Calendasco (Calindasch in dialetto piacentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Il comune fa parte dellAssociazione Europea delle Vie Francigene.

Geografia fisica Il territorio del comune di Calendasco è sub-pianeggiante con un'altitudine compresa tra i 49 e i . Il territorio è delimitato a settentrione dai meandri del fiume Po e a est dal fiume Trebbia, che trova la sua foce nel Po sul confine tra i comuni di Calendasco e Piacenza. A sud e a ovest il confine è convenzionale ed è rappresentato da due strade comunali.. Il capoluogo è situato circa a ovest della città di Piacenza.

Le zone golenali nei pressi dell'argine maestro del fiume Po presentano una forte presenza di pioppi, utilizzati per la pioppicoltura.

Origini del nome Secondo lo storico piacentino Pier Maria Campi il toponimo Calendasco deriverebbe dal nome del presunto fondatore del borgo in epoca romana, un certo Calendius, da cui sarebbe derivato in seguito il nome del paese, che in epoca longobarda era scritto con la k iniziale (Kalendasco). Altri studi, invece, identificano il toponimo come di origine celtica, con l'originario significato di luogo vicino a una foresta.. La desinenza in -asco è tipica dell'ambito ligure antico, anche se compatibile con una successiva presenza celtica (spesso indicata da un -ate finale).

Storia Preistoria, età antica e Alto Medioevo La zona di Calendasco è abitata sin dalla Preistoria; la presenza di insediamenti umani è provata da alcun ritrovamenti, tra i quali un ripostiglio con al suo interno sette pugnali realizzati in selce che sono stati rinvenuti verso la fine del XIX secolo, ricoperti da uno strato di argilla in una cava situata nei pressi di una fornace. Due dei pugnali, risalenti all'età del rame, vengono trasferiti al liceo cantonale di Lugano, mentre dei rimanenti altri non è conosciuta la sorte. La localizzazione precisa del luogo del ritrovamento si deve ai ricercatori del "Centro Studi Ad Padum" che hanno identificato il luogo con la località Campadone nella quale sono presenti tracce di una fornace e di una presenza umana pre e protostorica. Altri ritrovamenti sono stati fatti in diversi centri del territorio comunale: sono emersi frammenti di materiale ceramico risalenti al periodo compreso tra l'età del bronzo e la seconda età del ferro. L'abbondanza dei ritrovamenti avvalora l'ipotesi che i successivi insediamenti romani si siano sviluppati su centri preesistenti.

In epoca romana a Calendasco si sviluppa la mansio Ad Padum, situata nei pressi del passaggio oltre il fiume Po della strada consolare Placentia-Ticinum, che unisce Piacenza a Pavia. In quest'epoca si sviluppa anche un importante porto fluviale, posto a servizio della città piacentina. Di epoca romana rimangono visibili alcune parti della centuriazione e della strada consolare. Il ruolo del porto fluviale viene, poi, confermato, anche dopo la caduta dell'impero romano, nel 715 da parte del re longobardo Liutprando e poi, ancora, da parte di Carlo Magno.

In epoca longobarda, oltre alla confermata importanza del porto, viene fondato il borgo di Calendasco, che è citato per la prima volta, con il toponimo Kalendasco, in un documento risalente al 765 e, poi, viene di nuovo menzionato in diversi atti parte del codice diplomatico longobardo. Secondo un testo risalente all'804 nel borgo avevano la propria dimora due scabini e un presbitero il quale, sempre in base a quanto riportato in questo documento, estendeva i suoi possedimenti fino a Campione, nel comasco.

A partire dal IX secolo, sorge nella località di Cotrebbia, il cui nome deriva dal latino Caput Trebiae indicante la presenza nei pressi dell'abitato, di un antico letto fossile del fiume Trebbia, risalente al IX secolo a.C., l'abbazia di San Pietro, inizialmente consacrata alla risurrezione di Gesù e, poi dedicata a san Pietro a partire dall'874, anno in cui viene rifondata e unita al monastero di San Sisto, situato a Piacenza. L'abbazia viene citata, nell'877 nel testamento di Angilberga, moglie dell'imperatore Ludovico II il Giovane. Nell'889 dopo una supplica, la proprietà del monastero viene confermata ad Angilberga, da parte del futuro imperatore Arnolfo. Nell'891 è menzionato in un documento in cui papa Stefano V conferma la concessione a Bernardo, vescovo di Piacenza dei privilegi precedentemente goduti dall'abbazia di San Colombano di Bobbio e dal monastero di San Paolo di Mezzano Scotti.

Basso Medioevo

Tra il 990 e il 994 la località di Soprarivo, situata nei pressi della frazione di Boscone Cusani è teatro, insieme a Corte Sant'Andrea, posta sulla sponda opposta del fiume, dell'attraversamento del Po ad opera dell'arcivescovo di Canterbury Sigerico, nell'ambito del viaggio da lui intrapreso per raggiungere Roma, dove avrebbe ricevuto l'investitura vescovile da parte di papa Giovanni XV. La zona diventa, quindi, parte del percorso della itinerario di Sigerico, che avrebbe originato, poi, la via Francigena.

A partire dall'anno Mille, la zona di Calendasco è assoggettata al vescovo-conte di Piacenza; in questi anni il passaggio della via Francigena a Calendasco viene segnalata in diverse atti risalenti agli anni 1056, 1140 e 1187. In questi documenti viene citata la "strata romea" passante "in eodem loco Kalendasco"Vedi ad esempio atto redatto in Piacenza il 4 aprile 1056 relativo a terre sulla strada romea presso Calendasco fittate dalle monache di S. Sisto in Piacenza, in . A questi anni risale anche la costruzione del locale castello, la cui parte più antica, il recetto, viene edificata all'inizio dell'XI secolo per volontà del vescovo di Piacenza, nonché di un hospitale dedicato ai pellegrini, gestito in seguito dai penitenti francescani.

L'importanza del porto di Calendasco viene ulteriormente accresciuta con l'imposizione, a tutte le imbarcazioni, del pagamento di una gabella per l'attracco o per il transito in direzione di Venezia o Pavia a seguito di un accordo stipulato tra i piacentini ed i ferraresi stipulato nella città estense il 5 novembre 1181 che riportaLa carta si trova in .:

Nel XII secolo il monastero di San Pietro di Cotrebbia, a seguito di alcuni scandali, vede le locali monache sostituite dall'ordine dei benedettini. Nel 1155 il monastero è il luogo in cui si riuniscono alcuni cardinali provenienti da Roma incaricati di trattare con l'imperatore Federico Barbarossa. Nel 1158 Cotrebbia ospita la seconda delle diete di Roncaglia con la quale il Barbarossa sottrae l'istituto delle regalie ai comuni mediante l'approvazione del decreto Constitutio de regalibus.

Nello stesso secolo, accanto al recetto viene edificato il castello vero e proprio, la cui prima citazione risale al 1187 quando la proprietà dell'edificio viene confermata da parte di papa Urbano II ai monaci del monastero di San Salvatore, situato a Quartazzola, nei pressi di Piacenza. In epoca medievale Calendasco viene citato in vari documenti con l'appellativo di burgo, che si distingueva dall'appellativo di villa che era riservato a piccolo gruppi di abitazioni situati nella campagna. A partire dalla seconda parte del XIII secolo a seguito della fondazione di Castel San Giovanni e dell'aumentata importanza della strada che conduceva da Piacenza a questo centro, Calendasco inizia gradualmente a perdere di importanza.

Secondo alcune fonti, nel 1290 a Calendasco nasce Corrado Confalonieri, membro della famiglia nobile dei Confalonieri, il quale secondo altre fonti sarebbe nato presso Torre Confalonieri, una maniero di proprietà della famiglia Confalonieri situato a Celleri di Carpaneto Piacentino. In seguito a un incidente di caccia che aveva causato un incendio e per il quale era stato condannato un innocente, il nobile subisce una conversione che lo porta a passare parecchi anni della propria vita in ritiro presso l'hospitale per i pellegrini di Calendasco, sorto su un preesistente xenodochio risalente all'epoca longobarda. In seguito, dopo aver condotto un pellegrinaggio a Roma, il religioso si sposta fino a Noto, in Sicilia, dove rimane fino alla morte, avvenuta nel 1351, in seguito alla quale inizia a essere venerato come santo dalla pietà popolare e viene beatificato nel 1515.

Verso la fine del XIII secolo il castello è di proprietà delle famiglie Palastrelli e Scotti, in seguito, nel 1346 il castello viene raso al suolo da milizie ghibelline provenienti da Piacenza; rioccupato dalle truppe guelfe nel 1372, è base per la resistenza anti-viscontea. Nel 1412 viene concesso alla famiglia Arcelli insieme al vicino castello di Santimento da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti, venendo utilizzato come avamposto del castello di Somaglia, situato sulla sponda opposta del fiume Po. In un atto risalente al 12 gennaio 1461 e conservato presso il locale archivio parrocchiale Calendasco viene citato ancora come burgo.

L'età moderna e contemporanea

Nel cinquecento agli Arcelli succede la famiglia Confalonieri che mantiene la proprietà integrale sul feudo fino al 1572 quando, in seguito all'omicidio del conte Ludovico ad opera di Antonello De Rossi, amante della moglie del conte, la contessa Camilla, metà del feudo passa alla famiglia Sanseverino, la quale, nel 1595 procede a venderla al conte Gian Battista Zanardi Landi.

L'hospitale per i pellegrini, denominato hospitio dicti loci calendaschi è presente in varie mappe e atti risalenti al cinquecento e al seicento, anni in cui riveste anche un importante ruolo civile per la locale comunità, con la redazione degli atti più importanti..

Nel 1690 il feudo di Calendasco viene concesso da parte del duca di Parma e Piacenza Ranuccio II Farnese al conte Fabio Perletti, ambasciatore per conto del duca presso la corte imperiale.

Nel 1735 la locale chiesa, dedicata a santa Maria viene sottoposta a importanti lavori di ampliamento.

Nel XIX secolo Calendasco dà i natali al primo sindaco di Piacenza, Faustino Perletti, che sarà anche deputato nell'assemblea costituente del 1859.

Nel 1913 il castello viene ceduto al comune da parte del proprietario dell'epoca, l'avvocato Scopesi della Capanna.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 26 luglio 1929.

La spiga allude al carattere essenzialmente agricolo dell'economia del paese; i tre bisanti ricordano che all’inizio dell’Ottocento si provò a sviluppare l'attività di sfruttamento delle sabbie aurifere della zona.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di Santa Maria Assunta La prima chiesa di Calendasco viene citata in età longobarda con il nome di Santa Maria in monticello, a causa della sua edificazione su una piccola altura che contribuiva a proteggere l'edificio in caso di inondazioni del vicino fiume Po. Di questo edificio originario, situato nello stesso luogo in cui sorge la chiesa di Santa Maria, non rimangono resti. Le forme dell'edificio risalgono al 1735 quando la chiesa subì importanti lavori di restauro e ampliamento. L'edificio conserva al suo interno alcune tele risalenti al XVI e al XVII secolo provenienti dalla chiesa preesistente, dalla quale, invece, non furono recuperati gli affreschi. Tra i dipinti cinquecenteschi è presente una pala risalente alla fine del cinquecento, rappresentante san Corrado Confalonieri e posta alle spalle dell'altare a lui dedicato. Più recenti sono i dipinti ottocenteschi eseguiti dal conte Perletti e l'abside, affrescato nel 1971 da Luciano Ricchetti, che raffigura Gesù in croce, con ai suoi piedi la Vergine Maria sostenuta da san Giovanni apostolo, sant'Antonino, san Corrado Confalonieri, santa Rita da Cascia e san Savino. Opera di Ricchetti sono anche due affreschi posti in posizione laterale e raffiguranti la natività di Cristo e la Resurrezione.