L'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz) è una raccolta di carte geografiche dell'Italia e della Svizzera meridionale che presenta parole, concetti o frasi, nelle rispettive forme dialettali, evidenziando le differenze linguistiche tra le varie località.

L'intera opera comprende otto volumi pubblicati dal 1928 al 1940, un volume introduttivo ed un indice analitico complessivo, pubblicato dopo la morte dei due ideatori, Karl Jaberg (1877-1958), professore all’Università di Berna, e Jakob Jud (1882-1952) all’Università di Zurigo.

Storia In seguito alla pubblicazione, nel 1902-1910, dell'Atlas linguistique de la France (ALF) da parte di Jules Gilliéron, i suoi due allievi Jaberg e Jud decisero di applicare gli stessi modelli di inchiesta al sud della Svizzera e all'Italia. In Italia c'era già il proposito di produrre un Atlante linguistico e i due autori contattarono direttamente due importanti linguisti, uno svizzero, Carlo Salvioni, e l'altro italiano, Ernesto G. Parodi, i quali informarono Jaberg e Jud che i lavori per la stesura dell'Atlante Linguistico Italiano erano ancora molto indietro e diedero loro il via libera.

I primi viaggi di ricerca vennero condotti a partire dal 1908 nelle zone delle Alpi centrali e occidentali, in particolare in Piemonte, Ticino, Valtellina e nel Bresciano. In seguito a questi nacque la bozza del primo questionario, ritenuto però dagli autori troppo generico. Dal 1911, dopo una spedizione nel sud del Piemonte e con l'aiuto di Carlo Salvioni, il questionario venne rielaborato, ampliato e testato nei Grigioni e nel Piemonte settentrionale. Un ulteriore confronto con l'ALF e con il questionario retoromanzo di Robert von Planta portò alla stesura della versione definitiva del questionario esteso.

In quegli stessi anni Jaberg e Jud fecero i primi tentativi per ottenere finanziamenti dall'Editore Westermann proponendo un progetto che comprendeva una rete di 450 punti rilevati da un unico raccoglitore nell'intera area italiana e retoromanza ma, a causa degli alti costi previsti, le trattative fallirono. Il progetto venne allora ridimensionato alla Svizzera meridionale e all'Italia settentrionale, con la linea Livorno-Ancona come confine meridionale. I lavori però si interruppero in seguito allo scoppio della guerra. All'inizio degli anni venti venne ingaggiato il primo raccoglitore, Paul Scheuermeier, allievo di Gauchat e Jud, e arrivarono i primi finanziamenti da parte della Fondazione per la ricerca scientifica dell'Università di Zurigo e di molti privati, per un totale di 80.000 franchi. Le prime interviste dialettali iniziarono dunque in quegli anni, a partire dalla Svizzera.

Nell'Ottobre del 1922 Matteo Bartoli e Giulio Bertoni iniziano a lavorare all'Atlante Linguistico Italiano, promosso dalla Società Filologica Friulana, senza però coordinarsi con il lavoro di Jaberg e Jud, i quali, per non far risultare la propria opera superata, furono costretti a tornare all'idea originale e cioè ad un atlante che comprendesse anche la parte centro-meridionale dell'Italia. Scheuermeier estese dunque la sua area di indagine al di sotto della linea Ancona-Livorno fino a Roma, e, per completare il lavoro, vennero coinvolti due nuovi raccoglitori: Gerhard Rohlfs per la penisola italiana a sud di Roma e per la Sicilia e Max Leopold Wagner per la Sardegna. Alla fine del 1925 erano state condotte quasi 400 inchieste, di cui 300 di Scheuermeier, 70 di Rohlfs e 20 di Wagner e iniziò una lunga serie di trattative con varie case editrici, terminate nel 1927 con la stipulazione di un contratto con la ditta Verlagsanstalt Ringier Co. di Zofingen. Nel 1928 venne pubblicato il primo volume atlantistico e il volume introduttivo, a cui seguirono gli altri sette volumi, l'ultimo dei quali pubblicato nel 1940. Solo nel 1960 è avvenuta invece la pubblicazione dell'indice analitico complessivo.

Aspetti teorici Secondo Jaberg un atlante nazionale è la proiezione cartografica delle proprietà dialettali di una nazione e deve lasciare riconoscere a grandi linee la struttura linguistica della nazione analizzata. Era ben cosciente, però, del fatto che per giudicare una lingua bisognava interrogare più persone di età e strato sociale diversi, ma questo non era possibile per questioni pratiche. La scelta di intervistare solo un informatore per ogni luogo non è una novità ma, nella pratica, prima dell'AIS questa scelta non viene mai motivata e discussa a sufficienza. Jaberg e Jud, nella seconda parte del volume introduttivo dell'Atlante, si soffermano sui principi teorici alla base delle scelte pratiche che hanno operato nella selezione degli informatori e nella raccolta delle risposte, creando così un solido apparato scientifico. Di ogni informatore viene registrata ogni minima reazione, dalle esitazioni ai gesti, dai momenti di imbarazzo a quelli di allegria e queste informazioni, per gli autori, non sono di secondaria importanza, in quanto, insieme al materiale fotografico raccolto, rappresentano lo strumento ideale per uno studio etnografico e culturale, necessario allo studio degli atti linguistici raccolti. Negli studi precedenti invece il concetto di rappresentatività è espresso in modo approssimativo e non si forniscono tutti gli elementi necessari per una piena valutazione dei dati. Nell'ALF, ad esempio, non si accenna alla natura del materiale raccolto e per ogni informatore si riporta età, mestiere, origine ma non il grado d'istruzione.

Da tenere in considerazione che Jaberg rende conto del Cours de linguistique générale ("Corso di linguistica generale") di Saussure, pubblicato nel 1916, che ha profonde conseguenze in tutta l'opera, dato il riconoscimento del carattere della risposta dell'informatore come atto di parole, ovvero come atto individuale riferito alla singola esecuzione. Jaberg però ha la consapevolezza che un atlante non deve essere solo la registrazione di atti di parole ma deve rappresentare in maniera abbastanza aderente una varietà d'uso del dialetto locale. Questa ottima rappresentazione è possibile solo se si esplicitano le circostanze e i dati sulle inchieste e sugli informatori e se il metodo di trascrizione dei dati non subisce alcun intervento di normalizzazione. Solo dopo queste considerazioni è possibile capire l'importanza dell'aspetto etnografico dell'atlante, in quanto esso risulta fondamentale per la corretta interpretazione dei dati linguistici raccolti ed esposti.

Composizione opera L'opera è composta dal volume introduttivo Der Sprachatlas als Forschungsinstrument, da 8 volumi di duecento carte ciascuno e da un indice complessivo. Invece di seguire il tradizionale ordine alfabetico degli altri atlanti linguistici, ognuno degli otto volumi è diviso per campo semantico, con l'intento di dare una visione d'insieme di un campo etnografico, delineando in modo continuo correnti culturali e linguistiche.

I contenuti sono i seguenti: I Volume: Parentela. Età. Amore, nascita, matrimonio e morte. Nomi di battesimo. Parti del corpo. Funzioni del corpo. Qualità e difetti fisici. () II Volume: Mestieri e arnesi. Commercio. Numeri. Tempo e spazio. Corpi celesti. Fenomeni atmosferici. Metalli. () III Volume: Minerali. Configurazione del suolo e acque. Animali. Caccia e pesca. Silvicoltura e arnesi dello spaccalegna. Piante. () IV Volume: Riposo e toeletta. Malattie e guarigione. Difetti, qualità morali e sentimenti. Vita religiosa e sociale. () V Volume: Casa e masserizie. Cibi. Mangiare e bere. () VI Volume: Allevamento del bestiame grosso e minuto. Apicoltura. Bachicoltura. Pascolo e alpeggio. Carro, giogo e finimenti. () VII Volume: Alberi fruttiferi e frutti. Viticoltura e vinificazione. Fabbricazione dell'olio. Orto e giardino, erbaggi e legumi. Coltivazione delle patate. Arnesi del falciatore. Prato e campo. Irrigazione e lavorazione del campo. Cereali e loro coltivazione. Trebbiatura. Mondatura e conservazione del grano. () VIII Volume: Panieri. Lavorazione della canapa e del lino. Filatura e tessitura. Bucato. Cucitura. Vestimento e calzatura. Aggettivi. Frasi: brani di conversazione. Tavole della coniugazione. Supplemento. ()

Questionario Scopi Gli scopi principali nella preparazione del questionario erano: includere il più possibile le particolarità linguistiche e le condizioni culturali delle aree dialettali da rilevare; garantire fedeltà ma anche confrontabilità delle risposte.Karl Jaberg; Jakob Jud, Capitolo settimo. 1. L'elaborazione del questionario in AIS Atlante linguistico.

Impostazione Il questionario è concepito partendo da parole facili, come numeri, giorni della settimana, nomi di parentela, e, seguendo il naturale corso delle associazioni mentali, si sposta verso parole sempre più difficili, senza così stancare gli informatori. È legato in parte all'ALF ma se ne discosta in alcuni aspetti, nella formazione del plurale, per esempio, in quanto in Italia non esiste la s finale, oppure per una maggiore attenzione alla diffusione di alcuni fenomeni fonetici.

Tipi Sono stati utilizzati tre tipi di questionario: Normale (Qn), di 2000 domande; somministrato 354 volte. Esteso (Qe), di circa 4000 domande; somministrato 29 volte. Ridotto (Qr), di circa 800 domande; somministrato 28 volte. Il Qe è stato utilizzato per i gruppi dialettali più importanti e il Qr nelle città dell'Italia settentrionale dove parte del lessico sarebbe mancata.

Problemi Uno dei più grossi problemi fu il confronto tra i diversi stili di vita degli informatori. Infatti, gli autori lavorarono a lungo per non trasformare l'atlante in una serie di atlanti regionali, evitando, nello stesso tempo, di appiattire le differenze lessicali dell'Italia.

L'altro grosso problema fu conciliare l'esigenza di confrontabilità con quella della spontaneità delle risposte, in quanto ogni lingua può esprimere concetti in maniera totalmente differente e possedere espressioni non traducibili. Ciò vale sia per il lessico che per la sintassi. L'obiettivo principale dei raccoglitori era quello di favorire la scorrevolezza della risposta, che, tra l'altro, non è affatto legata alla frequenza d'uso di una parola. Era necessario formulare le domande nello stesso modo di pensare popolare, per favorirne innanzitutto l'esatta comprensione e per agevolare gli informatori nella formulazione delle risposte. In questo senso, la lingua scritta, in Italia, costituiva una difficoltà in quanto era mediamente meno conosciuta rispetto alla Francia. Nello stesso tempo era impossibile l'adattamento del questionario per ogni regione poiché si sarebbe perduta l'unitarietà dei risultati, perché sarebbe stato impossibile trovare un raccoglitore che conoscesse così tanti dialetti e soprattutto perché si sarebbe influenzato troppo l'informatore, che avrebbe creduto di poter utilizzare solo le stesse parole usate nelle domande. Sono stati dunque applicati solo lievi adattamenti laddove si sarebbero creati problemi di comprensione (la schiena diventa il dosso, cacciare viene inteso come mandar via). Ai raccoglitori era stata data la facoltà di inserire nuove formulazioni lessicali, di usare perifrasi, gesti o immagini, soprattutto con gli informatori meno colti.

Interviste Scelta degli informatori