Di famiglia ebrea, si rifugiò in Argentina nel 1939 per scampare alle leggi razziali fasciste. Divenne una madre di Plaza de Mayo in seguito alla sparizione forzata della figlia Franca Jarach negli anni della dittatura militare di Jorge Rafael Videla.
Biografia Vera Vigevani nasce il 5 marzo 1928 a Milano da una famiglia ebraica benestante: il padre Vittorio è avvocato, mentre la moglie Lidia è una volontaria sociale presso la sinagoga, dove collabora con il rabbino assistendo gli ebrei tedeschi rifugiati. La religione ricopre un ruolo centrale per la madre di Vera, proveniente da una famiglia molto osservante, mentre per suo padre non ha lo stesso valore.
Trascorre un'infanzia tranquilla in un piccolo quartiere milanese insieme ai genitori e alla sorella maggiore Livia fino all'ottobre 1938, quando Benito Mussolini vara le leggi razziali in Italia come condizione di alleanza richieste da Hitler. La famiglia Vigevani viene a conoscenza della legislazione in due momenti diversi: i primi segnali sono alcuni articoli di giornale letti durante un soggiorno a Viareggio. Un mese dopo, presso San Martino di Castrozza, il vago contenuto di quelle notizie diventa una concreta e preoccupante consapevolezza.
Le conseguenze si fanno subito sentire: fino a questo momento Vera ha frequentato la scuola elementare Morosini. Subito dopo l'emanazione delle leggi una maestra si presenta a casa sua avvertendo la madre che la figlia decenne non potrà più frequentare l'istituto. In un primo momento Vera si trasferisce a una scuola situata in Via della Spiga. Qui, su iniziativa del professore fascista Bronzino, sono impartite lezioni pomeridiane a bambine e bambini ebrei da parte di insegnanti israeliti. L'esperienza risulta gradevole..
Passaggio in Argentina La pericolosità delle leggi è nota fin da subito alla famiglia. Parlando con i rifugiati che assiste, la madre comprende la portata della minaccia alla vita degli ebrei italiani e sa bene che rimanere in Italia è rischioso. I genitori di Vera decidono dunque di abbandonare il paese. La scelta ricade dapprima sulla Palestina, dove il padre aveva da tempo comprato un terreno. Successivamente, però, una famiglia di ebrei amici della famiglia Vigevani residenti a Buenos Aires li convince a raggiungerli. In più, in Argentina sarebbe stato più semplice imparare la lingua spagnola, molto simile all'italiano. L'unico della famiglia che invece preferisce non partire è Ettore Felice Camerino, nonno materno di Vera, convinto che la situazione non sia tanto allarmante: sarà deportato e morirà nel campo di concentramento di Auschwitz.
Grazie all'aiuto degli amici argentini, ottengono il visto turistico per l'Argentina, che diverrà definitivo dopo il loro arrivo. Il 3 marzo 1939 la famiglia parte dal porto di Genova a bordo della nave Augustus. Durante il viaggio Vera compie 11 anni e conosce un'altra italiana nella sua stessa situazione, Paola Vitale. Il 18 marzo 1939, dopo quindici giorni di traversata, il transatlantico arriva a Buenos Aires.Sul sito del Centro Internazionale di Studi sull'Emigrazione Italiana (CISEI) troviamo i dati di Vera Vigevani, il padre Vittorio Vigevani e la sorella Livia Vigevani raccolti al loro sbarco a Buenos Aires.
La famiglia abita dapprima presso una pensione in piazza San Martin, dopodiché si trasferisce in un'altra in via Esmeralda, dove alloggiano anche altre famiglie di ebrei italiani. Vera è iscritta a una scuola italiana, in quanto i genitori vogliono che lei riprenda gli studi italiani una volta che, come sperano, sarà tornata nel paese di origine. Nonostante il vantaggio linguistico, questa prima esperienza scolastica non è positiva: quasi tutti i compagni appartengono a famiglie fasciste; Vera sente continuamente elogiare Mussolini e le sue conquiste territoriali e questo provoca in lei profonda tristezza. Dopo circa un anno, la famiglia Vigevani compra una casa.
Dopo la cattiva avventura della scuola italiana, Vittorio Vigevani vuole che la figlia si iscriva al Colegio Nacional de Buenos Aires, che però non ammette presenze femminili tra i suoi studenti. Vera frequenta quindi il Liceo Nacional de Señoritas N.1. Negli anni dell'adolescenza conosce alcune ragazze e ragazzi ebrei, tra cui Victor Cohen e Arrigo Levi, con cui forma un gruppo molto coeso, instaurando amicizie che Vera stessa definirà per la vita. Nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale, Vera apprende che il nonno rimasto in Italia è stato deportato ad Auschwitz e non è più tornato..
Matrimonio e maternità Nel 1944, frequentando altri esuli ebrei come lei, Vera conosce e si fidanza col triestino Giorgio Jarach, studente di ingegneria presso l'università di Buenos Aires. La loro relazione è il motivo principale per cui i Vigevani non sono mai tornati stabilmente in Italia: dopo la fine della guerra, infatti, Vera dice ai genitori, che già pensano al ritorno in patria, che lei sarebbe rimasta con loro fino al compimento dei diciotto anni, dopodiché sarebbe tornata in Argentina per sposare il fidanzato. La madre, non volendo una famiglia divisa, decide allora di restare definitivamente a Buenos Aires. La scelta lascia perplesso il marito, che invece avrebbe preferito tornare a Milano per riprendere la professione di avvocato.
Dopo aver concluso il ciclo di studi superiori, Vera rinuncia all'università per lavorare, con l'obiettivo di mettere soldi da parte per sposarsi. Inizialmente è impiegata in una fabbrica di maglieria di amici di famiglia, poi in una agenzia marittima. In questo modo diventa indipendente dai genitori. Dopo le prime esperienze lavorative, Vera intraprende la carriera di giornalista culturale nella sede dell'agenzia italiana ANSA, dove rimane per quarant'anni fino all'età della pensione..
Nel 1949 Vera e Giorgio si sposano. Otto anni dopo, il 19 dicembre 1957, nasce la figlia Franca. Questa cresce serenamente, circondata dalle attenzioni dei genitori, con cui costruisce, a detta della madre Vera, un trío que tuvo características muy peculiares, un trio con caratteristiche molto peculiari. Molto brava a scuola, Franca ritiene che l'istruzione e l'educazione siano gli strumenti per cambiare il mondo. Partecipa attivamente alla vita della scuola, nonché ad attività politiche e sociali, maturando un profondo senso di solidarietà umana e di repressione delle ingiustizie. Franca matura anche grandi doti artistiche in ambito di pittura, scrittura e recitazione.
Instaurazione della dittatura in Argentina Il 24 marzo 1976 un colpo di Stato provoca la destituzione del governo di Isabel Martínez de Perón, terza moglie di Juan Domingo Perón. I suoi autori, Jorge Rafael Videla, l'ammiraglio Emilio Eduardo Massera e il generale di brigata Orlando Ramón Agosti, instaurano in Argentina un regime dittatoriale guidato da Videla. Il nuovo governo mira a reprimere qualsiasi forma di opposizione politica e sociale tramite un sistema repressivo basato sulla violazione sistematica dei diritti umani e civili passato alla storia come Guerra Sucia. La nuova organizzazione sociale prevede, tra gli altri provvedimenti, lo scioglimento dei sindacati, l'abrogazione dei diritti dei lavoratori e il soffocamento di ogni protesta.
Vittime del regime sono soprattutto gli studenti - universitari e delle scuole superiori -, considerati pericolosi poiché pensano, credono nella giustizia, nella solidarietà e nella libertà. Il regime si scaglia anche contro gli insegnanti, colpevoli di fornire ai giovani l'istruzione che la dittatura ripudia. La censura della cultura porta alla persecuzione di artisti, intellettuali, giornalisti, scrittori, musicisti e cantanti, torturati, uccisi o costretti ad abbandonare il paese. Numerose sono le vittime tra gli ebrei, a cui sono riservati atroci trattamenti: sono costretti a miagolare o abbaiare per perdere la dignità e ad ascoltare le registrazioni dei discorsi antisemiti di Hitler. Il regime non risparmia neanche i neonati, perseguitati tramite la pratica del Robo de niñosTra i giovani sequestrati si trovano anche molte ragazze incinte, che, rinchiuse nei centri di detenzione, sono portate a partorire in condizioni medico-igieniche precarie. Poco tempo dopo la nascita, i neonati vengono strappati alle madri, che sono uccise brutalmente, e affidati alle famiglie sostenitrici del regime capaci di educarli secondo i principi da questo promossi..
La repressione del regime si attualizza secondo due forme: la prima, legale, prevede processi, condanne, e periodi di prigionia; la seconda, più comune e illegale, include sequestri, detenzioni, torture e morte. Nel secondo caso, gli individui vengono condotti nei Centri di Detenzione Clandestina, dove viene loro assegnato un numero identificativo. Qui i detenuti non valgono più di animali: vivono in piccole stanze con scarsissime condizioni igienico-sanitarie, dormono su brandine sporche, sono frequentemente sottoposti a torture. Queste includono la picanapunta metallica collegata a due poli elettrici che, entrando a contatto con la pelle, producono scariche elettriche. È una tecnica di tortura comunemente usata dai militari, in quanto poiché non lascia segni visibili sulle vittime. Una prima scarica provoca la contrazione dei muscoli; la seconda lacerazioni alla carne e vomito diverse violenze fisiche, le pratiche del "sottomarino"la testa della vittima è trattenuta nell'acqua sporca o nelle feci. e del "sottomarino secco"la testa del torturato è messa in un sacco di polietilene, che viene stretto fino a provocare l'asfissia. e molte altre. Per uccidere i prigionieri, invece, la prassi più comune è il "volo della morte"le vittime subiscono una iniezione di sedativo, che li addormenta. In seguito vengono caricati su un aereo. A bordo di questo, un medico pratica una seconda puntura che li addormenta completamente. I prigionieri vengono poi sogliati e lanciati nel fiume La Plata o nell'oceano Atlantico. Per assicurasi che affondassero, venivano legate delle catene ai loro piedi...
Scomparsa di Franca
Franca Jarach è una delle vittime del regime: a soli diciotto anni, il 25 giugno 1976, viene catturata e condotta all'ESMA, la Escuela de Mecánica de la Armada, adibita a centro di detenzione e tortura dei ribelli.
Oltre a essere una studentessa brillante, Franca Jarach è anche molto attiva nella sua scuola: prende parte ai movimenti studenteschi, partecipa a iniziative per cambiare i sistemi di studio e i programmi. Sebbene intraprenda tali attività quando ancora l'Argentina è democratica - ossia prima della dittatura -, la ragazza continua anche in seguito all'instaurazione del regime, momento in cui gli studenti e l'ambiente scolastico in generale sono presi di mira dai militari.
In nome dei suoi ideali, Franca si ribella alla politica repressiva: in un'occasione, ad esempio, prende parte all'occupazione della sua scuola in difesa del preside che è stato allontanato. In un'altra partecipa a un'assemblea nonostante questa sia stata proibita. Per questo motivo Franca viene espulsa dalla scuola con una quindicina di compagni. Quando i ragazzi sospesi sono riammessi, Franca si rifiuta di tornare in quel clima di divieti, decide quindi di studiare autonomamente, dando poi gli esami di maturità come privatista. Poco tempo prima del sequestro si unisce al movimento studentesco "UES" (Unión de Estudiantes Secundarios), che si oppone al regime. Secondo Vera queste sarebbero le circostanze alla base della scomparsa di Franca. Vera e suo marito, consapevoli del rischio che la loro figlia corre, le consigliano più volte di tornare in Italia, dove loro due poi l'avrebbero raggiunta. Ognuna di queste volte, la ragazza oppone un secco rifiuto, preferendo restare a Buenos Aires. Alcuni coetanei, tra cui l'amica e compagna di classe Diana Guelar, scamperanno alla detenzione perché sceglieranno di andare via dall'Argentina.`.