Arbus è un comune italiano di abitanti della provincia del Medio Campidano.
Il centro, situato su un costone del comprensorio del Monte Linas e diviso dal monte stesso dalla Piana di Arbus, è principalmente conosciuto per le località balneari della Costa Verde, la cui spiaggia principale, quella di Piscinas, comprende uno dei sistemi di dune più grandi d'Europa e per le frazioni di Ingurtosu e Montevecchio, eredità del periodo rigoglioso nel XIX e XX secolo di estrazione mineraria, le cui miniere dismesse sono attualmente parte del parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna.
Esso è rinomato anche per la pecora Nera di Arbus, razza ovina autoctona, da cui si ricava il latte e i suoi derivati inseriti nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali (P.A.T.) e per lArburesa, uno dei modelli del tipico coltello a serramanico sardo.
Geografia fisica Territorio
Localizzato nella parte sud-occidentale dell'isola, il territorio del comune di Arbus insiste su un gruppo di rilievi montuosi che culminano a sud con il monte Linas ( m s.l.m.) e a nord con il monte Arcuentu (785 m s.l.m.), vetta più elevata del territorio arburese. Dal punto di vista geologico è schematicamente caratterizzato da rocce scistose del basamento paleozoico intruse, in regime post-collisionale, da magmi granodioritici e granitici costituenti il plutone di Arbus. Dati radiometrici U/Pb su zirconi delle granodioriti (Punta Ruinas presso Genna Scirìa), suggeriscono per il plutone di Arbus un'età di 304 Ma riferibile quindi al Carbonifero superiore). Tale basamento è coperto a nord del territorio, da sequenze di lave e brecce andesitiche del complesso vulcanico Cenozoico dell'Arcuentu. Il plutone di Arbus ha favorito almeno in parte la formazione di sistemi filoniani prevalentemente mineralizzati a Pb e Zn e (a sud) a Ni e Co, influendo nel tempo, costituendo dall'Ottocento sino a pochi decenni or sono, una risorsa economica di prim'ordine. Il territorio comunale arburese si estende per ettari ed è il terzo della Sardegna per superficie, secondo solo a quelli del comuni di Sassari e di Olbia. Posto sulla costa sud-occidentale, costituisce con il Capo Frasca, l'estremo sud del golfo di Oristano.
Ubicato a valle del passo Genna 'e Frongia, è circondato da una suggestiva cornice di monti e da una rigogliosa pineta comunale de "Sa Conca 'e s'ollastu" e de "Conca 'e mallu". Fanno parte del territorio, il massiccio del monte Arcuentu e i monti circostanti, i quali dividono il Medio Campidano dal mare; un settore collinare intermedio con le zone minerarie di Ingurtosu, Montevecchio e Gennamari, che degrada verso il mare; la fascia costiera che si estende per circa 47 km di lunghezza, da capo Frasca a nord, fino a capo Pecora a sud e comprende la Costa Verde situata fra Piscinas e Funtanazza.
A Torre di Flumentorgiu (Torre dei Corsari nell'accezione turistica) e Pistis la costa è in prevalenza bassa e sabbiosa. A Piscinas e a Scivu si possono ammirare dune sabbiose che raggiungendo un'altezza di 100 m circa, sono le dune più alte d'Europa. A Capo Pecora la costa è rocciosa, ricca di rocce granitiche.
L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo della principale attività economica del luogo: la zona è sempre stata conosciuta come sito di estrazione mineraria, sfruttata già dai Fenici e, diventata zona industriale, fu trasformata in area di insediamento urbano per tutti coloro che lavoravano nelle miniere.
Origini del nome Il toponimo Arbus ha un'etimologia incerta. Il linguista Massimo Pittau nel 2013 indicò nel suo volume I toponimi della Sardegna meridionale una chiara corrispondenza con l'aggettivo plurale arbus che in lingua sarda campidanese significa bianchi e che deriva a sua volta dall'aggettivo plurale in lingua latina albus, con medesimo significato. Allo stesso tempo però non gli fu chiara la spiegazione di tale accostamento tra l'abitato e il colore. La sua teoria più verosimile fu che dal momento che in Sardegna è presente il cognome Arbus, che significa «bianchi di carnagione o di capelli», è lecito pensare che nel toponimo ci sia un riferimento a is Arbus, cioè agli originari proprietari di un furriadroxiu, cioè una cascina, attorno al quale si sviluppò successivamente il villaggio.
Già nel 1895 lo studioso Giuseppe Vaquer, nativo di Villasor ma trapiantato ad Arbus, scrisse un libro sul suo paese d'adozione e provò a dedurne l'etimologia. Anche lui collegò senza alcun dubbio il nome all'aggettivo bianco, con le medesime motivazioni del Pittau, e provò a darne una spiegazione, senza però il supporto di documentazione certa e da lui stesso definite "congetture". La sua ipotesi più probabile fu il riferimento alla presenza di massicci di granito di colore bianco o alle cime innevate essendo Arbus il paese più in alto altimetricamente della zona, ma già meno probabile vista la scarsa frequenza di nevicate nell'abitato e della breve permanenza di neve sulle stesse montagne. Ancora meno supporto hanno le teorie relative ad una corrispondenza con il vocabolo arburis, per l'abbondanza di alberi che in passato avrebbe caratterizzato il territorio, ma di dubbia plausibilità per via del termine diffuso più nella Sardegna settentrionale e ad arabus, con riferimento alle orde saracene che un tempo avrebbero invaso le coste, anche considerando che lo stesso Pittau trovò che nessun toponimo nell'isola derivi direttamente da termini arabi se non indirettamente dalle influenze spagnole.
Il paese è citato nel Codex Diplomaticus Sardiniae (Secolo XII, CXXIII anno 1187) come Arbis, nel Codex Diplomaticus Ecclesiensis (CDE 1031) e compare tra le parrocchie della diocesi di Terralba che nella metà del XIV secolo versavano le decime alla curia romana, ma in forme chiaramente errate. È infine citato nella Chorographia Sardiniae (200.25) di Giovanni Francesco Fara negli anni 1580-1589 come curatoria de Arbus, oppidum Arbus.
Storia Preistoria Sulla presenza dei primi abitanti della Sardegna e specificatamente nella zona di Arbus, appare interessante la scoperta di due scheletri umani, battezzati dai ricercatori Beniamino e Amanda, ritrovati ad Arbus in località S'Omu e s'Orku, i quali, in base alla datazione con Carbonio-14 eseguita nei laboratori dell'Università dell'Arizona, risalirebbero a circa anni fa, durante il periodo NeoliticoSardegna e Malaria, pag. 19, a cura di Ugo Carcassi, Carlo Delfino Editore, anno 2009. Nel 2011 in località Su Pistoccu, nella Costa Verde è stato rinvenuto il più antico scheletro umano completo sardo, ribattezzato Amsicora, che visse in un'epoca ancora più remota, ossia durante il periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico, - anni fa circa.
Un riparo sotto roccia in località Pranu Agas, all'interno del territorio di Arbus nei pressi della strada Montevecchio - Funtanatza, per l'ampiezza e per l'abbondanza di scaglie e oggetti di ossidiana, trovati nelle vicinanze, ma soprattutto per il reperimento di frammenti di ossa umane, fanno ritenere che questi anfratti naturali siano stati utilizzati come luogo di sepoltura da una primitiva comunità di pastori.
Nel periodo nuragico, durante l'età del bronzo, vennero edificati vari nuraghe e tombe dei giganti, i cui resti sono ancora oggi osservabili.
La fondazione del centro
La data esatta della fondazione di Arbus è incerta. Nel 2009 infatti nella piazza San Lussorio, durante la ristrutturazione dei locali adibiti a mercato civico, fu riconosciuto un sito archeologico pluristratificato, composto di un edificio termale e necropoli d'età romana imperiale, seguiti da un cimitero e una chiesa di età spagnola, risalenti almeno al XVII secolo. L'insediamento moderno poggia su un terrazzamento artificiale realizzato con materiale edilizio romano imperiale, sovrapposto ad alcune tombe preesistenti, di cui una alla cappuccina. Anche nella zona periferica di Santa Sofia sono presenti due pilastri probabilmente risalenti ad una volta di un insediamento termale. Questi nuovi elementi cronologici forniti dall'indagine archeologica permisero dunque di inserire anche l'attuale centro urbano di Arbus nella topografia antica della Sardegna.
Fino ad allora infatti Arbus venne considerata di fondazione medievale a giudicare le documentazioni dell'epoca. Il centro urbano infatti non risulta inserito nell'elenco delle decime pontificie del 1341 poiché, diversamente da oggi, il paese si presentava strutturato in diversi villaggi tra cui Santu Domini, Santa Sofia, Bidda Zei, Bidda Erdi, Villa Babari, Funtana Atza, Cilirus, presso Flumentorgiu, "Villa Jaca" e altre piccole località ma col tempo, a causa dei numerosi attacchi via terra e via mare di Saraceni e Aragonesi i diversi abitanti confluirono in un unico centro abitato. A dimostrazione di questo infatti fu proprio il rione Conca 'e Mallu ad essere il primo centro cittadino, poiché colle più alto e meno attaccabile, fino poi a svilupparsi verso la vallata più in basso. Già nel 1320 è menzionato come facente parte del giudicato d'Arborea all'interno del suo territorio storico (curatoria di Bonorzoli). Lo stesso Castello di Arcuentu sul Monte omonimo (785 m), di cui rimangono poche rovine, fu dato nel 1164, in pegno da Barisone I de Lacon D'Arborea, nominalmente re di Sardegna, ai Genovesi per il prestito di un forte somma di denaro.
Non si conoscono i motivi per cui la comunità di Arbus, a differenza dei comuni confinanti, non sia citata nel trattato di pace, stipulato nel 1388 tra il Giudicato di Arborea e il Regno d'Aragona. Parteciparono infatti, per l'Incontrada o curatorìa di Montis Regalis (Monreale) i rappresentanti degli abitanti del Borgo del Castello di Monreale, di Sardara, Villa Abbas (l'attuale Santa Maria de is Aquas di Sardara), di San Gavino e dei villaggi di Pavillonis (Pabillonis) e Guspini.
La mancata citazione dei villaggi di Arbus, Gonnos, Fanadiga, Serru e Flumini Major (allora ubicato in prossimità dell'attuale Portixeddu), compresi nel Giudicato d'Arborea, può trovare giustificazione nella possibilità che questi centri, in quel periodo, non fossero popolati, presumibilmente, a causa dell'epidemia di peste del 1348 che aveva reso disabitati il 40% dei villaggi della Sardegna.
Il comune di Arbus viene citato ancora nell'atto di allodiazione, ovvero cessione di proprietà libera da vincoli e tributi feudali, fatto alla catalana donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e, successivamente, nella Storia documentata della popolazione di Sardegna, in cui Corridore riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni per fuochi e popolazione dell'anno 1678.
Documenti inoppugnabili citano inoltre la visita pastorale del vescovo di Ales monsignor Andrea Sanna, avvenuta dal 5 al 16 aprile del 1524, alle parrocchie comprese nella diocesi, fra cui la parrocchia di San Lussorio di Arbus. La visita avvenne lunedì 11 aprile 1524 e viene narrato che all'esterno della chiesa parrocchiale, intitolata a san Lussorio, vi erano appese due campane, mentre all'interno vi erano due altari: il maggiore dedicato a san Lussorio e l'altro intitolato a san Sebastiano, nonché dei particolari sugli arredi. Presenziavano alla visita il curato Antonio Roger e l'obriere Giovanni Pau.
Un altro storico monsignore, Severino Tomasi, nella sua opera Memorie del passato, scrive che i lavori per la costruzione della nuova chiesa, quella attuale, dedicata a San Sebastiano, iniziarono nel 1590 e terminarono nel 1640. Inizialmente ricoprirono l'incarico di procuratori della Chiesa, Antioco Pittau e Lorenzo Aru. Essi erano dei laici che, notoriamente, venivano scelti per la fiducia e per il loro zelo e agendo alle dipendenze dell'autorità ecclesiastica, ricoprivano l'incarico di procurare i fondi necessari per la costruzione dell'edificio religioso, raccogliendo le offerte dei fedeli. Al riguardo viene menzionato il versamento a rate, a cura di Antioco Mereu, della somma di 10 lire corrispondente in quel periodo al valore commerciale di un bue.