo all'ambiente della casa l'intimità, soddisfacendo i vincoli funzionali e le aspirazioni estetiche al fine di consentire l'espressione dei più svariati caratteri personali. Gli oggetti scelti per questa sezione sono per la maggiore prodotti fuori dall'Italia per e quella produzione continua e uno standard perfezionato generati da un'avanzata industrializzazione. È importante sottolineare le differenze continentali che caratterizzano le diversificate combinazioni e le diverse origini dei materiali. Il contributo italiano alla mostra è quasi tutto costituito da prototipi, in quanto non è ancora stato raggiunto il necessario dialogo tra progettista e produttore affinché abbia inizio una fase di produzione di massa. Il mobile viene presentato al visitatore come organismo a sé stante, compiuto in se stesso; gli accostamenti tra mobili hanno lo scopo di favorire una critica, non di creare una composizione. La sezione è stata organizzata volumetricamente in una sola dimensione – piani orizzontali e pavimento – le altre, compresa l'illuminazione, sono lasciate indifferenziate ed elastiche. Pavimento e soffitto presentano quindi lo stesso impianto costruttivo e uguale materiale. Luci mobili lungo le rotaie ricavate nel soffitto illuminano direttamente ogni singolo mobile. Il pavimento è in lieve declivio e viene suddiviso in tre strisce longitudinali quasi parallele. Le due strisce laterali sono suddivise a loro volta in zone minori, delimitate dal lieve sfalsamento dei piani. Sono presenti, in varie forme e materiali, elementi di arredo quali: tavoli, sedie, poltrone e divani, scaffalature, armadi, letti, credenze.

Mostra dello standard Ordinamento e allestimento: Luigi Caccia Dominioni, Carlo Casati, Ignazio Gardella, Vico Magistretti, Mario Righini Consulenza: Luciano Minguzzi, Ennio Morlotti

La mostra illustra le possibilità dell'utilizzo di mobili di serie all'interno dell'abitazione. Riprendendo il discorso introdotto nella sezione del mobile singolo viene presentato un grande appartamento arredato con mobili di serie. Gli arredi sono tutti stati selezionati dalle produzioni di tutto il mondo, sono stati impiegati anche oggetti di antiquariato. I locali esplicano come si possa raggiungere la massima libertà di espressione escludendo il mobile sperimentale e scegliendo fra prodotti collaudati e selezionati, sfruttando le illimitate possibilità di variazione offerte dalla composizione di elementi fondamentali come il volume, il colore, la luce e i materiali. Nell'anticamera il pavimento è di linoleum bianco, pareti e soffitto sono tinteggiati di bianco. Lungo le pareti sono esposte sedie con telaio in legno e un tavolino quadrato di lamiera traforata e smaltata di bianco. Dei gradini in legno consentono l'accesso al vestibolo ove lungo le pareti sono collocati altri esempi di sedie, un cesto di vimini e un tavolino rotondo con supporto in ferro su cui si trova un piatto di ceramica, tre olii su tela di Bruno Cassinari. Nel soggiorno lungo la e pareti sono allocati: piatti in ceramica, una tromba di metallo argentato, scaffali per libri, sedie, divano e poltrone, tavolo con piano in marmo, tavoli con struttura in ferro, oggetti in rame e ottone, ciotole in metallo, vasi in cristallo. Isolato è esposto un biliardo esagonale disegnato da Luigi Caccia-Dominioni e Vico Magistretti. La sala da pranzo è a pianta esagonale irregolare, il pavimento è in piastrelle ceramiche bianche. Un lucernario esagonale è posto al centro della stanza, fra le porte sono si trovano passatoie di cocco verde. Isolato nella stanza vi è un grande tavolo ellittico in mogano con supporti metallici, attorno ad esso 10 sedie di legno nero lucido; ceramiche cinesi sono ospitate da un tavolo rotondo di legno laccato in azzurro. Il giardino d'inverno è pavimentato con piastrelle ceramiche bianche e nere. Lungo le pareti sono posizionate alte spalliere di canne di bambù in vasi. Lungo le pareti sono distribuiti un tavolino quadrato di lamiera traforata, sette sedie e sei poltrone con struttura in metallo. La camera da letto ha una pianta rettangolare allungata, nell'ambiente sono disposti: letto matrimoniale di metallo, scrivania di legno, vasi in cristallo e marmo, poltroncina, scaffaletto in legno, sgabello. La camera dei figli è pavimentata con gomma marmorizzata verde e arredata con: due letti in legno, un tavolo rettangolare e uno rotondo, sedie in ferro e legno, scaffale di legno verniciato che ospita ceramiche e volumi, doppia lampada astile.

Mostra del pezzo unico La mostra si svolge nel vestibolo superiore e lungo le pareti della Galleria che fiancheggiano il salone d'onore. Salendo dal piano terreno sui lati si incontrano un mosaico a tessere di paste vitree e smalti e una costruzione in lamiera di rame e ferro verniciata di nero. Lungo le pareti sono esposti: arazzi, grandi pannelli di ceramica, mosaico a tessere in marmo, veli ricamati a mano, ciotole e oggetti in legno a intarsio, ciotole in rame smaltato, oggetti in ceramica nera, grande vetro dipinto. Mostra critica dell'oggetto d'uso Ordinamento e allestimento: Fredi Drugman, Fabio Mello, Giorgio Morpurgo, Giuliano Rizzi, Albe Steiner

La mostra propone un'analisi storia delle espressioni formali dell'oggetto d'uso inteso come espressione della civiltà. Il rapporto fra oggetto e civiltà di appartenenza viene esplicato da una serie di riproduzioni che vanno dal vaso canopo etrusco alla ceramica orientale, dall'armatura cinquecentesca a un ottocentesco trabiccolo funzionale da cavastivali. L'era della civiltà industriale segna una svolta fondamentale dell'evoluzione dell'oggetto d'uso, presupponendo un mercato di massa. Il successivo determinarsi della forma nei veicoli di nuova invenzione sottolinea questo cambiamento, alludono a questo fenomeno riproduzioni di tavole che illustrano il mutare della forma dal velocipede alla bicicletta e l'evoluzione dell'automobile. Viene esposta una serie di fotografie che presenta gli aspetti negativi e positivi della produzione ottocentesca e della lavorazione di serie. Alle pareti dell'elemento multiplo verticale, che si innalza al centro della saletta, alcune riproduzioni rimandano ad esempi di arte figurativa e di tecniche di produzione. Equivoci culturali legati al preziosismo della forma degli oggetti e alla volgarizzazione di alcune forme d'arte sono un carattere distintivo della produzione contemporanea, che sembra prescindere dagli uomini. Fotografie di oggetti moderni constatano gli aspetti negativi dei prodotti offerti al pubblico, con il fine di ricercare una genuinità e una spontaneità al di là delle forme. Quattro grandi pannelli riproducono disegni della proporzione dell'uomo: l'uomo vitruviano di Leonardo, il Modulor di Le Corbusier, le proporzioni secondo Herbert Bayer. Questi studi vengono spesso assunti a simboli, ma nella realtà non esiste un uomo archetipo bensì molti uomini diversi, ed è proprio a costoro che la produzione dell'oggetto d'uso si deve rivolgere. La mostra si conclude con fotografie di altri esempi per indicare la ricerca di forme più aderenti alle necessità del pubblico.

Mostra della Merceologia Sezione A Ordinamento: Umberto Zimelli Allestimento: Vito Latis

La prima sezione si sviluppa al piano terreno e presenta ambienti raccolti in angoli variati da una successione vivace di colori. L'allestimento è risolto con l'utilizzo di materie semplici. La struttura è grezza e nuda, l'arredo consiste in stuoie di cocco, tavoli lignei componibili e semplici diaframmi. Il percorso all'interno della mostra è a forma di U rovesciata, indicato dalle stuoie di cocco verde. Nella prima campata, a sinistra di chi entra, e lungo la corsia sono posizionati: quattro poltrone imbottite, sei campioni di chintz, tessuti, un pannello dipinto, tre stoffe stampate di Gio Ponti, vasi e servizi in ceramica, lampade di varie tipologie, due sedie in legno, una grande pittura murale. All'interno della seconda campata vi sono: tavoli bassi che ospitano vetri e coppe di Murano, tovaglioli di rafia, ceramiche, bottiglie in legno e metallo, tessuti, piatto di rame, culla e cesti di vimini, servizio da fumo in legno e ottone, portaombrelli in rame e altra oggettistica. A muro sono appesi tre tessuti eseguiti su cartoni, più in basso su un tavolo vengono esposti: tovaglioli di rafia, vasi cefaliformi e due grandi piatti da parete in ceramica, statuetta di ceramica e due anfore di maiolica. Vicino al pilastro vengono presentati due tessuti e sette oggetti di ottone, vasi e cristallo rosso di Murano, sei tovaglioli e tre candelabri di ottone. Sui tre tavoli bassi, proseguendo verso destra, sono collocati: cinque vassoi, tre ciotole, due zuccheriere in ottone, tovaglioli in rafia e tessuti, vasi e piatti in ceramica, vassoio e anfore di cristallo di Murano. Nella zona centrale una grande corsia ospita una successione a spina di cinque tavoli bassi in legno ove sono allocati: vassoi e vasi, coppe, servizi per tavola, per the e per caffè, centri tavola e tovaglie di rafia, formelle decorative, bottiglie e bicchieri. Nella corsia sono distribuite sei sedie di legno., sul lato sinistro vi è un pannello ad olio di Giuseppe Ajmone mentre in fondo è realizzata una vetrata a colori.