Borsano (Bursàn in dialetto bustocco) è una frazione di abitanti del comune di Busto Arsizio in provincia di Varese. Fino al 1928 è sempre stato comune autonomo, a parte nel periodo tra il 1869 e il 1912.
Origini del nome Il suffisso -ano (in latino -anum) del nome "Borsano" potrebbe essere uno degli indizi dell'origine romana. La presenza romana è suffragata da alcuni autorevoli indizi..
Col nome di Borsano viene chiamata anche una della frazioni del comune di Calestano, in provincia di Parma. Secondo un volume di Salavolti e Soragna,. da tale luogo sarebbe nato il nome della famiglia Borsani o Borzani. Tuttavia, studi più recenti affermano il contrario. Martino Giovanni Maria Borsani (1406-1499), parente del vescovo di Parma Bertrando da Borsano (famiglia milanese ma originaria di Borsano di Busto Arsizio), esercitò l'attività di notaio a Calestano nel cui territorio acquistò dei terreni e costruì una villa chiamata Villa Borsana; intorno a questa crebbe il borgo di Borsano.Per questa ipotesi, si veda l'articolo "Borsano sull'Appennino parmense" scritto da Mario Colombo e pubblicato sull'Almanacco della Famiglia Bustocca del 2005, nel quale si cita come fonte il manoscritto "Borsano, De Borsani, Borsani. Una famiglia nella storia (dal 1300 al 1900)" scritto da Maurizio Borsani, discendente di Martino Borsani, e disponibile su supporto informatico alla biblioteca comunale di Busto Arsizio.
Storia
Anticamente il suo territorio era suddiviso nei tre comuni censuari di Borsano (comune dominante), Custode e Rasino.
Nel Medioevo Borsano (Brossianum) faceva parte della pieve di Dairago.. Dal punto di vista amministrativo, apparteneva al Contado della Burgaria, uno dei quattro contadi in cui era diviso il Ducato di Milano), e con questa fu incluso nel feudo che l'imperatore Federico Barbarossa attribuì il 9 giugno 1164 a Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia e arcicancelliere del Sacro Romano Impero. Fu proprio qui, nelle campagne tra Busto Arsizio e Borsano... (oppure, secondo altre fonti, tra Borsano e Legnano), che si combatterono le prime fasi della celebre battaglia di Legnano tra il temuto imperatore tedesco e i Comuni lombardi.
Nel 1670, l'arcidiacono della chiesa metropolitana della città di Milano, Giovanni Rasini, acquistò Borsano per la cifra di circa lire.8712 lire furono versate alla Camera per ricompensare i fratelli marchesi Lossetti per la retrovendita di oltre 130 fuochi (nuclei familiari), e 1452 come oblazione alla Camera (Cfr. ). Borsano fu dunque per decenni feudo dei principi Rasini. Fu proprio per volontà del principe Carlo Rasini che, tra il 1717 e il 1719, accanto alla sua villa, fu costruita la chiesa dedicata al frate francescano portoghese sant'Antonio di Padova, restaurata nel 2007.
Il Catasto Teresiano, coi suoi rilievi del 1722, permette di ottenere un dettagliato prospetto del territorio. Il paese confinava a nord con l'allora comune autonomo di Sacconago, a nord-est con Brughetto (comune autonomo fino al 1730, quando venne annesso a Sacconago) e Castellanza, ad est col borgo di Legnano, a sud con Dairago e ad ovest con l'ex-comune autonomo di Bienate (successivamente annesso a Magnago). La chiesa parrocchiale occupava il limite meridionale dell'abitato..
Nel 1853, Borsano, comune con una popolazione di abitanti, fu inserito nel distretto XI di Cuggiono. Nel 1861, quando venne instaurato il Regno d'Italia, il comune aveva una popolazione di abitanti. Borsano fu comune autonomo fino al 1869, anno in cui fu aggregato al comune di Sacconago. Il 12 dicembre 1912 il comune di Borsano fu ricostituito e rimase autonomo fino al 1928, quando fu definitivamente unito a Busto Arsizio. Al censimento del 1931, la popolazione residente era di abitanti.. Due anni dopo, i residenti erano ascesi a .
Negli anni cinquanta e sessanta fu costruito, nella zona settentrionale del territorio, il quartiere "Giuliani e Dalmati", così denominato in quanto destinato all'accoglienza da parte di Busto Arsizio dei circa duecento italiani esuli delle terre dell'Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia nel secondo dopoguerra. Molte famiglie di profughi vennero ad abitare questa zona di Borsano, che si configura come un quartiere semi indipendente, dotato di negozi, servizi e scuole (elementari Rossi e medie Parini). In onore ai luoghi di provenienza dei profughi vennero intitolate strade e vie ai luoghi simbolo delle terre cedute. Vi sono anche alcune statue erette a San Biagio, caro alla cultura giuliano-dalmata. Ad oggi nel "villaggio" vive ancora un buon numero di famiglie di origine istriana, giuliana e dalmata, testimonianza forte in città di questo periodo storico. Nello stesso quartiere si sono aggiunte più tardi le ondate migratorie di rientro dalla Libia, e, più recentemente, dall'Europa orientale, caratterizzando ancora di più il villaggio come multiculturale e con abitanti profondamente legati alla madre patria. Particolarmente vivo rimane il ricordo del dramma dei massacri delle foibe, ed ogni anno vengono organizzati convegni e testimonianze a tal tema.
Monumenti e luoghi d'interesse
Anche se è attualmente un quartiere di Busto Arsizio, Borsano è stato per secoli un comune autonomo. Pur essendo un paese di modeste dimensioni, era per molti versi autosufficiente. Il palazzo che per anni è stato la sede del municipio, successivamente della scuola materna, ed era in stato di abbandono da decenni, ha subito un recupero edilizio ed è ora diventato la "Casa della Salute", cioè un poliambulatorio gestito anche dalla Croce Rossa Italiana. Grazie alla ristrutturazione, l'edificio è ora dotato di tecnologie per il risparmio energetico tali per cui è catalogato come di classe A. Adiacente a tale edificio, si trova la sede delle ex scuole Marconi, scuola elementare storica di Borsano, ad oggi adibita in parte ad uffici comunali, in parte a sezione distaccata di altri plessi scolastici.
Sono parecchi gli edifici d'interesse storico, architettonico o artistico di Borsano anche se alcune delle opere più significative di tale patrimonio, come la chiesa parrocchiale ottocentesca e quella trecentesca di Santa Maria dei Restagni, sono state demolite durante il secolo scorso. Precedentemente era andato perduto un altro dei gioielli di Borsano: l'elegante ed esteso giardino all'italiana di villa Rasini, la residenza dei nobili feudatari di Borsano.
Nonostante questo, il recente restauro di Sant'Antonio da Padova, la piccola chiesa settecentesca voluta dal conte Carlo Rasini, è segno della volontà di recupero di parte del valore architettonico e artistico che un tempo Borsano poteva vantare. Attraverso l'interesse del "Gruppo Ricerche Storiche" di Borsano è stato possibile riscoprire una tela raffigurante Cristo Risorto di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, per poi esporla nel 2005 alla mostra monografica dedicatagli da Palazzo Reale, a Milano.
Per quanto riguarda invece le aree naturali, il Parco Alto Milanese, a cavallo tra i territori delle odierne città di Busto Arsizio, Castellanza e Legnano, giunge sino alle primissime case dell'abitato.
Architetture religiose
Gli edifici più degni di nota di Borsano per la loro storia, la loro architettura e le opere d'arte che conservano sono senz'altro le due chiese, quella parrocchiale e quella di sant'Antonio da Padova. Questo è segno del fatto che la comunità borsanese ha avuto come centro vitale nei secoli la casa di Dio. La vita religiosa, infatti, a partire dal Medioevo e fino a pochi decenni fa, è stato l'asse portante della comunità borsanese.. Un esempio concreto e piuttosto recente di questo fatto proviene dalle relazioni inviate alla Curia dai parroci don Antonio Gallarini (1900) e don Enrico Ballabio (1919). Nella prima si attesta che solo tre uomini non si erano comunicati nella Pasqua precedente. Nella seconda il bilancio è di sette uomini e una donna. La vita quotidiana era impregnata dalla fede e la giornata era scandita dai rintocchi delle campane. Le feste della comunità erano le feste religiose e tutti paesani si radunavano per pregare nella chiesa parrocchiale e in quella di Santa Maria dei Restagni, demolita negli anni cinquanta.
Un altro segno del fervore religioso borsanese sono le confraternite, una forma di associazionismo sovrafamiliare che aveva talvolta risvolti di carattere assistenziale. Le due principali confraternite di Borsano erano quella del Santo Rosario (la cui esistenza è documentata a partire dal 1570). e quella del Santissimo Sacramento. Le adesioni di massa sono documentate fino agli inizi del Novecento..
Tra gli edifici esistenti, oltre alla chiesa parrocchiale e a quella dedicata a Sant'Antonio da Padova, vanno ricordati il cimitero e l'oratorio, fondato nel 1911.
Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
La chiesa parrocchiale di Borsano si trova in piazza don Antonio Gallarini e fu costruita a partire dal 1939 su un terreno adiacente a quello dove sorgeva l'edificio ottocentesco, benedetto nel 1825 e demolito nel 1943. Quest'ultimo, sostituiva la vecchia chiesa cinquecentesca, demolita nel 1817. La nuova chiesa fu consacrata il 17 ottobre 1942 dal cardinal Ildefonso Schuster, in piena guerra mondiale.
Il progetto è dell'ingegner Garavaglia e dell'architetto Ascani. La facciata tripartita preannuncia le tre navate interiori. L'altare principale è opera dell'architetto Ascani. L'organo, proveniente dalla demolita chiesa ottocentesca, fu costruito da Antonio De Simoni Carrera nel 1885 e restaurato nel 1992 dalla famiglia V. Mascioni di Cuvio.
La via crucis e la controfacciata, rispettivamente del 1987 e del 1993, sono opere dell'artista locale Serena Moroni. Le nuove vetrate della navata sono di don Gaetano Banfi, mentre quelle del presbiterio e del rosone della facciata sono di Paolo Rivetta.
I tre portali in bronzo sono opera dello scultore Alberto Ceppi, autore anche dei mosaici sulla facciata e dei mosaici dell'abside.
L'imponente campanile a pianta quadrata posto sul retro della chiesa fu innalzato nel 1958 su progetto dell'architetto Ascani in modo da sostituire quello della chiesa ottocentesca, demolito solo nel 1953. Il concerto è composto da nove campane; si tratta del record ambrosiano per un concerto manuale.
Chiesa di Sant'Antonio da Padova
Nel territorio del quartiere è presente anche una seconda chiesa, intitolata a Sant'Antonio da Padova, il celebre francescano portoghese. L'edificio, che è il più notevole di Borsano sia sotto l'aspetto storico sia sotto quello architettonico, fu fatto costruire dal conte Carlo Rasini tra il 1717 e il 1719, nelle adiacenze della sua residenza. La chiesa era infatti una sorta di cappella domestica: attraverso una finestrella posta sopra l'altare era possibile per i conti seguire la Santa Messa direttamente dalle stanze della loro abitazione di Borsano..
Nel 1728, Carlo Rasini volle erigere nella chiesa un nuovo altare, dedicato a san Liborio, vescovo di Le Mans e protettore contro le calcolosi. Ancora agli inizi del secolo scorso, nella chiesa di Sant'Antonio da Padova si celebrava la Santa Messa in Aurora, in adempimento dei voleri dei Rasini. Quest'edificio raccoglieva la gente anche per acquistare le uova dei bachi da seta che poi venivano allevati nelle case delle famiglie borsanesi. E qui si portavano anche i bozzoli.