Il Reggiane Re.2002 Ariete II era un monoplano monomotore italiano sviluppato durante la seconda guerra mondiale.
Rappresentava un'evoluzione del precedente progetto Reggiane, il Re.2000, integrando alcune delle modifiche già introdotte con il Re.2001. Venne impiegato dalla Regia Aeronautica, per poco più di un anno. Trovò anche un limitato impiego con la Luftwaffe che lo utilizzò in operazioni contro la resistenza francese. Tra tutti i velivoli della Reggiane fu quello prodotto nel maggior numero di esemplari, se non si considerano i Re.2000 prodotti su licenza in Ungheria.
Storia del progetto Progettato dall'ingegner Roberto Longhi, con la collaborazione dell'ing. Antonio Alessio, il Re.2002 era una evoluzione del Re.2000, del quale riprendeva le linee esteriori ma dal quale si distaccava per l'impiego del più potente motore radiale Piaggio P.XIX R.C.45 Turbine (capace di erogare la potenza di 1 160 CV., circa 160 CV in più rispetto al Piaggio P.XI montato sul predecessore) e per la differente struttura delle ali.
La scelta di tornare ad un velivolo dotato di motore stellare, dopo i positivi riscontri avuti con il motore a V Daimler-Benz DB 601 montato sui Reggiane Re.2001, derivava principalmente dalla necessità di affrancare la produzione dei velivoli dalle ridotte consegne di motori DB 601 (originali o di produzione su licenza da parte dell'Alfa Romeo) che venivano assegnati prioritariamente all'Aermacchi per la realizzazione del M.C.202.; inoltre il progettista Longhi era, secondo alcune fonti, un sostenitore del motore "stellare". Va infatti ricordato che il motore "radiale" o "stellare", pur avendo un impatto superiore al motore in linea sull'aerodinamica (soprattutto se il radiatore del motore in linea era piccolo e discretamente aerodinamico) aveva anche dei vantaggi: era molto più robusto e facile da mantenere operativo, poteva incassare danni gravi continuando a funzionare fattore, quest'ultimo, importantissimo per gli assaltatori e i velivoli che agivano a stretto contatto con il fuoco contraereo nemico, infine richiedeva manodopera meno specializzata per essere costruito.
Per quanto riguarda le ali, il Re.2002 utilizzava le soluzioni già introdotte con il Re.2001, in particolare la struttura trilongherone, in luogo di quella pentalongherone del Re.2000, così come venne confermato l'abbandono della soluzione dei serbatoi di carburante "integrati" nella struttura che caratterizzava il "Falco" e che ne aveva determinato le sorti.
Ancora dal punto di vista esteriore, il Re.2002 richiamava, come già le altre realizzazioni dell'ingegner Longhi, le linee aerodinamiche dei velivoli statunitensi "firmati" da Aleksandr Nilolaevič Prokof'ev-Severskij e Alexander Kartveli: il Seversky P-35 ed il successivo Republic P-43 Lancer.
Il primo prototipo del Re.2002, che volò nell'ottobre 1940, circa tre mesi dopo il primo volo del Re.2001, venne costruito impiegando la cellula di un Re.2000 (matricola MM.454). Un precedente velivolo (matricola MM.453) avrebbe dovuto impiegare il motore Fiat A.76 da 1 000 CV ma la sua realizzazione non venne portata a termine.
Il Re.2002, a causa di difficoltà nella messa a punto del propulsore (che risultò sempre carente in quanto ad affidabilità.), venne trasferito al Centro Sperimentale della Regia Aeronautica (basato presso l'Aeroporto di Guidonia) solo il 24 marzo del 1941.
La Regia Aeronautica emise il primo ordine per il Re.2002 otto mesi dopo: nel novembre del 1941 vennero richiesti 100 esemplari del cacciabombardiere convertendone parzialmente uno relativo a velivoli del modello Re.2001. La prima consegna ebbe luogo il 18 maggio 1942, ma per vedere il secondo velivolo si dovette aspettare fino al successivo 28 novembre.
Il progetto del Re.2002 non subì ulteriori sviluppi; risultano prodotti diciotto esemplari con specifiche, ma non meglio dettagliate, modifiche per l'impiego come bombardiere a tuffo ed un solo Re.2002bis (matricola MM.7327) che impiegava l'ala del Re.2005 che fu portato in volo il 12 luglio del 1943 ma successivamente nuovamente convertito agli standard di serie.
Alcune fonti bibliografiche... indicano l'interesse della Luftwaffe per una versione motorizzata con il radiale BMW 801 del quale sarebbe stata iniziata la costruzione di una prima cellula andata distrutta nel bombardamento degli stabilimenti delle Officine Meccaniche Reggiane avvenuti nei primi giorni di gennaio del 1944.
A causa degli stessi bombardamenti e della difficoltà di reperire documentazione certa, non è nemmeno possibile risalire al numero esatto di esemplari prodotti, che viene indicato tra le 225.. e le 261 unità.
Tecnica Struttura
Il Re.2002 era un monoplano ad ala bassa, a sbalzo, dalla struttura interamente metallica. Monomotore e monoposto, aveva fusoliera di sezione circolare, realizzata in duralluminio con struttura a guscio e rivestimento lavorante.. L'abitacolo era disposto nella parte centrale della fusoliera ed era dotato di cappottina ribaltabile lateralmente. Nel prototipo, diversamente da quanto poi realizzato negli esemplari delle serie produttive, la vetratura proseguiva anche alle spalle del pilota.
L'ala aveva pianta ellittica ed era anch'essa realizzata in duralluminio e rivestimento lavorante; solo gli alettoni, disposti nella parte esterna delle semiali, erano rivestiti in tela. In analogia a quanto già avvenuto sul Re.2001, l'ala del Re.2002 era trilongherone e conteneva serbatoi di carburante autostagnanti, senza riproporre la soluzione dell'ala stagna pentalongherone che aveva caratterizzato il Re.2000.
Gli impennaggi erano di tipo classico, con l'equilibratore collocato alla base della deriva.
Il carrello d'atterraggio era di tipo triciclo posteriore; gli elementi principali (dotati di singola ruota) si ritraevano, con movimento di rotazione di 90° (secondo il sistema denominato Curtiss, dall'azienda che per prima lo impiegò.), all'interno delle semiali: la gamba era alloggiata in un'apposita carenatura, mentre le ruote (girate di piatto) rientravano completamente all'interno dello spessore alare. Il ruotino di coda, pur essendo orientabile, non era di tipo retrattile.
Motore Il motore installato sul Re.2002 era, come detto, di tipo radiale: si trattava del 14 cilindri (disposti su doppia stella) Piaggio P.XIX R.C.45 Turbine, raffreddato ad aria, capace di sviluppare la potenza di 1 160 CV. Il propulsore, pur tra i più potenti radiali disponibili all'epoca in Italia, fu afflitto nel corso del proprio sviluppo da problemi di affidabilità tanto consistenti da ritardare l'inizio della produzione dei primi esemplari del velivolo: trascorsero infatti circa 5 mesi tra il primo volo del prototipo ed il suo invio al Centro Sperimentale della Regia Aeronautica presso l'aeroporto di Guidonia.
Anche l'elica era realizzata dalla Piaggio: era tripala, di costruzione metallica, a passo variabile in volo.
Armamento Il Re.2002 era armato con due mitragliatrici Breda-SAFAT calibro 12,7 mm posizionate al di sopra del motore, sparanti (sincronizzate) attraverso il disco dell'elica (con 840 colpi totali.) e con altre due mitragliatrici (calibro 7,7 mm, con proiettili complessivamente) alloggiate all'interno delle ali.
Erano inoltre previsti tre attacchi (uno al di sotto della fusoliera ed uno sotto ciascuna semiala) per carichi di caduta o serbatoi supplementari di carburante. Il carico trasportabile poteva arrivare fino a 650 kg di bombe; venne valutato anche l'impiego di silurotti: W da 650 kg, C.N.A. da 530 kg o S.B. da 580 kg, tuttavia questa soluzione non ebbe alcun seguito operativo.
Impiego operativo Regia Aeronautica L'ordine relativo alla prima serie di 100 esemplari fu completato nel luglio 1943, mentre della seconda serie, anch'essa prevista in 100 velivoli, soltanto 47 furono consegnati prima che venisse reso noto l'armistizio; le fonti bibliografiche riportano inoltre ordini per ulteriori 500 apparecchi, che non furono mai portati a termine.
I primi reparti a ricevere i Re.2002 Ariete furono, tra novembre e dicembre 1942, la 239ª e la 209ª Squadriglia del 102º Gruppo, inquadrato nel 5º Stormo; nelle settimane successive altri apparecchi furono assegnati alla 208ª e alla 238ª Squadriglia del 101º Gruppo, anch'esso appartenente allo Stormo. Entrambi i gruppi erano inizialmente basati presso il campo d'aviazione di Lonate Pozzolo, mentre il 102º Gruppo fu trasferito il 14 maggio 1943 a Reggio Emilia e il 25 maggio a Tarquinia.
Con l'inizio dello sbarco alleato in Sicilia, il 10 luglio diciotto Re.2002 del 102º Gruppo decollarono da Tarquinia diretti all'aeroporto di Crotone, dove ne giunsero diciassette; la sera stessa nove apparecchi attaccarono il naviglio alleato, perdendo durante il rientro quattro velivoli e tre piloti, tra i quali il comandante del 5º Stormo Guido Nobili. Le operazioni proseguirono nei giorni successivi con ulteriori missioni e perdite, mentre il campo di Crotone venne progressivamente raggiunto anche dai ventiquattro Re.2002 del 101º Gruppo, dodici dei quali arrivarono l'11 luglio e i restanti dodici il 13.
Il 13 luglio undici Re.2002 dei due gruppi attaccarono nuovamente la flotta alleata tra Augusta e Siracusa, perdendo due apparecchi e rivendicando un colpo sulla corazzata britannica HMS Nelson con una bomba da 250 kg, risultato che non trovò conferma nel dopoguerra. Nello stesso giorno B-24 della Ninth Air Force bombardarono gli aeroporti di Crotone e Vibo Valentia; nel bombardamento del campo di Sant'Anna furono distrutti quindici Re.2002 del 5º Stormo insieme ai Fiat G.50 dei reparti d'assalto. Una nota del comando della 4ª Squadra aerea del 18 luglio definiva il campo «inatterrabile»; successivamente fu tuttavia ripristinata una striscia utilizzabile e, dopo la riparazione degli apparecchi superstiti, il 5º Stormo si trasferì all'aeroporto di Manduria con sedici Re.2002 efficienti.
Nei giorni successivi dieci Re.2002 furono assegnati al 50º Stormo, i cui 28 Fiat G.50 erano andati perduti nel bombardamento di Crotone, e il reparto venne trasferito a Lonate Pozzolo; dopo l'armistizio quei velivoli furono requisiti dalle forze tedesche. Nel frattempo il 5º Stormo continuò a operare da Manduria e, con l'avvio dell'Operazione Baytown il 3 settembre, i Re.2002 furono impiegati contro le forze britanniche sbarcate in Calabria; le missioni proseguirono il giorno seguente nell'area dello Stretto di Messina, dove venne abbattuto anche il comandante dello Stormo Giuseppe Cenni.
Dopo l'armistizio numerosi Re.2002 superstiti continuarono l'attività con l'Aeronautica Cobelligerante Italiana, mentre non risultano esemplari operativi con l'Aeronautica Nazionale Repubblicana. Altri velivoli, compresi quelli requisiti a Lonate Pozzolo e ulteriori esemplari completati dopo l'8 settembre, furono invece acquisiti dalla Luftwaffe e impiegati durante la fase finale del conflitto.
Aeronautica Cobelligerante Italiana Il giorno 8 settembre 1943 il 5º Stormo, con i ventiquattro Reggiane Re.2002 residui (di cui solo dodici dichiarati operativi), era schierato sull'aeroporto di Manduria.. e già il giorno 18 era in azione contro naviglio tedesco diretto a Corfù.. Il 21 settembre tre Re.2002 presero parte ad azioni di attacco contro le truppe tedesche impegnate a Cefalonia..
Tra le operazioni realizzate nel mese di ottobre, a partire dal quale l'aviazione italiana cominciò le operazioni nei Balcani a supporto dei partigiani jugoslavi di Tito, viene ricordato l'attacco alla base della Luftwaffe a Scutari, cui presero parte dieci Re.2002 del 5º Stormo.
Ormai provati dall'impiego operativo e sovente afflitti da problemi al motore., gli undici Re.2002 superstiti vennero ritirati dal servizio di prima linea il 2 giugno 1944 ed assegnati alla Scuola Addestramento Caccia di Lecce-Leverano. Complessivamente la loro vita operativa era durata meno di dodici mesi.
L'asso del Re.2002