Pescara del Tronto (La Pescara in dialetto locale.) è una frazione di 135 abitanti di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, nella regione Marche e appartiene all'ente territoriale della Comunità montana del Tronto.

Il centro abitato è noto perché è stato completamente raso al suolo dagli eventi sismici avvenuti nel Terremoto del Centro Italia del 2016-2017. Data l'enorme gravità della tragedia, la frazione non verrà ricostruita lì dove sorgeva.

Geografia fisica

Questo paese, come l'intero comune di Arquata del Tronto, estende il suo territorio a cavallo tra due aree naturali protette: il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud. Dista 4 km dal suo capoluogo, circa 36 km da Ascoli Piceno ed è ubicato a quota

Territorio Il borgo, situato nell'alta valle del Tronto, si elevava sulle alture poste alla sinistra orografica del corso dell'omonimo fiume, circondato prevalentemente da zone boschive e tratti di aree utilizzate per il pascolo di piccole greggi. Il paese è attraversato dal tracciato del Sentiero europeo E1 nel territorio di Arquata.

La fauna che popola il suo circondario è costituita da varie specie di animali selvatici tra cui, in maggior numero, i cinghiali, che hanno avuto un incremento di crescita a seguito di un'operazione di ripopolamento. Vi è, inoltre, la presenza del picchio, del falco pellegrino, della lepre, del gatto selvatico, del tasso, dello scoiattolo, del riccio, dell'istrice, del capriolo, della volpe e della donnola.

Origini del nome La denominazione Pescara del Tronto è un idronimo e deriva dall'accostamento di due termini: «Pescara», etimologicamente riconducibile alla parola «pescaia», che può identificare una porzione del tratto dell'alveo di un fiume delimitato o chiuso da sassi dove poter pescare. Giuseppe Marinelli scrive che potrebbe suggerire anche l'antica presenza di uno sbarramento del fiume Tronto, che scorre vicino al paese, utile a favorire la cattura del pesce. Un'altra ipotesi spiega che il toponimo possa derivare dalla parola «pisc(i)ara» per indicare un luogo dove scorre l'acqua.. «del Tronto» in riferimento all'omonimo fiume che bagna la località.

Storia L'origine e la fondazione del primo insediamento di questo borgo sono riconducibili allo spostamento di piccole comunità provenienti dalle zone della riviera che, per sottrarsi ai saccheggi, hanno risalito i corsi d'acqua, tra cui il fiume Tronto, e si sono stanziati tra i monti, scegliendo un'ubicazione che garantiva maggiore sicurezza.

Il paese ha acquisito rilevanza a seguito del passaggio della Salaria, via consolare costruita dagli antichi romani per collegare la città di Roma con il mare Adriatico generando un canale commerciale per il traffico e il trasporto del sale. La collocazione geografica del borgo si trovava tra la statio di Surpicanum e la mansio di Ad Martis, elencate nella Tabula Peutingeriana. Con la presenza della strada arrivarono anche i pericoli e fu allora che gli abitanti protessero le loro case cingendo di mura il piccolo borgo. La possibilità di accesso all'interno dell'incasato era regolata da una porta che restava aperta durante il giorno e chiusa di notte. Di questo ingresso oggi rimane solo la memoria della via del Portone.

Dall'indagine storica e documentale, condotta da Carlo Castignani, eseguita scegliendo il criterio dell'ordine cronologico e volta a indagare la presenza dei Templari e dei Cavalieri Ospitalieri nelle Marche, emergono riscontri sulla loro presenza nel territorio della Valle del Tronto e in particolare a Pescara del Tronto all'inizio del XIV secolo. Lo storiografo si è avvalso delle fonti in maniera diretta e sostiene che in questo paese potrebbe essere sorto uno dei primi insediamenti templari delle Marche.C. Castignani, Templari e Ospitalieri nelle Marche (XII-XIV secolo), op. cit., pag. 150. Nell'anno 1333, la chiesa del paese risultava amministrata e condotta dal precettore frate Anastasio, religioso che compare nominato nell'Inventario dei beni ecclesiastici compilato in quell'anno.

Altre informazioni pervengono dall'esame dei documenti del 1373, quando papa Gregorio XI ha ordinato di svolgere un'inchiesta pontificia su tutti i beni amministrati dagli Ospitalieri, sospettati di sperperare quanto ricevevano per fini caritativi. L'indagine ha coinvolto anche il territorio della Marca Anconitana ed il rettore, nella giornata del 24 giugno 1373, ne ha esteso la notifica ai vescovi di Fermo, Camerino ed Ascoli. L'unico atto giunto alla nostra conoscenza è stato esaminato e trascritto dal frate Giuseppe Avarucci. Da questo accertamento si ha notizia della chiesa di Santa Croce di Pescara del Tronto che in quell'anno era classificata come «precettoria unita con Norcia».C. Castignani, Templari e Ospitalieri nelle Marche (XII-XIV secolo), op. cit., pag. 168, 182, 184.

Giuseppe Fabiani ricorda che, nel corso del XV secolo, a Pescara del Tronto vi era una delle «case ospitaliere» comprese nel distretto di Ascoli e dislocate lungo il tratto della Salaria che attraversava la montagna. Lo storico scrive che queste case, collocate sul tracciato della consolare romana, all'epoca frequentatissima, probabilmente non erano dei veri e propri ospedali, ma piuttosto ospizi dedicati all'accoglienza, dove viandanti e pellegrini potevano fermarsi e «trovare un letto, un pane e un cuore fraterno.»G. Fabiani, Ascoli nel Quattrocento, Vol. II, op. cit., pag. 255.

Dalla relazione della visita pastorale del vescovo ascolano Nicolò Aragona, avvenuta tra il 1580 e il 1581, si apprende che nel paese era già stata istituita la Confraternita del Corpus Domini.G. Fabiani, Ascoli nel Cinquecento, Vol. I, op. cit., pag. 402.

Nell'anno 1750, il nome della «Villa di Pescara» è citato nelle pagine del Cabreo della Commenda dell'Ordine di Malta di San Giacomo di Norcia, appartenente all'Ordine Gerosolimitano. Il paese è menzionato a proposito dei possedimenti che la stessa Commenda di San Giacomo di Norcia, aveva in questo borgo e nelle campagne del suo territorio. Nelle mappe descrittive che illustrano la raccolta documentale vi sono rappresentate le proprietà delle campagne e delle case di Pescara e del vicino paese di Vezzano, entrambi del Contado di Arquata. I disegni che riproducono schematicamente i beni inventariati sono realizzati a matita, inchiostro e acquerello su carta, alcuni sono corredati da una leggenda in calce.AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia ed Arquata del Tronto, op. cit., pag. 76.

Nell'anno 1798 il nome del paese è annoverato nel testo del Tomo 1 della Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana nell'elenco dei paesi appartenenti al Dipartimento del Tronto del Cantone di Acquasanta.

Nel testo dell’Indice di tutti i luoghi dello Stato Pontificio colla indicazione della rispettiva Legazione o Delegazione in che sono compresi nel Distretto Governo e Comune da cui dipendono le Diocesi alle quali sono essi soggetti e coll'epilogo in fine dei Distretti e Governi di ciascuna Legazione o Delegazione desunto dall'ultimo riparto territoriale ripromesso coll'Editto del 5 luglio 1831 questo paese risulta come: «Frazione di Arquata soggetta a quel Governo: Distretto, Delegazione e Diocesi di Ascoli. Anime 515.»

Il passaggio di Ferdinando II delle Due Sicilie nell'anno 1832 Tra le «Cose notabili», avvenute negli anni compresi tra il 1831 e il 1833, Niccola Palma, nel «Capitolo aggiunto» al III Libro della sua opera,N. Palma, Storia della città e diocesi di Teramo, (Voll. III), op. cit., pag. 637. si sofferma sulla narrazione del viaggio che il re Ferdinando II compì per «osservar bene la linea delle frontiere» abruzzesi del suo Regno. Lo storico teramano definisce l'accaduto un «sì lieto racconto»N. Palma, Storia della città e diocesi di Teramo, (Voll. III), op. cit., pag. 641. e continua scrivendo che « L'augusto viaggiatore, partito da Amatrice» la mattina del 21 luglio 1832, proseguì «da quella parte sino alla foce del Tronto (scopo che non avrebbe potuto ottenere viaggiando sempre entro il Regno, senza valicar aspre montagne) penetrò nello Stato Pontificio: e per Arquata e Acquasanta andò a riposare un'ora in Ascoli» «e verso il tramontare del sole recossi alla vicina Civitella del Tronto ne’ suoi reali dominj.»G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 151. Dalle cronache dell'epoca, dal Bollettino Piceno e dagli Annali della città di Ascoli Piceno (anno 1832), trascritti con cura da Gabriele Lalli, si legge la particolareggiata esposizione degli accadimenti succedutisi nelle ore in cui il sovrano si trovò nel territorio arquatano transitando sul tracciato della Vecchia Salaria che a quel tempo attraversava i centri abitati di: Tufo, Pescara del Tronto, Vezzano ed Arquata per poi scendere verso la parte più bassa della Valle del Tronto. Il re sostò nella «Villa di Pescara» il giorno del 21 luglio quando, sul suo cammino, incontrò una giovane contadina che recava con sé un cesto coperto. Le chiese cosa stesse trasportando e la villanella rispose che aveva «un grosso piatto di legumi e pane bruno»G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 153. preparati per suo marito che lavorava in campagna. Ferdinando II, temendo di essere avvelenato, non aveva consumato pasti ad Amatrice e in seguito, stando alle cronache, nemmeno ad Ascoli. Il monarca domandò alla donna di poter mangiare quel cibo che aveva cucinato per il suo consorte e la donna glielo offrì. Dopo aver consumato il pasto e aver lautamente ricompensato la giovane, il re si fermò all'interno del paese per dissetarsi bevendo l'acqua fresca che copiosamente sgorgava dalle fonti. Il piatto di legumi, oggetto di questo racconto, consisteva in una minestra dei cosiddetti «fagioloni di Pescara», più noti come i fagioli bianchi di Spagna, che da quel giorno assunsero notorietà fino a essere ricordati nelle cronache degli anni '70 come «quelli che assaggiò Re Ferdinando. »

La Dogana di Pescara Con la Disposizione N. 39 emanata dallo Stato Pontificio il 30 luglio 1840, sottoscritta dal cardinale Antonio Tosti pro-tesoriere generale e da Angelo M. Vannini commissario generale della Reverenda Camera Apostolica, è avvenuta la traslocazione della sede della dogana di Bollettone di Trisungo a Pescara. L'atto di notificazione riporta quanto disposto per le competenze degli agenti di finanza, collocati presso Pescara, che dovevano curare l'esecuzione di quanto previsto nella norma che regolava l'entrata e l'uscita delle merci lungo il confine tra il territorio pontificio e quello del Regno delle Due Sicilie. I doganieri dovevano osservare anche gli stessi obblighi di sorveglianza elencati nella precedente notificazione che assegnava la sede a Trisungo, promulgata il 15 dicembre 1837. L'ambito di pertinenza pescarese era così descritto: «1. Le strade legali, che si dovranno battere per la condotta di tutti i generi, merci, bestiami ec. da introdursi od estrarsi per la nuova dogana sono «la via sulla dritta del fiume Tronto, che da Grisciano Villa e dogana napolitana mette sul fiume stesso nel punto in cui si transita per una pedagna, e quindi alla Villa e dogana di Pescara. « l'altra sulla sinistra del detto fiume, la quale venendo dal villaggio napolitano denominato Tufo, mette sulla via Tufillo, e riunendosi fuori Pescara con quella proveniente da Grisciano, porta quindi direttamente alla dogana.» «2. Riguardo a questi stradali, ed agli obblighi de' conduttori, si osservano le disposizioni tutte contenute nella citata notificazione 15 dicembre 1837.»G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 158.

La visita di papa Francesco