Il Reggiane Re.2005, noto anche come «Sagittario», era un aereo da caccia monomotore, monoplano e monoposto prodotto dall'italiana Officine Meccaniche Reggiane (controllata dalla Caproni) nella prima metà degli anni quaranta.

Sviluppo dei precedenti Re.2000 e Re.2001, ne rappresentò l'ultima evoluzione prodotta in serie, dotata del motore tedesco Daimler-Benz DB 605. Costruito in poco più di trenta esemplari, durante la seconda guerra mondiale venne impiegato dalla Regia Aeronautica nell'estate del 1943 e, successivamente all'armistizio di Cassibile, dall'Aeronautica Nazionale Repubblicana e dalla tedesca Luftwaffe, che ne utilizzarono alcuni esemplari superstiti, oltre a quattro di nuova produzione.

Storia del progetto Il progetto del nuovo caccia della Reggiane nacque nel corso del 1940 su iniziativa diretta del conte Giovanni Battista Caproni., titolare dell'azienda che deteneva la maggioranza azionaria delle Officine Meccaniche Reggiane. La galleria del vento della casa madre fu il teatro delle prove relative alla nuova ala, mentre presso la sede di Reggio Emilia venne realizzato un mockup in legno, con il quale venne sperimentata la realizzazione complessiva del nuovo velivolo.

Nel frattempo, a causa dei ritardi che caratterizzarono la realizzazione del motore Fiat A.38, che con i suoi previsti 1 200 CV di potenza avrebbe dovuto equipaggiare il caccia Fiat G.55., le autorità militari italiane cercarono una soluzione alternativa che potesse rapidamente consentire la costruzione di nuovi velivoli da caccia, individuandola nel motore V12 Daimler-Benz DB 605, la cui produzione su licenza era programmata, da parte della Fiat, a partire dalla primavera del 1942. In proposito, al motore DB 605 i vertici della Regia Aeronautica, oltre a suggerire che la numerazione di ciascun progetto dovesse essere caratterizzata dalla cifra finale «5», valutarono la possibilità di passare rapidamente alla produzione di nuovi modelli mediante la sua installazione sul Macchi M.C.202 e sul Reggiane Re.2001. Il nuovo progetto della Reggiane comunque, pur ricalcando nelle forme esterne i suoi immediati predecessori, costituiva una macchina considerevolmente diversa....; nonostante ciò lo staff tecnico dell'azienda, guidato dagli ingegneri Roberto Longhi e Giuseppe Maraschini, completò l'opera entro la fine del 1941.

La realizzazione del prototipo fu invece conclusa nella primavera del 1942: l'accumulo di tale ritardo sarebbe dovuto allo smarrimento del motore nel suo viaggio dalla Germania; il reale svolgimento di questo evento tuttavia non trova concordi le fonti bibliografiche: circostanziato in alcuni casi nei dettagli.Molteni, citando Govi, riporta che «il motore DB.605 in arrivo dalla Germania fin da dicembre 1941 finì “dirottato” per quattro mesi in un binario morto della stazione di Milano, ritrovato da un ingegnere della Daimler-Benz insieme ad alcuni militari della Wehrmacht che lo spedirono subito a Reggio Emilia». ., viene anche indicato come «leggenda postbellica»..

In ogni caso il Re.2005 fu l'ultimo ad alzarsi in volo tra gli aerei partecipanti al concorso per il nuovo caccia: preceduto di alcuni giorni dal Macchi M.C.205 e dal Fiat G.55, il Sagittario solcò i cieli di Reggio Emilia all'inizio di maggio del 1942, ricevendo la matricola «MM 494»... Anche in questo caso, però, gli eventi assumono contorni non precisamente definiti: la data del primo volo viene generalmente indicata nel 9 di maggio ma alcuni indicano che si tratterebbe di una data a uso «ufficiale», riportando che il primo volo effettivo avesse avuto luogo in realtà il giorno 7., ma che l'avvenimento sia stato occultato alle cronache in seguito a un guasto al carrello d'atterraggio occorso in fase di conclusione della prova. Questa versione viene però smentita da altri., che (bollandola come «versione romanzata» e citando anche la narrazione del pilota collaudatore Tullio De Prato) pospongono al giorno 10 il volo terminato con l'incidente al carrello.

Dopo le riparazioni dei lievi danni subiti, il Re.2005 completò una serie di voli di collaudo ancora nei cieli di Reggio Emilia e il 20 luglio fu trasferito (sempre con De Prato ai comandi) presso la base di Guidonia.; l'assemblaggio del velivolo, affrettato nel tentativo di colmare il ritardo accumulato in precedenza, risultò approssimativo, costringendo così i tecnici a riportare la macchina alla casa madre per alcune sistemazioni finali. all'abitacolo e al carrello. Quest'ultimo evidenziò l'inadeguatezza delle carenature di «chiusura» del ventre alare a carrello retratto: alle alte velocità raggiunte in fase di picchiata, queste saltavano con estrema facilità.

A queste prove fece seguito quindi il ritorno nelle officine di Reggio Emilia, dove, oltre al rinforzo del carrello, furono introdotte modifiche all'abitacolo; un successivo volo di prova, svolto il 23 settembre del 1942, si concluse bruscamente per un'avaria al motore.. Riportato nei giorni successivi a Guidonia, il Sagittario vide proseguire il ciclo di prove e collaudi, dal quale emersero valutazioni positive relativamente alla stabilità e al comportamento in vite., ma nel corso del quale si segnalarono, ancora una volta durante le picchiate, scuotimenti e vibrazioni alla cellula che resero evidente la necessità di irrobustimenti strutturali..; allo stesso tempo si presentarono nuovamente i problemi alle carenature del carrello che, unitamente agli scuotimenti del velivolo già segnalati, riemersero di nuovo nei primi giorni di ottobre..

Tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, dopo alcune prove svolte a Reggio Emilia, fece la propria comparsa a Guidonia il secondo prototipo del Re.2005, svolgendo prove comparative con il Fiat G.55; questo secondo esemplare ebbe la matricola «MM 495».

Alla fine del mese di dicembre del 1942 il Sagittario fu trasferito presso l'aeroporto di Furbara per lo svolgimento delle prove di tiro.., alle quali fecero seguito le decisioni delle autorità per la produzione in serie dei nuovi caccia: in definitiva il Re.2005 venne considerato inferiore al Macchi M.C.205V «Veltro», ma sostanzialmente alla pari con il Fiat G.55, anche se dotato di migliori prestazioni e manovrabilità ad alta quota..

Il 1942 si chiuse tra le incertezze delle autorità militari: la commissione guidata dal generale Renato Sandalli., che doveva valutare i modelli in competizione per il nuovo tipo di caccia, concluse che «per ragioni di praticità logistiche e di produzione» doveva essere limitato a due il numero dei modelli da adottare e che «risulterebbe che il velivolo da eliminarsi dovrebbe essere il Re.2005».. Tuttavia la stessa commissione (secondo alcuni «per soddisfare le Reggiane».), considerando che l'analisi si basava in parte su dati solo presunti e altri frutto di prove non complete e che le differenze tra i tre modelli in competizione non apparivano significative, suggerì che il Re.2005 avrebbe potuto sostituire nel ruolo di cacciabombardiere il Re.2002 o che, per limitare l'utilizzo del motore DB 605, impiegasse il Daimler-Benz DB 601 o che, ancora, la sua ala fosse installata sul Re.2002, dando così origine alla versione «bis» di quel velivolo. Va detto peraltro che nel febbraio 1943 una commissione tedesca, inviata in Italia per valutare quale dei tre caccia Serie 5 produrre su licenza in Germania, cosa che poi non avvenne, «salvò» il Sagittario e scartò il Veltro, più difficile da produrre in serie..

In ogni caso la classifica stilata non comportò l'accantonamento di nessuno dei tre aerei e alle Reggiane venne commissionata la realizzazione di sedici esemplari di «serie zero», in considerazione del fatto che i problemi emersi durante le prove valutative richiedevano ulteriori approfondimenti prima di dar corso alla produzione in serie.. A questo primo lotto risulterebbero assegnati i numeri di matricola da «MM 92343» a «MM 92358».; emerge tuttavia che i velivoli di questa prima serie sarebbero diciassette, di cui l'ultimo con matricola «MM 92359»...

A questo primo ordine ne fece seguito un altro per diciotto esemplari (ancora di «serie zero»), cui furono riservate le matricole da «MM 96100» a «MM 96117».. In questo caso le fonti reperite indicano concordemente che l'ultimo esemplare effettivamente realizzato portasse la matricola «MM 96112». Quelli sopra indicati furono infatti gli unici Re.2005 a lasciare le O.M.I. Reggiane, determinando così la costruzione di soli trentadue apparecchi (compresi i due prototipi immatricolati «MM 494» e «MM 495».). Anche in questo caso i dati reperiti non sempre sono univoci ed è possibile trovare indicazioni relative alla realizzazione di ventinove. oppure trentasei. o trentasette. aerei.

Nel frattempo, l'8 gennaio del 1943, la Regia Aeronautica decise di modificare l'abitudine di identificare aerei e motori solo con le sigle alfanumeriche, assegnando così in modo ufficiale il nome «Sagittario» al Re.2005. Nei giorni immediatamente successivi, in attesa che venisse definito nel dettaglio il programma di produzione per il nuovo caccia, i vertici della Regia Aeronautica ordinarono un primo lotto di cento esemplari «a titolo d'anticipazione» della fornitura di seicento aerei complessivi, che sarebbero divenuti 750 nel successivo mese di aprile. Quest'ultimo ordinativo di 150 esemplari risulterebbe tuttavia comparire solo sui registri delle Reggiane, senza trovare riscontro presso le autorità militari.. Viene inoltre indicato che la «Regia» avesse programmato la costruzione di altri mille apparecchi presso le officine della consociata Caproni Aeronautica Bergamasca, dell'AerferIn realtà l'AERFER nacque solamente nel dopoguerra, raccogliendo l'eredità delle Officine Ferroviarie Meridionali (OFM) e delle Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali (IMAM). e della Breda. Circa il ruolo cui destinare il Sagittario, nel marzo del 1943 venne la decisione ufficiale di impiegarlo come cacciabombardiere.

La produzione fu realizzata presso il Reparto Sperimentale delle Reggiane e le consegne iniziarono il 6 marzo del 1943, quando si alzò in volo il primo dei trenta velivoli «serie zero»; gli ultimi a essere consegnati furono due esemplari collaudati il 4 gennaio dell'anno successivo. In seguito alla divulgazione dell'armistizio di Cassibile, la produzione del Re.2005 fu quasi completamente sospesa: la Luftwaffe non li valutò di particolare interesse e solo in un secondo tempo avrebbe richiesto il completamento di una dozzina di velivoli. In tutto, gli esemplari completati dopo l'armistizio furono quattro.

Ancora sul finire del 1942 viene indicato l'interessamento al Re.2005 da parte della Svenska flygvapnet, l'aeronautica militare svedese. I rapporti svedesi con la Reggiane risalivano alla fine del 1940, quando venne stipulato il contratto di acquisto per sessanta esemplari di Re.2000. In ragione dei ritardi accumulati dal progetto del Saab 21. gli svedesi chiesero., oppure si videro offrire, la cessione della licenza di produzione unitamente (o in alternativa) alla vendita di cinquanta cellule prive del motore, poiché la Svezia aveva già acquisito autonomamente la licenza di produzione del motore DB 605. Alla fine di gennaio del 1943 la Direzione Generale delle Costruzioni e degli ApprovvigionamentiSpesso identificata con l'acronimo «DGCA». del Ministero dell'Aeronautica autorizzò l'invio di un velivolo per lo svolgimento delle prime prove, ma il mese successivo Superaereo si oppose all'operazione. La situazione di stallo venne superata con il diretto intervento di Mussolini (che all'epoca ricopriva anche il ruolo di Ministro dell'Aeronautica), il quale concesse il proprio «benestare». L'autorizzazione, concessa in data 9 giugno 1943, non ebbe in ogni caso seguito concreto a causa degli eventi dei mesi successivi.

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