Il Kurdistan o Curdistan (in curdo Kurdistan, "Paese dei curdi") è un vasto altopiano situato nel Medio Oriente e più precisamente nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia.

Descrizione Non è uno stato indipendente; il termine Kurdistan indicava la regione geografica abitata in prevalenza da curdi, ma ha poi acquistato anche una connotazione geopolitica.https://newspakistan.tv/8000-years-old-artifacts-unearthed-in-iran/

È suddiviso in quattro regioni geo-politiche: Kurdistan turco Kurdistan iracheno Kurdistan siriano Kurdistan iraniano

Geografia Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che include l'alto bacino dell'Eufrate e del Tigri, il lago di Van e il lago di Urmia e le catene dei monti Zagros e Tauro. Il clima continentale è rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l'allevamento.

Politicamente è diviso fra gli attuali stati di Turchia (nord-ovest) , Iran (nord-est), Iraq (sud) e, in minor misura, Siria (sud-ovest) e Armenia (nord), anche se spesso quest'ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti curdi. Al 2012 solo il Kurdistan iracheno ha una certa autonomia politica, come regione federale dell'Iraq, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha acquisito autonomia politica di fatto dall'inizio della guerra civile siriana.

Popolazione Secondo la Encyclopædia Britannica, il Kurdistan conta  km², e le città dalle dimensioni maggiori sono Diyarbakır (Amed), Bitlis (Bedlîs) e Van (Wan) in Turchia, Mosul (Mûsil), Erbil (Hewlêr) e Kirkuk (Kerkûk), Sulaymaniyya in Iraq, e Kermanshah (Kirmanşan), Sanandaj (Sine) e Mahabad (Mehabad) in Iran. Secondo la Encyclopaedia of Islam, il Kurdistan si estende per  km² in Turchia,  km² in Iran,  km² in Iraq, e  km² in Siria, per cui l'area totale sarebbe di  km². Le principali città curde in Siria sono al-Qamishli (Qamişlo) e al-Hasaka (Hesîçe).

Etnie . In tali zone i curdi sono la maggioranza della popolazione, ma vi vivono anche arabi, assiri, armeni, azeri, ebrei, osseti, persiani, turchi e turcomanni.

Lingue I curdi parlano una propria lingua, appartenente al gruppo iranico della famiglia linguistica indoeuropea con numerose varianti dialettali, di cui le principali sono il Kurmanji, parlato nella parte curda della Turchia insieme al Badini e al Sorani, parlato nel Kurdistan iracheno. I curdi normalmente sono scolarizzati nella lingua del paese di cui hanno la cittadinanza (arabo, turco, persiano, ecc.), che spesso non consente o ostacola l'uso del curdo, per cui il bilinguismo è diffuso. Il curdo è scritto in vari alfabeti (arabo, latino, cirillico). Nel Kurdistan sono parlate anche, da piccole minoranze, varie altre lingue di ceppo turco, semitici e indo-europeo.

Religione La maggioranza degli abitanti aderisce all'Islam sunnita sciafeita. Nel Kurdistan iracheno ed in quello siriano vi è una nutrita comunità di religione cristiana, di etnia assira. Sono poi presenti yazidi, zoroastriani, yarsani, aleviti, ebrei, shabaki e mandei.

Storia In alcune città curde, gli insediamenti urbani possono essere fatti risalire alla preistoria, in particolare Piranshahr con anni di insediamento urbano ed Erbil con anni di insediamento urbano.

Tra il 2400 e il 2000 a.C. fonti cuneiformi citano il regno di Guti o Gutei o Qurti come nemico dei Sumeri e in genere dei popoli della pianura mesopotamica. Verso l'800 a.C. i Guti si sarebbero fusi con i vicini Mannei o Medi. Senofonte, nella sua Anabasi (401 a.C.) cita i Carduchi (in greco: Καρδούχοι) e la loro regione. Nel IV secolo a.C., l'impero di Alessandro Magno confina con la Corduene o Gorduene (in greco: Γορδυηνῆ), come la chiamerà Strabone. Abitanti in una terra di confine, e tradizionalmente ostili ad Armeni (a nord) e a Persiani e poi Parti (a est), furono spesso e volentieri alleati dei Romani dal I secolo a.C. Una fonte cristiana siriaca del IV secolo chiama la regione Beth Qardu (casa dei curdi): fu cristianizzata non più tardi del IV secolo ed ebbe un proprio vescovo almeno dal 424.

I curdi furono islamizzati già nel VII secolo e formarono emirati semi-indipendenti; in seguito alla battaglia di Cialdiran (1514) il Kurdistan fu diviso fra l'Impero ottomano e l'Iran dei Safavidi: questa divisione fu formalizzata nel Trattato di Zuhab o Trattato di Qasr-i-Shirin (1639).

La divisione con la fine dell'Impero ottomano La questione territoriale curda risale almeno alla fine dell'Impero ottomano allorché esso, uscito sconfitto dalla Grande guerra, venne smembrato con il trattato di Sèvres (1920), privato di tutti i territori arabi, della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, e delle città di Adrianopoli e Smirne, assegnate alla Grecia, e ridotto a uno Stato nazionale turco nella sola Anatolia. Il trattato prevedeva inoltre, agli artt. 62 - 64, la possibilità per la minoranza curda di ottenere l'indipendenza in un proprio Stato nazionale, i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata ad hoc. Il trattato fu ratificato da quattro firmatari per conto del Sultano Mehmet VI, ma a seguito della guerra d'indipendenza turca (1919-1923) il comandante Mustafa Kemal Atatürk, "Padre dei turchi", costrinse le ex potenze alleate a tornare al tavolo della negoziazione e a ratificare un nuovo trattato a Losanna (1923), che cancellò ogni concessione alle minoranze curde e armene.

Il territorio dell'Impero ottomano storicamente abitato dai curdi si trovò quindi diviso tra la nascente Repubblica turca di Atatürk, che negava la stessa esistenza di una forte minoranza curda all'interno del suo territorio, avviando una politica di assimilazione delle minoranze alla cultura turca, anche attraverso repressioni violente, e la monarchia araba d'Iraq, amministrata dal Regno Unito e anch'essa poco propensa a concedere alla minoranza curda (392.598 curdi su 2.857.077 abitanti del regno d'Iraq nel 1945, pari al 13,7% della popolazione) l'autonomia amministrativa che la stessa Società delle Nazioni aveva posto come condizione del mandato. Nel 1925 l'aviazione inglese bombardò diverse città e villaggi curdi che reclamavano l'indipendenza.

Dal 1931 a capo della rivolta curda si pose Mustafà Barzani, che un anno dopo venne catturato dal governo turco, mentre il Regno dell'Iraq con la dichiarazione del 1932 autorizzò l'uso ufficiale della lingua curda nelle province a maggioranza curda, nonostante l'opposizione interna degli arabi. Nello stesso anno Mustafà Barzani, tornato in libertà, riprese la lotta armata per l'indipendenza, ma nel 1935 fu costretto all'esilio a Sulaymaniyya. Nel 1943, fuggito dall'esilio, organizzò una nuova rivolta nella sua regione natale, Barzan, ma fu cacciato in Iran con i suoi 1000 combattenti dal governo iracheno che nel frattempo era giunto a patti con le altre tribù curde.

I curdi della repubblica di Mahabad Nel 1945, Mustafà Barzani rifugiatosi nel Kurdistan iraniano contribuì alla formazione, con l'appoggio dell'Unione Sovietica, del partito democratico curdo e, dal 22 gennaio 1946, della effimera repubblica popolare curda, con capitale Mahabad, di cui fu Ministro della Difesa. Tuttavia con il ritiro delle forze sovietiche, meno di un anno dopo, le truppe iraniane riconquistarono il territorio, condannando a morte i vertici politici, compreso il presidente Qazi Muhammad. Attualmente la minoranza curda in Iran è rappresentata dal Partito Democratico del Kurdistan Iraniano e dal Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK).

I curdi nella Repubblica d'Iraq A seguito del colpo di Stato in Iraq del 14 luglio 1958, con cui il generale Abdul Karim Qasim abolì la monarchia e promulgò una Costituzione, Mustafà Barzani e i suoi partigiani furono invitati a tornare in Iraq. La Costituzione sanciva che «lo Stato iracheno è parte integrante della nazione araba» (art. 2) ma d'altra parte che «gli arabi e i curdi sono associati in questa nazione (irachena, ndr). La Costituzione irachena garantisce i loro diritti nazionali nell'ambito dell'entità irachena» (art. 3). Essa dunque garantiva ai curdi d'Iraq le libertà civili, di associarsi in partiti politici curdi e di pubblicare giornali curdi. Mustafà Barzani fondò il Partito Democratico del Kurdistan (PDK). I curdi iracheni furono leali al regime in occasione della rivolta di militari nasseriani del marzo 1959 a Mosul. La prima insurrezione curda Tuttavia a partire dal 1961, il generale Qassim si avvicinò gradualmente ai sostenitori di Nasser e limitò sempre più le libertà fondamentali del popolo curdo. A seguito di primi scontri nel mese di luglio tra il clan curdo di Barzani e quello dei Zibari, in settembre scoppiarono rivolte spontanee a Sulaymaniyya, rapidamente represse dall'esercito iracheno, e a Erbil, dove i combattimenti proseguirono invece fino a dicembre, quando il PDK, guidato dal clan di Barzani, composto da 660 partigiani, dalla regione di Zakho si pose alla guida dell'insurrezione, raccogliendo in breve tempo oltre 7'000 miliziani, detti peshmerga, tra cui molti ex soldati di etnia curda dell'esercito iracheno.

L'esercito governativo riuscì a conquistare le città, ma i combattenti peshmerga restarono nelle montagne e il conflitto si protrasse per anni, fino al colpo di Stato del maresciallo Abd al-Salam Arif che rovesciò il generale Qassim l'8 febbraio 1963. Il nuovo regime per consolidare il proprio potere stipulò una tregua con i curdi, ma dopo aver ucciso Qassim e represso i comunisti, il regime, appoggiato ancora dal partito panarabista Baath, riprese a giugno i combattimenti contro il PDK e attuò una politica di arabizzazione forzata della provincia di Kirkuk, espellendo 40'000 abitanti di etnia curda. Il partito Baath siriano inviò anch'esso delle truppe nella regione di Zakho contro i curdi. A novembre, il maresciallo Arif si sbarazzò anche dei suoi alleati baathisti e nell'aprile 1964 stipulò nuovamente una tregua con il PDK, che per il tramite di oltre 15.000 peshmerga fedeli a Barzani, ottenne di esercitare un potere autonomo de facto sulla regione montagnosa compresa tra la Turchia e l'Iran, e sul milione di abitanti di etnia curda che la abitavano, mentre le città continuavano a essere saldamente in mano al governo. A luglio si verificò una scissione interna al PDK, da parte di Jalal Talabani e Ibrahim Ahmad, e circa 1000 peshmerga.

Un anno dopo, nell'aprile 1965, il maresciallo Arif, al comando di un esercito di circa 40'000 uomini, riprese le ostilità contro i peshmerga curdi, che furono sostenuti dallo shah di Persia. Nel gennaio 1966, la fazione capeggiata da Talabani, composta di 2.000 uomini, passò al fronte del governo di Bagdad contro il PDK. Nel giugno 1966 il generale Abd al-Rahman Arif, succeduto al governo al fratello, concluse, dopo essere stato pesantemente sconfitto nella battaglia del monte Hendrin, un terzo cessate il fuoco con i curdi.

I curdi nel regime baathista d'Iraq Dopo che il 17 luglio 1968 il partito Baath ebbe ripreso il potere in Iraq con il colpo di Stato del generale Ahmed Hasan al-Bakr, il regime riprese le ostilità contro i curdi nel gennaio 1969. A marzo i curdi eseguirono un raid sugli impianti petroliferi della compagnia irachena Iraq Petroleum Company a Kirkuk, causando l'interruzione delle esportazioni petrolifere dell'Iraq per diverse settimane. Dal mese di settembre unità dell'esercito iraniano affiancarono le milizie curde, e a gennaio 1970 il vicepresidente iracheno Saddam Hussein si recò a Nawperdan per incominciare i negoziati con il generale curdo Mustafà Barzani. Essi si conclusero l'11 marzo 1970, con la firma di un accordo bilaterale tra il regime Baath e il partito curdo indipendentista PDK, la «legge per l'autonomia nell'area del Kurdistan», che riconosceva ai curdi iracheni: il carattere binazionale dell'Iraq la nomina di un vice-presidente curdo