Il Casato di Brignole è un'illustre e nobile famiglia di Genova, conosciuta fin dal 1218 a RapalloAngelo M.G. Scorza, Le famiglie nobili genovesi, 1923, riedito in Liguria storica, Fratelli Frilli Editori, 2003.Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, vol. I, p. 173, 1886.. Patrizi della serenissima Repubblica di Genova, i Brignole portarono il titolo nobiliare di marchese di Brignole e marchese di Groppoli per il ramo primogenito.
Nel XVIII secolo la famiglia Brignole era considerata una delle più ricche e potenti d'Italia. Curiosamente, avendo espresso diversi personaggi con importanti legami con la Francia, molte vie di quel Paese ne portano il nome, di cui la più celebre a Parigi nel XVI arrondissement.
Storia Origini
Nel Medioevo quella dei Brignole era una famiglia plebea appartenente alla fazione dei Guelfi. Originaria dell'omonima frazione in Rezzoaglio, sull'Appennino ligure, nel 1350 si trasferì a Rapallo, dove esercitò a lungo il commercio della seta, come pure, dal 1353, a Genova. Diversi membri della famiglia Brignole presero parte all'amministrazione del Comune di Genova prima della rivolta popolare del 1506-1507 di Paolo da Novi: ad esempio Niccolò Brignole – l'esecutore testamentario di Cristoforo Colombo – fu ambasciatore del Comune di Genova presso il Ducato di Milano sul finire del XV secolo. A questo titolo i Brignole ebbero poi accesso alla dignità del patriziato cittadino, quando nel 1528 Andrea Doria rifondò la Repubblica di Genova sulla base delle oligarchie, come quella di Venezia. Dal 1528 al 1576 questa famiglia fu membro dell'albergo dei Cicala, una delle ventotto fazioni dell'aristocrazia genovese.
Ascesa sociale
In origine i Brignole erano solo tessitori di seta a Rapallo, con mezzi e poteri certamente modesti se comparati a quelli delle grandi famiglie dell'epoca, ma nel giro di un secolo essi arrivarono ai primi posti nell'oligarchia genovese. Per meglio comprenderne le modalità è necessario ripercorrere alcuni aspetti della storia genovese. Il patriziato di quella città nel XVI secolo era suddiviso in due categorie: quella della “nuova nobiltà”, di provenienza popolare, e quella, assai meno numerosa, dell'”antica nobiltà”. Contrapposte su quasi ogni argomento ai “nuovi”, le famiglie dell'”antica nobiltà” avevano lasciato il commercio e le attività portuali per quelle legate alla banca e al cambio. Esse finanziavano da tempo la corona spagnola e armavano le sue flotte composte da galee di mercenari. Viceversa, la “nuova nobiltà”, meno ricca e influente, continuava il commercio dei tessuti ed armava invece navigli commerciali. Nel novero di questi ultimi figurava la famiglia Brignole, fin quando, alleandosi alle famiglie Durazzo e Balbi, essi convertirono le proprie attività in quelle finanziarie. Nel 1550 la rete finanziaria e commerciale dei Brignole si estendeva da Genova ad Anversa, passando per Besançon e Madrid.
In questo cambio d'attività il caso dei Brignole fu davvero emblematico in quanto rappresenta la più brillante storia di ascensione sociale di una famiglia della cosiddetta “nuova nobiltà”. Infatti, senza possedere all'inizio il prestigio o la potenza politica di famiglie come gli Spinola, i Doria, i Fieschi o ancora i Grimaldi, tutte di “antica nobiltà”, nel giro di un secolo appena i Brignole acquisirono con le proprie attività commerciali e bancarie, ma anche grazie a un'abile politica matrimoniale, una delle più importanti fortune di Genova, città a quel tempo dove l'aristocrazia era la più ricca al mondo.
Tre furono le tappe significative dell'ascesa sociale dei Brignole. Nel 1626 il ramo primogenito dei Brignole Sale aggiunse alla nobiltà di Stato, in quanto parte dell'oligarchia di governo, anche un titolo di nobiltà feudale – per definizione di livello più alto e generalmente riservato all'“antica nobiltà” – con l'investitura ufficiale di Anton Giulio I a marchese di Groppoli, piccolo stato della Lunigiana, vassallo del Granducato di Toscana.
Nel 1635 Giovanni Francesco Brignole Sale venne eletto doge, consentendo quindi ai Brignole di entrare nella ristretta cerchia delle famiglie ducali – ossia quelle che hanno avuto almeno un doge –, arrivando complessivamente a quattro. Politicamente i Brignole appoggiavano il partito cosiddetto pro-francese, sostenitore di una maggiore indipendenza dalla SpagnaAntoine-Marie Graziani, Histoire de Gênes, 2009, pag 706. e a favore di chi tentò di rifare di Genova la grande potenza navale di un tempo.
Infine, la famiglia Brignole si differenziò dalle altre famiglie della “nuova nobiltà” per essersi meglio e più velocemente integrata tra i potenti. Infatti, i fratelli Rodolfo e Gian Francesco, figli di Anton Giulio I, si fecero costruire tra il 1671 al 1676 il magnifico Palazzo Rosso, dodicesimo e ultimo edificio della celeberrima Strada Nuova (attualmente via Garibaldi) che a quel tempo non comprendeva che palazzi dell'“antica nobiltà”.
Brignole Sale L'11 luglio 1635 venne eletto doge Giovanni Francesco (1582-1637), figlio del marchese Antonio Brignole e di Maddalena Sale. Egli fu il capostipite del ramo Brignole Sale, aggiungendo il cognome materno a quello paterno. Egli sposò Geronima, l'unica erede del ricchissimo Giulio Sale, marchese di Groppoli e parente della madre Maddalena, inglobando così la fortuna di questa potente famiglia, incluso il marchesato. I loro discendenti, che continuarono a portare il doppio cognome, si fregiavano quindi del titolo di marchesi di Groppoli e tra loro si annoverano diversi importanti personaggi: uomini politici, collezionisti d'arte e benefattori.
Nel 1577, all'estinzione della famiglia dei Malaspina di Mulazzo, il marchesato di Groppoli, situato in Lunigiana, tornò nelle disponibilità del Granduca di Toscana che sul finire del XVI secolo lo assegnò a Giulio Sale in compenso dei servigi ricevuti.Sito della Rete Provinciale delle Biblioteche della Provincia di Massa Carrara . I Brignole Sale ereditarono il possedimento nel 1606, quando Giovanni Francesco Brignole Sale sposò Geronima Sale: alla morte del suocero Giulio, il loro unico figlio, Anton Giulio Brignole Sale divenne il primo marchese di Groppoli della famiglia (confermato dai Medici nel 1622).
Il marchesato divenne di fatto indipendente, gestito a distanza tramite dei funzionari nominati dai Brignole Sale, i quali non frequentarono più il posto fino a quando nel 1749 il doge Giovanni Francesco Brignole Sale, rompendo la tradizione dei propri predecessori, decise di amministrare direttamente le sue proprietà. Ma egli si rifiutò di applicare la legge toscana, più liberale. Alla sua morte nel 1760, suo fratello Rodolfo Emilio Brignole Sale – anch'egli poi doge – ereditò il marchesato, ma da allora il Granduca di Toscana non smise di tentare il completo recupero del territorio di Groppoli.
Nel 1773 i contadini di Groppoli, scontenti della politica fiscale dei Brignole Sale, si rivoltarono e assediarono l'antico castello del XV secolo, l'unico assedio della sua storia. Quando nel 1774 il figlio di Rodolfo Emilio successe al padre, egli venne spossessato di ogni autorità e potere feudale e il marchesato venne poi amministrato direttamente dalla Toscana, rimanendo ai Brignole Sale le proprietà fondiarie e il mero titolo nobiliare, ma nessun potere. Antonio Brignole Sale, nipote di Rodolfo Emilio Brignole Sale e padre della duchessa di Galliera, fu l'ultimo a portare questo titolo, avendo avuto solo figlie femmine.
Splendore nel Secolo dei lumi I Brignole furono, per le loro sostanze, le abili alleanze matrimoniali e soprattutto per il loro prestigio politico, culturale e intellettuale, una delle famiglie genovesi più influenti dal XVI secolo fino alla metà del XIX. Complessivamente i Brignole hanno dato quattro dogi alla serenissima repubblica di Genova, totalizzando cinque mandati biennali, un fatto del tutto unico nella storia di quella città.
Nel 1738 Jacques de Campredon, ambasciatore francese a Genova affermò che il blocco più influente del patriziato cittadino era costituito de quattro famiglie: i Balbi, i Brignole, i Durazzo e i De Mari, tutte alleate tra loroSociabilità aristocratica in età moderna di Roberto Bizzocchi e Arturo Pacini, università di Pisa..
Dopo che Genova cedette la Corsica alla Francia, la Repubblica era favolosamente ricca. Sul finire del XVIII secolo, benché fosse politicamente quasi inesistente, Genova era una città prospera, bella e in continuo rinascimento: è questo il periodo in cui i Brignole conobbero l'apice del proprio splendore, costruendo palazzi e arricchendo la loro splendida raccolta di opere d'arte. Fu un Gian Battista Brignole il primo a suggerire al minor consiglio la cessione della Corsica alla Francia, come soluzione alle continue costose rivolte dei Còrsi contro il secolare dominio genovese e in cambio della cancellazione del cospicuo debito che il re di Francia vantava nei confronti della Repubblica (trattato di Versailles (1768)).
Dogi Quattro furono i dogi della serenissima Repubblica di Genova eletti tra i membri della famiglia Brignole:
Giovanni Francesco Brignole Sale (1582-1637)
Nel 1635 Gian Francesco I, di orientamento francofilo, divenne il centoduesimo doge della Repubblica di Genova e primo della famiglia Brignole, malgrado le pressioni delle famiglie dell'”antica nobiltà”, fortemente legate alla Spagna, sulla magistratura suprema.
Durante il suo mandato egli trasformò considerevolmente l'istituzione ducale, riuscendo a farle riconoscere vere e proprie attribuzioni regali, preoccupandosi di garantire l'indipendenza genovese di fronte alle grandi potenze europee. Con la Corsica si trovò il pretesto: il doge divenne re della Corsica, acquisendo pertanto la medesima dignità degli altri sovrani e rango superiore di quello di un semplice duca dell'Impero. Ciò fu inizialmente rappresentato dalla solenne consegna delle chiavi della città dal doge alla Vergine Maria, proclamata regina di Genova e della Corsica. Gian Francesco I fu quindi l'ultimo ad essere eletto col rango di duca: il suo successore, incoronato secondo i nuovi attributi, sarà il primo ad essere eletto col rango di re.
Un'altra conseguenza dei cambiamenti dello statuto fu la trasformazione del rango anche di tutti i patrizi genovesi. Datosi che ogni patrizio avrebbe potuto venir eletto doge, quindi ogni patrizio era un potenziale successore d'un re, i patrizi genovesi assursero al medesimo rango di un principe del sangue o principe ereditario delle altre corone europee.
Gian Francesco Brignole, già eccellente ambasciatore, regnò nel biennio tra il 1635 e il 1637 e morì pochi giorni dopo la fine del suo mandato.
Giovanni Francesco Brignole Sale (1695-1760)
Gian Francesco II fu forse il doge più grande della Repubblica di Genova e certamente il più magnifico dei Brignole. Ricchissimo, come tutti i Brignole, egli si fece notare dapprima per le sue qualità diplomatiche, in Corsica poi nelle corti di Londra, Versailles e infine a Vienna. Fu lui, nel 1738, che negoziò il trattato di Fontainebleau col Cardinale di Fleury e Luigi XV che autorizzava l'invio di truppe francesi in Corsica per sedare le rivolte locali contro i Genovesi.