I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono due attacchi nucleari condotti dagli Stati Uniti d'America contro il Giappone il 6 e il 9 agosto 1945, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale.

La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8:15, l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima; tre giorni dopo fu sganciata la bomba atomica Fat Man su Nagasaki. I due attacchi causarono complessivamente un numero di vittime dirette stimato fra le e le persone, in gran parte appartenenti alla popolazione civile..

Gli effetti immediati e a lungo termine dei bombardamenti, insieme alle loro conseguenze politiche e morali, hanno dato origine a un ampio dibattito storico. Essi rappresentarono il primo e finora unico impiego di armi nucleari in un conflitto armato e contribuirono ad aprire l'era nucleare, influenzando profondamente gli equilibri internazionali del secondo dopoguerra.

Contesto storico Ricerca scientifica sull'atomo e applicazioni militari Dopo l'esperimento di diffusione nucleare di particelle alfa, portato a termine con successo nel 1919 da Ernest Rutherford, la ricerca scientifica nell'ambito della fisica nucleare si era progressivamente sviluppata grazie al contributo di scienziati di fama mondiale come Niels Bohr, Werner Heisenberg, James Chadwick ed Enrico Fermi.. Essi presentarono le nuove teorie della fisica quantistica, identificarono il neutrone ma soprattutto scoprirono che il bombardamento dell'atomo con neutroni produceva isotopi di nuovi elementi.

Sulla base di calcoli teorici basati sulla formula E=mc² di Albert Einstein, la frantumazione dell'atomo sembrava poter liberare una enorme quantità di energia. Nel 1938 Otto Hahn e Fritz Strassmann definirono il fenomeno della fissione nucleare mentre altri due ricercatori, Lise Meitner e Otto Frisch, scoprirono che l'uranio era un elemento instabile particolarmente idoneo per la frantumazione con conseguente liberazione di energia.. Fu tuttavia merito soprattutto di Leó Szilárd se si giunse alla concezione della cosiddetta reazione a catena, la possibilità cioè di un elemento di frantumarsi sotto il bombardamento di neutroni con l'emissione di un numero superiore di particelle a loro volta capaci di assaltare altri nuclei atomici prolungando in questo modo il processo di fissione.. Szilárd comprese le paurose implicazioni pratiche nel campo militare di queste scoperte e per primo, nello stesso 1938, mise in guardia contro il pericolo di una divulgazione incontrollata di notizie scientifiche che avrebbero potuto avvantaggiare militarmente potenze aggressive come la Germania nazista..

Situazione strategica nel Pacifico Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, così come gli effetti e le giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti: negli Stati Uniti prevale l'opinione secondo cui essi sono serviti ad accorciare il conflitto di parecchi mesi risparmiando le vite dei soldati (sia alleati che giapponesi) e dei civili, destinati a perire nelle operazioni di terra e d'aria nella prevista invasione del Giappone. In Giappone l'opinione pubblica tende invece a sostenere come i bombardamenti siano stati dei veri e propri crimini di guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese. Altri sostengono che non potessero essere giustificati solo da una vittoria sul fronte giapponese (ormai vicino alla resa), ma che fossero una dimostrazione di potenza verso quello che si profilava come il nuovo nemico, ovvero l'Unione Sovietica. Infine alcuni aggiungono alle motivazioni quella di testare la potenza dell'ordigno (costato miliardi di dollari) su una città: ciò spiegherebbe l'utilizzo di diverse tipologie di bomba durante i due bombardamenti. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell'evento, che non è più stato replicato.

Il mese precedente al bombardamento, la conquista di Okinawa aveva causato la morte di civili e militari giapponesi e la perdita di circa soldati statunitensi e aveva offerto una base ideale per la conquista del Giappone da parte degli USA. Tuttavia, gli Alleati temevano perdite tre o anche quattro volte superiori dato l'acceso patriottismo dei soldati giapponesi, crescente a mano a mano che arretravano verso la madrepatria.

Gli Stati Uniti, con l'assistenza militare e scientifica del Regno Unito e del Canada, erano già riusciti a costruire e provare una bomba atomica nel corso del Progetto Manhattan, un progetto scientifico-militare teso a costruire l'ordigno atomico prima che gli scienziati impegnati nel programma nucleare tedesco riuscissero a completare i propri studi per dare a Hitler un'arma di distruzione di massa. Il primo test nucleare, nome in codice "Trinity", si svolse il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nel Nuovo Messico. Una bomba di prova, denominata "The Gadget" fu fatta esplodere con successo. I lanci su Hiroshima e Nagasaki furono quindi la seconda e terza detonazione della storia delle armi nucleari.

Le decisioni politico-strategiche degli Stati Uniti Il nuovo presidente degli Stati Uniti Harry Truman, succeduto al presidente Roosevelt che, malato da tempo, era morto il 12 aprile 1945, era stato informato per la prima volta del programma atomico dal ministro della Guerra Stimson, che aveva genericamente fatto riferimento ad "un progetto immenso" in corso di realizzazione per la produzione di un nuovo esplosivo dalla "potenza quasi incredibile".. Il giorno seguente James F. Byrnes, il responsabile del programma di produzione bellica degli Stati Uniti, aveva a sua volta avvicinato il nuovo presidente annunciando con enfasi che era in fase di avanzata preparazione una nuova arma "capace di distruggere il mondo intero"..

Truman tuttavia venne informato dettagliatamente sul programma atomico statunitense solo il 25 aprile 1945 nel corso di un lungo colloquio con Stimson il quale, dopo i primi contrasti insorti tra il nuovo presidente e i massimi dirigenti sovietici riguardo alla situazione in Europa e ai programmi di ricostruzione dopo la fine della guerra, ritenne essenziale mettere al corrente il nuovo capo della Casa Bianca di un progetto che appariva in grado di esercitare un'influenza decisiva non solo per l'esito del conflitto con il Giappone ma anche "per i nostri attuali rapporti con l'estero".. Stimson riferì a Truman che stava per essere completata "l'arma più terribile che mai si sia vista nella storia umana" illustrando anche i due tipi di bomba in costruzione, una "tipo cannone" (la bomba all'uranio), e una "a implosione" (quella al plutonio) e disse che un primo esperimento avrebbe potuto essere condotto prima di agosto.

Nel corso dell'incontro Truman e Stimson non discussero dell'opportunità di impiegare la nuova arma e in pratica si "dette per scontato che la bomba sarebbe stata usata". Il ministro della Guerra disse che si prevedeva di impiegare l'arma contro il Giappone e che un gruppo aereo speciale stava per essere inviato nel teatro del Pacifico. Tuttavia, l'argomento di discussione più importante presentato da Stimson riguardò le implicazioni di politica internazionale: la bomba, secondo lui, "avrebbe certamente influito in maniera decisiva" sui rapporti con gli altri paesi. Stimson quindi consigliava al presidente di attendere prima di prendere decisioni definitive riguardo all'Europa e all'Estremo Oriente: entro breve tempo gli Stati Uniti avrebbero avuto "in mano più carte di ora" e "il segreto avrebbe avuto un peso determinante" su tutte le questioni in sospeso..

Le valutazioni di Stimson erano condivise dal nuovo segretario di Stato Byrnes, il quale disse a Truman che la nuova bomba avrebbe potuto "far impressione alla Russia" e rendere possibile agli Stati Uniti di "imporre le nostre condizioni alla fine della guerra".. Truman, sostanzialmente in sintonia con le opinioni dei suoi consiglieri, e deciso fin dall'assunzione della sua carica a modificare la politica del suo predecessore nei confronti dell'Unione Sovietica, assumendo una posizione più rigida nei negoziati in corso sulla situazione in Europa orientale., costituì il cosiddetto Interim Committee all'inizio di maggio, per proseguire lo sviluppo del programma atomico statunitense e pianificare l'impiego operativo della nuova arma. Esso era formato dai ministri Stimson e Byrnes e dai due massimi responsabili della ricerca scientifica, Bush e Conant..

Affiancato da un comitato consultivo formato dai massimi esperti del mondo scientifico (tra cui Oppenheimer, Compton, Fermi e Lawrence) lo Interim Committee concluse il suo lavoro con la riunione del 31 maggio in cui venne completata la relazione finale da presentare al presidente.. Secondo le testimonianze dei partecipanti, il comitato ritenne fin dall'inizio che fosse già scontato che la bomba sarebbe stata utilizzata. Sembra inoltre che essi non fossero molto informati sulle implicazioni di politica internazionale dell'impiego di una simile arma né sulla situazione reale del Giappone e su possibili opzioni alternative per affrettare la sua resa.. Le discussioni si concentrarono soprattutto sui dettagli operativi per ottenere il massimo effetto strategico e psicologico dall'impiego della bomba. Nella relazione finale ebbero parte determinanti le valutazioni di Byrnes e Stimson. Stimson affermò che "La via migliore era colpire all'improvviso una grande città".; si parlò anche di colpire un obiettivo militare circondato "da case di lavoratori". Byrnes in conclusione ritenne che fosse necessario sviluppare la nuova arma per garantire la superiorità degli Stati Uniti e che la bomba andasse impiegata senza indugio contro il Giappone senza darne alcun preavviso per impressionare e sconvolgere il nemico..

Il 1º giugno 1945 Byrnes presentò le conclusioni raggiunte dallInterim Committee al Presidente Truman che era già sostanzialmente convinto del fatto che "l'arma doveva essere usata". Truman quindi concordò con la relazione del comitato precisando che la bomba avrebbe dovuto essere sganciata "il più vicino possibile a un centro di produzione bellica"..

Nelle sue intenzioni dichiarate il bombardamento doveva determinare una risoluzione rapida della guerra, infliggendo una distruzione totale e infondendo quindi nel governo giapponese il timore di ulteriore distruzione: questo sarebbe stato sufficiente per determinare la resa dell'Impero giapponese.

La notizia del riuscito esperimento di Alamogordo suscitò entusiasmo ed emozione nella dirigenza politica delle potenze anglosassoni; Churchill giunse enfaticamente a parlare di "Secondo Avvento...appena in tempo per salvare il Mondo", mentre il ministro della Guerra americano Stimson considerò la bomba atomica una "carta vincente" ed un "equilibratore" della situazione di potere internazionale. Il segretario di Stato James F. Byrnes apparve ancor più ottimista: egli ritenne che i sovietici certamente non avrebbero potuto sviluppare in tempi brevi una simile arma e che sarebbe stato possibile per gli Stati Uniti intraprendere una "diplomazia atomica" nei confronti dei russi che a suo parere "erano sensibili solo alla potenza".

Il 26 luglio 1945 Truman e gli altri capi di Stato alleati stabilirono, nella dichiarazione di Potsdam, i termini per la resa giapponese. Il giorno seguente i giornali giapponesi riportarono la dichiarazione, il cui testo venne diffuso anche radiofonicamente in tutto l'impero del Sol Levante, ma il governo militare la respinse. Il segreto della bomba atomica era ancora custodito e la sua esistenza non venne minimamente accennata nella dichiarazione.

La scelta degli obiettivi