Biografia Gandolfo nacque a Binasco tra il 1200 e il 1201 da una agiata famiglia della nobiltà locale. Sin da bambino sentì profondo il desiderio di consacrare la propria vita a Dio, tanto che i primi nomi che imparò furono proprio Gesù e Maria.
Entrò nell'Ordine dei frati minori di San Francesco, studiò a Pavia ed ebbe come maestro di teologia Sant'Antonio di Padova. Vi è un'ipotesi secondo la quale prese i voti tra il 1224 e il 1225 a PalermoP. Cagliola, Almae Siciliensis provinciae minorum conventualium S. Francisci Manifestationes novissimae, Venetiis MDCXLIV, (rist. a cura di F. Rotolo, Palermo 1984).. Fra Gandolfo è annoverato tra i primi membri dell’Ordine francescano inviati in Sicilia con il compito di predicare il Vangelo e fondare conventiNel 1256 fondò a Termini_Imerese un convento dell'Ordine.. Nel gennaio del 1260, Fra Gandolfo insieme al confratello Fra Pasquale, si mise in cammino verso Polizzi, invitato dalla comunità locale per la predicazione della Quaresima. Giunti nei pressi dell’attuale Contrada San Gandolfo, si fermarono a riposare. Qui, secondo la tradizione, avvenne il primo miracolo del santo, Gandolfo aiutò un giovane muto e suo padre a ritrovare un giumento smarrito, e il ragazzo recuperò immediatamente la parola. Arrivato a Polizzi, il frate fu inizialmente ospitato da una donna chiamata Pisana e poi trasferito all’ospizio dell’ospedale di San Nicolò de Franchis, dove trascorse l’ultimo mese della sua vita. La sua ultima predica fu pronunciata il 31 marzo 1260, Mercoledì Santo. Morì il 3 aprile, Sabato Santo, assistito dai sacramenti e accompagnato dalla devozione dei polizzani. Il corpo venne portato alla Chiesa Madre e deposto a terra; nei giorni seguenti furono avvistati ceri accesi sul luogo, fenomeno che si ripeté fino al 1320. In quell’anno le reliquie furono raccolte, purificate con acqua e vino, e collocate in una cassa lignea sistemata in un sepolcro più dignitoso. Dal primo sepolcro, secondo testimonianze, germogliarono fiori di gelsomino e nel vino usato per la lavanda si verificarono altri segni prodigiosi, spingendo i cittadini a chiederne la proclamazione a Patrono e l’istituzione della festa liturgica. Nel 1320 circa venne costruito un eremo nella zona dove avvenne il primo miracolo. Nel 1482 le spoglie furono inserite in un’arca marmorea commissionata a Domenico Gagini; nel 1549 la cassa fu rivestita d’argento e intorno al 1579 fu aggiunto un busto argenteo del Santo. Oggi le reliquie sono conservate nella Cappella di San Gandolfo, nella navata destra della Chiesa Madre, e vengono portate in processione la terza domenica di settembre.
Culto Il primo processo per la canonizzazione di San Gandolfo fu avviato nel 1320 da Monsignor Giacomo da Narni, vescovo di Cefalù, su iniziativa dei cittadini di Polizzi che ne chiedevano la beatificazione, la proclamazione a loro patrono, nonché l'introduzione di due feste liturgiche, una per ricordare il giorno in cui il santo lasciò la vita terrena e un’altra per celebrare il momento in cui le sue sacre spoglie furono riportate alla luce.
Il processo rimase tuttavia incompleto e venne riaperto dapprima intorno al 1590 e successivamente, su autorizzazione della Santa Sede, riavviato nel 1621 dal vescovo Esteban Muniera. A motivare la ripresa del processo fu il grande lascito di Elisabetta La Farina, nobildonna del XVI secolo. Profondamente devota al Santo, nominò la Cappella di San Gandolfo sua erede universale, contribuendo in modo decisivo alla sua ricchezza e alla diffusione del cultoTestamento del 1557 rogato dal notaio Gianfrancesco Errante di Polizzi.. Per volontà dei giurati di Polizzi — Ascensio Mancuso, Giovan Giorgio Galegra e Michele Saporito — la storia del processo venne raccolta e pubblicata. Per la stampa fu chiamato da Palermo il tipografo Alfonso dell’Isola. L’edizione, semplice ma accurata, presentava un elegante frontespizio con l’immagine del Santo e gli stemmi del vescovo Muniera, insieme ai nomi dei governatori della Cappella e curatori dell'opera, Antonio Eban Cardona e Francesco Rampolla. Il processo racchiude la vita, la morte e i miracoli di San Gandolfo, raccontati da una quantità innumerevole di testimoni diretti e indiretti.
L'elogio del santo si legge nel Martirologio romano al 3 aprile:
Note
Bibliografia
V. Abbate, Inventario polizzano. Arte e società in un centro demaniale del cinquecento, Edizioni Grifo, Palermo 1992. V. Abbate, La Venerabile Cappella di San Gandolfo nella Chiesa Madre di Polizzi Generosa, Plumelia Edizioni, Bagheria 2015. C. Borgese (a cura di), Vita di S. Gandolfo, Edizioni Grifo, Palermo 1989. G. Di Giovanni, Lunari, ossia cronache polizzane dal 1756 al 1782, sec. XVIII, Archivio di Stato di Palermo. G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia, Palermo 1880. F. Evola, La stampa siciliana fuori di Palermo e di Messina nei due secoli XVI e XVII, in Atti della Reale Accademia di Scienze e Belle Arti di Palermo, Volume IX, Tipografia del Giornale di Sicilia, Palermo 1887. F.D. Farella, San Gandolfo da Binasco, Caltanissetta 1998. F.D. Farella, Stradario storico di Polizzi Generosa, Palermo 1977. A. Russo Alesi, San Gandolfo da Binasco, francescano protettore di Polizzi Generosa, Napoli 1932. C. Salamone Cristodaro, Polizzi del passato. Il Tabulario di Santa Margherita, Edizioni Grifo, Palermo 1990.
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