Valsolda (Valsòlda in dialetto comascoPer il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria., AFI: ) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Como in Lombardia.
Geografia fisica Il comune si affaccia sul ramo settentrionale del Lago Ceresio, al confine con la Svizzera fra Lugano e Porlezza, e sorge in due valloni convergenti nel torrente Soldo.
I due valloni sono dominati da una cinta montuosa disposta a semicerchio. Partendo da ovest, verso Lugano, si trovano il Monte Boglia o Colmaregia (1516 m s.l.m), dal quale e dall'Alpe di Castello (125 m s.l.m) proviene il vallone occidentale, e le Cime di Noresso (1721 m s.l.m) e di Fiorina (1809 m s.l.m). A est si trovano l'Arabione o Torrione (1805 m s.l.m) - dal quale e dal passo Stretto (1101 m s.l.m) deriva il vallone orientale - il Bronzone (1434 m s.l.m), la Forcola (1195 m s.l.m) e, verso Porlezza, i Monti Pizzoni (1303 m s.l.m).
Da segnalare sono inoltre le cime Oress e Cavrighé, oltre alle torri dolomitiche dei Denti della Vecchia, non visibili dalle varie frazioni ma solo salendo in quota.
Origini del nome Il toponimo deriva dalla presenza del torrente Soldo.
Storia Le più antiche menzioni della Valsolda risalgono in alcuni documenti dell'inizio del XII secolo.
Feudo dell'arcivescovo di Milano da tempo immemorabile (lo era già nell'Alto medioevo,. periodo in cui il territorio valsoldese costituì un territorio strategico dapprima nelle lotte tra Bizantini e Longobardi e, successivamente, tra questi ultimi e i Franchi.) la Valsolda appartenne per lungo tempo agli abati del monastero di Sant'Ambrogio di Milano.
Nel XIII secolo la storia delle terre valsoldesi s'intrecciò alle vicende della famiglia imperiale degli Hohenstaufen, con Federico II di Svevia che nel 1240 donò la pieve di Porlezza e la Valsolda alla città di Como. La competenza amministrativa dei comaschi sul territorio valsoldese durò tuttavia solo una manciata di anni: già nel 1246 la Valsolda risultò essersi dotata di statuti propri, riformati nel 1388 da Gian Galeazzo Visconti nella chiesa di San Mamette.
La concessione del feudo valsoldese alla mensa arcivescovile di Milano da parte degli Hohenstaufen permise di fatto una vera potestà temporale alla chiesa milanese, con le periodiche investiture imperiali susseguitesi nei secoli (1311, 1531). Dopo un breve periodo in cui, tra il 1525 e il 1531 il condottiero Medeghino e il cavaliere Giambattista Pusterla vennero investiti del feudo della valle, la Arcidiocesi di Milano rafforzò il controllo sulla Valsolda pretendendone una sovranità non solo da un punto di vista religioso ma anche politico. A Gian Giacomo Medici si deve, nel 1528, la distruzione del castello valsoldese, detto di San Martino, situato nell'odierna frazione di Castello.
Il territorio era composto dalle XII Terre di Albogasio, Casarico, Castello, Cima, Cressogno, Dasio, Drano, Loggio, Oria, Puria, San Mamete e Bisnago, con quest'ultima detta anche Roncaglia e situata sulla sponda opposta del lago rispetto alle altre. Il capoluogo amministrativo fu posto a San Mamete ove risiedeva periodicamente un delegato dell'arcivescovo che vi esercitava anche funzioni di giudice straordinario, affiancandosi al potere amministrativo del podestà elettivo della valle. Le XII terre erano originariamente divise in sei comuni (Albogasio con Oria, Cressogno, Dasio,, Drano con Loggio, Puria e Castello), il numero dei quali variò più volte nel corso del tempo: sceso a cinque nel corso del Cinquecento, si ridusse a uno nel 1751 (il comune di San Mamete), per poi diventare due nel 1753 e ritornare ai sei originari nel 1757.
Il governo austriaco, con un dispaccio imperiale di Giuseppe II del 1784, disconobbe la sovranità degli arcivescovi sulla valle pur confermando la concessione del feudo. Con quest'atto, l'imperatore integrò di fatto e di diritto la "valle del Soldo" nello Stato di Milano, decretando la fine di quel regime particolare di cui il territorio godeva fin dalle origini.
Due anni più tardi, l'editto di attivazione delle province della Lombardia austriaca previde l'inserimento della Valsolda all'interno della provincia di Como. La decisione fu tuttavia ribaltata dalla compartimentazione del 1791, anno in cui la valle andò a formare, assieme alla pieve di Porlezza, uno dei distretti della provincia di Milano.
Il "Comune della Valsolda" venne creato nel 1927 dalla fusione dei comuni di Albogasio, Castello, Cressogno, Dasio, Drano con Loggio e Puria. Dall'anno successivo, il comune assunse l'attuale denominazione di "Valsolda".
Nel 1936 una parte del territorio comunale di Valsolda fu annessa al comune di Lanzo d’Intelvi.
Simboli
Lo stemma, il gonfalone e la bandiera del comune di Valsolda sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 1º ottobre 2020.
Tale arma ha sostituito quella precedente, non sancita da decreti, che aveva alcune differenze nella blasonatura:
Il gonfalone attuale è un drappo di bianco, bordato d'azzurro. Prima del 2020 era un drappo partito di azzurro e di bianco. La bandiera è un drappo di bianco, caricato dello stemma comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse Le numerose chiese, presenti nelle frazioni di Valsolda e quelle sparse nel suo territorio testimoniano le qualità artistiche degli architetti, scultori e pittori originari di Valsolda. Ad esse si aggiungono alcune ville e palazzi.
Architetture a Cressogno
Architetture religiose Chiesa di San Nicolao, già attestata al 1677 e riedificata come chiesa parrocchiale nel 1683. Santuario di Nostra Signora della Caravina, eretto in seguito a presunti miracoli nel Cinquecento. All'interno ospita dipinti di Isidoro Bianchi da Campione, Salvatore Pozzi, e Giovan Battista Pozzo Junior. Nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, la chiesa è indicata come S. Maria. Chiesetta di San Carlo (XVII secolo), eretta in onore della canonizzazione di Carlo Borromeo.
Architetture civili Villa Prina citata da Antonio Fogazzaro in Piccolo Mondo Antico. L'ex-casa parrocchiale.
Architetture a Loggio e Drano Architetture religiose Chiesa di San Bartolomeo
A metà strada tra Loggio e Drano si trova la parrocchiale di Loggio, dedicata a san Bartolomeo, esempio di arte barocca con stucchi ed affreschi.
Elevata a sede di una parrocchia nel 1647, la chiesa fu edificata nel 1362 in posizione dominante sulla valle del Soldo. La chiesa fu in seguito oggetto di numerose ristrutturazioni, terminate nel 1736 con la costruzione della sacrestia nuova e la modifica del campanile, aumentato in altezza e dotato di una cuspide sormontata da una sfera rivestita di oro zecchino proveniente da Torino.
Internamente, la controfacciata ospita un affresco de Il trionfo del Santissimo Sacramento (1690), eseguito da Giovan Battista Pozzi prendendo a modello un arazzo che Peter Paul Rubens aveva realizzato sullo stesso tema a Torino presso la corte dei Savoia.
Sulla sinistra, il primo altare ospita una Sindone localmente soprannominata il "Santo Sudario". La seconda cappella destra, a tema funebre, è decorata da 12 teli neri rettangolari dipinti in argento e altri colori, su cui sono rappresentati altrettanti scheletri in abiti mondani. Tale cappella rimanda all'ossario all'ingresso del sagrato, un tempo dotato di ricchi affreschi ma oggi in pessime condizioni.
A Rinaldo Visetti si devono le decorazioni a stucco che, dal Seicento, ornano l'interno della chiesa..
Oratorio dei Santi Innocenti
A Drano è situato l'oratorio attualmente dedicato ai Santi Innocenti ma che un tempo era intitolato a san Simonino, ritratto in gloria in una pala dell'altare maggiore. L'edificio, costruito nel XVIII secolo da un facoltoso imprenditore edile in attività a Torino, conserva inoltre dipinti settecenteschi di unAnnunciazione, una Sacra Famiglia e una Madonna tra santi, oltre a un ritratto di san Carlo collocato al di sopra dell'entrata.
Chiesetta di San Carlo
Accanto al cimitero di Loggio si trova la chiesetta di San Carlo, risalente al 1615 e costruita in seguito alla canonizzazione dell'arcivescovo Carlo Borromeo.
Architetture civili Casa Pezzi, dimora della famiglia di un emigrante che, nel XVIII secolo, trovò particolare fortuna come mercante a Venezia.
Architetture a Puria
Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, con facciata e cupola attribuite a Pellegrino Tibaldi e, internamente, pala dell'altar maggiore e affreschi delle volte del presbiterio e del transetto destro dei fratelli Pozzi. Chiesetta di San Pietro, risalente al 1840.
Architetture civili Casa dei pellegrini Casa al numero 8 di via dei Pagani.
Architetture a Dasio
Architetture religiose Chiesa di San Bernardino
Unica chiesa di Valsolda a tre navate, la chiesa deve il suo aspetto attuale ad importanti interventi architettonici avvenuti all'inizio dei secoli XVI e XVII sulla base di un precedente edificio religioso a navata singola (l'attuale sinistra), originariamente dedicato ai santi Stefano e Giovanni Battista — raffigurati in due statue Trecenteche della facciata — e in un secondo momento a san Bernardino da Siena, in seguito all'avvenuta canonizzazione del 1450. All'interno, la parete nord della navata sinistra ospita un ciclo di affreschi del 1516, raffiguranti una Madonna del latte con sant'Antonio Abate, una Madonna incoronata col Bambino tra i santi Caterina e Bernardino e un Cristo accolto dal Padre con Madonna col Bambino. Al di sopra degli affreschi, una grande lunetta ospita invece una raffigurazione della Assunta tra i santi Miro e Lucio. L'altare maggiore ospita, in un'ancona, la rappresentazione di tre mitre che simboleggiano la triplice rinuncia alla carica di vescovo da parte di san Bernardino.
Cappella di San Rocco
Lungo il sentiero che porta verso gli alpeggi si trova la cappella di San Rocco.
Architetture civili Vecchia locanda in cui Fogazzaro scrisse il romanzo "Leila".
Architetture a Castello
Architetture religiose Chiesa di San Martino, che conserva affreschi dei fratelli Pozzi e di Paolo Pagani. Oratorio dell'Addolorata, già cappella del castello di Valsolda.
Architetture civili Ex-municipio della frazione di Castello, dal 2008 Museo di Casa Pagani, pinacoteca e centro di documentazione dedicato agli artisti valsoldesi. Troviamo qui esposti due importanti dipinti di Paolo Pagani. Abitazioni al numero 10 e al numero 16 di via Cesare Jamucci.
Architetture ad Albogasio e Oria
Architetture religiose
Chiesa di Sant'Ambrogio, ad Albogasio Superiore. All'interno conserva affreschi sulla vita del santo titolare, realizzati da Giovan Battista Pozzi e Pietro Vignola alla fine del XVII secolo. Chiesa di San Sebastiano, a Oria, rimaneggiamento di una struttura romanica. Sul finire del XIX secolo fu restaurata da Carlo Barrera, autore della pala d'altare avente come soggetto Sant'Irene soccorre san Sebastiano. Allo stesso autore si deve il cenotafio per Annetta Barrera Pezzi, alla quale il figlio Carlo dedicò una poesia scritta in una pergamena inglobata nel monumento funebre. Presso la chiesa si trova una lapide che ricorda i soggiorni diAntonio Fogazzaro presso l'attigua Villa Fogazzaro Roi. Chiesa di Santa Maria Annunciata, realizzata su uno sperone roccioso di Albogasio Inferiore a partire dal '500 e successivamente ristrutturata attorno al 1666 su progetto d'Isidoro Affaitati, il quale si ispirò alla chiesa dei Francescani Riformati da lui stesso progettata a Varsavia. All'interno, conserva opere di Giovan Battista Pozzi.
Architetture civili
Villa Salve, (1666) progettata da Isidoro Affaitati come dimora personale ispirandosi alla Villa Regia da lui stesso eseguita a Varsavia. Villa delle colonne (XVI-XVII secolo)