La città metropolitana di Milano è un ente territoriale di area vasta della Lombardia, con capoluogo Milano. Conta abitanti distribuiti in 133 comuni e si estende su una superficie di km². È la seconda città metropolitana italiana per popolazione dopo la Città metropolitana di Roma Capitale.

Prevista, insieme alle altre aree metropolitane italiane, dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, fu istituita nell'ambito della riforma degli enti locali disposta dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, nota come «legge Delrio». Dal 1º gennaio 2015 è subentrata alla preesistente provincia di Milano, succedendole in tutti i rapporti attivi e passivi e assumendone il territorio e le funzioni, oltre alle ulteriori competenze attribuite alle città metropolitane dalla legge.

Il territorio metropolitano confina a nord con la provincia di Varese e la provincia di Monza e della Brianza, a est con la provincia di Bergamo, a sud-est con la provincia di Cremona e la provincia di Lodi, a sud-ovest con la provincia di Pavia e a ovest con la provincia di Novara, in Piemonte. Comprende inoltre l'exclave di San Colombano al Lambro, situata tra le province di Lodi e Pavia.

Ai fini dell'organizzazione territoriale, oltre al comune capoluogo il territorio della città metropolitana è articolato in sette zone omogenee: Alto Milanese, Magentino e Abbiatense, Sud Ovest, Sud Est, Adda Martesana, Nord Milano e Nord Ovest. Tale articolazione, prevista dallo statuto metropolitano e dalla normativa istitutiva, è finalizzata a coordinare le attività sul territorio e a favorire l'integrazione dei servizi tra la città metropolitana e i comuni.

Geografia fisica Il territorio della città metropolitana di Milano si estende nella parte centro-occidentale della Lombardia, prevalentemente nella Pianura Padana, ed è delimitato a ovest dal Ticino e a est dall'Adda. Dal punto di vista morfologico comprende settori dell'alta e della bassa pianura lombarda, separate dalla fascia dei fontanili, nella quale le acque infiltratesi nei terreni permeabili dell'alta pianura riaffiorano in superficie in corrispondenza dei depositi meno permeabili della bassa pianura.

L'assetto idrografico è particolarmente complesso ed è costituito dall'interazione tra corsi d'acqua naturali, in larga parte orientati da nord a sud, e un'estesa rete di canali artificiali realizzata e modificata nel corso dei secoli. I principali corsi d'acqua naturali sono il Ticino, l'Olona, il Seveso, il Lambro e l'Adda; a questi si aggiungono corsi minori quali il Lura, il Bozzente, il Molgora, la Trobbia e i torrenti del sistema delle Groane. La rete naturale è integrata dal Canale Villoresi, dal Naviglio Grande, dal Naviglio della Martesana, dal Naviglio Pavese, dal Canale Muzza, dal Cavo Redefossi, dalla Vettabbia e da numerosi canali irrigui e scolmatori.

Il Ticino costituisce il principale elemento idrografico del settore occidentale. Emissario del Lago Maggiore, scorre verso sud lungo il margine occidentale del territorio metropolitano prima di proseguire nella provincia di Pavia e confluire nel Po. La sua valle conserva importanti ambienti fluviali e perifluviali, tutelati dal Parco naturale lombardo della Valle del Ticino. Dal Ticino deriva inoltre il Canale Villoresi, che attraversa trasversalmente l'alta pianura milanese fino all'Adda e svolge prevalentemente funzioni irrigue.

Nel settore nord-occidentale il principale corso d'acqua è l'Olona, proveniente dalle Prealpi Varesine. Dopo aver attraversato l'Alto Milanese, riceve le acque del Bozzente e del Lura e raggiunge l'area fortemente urbanizzata a nord-ovest di Milano. Il sistema idraulico dell'Olona è stato profondamente modificato nel corso del tempo e, nel territorio urbano milanese, è connesso mediante opere di deviazione e regolazione al Lambro meridionale. Quest'ultimo percorre il settore meridionale dell'area metropolitana e confluisce successivamente nel Lambro in territorio lodigiano. L'Olona settentrionale non deve essere confuso con l'Olona meridionale, corso d'acqua che attraversa la provincia di Pavia; i due corsi costituivano anticamente parti di un sistema idrografico successivamente modificato dall'intervento umano.

Il Seveso, proveniente dalle colline a sud di Como, attraversa l'area settentrionale densamente urbanizzata e raggiunge Milano, dove il suo corso è in gran parte tombinato e strettamente integrato con il sistema idraulico cittadino. A nord del capoluogo una parte delle portate di piena può essere deviata attraverso il Canale scolmatore di Nord-Ovest verso il Ticino; nel sistema urbano le acque del Seveso proseguono invece principalmente nel Cavo Redefossi. La forte urbanizzazione del bacino e la presenza di lunghi tratti canalizzati o sotterranei rendono il Seveso, insieme all'Olona e al Lambro, uno dei corsi d'acqua maggiormente interessati dalle problematiche di rischio idraulico dell'area metropolitana.

Il Lambro, proveniente dal Triangolo Lariano, attraversa il settore orientale dell'area metropolitana e lambisce la parte orientale di Milano, proseguendo quindi verso sud fino alla confluenza nel Po. Il suo sistema comprende anche il Lambro meridionale e una rete di corsi e canali che drenano la pianura a sud del capoluogo. Più a est scorrono il Molgora e la Trobbia, le cui acque confluiscono nel sistema del Canale Muzza.

L'Adda delimita il settore orientale della città metropolitana. Proveniente dalla Valtellina e immissario ed emissario del Lago di Como, attraversa l'alta pianura in una valle caratterizzata da terrazzi fluvio-glaciali; parte del suo corso è tutelata dal Parco Adda Nord. Dall'Adda derivano importanti infrastrutture idrauliche, tra cui il Naviglio della Martesana, diretto verso Milano, e il sistema del Canale Muzza, prevalentemente destinato all'irrigazione.

Un elemento caratteristico del territorio è infine l'estesa rete artificiale dei Navigli milanesi e dei canali irrigui, che mette in relazione i diversi bacini idrografici. Il Naviglio Grande deriva dal Ticino e raggiunge Milano da sud-ovest; il Naviglio della Martesana deriva dall'Adda e raggiunge il capoluogo da nord-est, mentre il Naviglio Pavese collega Milano con il Ticino presso Pavia. A questi si affiancano rogge, cavi e canali destinati all'irrigazione, al drenaggio e alla regolazione delle piene, che rendono il reticolo idrografico milanese particolarmente articolato.

Storia Dall'istituzione della provincia all'Unità d'Italia Le origini dell'attuale città metropolitana risalgono alla provincia di Milano, istituita nel 1859 nel quadro della riorganizzazione amministrativa seguita alla Seconda guerra d'indipendenza italiana. Dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, la legge Rattazzi del 23 ottobre 1859 estese ai nuovi territori l'ordinamento amministrativo sabaudo, articolandoli in province, circondari, mandamenti e comuni. La nuova provincia milanese si estendeva su km² e comprendeva 498 comuni.

Alla provincia furono attribuite competenze in materia di lavori pubblici, in particolare strade ed edifici, istruzione secondaria e tecnica e assistenza ai malati di mente. Il suo ordinamento prevedeva un consiglio provinciale, con funzioni deliberative, e una deputazione provinciale, quale organo esecutivo-amministrativo. Le prime elezioni provinciali si svolsero il 15 gennaio 1860 secondo un sistema censitario riservato ai cittadini maschi di età superiore ai 21 anni che possedevano determinati requisiti economici, professionali o d'istruzione; dei 1438 aventi diritto parteciparono al voto in 394 e prevalse la lista moderata di orientamento cavouriano.

Il primo Consiglio provinciale si riunì il 5 marzo 1860, sotto la supervisione del governatore Massimo d'Azeglio e del vicegovernatore Vittorio Zoppi, ed elesse come proprio presidente il conte Cesare Giulini della Porta. Fin dalle prime sedute l'amministrazione intervenne in settori destinati a rimanere centrali nell'attività provinciale, tra cui strade, ferrovie e tranvie, ponti, opere idrauliche, istruzione, assistenza e agricoltura. La Provincia contribuì in particolare allo sviluppo delle comunicazioni mediante sovvenzioni alla costruzione di infrastrutture ferroviarie e tranviarie e intervenne nella ricostruzione dei ponti, nelle arginature dei corsi d'acqua e nella progettazione dei canali irrigui.

Con la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861 la provincia entrò a far parte dell'ordinamento amministrativo del nuovo Stato unitario. Alle competenze originarie si aggiunsero, tra le altre, quelle relative ai pedaggi sulle strade provinciali e alla regolamentazione della caccia e della pesca.

Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale Nella seconda metà del XIX secolo l'attività della Provincia accompagnò la profonda trasformazione economica e sociale del territorio milanese. L'espansione industriale, lo sviluppo della rete ferroviaria e tranviaria e la crescita dei centri urbani accrebbero progressivamente l'importanza degli interventi provinciali nei settori delle infrastrutture, dell'istruzione tecnica e dell'assistenza. La Provincia sostenne finanziariamente la costruzione di linee ferroviarie e tranviarie e di altre opere destinate a favorire i collegamenti tra Milano e i centri del territorio.

Parallelamente aumentò l'intervento nel settore dell'istruzione e dell'assistenza sociale e sanitaria. L'amministrazione provinciale assunse inoltre un ruolo crescente nella costruzione e manutenzione della rete stradale e nelle opere necessarie alla regolazione delle acque, in un territorio nel quale lo sviluppo industriale conviveva con un'estesa economia agricola irrigua.

L'evoluzione dell'ente fu accompagnata dal progressivo ampliamento della partecipazione politica conseguente alle riforme elettorali nazionali. All'inizio del XX secolo la Provincia costituiva ormai uno dei principali livelli dell'amministrazione territoriale milanese, con competenze che interessavano sia la crescente conurbazione industriale sia le vaste aree agricole circostanti.

Le guerre mondiali e il periodo fascista Durante la prima guerra mondiale l'amministrazione provinciale dovette adeguare la propria attività alle esigenze determinate dal conflitto. Il mandato degli organi provinciali e comunali fu prorogato fino al 1920 e la Provincia intervenne anche nelle questioni sociali e occupazionali determinate dall'economia di guerra. Il 10 febbraio 1916 il Consiglio provinciale istituì l'Ufficio del lavoro, al quale furono attribuiti compiti di studio delle condizioni dei lavoratori, dell'emigrazione e della disoccupazione, di promozione del collocamento e di mediazione nelle controversie tra capitale e lavoro.

L'avvento del fascismo determinò una profonda trasformazione dell'ordinamento degli enti locali. Il sistema rappresentativo provinciale fu progressivamente soppresso e gli organi elettivi vennero sostituiti da organismi di nomina governativa, inserendo l'amministrazione provinciale nel sistema accentrato dello Stato fascista. Nonostante il mutamento istituzionale, la Provincia continuò a svolgere funzioni amministrative e a realizzare infrastrutture nel territorio milanese.

Tra le opere più significative del periodo vi fu la realizzazione dell'Idroscalo di Milano. I lavori per il bacino, originariamente concepito come scalo per gli idrovolanti e successivamente destinato soprattutto alle attività sportive e ricreative, iniziarono nel 1928; il primo idrovolante vi ammarò nel maggio 1930 e l'opera fu ufficialmente inaugurata il 28 ottobre dello stesso anno con il nome di «Idroscalo Provincia di Milano».

Nel 1935 la Provincia acquistò Palazzo Isimbardi, fino ad allora residenza privata, per dotarsi di una sede distinta da Palazzo Diotti, condiviso con la prefettura. Il complesso fu restaurato e ampliato: Ferdinando Reggiori curò il recupero dell'edificio storico, mentre tra il 1938 e il 1940 Giovanni Muzio realizzò i nuovi uffici provinciali.