Discepolo curioso e attento, si formò nell'abbazia di Monkwearmouth-Jarrow. Fu autore di numerose opere, tra cui si segnala per la sua importanza l'Historia ecclesiastica gentis Anglorum, la quale gli valse il titolo di «Padre della storia dell'Inghilterra».
Nel 1899 venne proclamato santo e dottore della Chiesa da papa Leone XIII.
Biografia
Le origini Nel quinto e ultimo libro della sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum, è proprio Beda a offrire ai suoi lettori un breve resoconto della sua vita:Beda Venerabilis, Historia ecclesiastica gentis Anglorum, ed. a cura di M. Lapidge e traduzione di P. Chiesa, Milano 2008, pp. 478-481.
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Beda redige questa nota autobiografica intorno al 731, all’età di 59 anni. Per questo motivo, oggi si tende a collocare la sua data di nascita tra il 672 e il 673. In questo passo dell’Historia ecclesiastica, Beda afferma di essere venuto alla luce «nel territorio di quel monastero»: questa è una chiara allusione alle due abbazie gemelle di San Pietro a Monkwearmouth e di San Paolo a Jarrow, situate nell’attuale contea del Tyne and Wear e fondate dall’abate northumbro Benedetto Biscop rispettivamente nel 674 e nel 681I. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum, Roma 1962, vol. II, coll. 1006-1072, col. 1010..
Non si hanno notizie certe sulle origini di Beda: secondo alcuni studiosi, egli non apparteneva a una famiglia influente e, proprio per questo, non riuscì mai ad assumere il ruolo di abateBeda Venerabilis, Historia ecclesiastica gentis Anglorum cit., p. XLIV.; al contrario, a detta di altri, Beda era membro di una stirpe potente, molto vicina a figure di spicco, tra cui lo stesso Benedetto BiscopP. H. Blair, The world of Bede, Cambridge 1990, p. 4..
Il nome «Beda» è molto raro. Nei manoscritti esso compare nelle seguenti forme: «Baeda» (quella più antica), «Bēda» e «Bedanus». A livello etimologico, il nome «Beda» è di solito associato al sostantivo «bead», «preghiera»I. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum cit., coll. 1006-1007. e al verbo «beodan», «annunciare»Beda Venerabilis, Historia ecclesiastica gentis Anglorum cit., p. XLIII., entrambi derivanti dall’antico inglese. Prendendo invece in considerazione un’etimologia alto tedesca, «Beda» significherebbe «combattente».
La vita monastica Affinché ricevesse una solida formazione, all’età di sette anni Beda fu affidato come oblato a Benedetto Biscop. All’epoca questa pratica era assai comune: molti fanciulli venivano educati in monasteri o abbazie, senza però avere l’obbligo di intraprendere poi una carriera ecclesiastica.
Nel 682 Beda passò sotto la tutela del futuro abate Ceolfrith. Con quest’ultimo, egli condivise la terribile esperienza della peste, scoppiata a Jarrow intorno al 686 e narrata nell’anonima Vita CeolfridiB. Ward, The Venerable Bede, Londra 2002, p. 4..
Tra il 691 e il 692 Beda fu consacrato diacono da Giovanni di Beverley, vescovo di Hexham. Questo fu un fatto eccezionale: infatti, al tempo, i ragazzi non avevano di norma accesso al diaconato fino al venticinquesimo anno d’etàP. H. Blair, The world of Bede cit., p. 5..
Tra il 702 e il 703, sempre per mano di Giovanni di Beverley, Beda fu ordinato presbitero.
Durante gli anni trascorsi a Monkwearmouth e Jarrow, Beda si dimostrò sin da subito un allievo eccellente: si appassionò al canto, imparò presto a padroneggiare il latino e il grecoI. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum cit., col. 1011. e, attingendo dalla Vulgata gerolimiana, acquisì una conoscenza «di seconda mano» dell’ebraico«Our conclusion […] is that the Venerable Bede had no knowledge of Hebrew beyond the few scraps of information he was able to glean from the writings of St. Jerome. His appreciation of the importance of the language for a correct understanding of the Bible is apparent from the intelligent use he makes of the little knowledge he could gather second-hand […]» (E. F. Sutcliffe, The Venerable Bede’s knowledge of Hebrew, in «Biblica», Vol. 16, No 3 (1935), pp. 300-306).. Inoltre, egli era solito dedicare parte del suo tempo allo studio della matematica e dell’astronomia, discipline indispensabili al calcolo esatto della Pasqua e del calendario liturgicoP. H. Blair, The world of Bede cit., p. 260..
Per ampliare il suo sapere, Beda poteva consultare i moltissimi volumi presenti nella biblioteca del suo monastero. Questa collezione libraria venne notevolmente arricchita nel tempoM. L. W. Laistner, Bede as a Classical and a Patristic Scholar, in «Transactions of the Royal Historical Society», Vol. 16 (1933), pp. 69-94, p. 71. Anche Beda ne parla nei paragrafi 4, 6, 9, 11 e 15 della sua Historia Abbatum (Beda Venerabilis,Historia Abbatum, in C. Plummer, Venerabilis Bedae Historiam Ecclesiasticam, pp. 364-387, alle pp. 367-368, 368-370, 373, 374-376, 379-380)., arrivando a contare circa 200 volumiM. P. Brown, Bede’s life in context, in The Cambridge Companion to Bede, a cura di S. DeGregorio, Cambridge 2010, pp. 3-24.. Qui Beda aveva a disposizione diverse versioni della Bibbia, le principali opere di Agostino, Ambrogio, Girolamo e Gregorio Magno e alcuni scritti pagani, tra i quali quelli di Virgilio, utili per l’apprendimento della lingua latina e dell’arte metricaR. Love, The world of Latin learning, in The Cambridge Companion to Bede cit., pp. 40-53..
Beda, considerato uno degli uomini più colti della sua epoca, divenne poi a sua volta precettore nell’abbazia di Monkwearmouth e Jarrow.
Quando non era impegnato nello studio, nell’insegnamento o nell’osservanza quotidiana della regola monastica, Beda si dedicava alla scrittura. In poco più di trent’anni produsse circa sessanta volumi, non sempre databili con precisione: i suoi primi scritti, il De orthographia, il De arte metrica e il De schematibus et tropis, realizzati a scopo didattico, furono certamente composti tra il 692 e il 703; mentre i suoi ultimi lavori, fra cui si ricorda un’epistola indirizzata al suo ex discepolo e futuro vescovo di York Egbert, risalirebbero al 734/735.
Intorno al 703 Beda, da sempre interessato alla dottrina delle sei età del mondo, propose nel suo De temporibus un’innovativa periodizzazione della storia universaleIvi, pp. 261-267.. Questa nuova cronologia, in netta contrapposizione con le credenze dell’epoca, gli costò nel 708 un’accusa di eresiaIvi, p. 266.. L’autore, certo della sua innocenza, si dimostrò sensibile a queste critiche, nate da ignoranza e superstizione, e rimase amareggiato dallo scarso sostegno ricevuto dagli amiciB. Ward, The Venerable Bede cit., pp. 33-34. in questa difficile circostanza.
Pochi anni dopo, nel 716, Beda fu scosso ancor più duramente dalla partenza per Roma dell’abate CeolfrithIvi, pp. 4-5., suo mentore e maestro. Benché i due fossero molto legati, Beda decise di non seguirlo. In effetti, durante i cinquantanove anni trascorsi presso il monastero di Monkwearmouth e Jarrow, Beda si spostò poco e solo per esigenze legate allo studio o all’insegnamento. Nel 720 si recò sull’isola di Lindisfarne, presso l’abate Eadfrid, per raccogliere informazioni utili alla composizione di una vita in prosa di san Cuthbert. In questo stesso periodo, Beda fece visita all’amico e presbitero Wicthed, ma non è dato sapere in quale luogo. Ancora, tra il 732 e il 733, egli raggiunse la città di York, dove tenne alcune lezioni nella scuola della cattedrale, fondata dal suo discepolo Egbert e nota per aver formato AlcuinoG. Musca, Il Venerabile Beda storico dell’Alto Medioevo, Bari 1973, pp. 23-25..
Le fonti non dicono nulla di certo circa un suo possibile soggiorno a RomaI. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum cit., col. 1012..
La morte Beda morì a Jarrow il 26 maggio 735, giorno dell’Ascensione del Signore. Una fonte preziosa per ripercorrere i suoi ultimi giorni di vita è la cosiddetta Epistola de obitu BedaeCuthbertus, Epistola de obitu Bedae in E. Van Kirk Dobbie, The Manuscripts of Cædmon'S Hymn and Bede'S Death Song. With a Critical Text of the Epistola Cuthberti De Obitu Bedae, New York 1937, pp. 119-127., compilata da Cuthberth, allievo di Beda e futuro abate di Monkwearmouth e Jarrow. In questa lettera, indirizzata al suo condiscepolo Cuthwin, Cuthberth descrisse con grande partecipazione emotiva la morte del suo maestro. Beda si era ammalato di asma poco prima della Pasqua del 735, ma nonostante la malattia lo affaticasse molto continuò a scrivere, cantare, pregare e insegnare fino all’ultimo.
Secondo quanto riporta Cuthbert, poco prima di morire Beda recitò questo brevissimo brano in antico inglese, oggi noto come Bede’s death song:H. D. Chickering Jr., Some Contexts for Bede’s Death-Song, in «PMLA: Publications of the Modern Language Association of America», 91 (1976), pp. 91-100, alla p. 93.G. Musca, Il Venerabile Beda storico dell’Alto Medioevo cit., p. 358.
Questo canto, in cui si allude al destino dell’uomo dopo la morte, è contenuto in circa 45 manoscrittiD. Scragg, Bede’s death song, in The Wiley Blackwell Encyclopedia of Anglo-Saxon England, a cura M. Lapidge, Chichester 2013, p. 62.. Nonostante la sua grande fortuna, non è ancora chiaro se si possa davvero attribuire a Beda: se così fosse, questo sarebbe il suo unico componimento volgare giunto sino a noi.
Venerazione e fortuna Beda iniziò ad essere venerato poco dopo la sua morte. Nel Medioevo, il culto del santo si diffuse rapidamente a York e nel Nord dell'Inghilterra, ma non nel Sud del Paese, dove era invece seguito il rito di SarumH. Thurston, Bede, the Venerable, in The Catholic Encyclopedia, New York 1907, pp. 384-386, alla p. 385..
Nel corso degli anni, le sue reliquie furono più volte traslateI. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum cit., coll. 1063-1064.. Fino all’inizio dell’XI secolo, esse rimasero a Jarrow. Successivamente, per proteggerle dalle frequenti scorrerie danesi dell’epoca, vennero trasferite a Durham, dove furono unite a quelle di san Cuthbert. Nel 1155 fu fatta una ricognizione delle ossa di Beda e nel 1373 venne realizzato un monumento marmoreo per ospitarle. Da quanto sappiamo, quando in età moderna questa costruzione venne abbattuta, i resti del corpo di Beda furono gettati in una grande tomba, comunemente chiamata The Tomb of Bede. Nel 1831 James RaineJ. Story e R. N. Bailey, The skull of Bede, in «The Antiquaries Journal», 95 (2015), pp. 325-350, alla p. 325. la aprì con la speranza di ricostruire per intero lo scheletro del santo, ma non riuscì nel suo intento. Oggi il corpo di Beda si trova nella cattedrale di Durham.
Con il passare del tempo la fama di Beda si estese all’intera Europa. Lo stesso Dante mostrò una forte ammirazione nei suoi confronti menzionandolo nella Commedia, in particolare nel decimo canto del Paradiso:
Vedi oltre fiammeggiar l’ardente spiro
d’Isidoro, di Beda e di Riccardo
che a considerar fu più che viroDante, Divina Commedia. Paradiso, ed. a cura di A. M. Chiavacci Leonardi, Milano 2020, pp. 293-294, vv. 130-132.
Come sottolinea Giosuè MuscaG. Musca, Il Venerabile Beda storico dell’Alto Medioevo cit., p. 437., non è certo in quale misura Dante abbia letto le opere di Beda. Probabilmente egli lo ricorda qui accanto a Isidoro di Siviglia e Riccardo di San Vittore «come uno dei grandi sistematori del sapere di tutta l’età medievale»Dante, Divina Commedia. Paradiso cit., p. 294..
Durante l’età medievale, a Beda venne associato l’appellativo di «Venerabile». Da quanto sappiamo, esso fu utilizzato da Alcuino di York, Amalario e Paolo DiaconoH. Thurston, Bede, the Venerable, in The Catholic Encyclopedia cit., p. 385.. Inoltre, nei concili di Aquisgrana dell’816 e dell’836 Beda venne descritto come «Venerabilis presbyter»I. Cecchetti, Beda il Venerabile, in Bibliotheca Sanctorum cit., col. 1066..