Biografia Niccolò de’ Terzi, ovvero Nicolao de Terciis Parmensi, conte di Tizzano e di Castelnuovo, feudatario di Guardasone e di Colorno e d’altre importanti terre parmigiane, divenuto celebre per le sue imprese militari al servizio di Filippo Maria Visconti come “il Guerriero” era figlio naturale di Ottobuono de' Terzi ed ebbe per madre Cecilia de Lapergola, rimasta nubile. Nacque verosimilmente durante l’ultimo decennio del XIV secolo, come fa dedurre l’atto della sua legittimazione, decisa dal padre Ottobono, e rogato dal notaio milanese Lanzarotto o Lancillotto Regna, il 25 novembre 1405. In quel documento, oltre al buon carattere di Niccolò, si indica la sua età approssimativa: considerantes in te bone indolis inditia que demonstras, et pubertatis etate.La pergamena con l’atto di legittimazione, conservata presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia, è riprodotta nel fondamentale studio dedicato alla ricostruzione delle biografie e le tavole genealogiche della casata dei Terzi, pubblicato a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, seconda edizione, ("Fonti e Studi", serie II, XIV-2), Parma, presso la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 2019, pp. 115-116.. Morì nel suo esilio presso la corte dei Gonzaga di Mantova, ove ricoprì per oltre quattro lustri la carica di camerlengo, presumibilmente intorno al 1475.
Nipote di Niccolò Terzi il Vecchio, era fratellastro di Jacopo e Giorgio, che Ottobuono ebbe dalla prima moglie Orsina, e di Niccolò Carlo, Margherita e Caterina nati dal matrimonio con Francesca da Fogliano. Niccolò il Guerriero sposò una Ludovica di ignota famiglia che lo seguì dopo il 1448 nell’esilio mantovano e che gli diede almeno due figli: Giovan Francesco e Gaspare che affiancarono il padre nelle sue ultime imprese militari.
Il capitano d'armi Il 27 maggio 1409, Niccolò, il futuro “Guerriero” non era presente quando il padre Ottobuono, fu assassinato a tradimento da Muzio Attendolo Sforza a Rubiera presso Modena.Qui s'erano incontrati con le proprie scorte, per patteggiare una pace, Ottobuono, signore di Parma e Reggio e il marchese di Ferrara, Niccolò III d'Este. Mentre i due avevano iniziato lo scambio di convenevoli, lo Sforza, con il cugino Micheletto, e con la verosimile complicità dell’Estense, avevano assalito a tradimento alle spalle Ottobuono de' Terzi, trafiggendolo alla schiena, disarcionandolo e consentendo poi l’orrendo scempio del suo cadavere.
Niccolò, seppe del tragico evento mentre stava a Parma presso Jacopo e Beltramo, fratelli di Carlo da Fogliano che, al contrario di questi, erano partigiani degli Estensi. Immediatamente si precipitò a indossare le armi e raggiunse Carlo, suocero e fedele consigliere del defunto genitore. Al suo fianco, con lo zio Giovanni Terzi, il 17 giugno 1409, Niccolò Guererio filio Othonis ingaggiò la sua prima battaglia, e qui conobbe la sua prima sconfitta, sotto il Castello di Montecchio Emilia per contrastare le truppe in avanzata di Niccolò III, comandate dal medesimo Sforza, che aveva ucciso il padrePezzana, nella sua Storia della città di Parma, scrive che Giacomo Terzi, «entrato forse in qualche speranza di raddrizzare le cose, pensò tosto ad inseguire 1'esercito nemico per attaccarlo da più parti. Mandò nello stesso giorno 17 giugno Giovanni Malvicino con trecento cavalli a Guardasone; e Giovanni Terzi, Carlo da Fogliano e il nostro Niccolò Guerriero con 600 lance a Montecchio.” A. Pezzana, Storia della città di Parma, II, Parma 1842, p. 122.. In quello scontro le forze estensi prevalsero costringendo alla rotta quelle dei Terzi che ripararono entro la cinta Porta Nuova a Parma, dove opponevano la loro ultima resistenza le truppe cittadine dei Terzi. Ma anche quel baluardo doveva cadere e il 17 luglio, Niccolò III d’Este s’impadroniva di Parma marcando la fine della signoria sulla città della casata dei Terzi.
Dopo questa data si perdono le tracce di Niccolò. Ricompare sette anni più tardi quale capitano in armi al soldo di Filippo Maria Visconti. Fedele nel servizio al ducato milanese, perseverava nella tradizionale militanza della sua casata, dal padre Ottobuono al nonno Niccolò il Vecchio.Ma il Guerriero non si limitò ad offrire al duca di Milano il proprio valore di militare professionista. Filippo Maria, con il quale seppe entrare ben presto in confidenza e «al quale fu sempre molto caro», seppe apprezzarne, forse in misura maggiore e continuativa, anche i talenti e le virtù di consigliere e di diplomatico. Lo impiegò in missioni delicate, ad esempio quale suo rfeferente presso l’imperatore Sigismondo, re dei Romani, quando questi discese in Lombardia, tappa del viaggio verso per l’incoronazione a imperatore del Sacro Romano Impero. Lo volle sempre nel suo Consiglio Segreto, nella più gelosa cerchia di corte, “perocché egli da pochi e poche volte si lasciava avvicinare”, come scrive L. Scarabelli, nella sua Istoria civile dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, II, Piacenza 1858, p. 264..
Nella primavera del 1416 le milizie del duca di Milano attaccarono quelle del marchese d’Este che ancora occupavano gli ex domini viscontei. Niccolò Terzi il Guerriero e Guido Torelli, avevano già conquistato fama di «capitani egregi» e combattevano allora sotto il comando generale del più celebre Francesco Bussone, detto “il Carmagnola”.”Guido Torelli e Nicolò Guerriero (naturale di Ottone Terzi) capitani egregi uscirono sotto il comando di Francesco Carmagnola generale, e nella primavera presero Sarmato, Corano, la Motta, posero campo su quel degli Arcelli, si prepararono a prendere la città. Dice la cronaca avere avuto 1’ esercito una consistenza di venticinque mila fanti, e di quattrocento cavalli, ma io credo che fossevi errore di cifra e che i fanti si abbiano a tenere per dieci volte meno.” Cfr. L. Scarabelli, Istoria civile dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, II, cit., p. 243..
Nel 1417 il Terzi comandava assieme al Torelli, le forze di cavalleria, funzionalmente accorpate alla guardia del corpo ducale e alla compagnia delle famose Lance spezzate. Niccolò condusse anche le compagnie a cavallo che avevano operato sotto le insegne del padre Ottobono. Di lui, Nicolaus Tertius Othonis filius, e di Guido Torelli, capitani di Filippo Maria Visconti, Giorgio Giulini, citando il cronista Andrea Biglia, scrisse che erano illustri e ”tutti peraltro così magnifici, che da alcun altro in Italia non venivano superati”.«Tutte queste erano truppe di Cavalleria proprie e particolari del Duca; le altre erano assoldate co’ loro Generali. Ceteri jam conduċtitii erant, quos tamen ita demum ſibi devinxit, ut nemo pene Ductorum secessise inveniatur. Contraxit ex Apulia Fabricium, qui cum Ladislao ductor fuerat. Accessit Guido Torellus, qui etiam cum Patre quondam acies ductaverat. Nicolaus Tertius Othonis Filius aliquot turmas habens paterni Equitatus, tamquam in perpetuum stipendium successit. Sic alii ignotiores inter alas dispositi, ut nulli in Italia conspectiores essent. Il resto dunque della Cavalleria Ducale era composto di quelle Compagnie, che varj Capitani avevano sotto di se, e che si assoldavano da Principi belligeranti secondo le occasioni; de quali Capitani, quelli che vennero al servigio di Filippo Maria rare volte da Lui si dipartirono mai più. Tre più illustri ne ha nominati l'Autore ; oltre ad altri ch'erano men noti, tutti peraltro così magnifici, che da alcun altro in Italia non venivano superati. Il Biglia parla de' tempi, ne’quali il Carmagnola era generalissimo della nostra armata». G. Giulini, Continuazione delle memorie della città di Milano ne’ secoli bassi, III, Milano 1771, p. 286..
Ai primi di marzo 1420 il Torelli e il Terzi tentarono di riconquistare Parma al Visconti. Fu un’esibizione militare di dimensioni esigue che il Duca tuttavia apprezzò molto. Pochi giorni appresso, il 13 marzo, premiò il Torelli investendolo di Guastalla, Montechiarugolo reintegrandolo di tutti i privilegi goduti nel 1406. Sul finire dell’agosto, sempre il Terzi e il Torelli, assieme a Cecco da Montagnana, al comando d’uno schieramento di 600 lance, riuscirono ad impadronirsi di Borgo S. Donnino e di altre terre fino a Castelnuovo. In seguito alle prove di eccellenza nell’arte militare dimostrate sul campo da Niccolò il Guerriero presero corpo nuove richieste perché fossero a lui restituiti i feudi, terre e castellanie che erano stati sequestrati alla sua casata dopo l’assassinio di Ottobuono.
Nell’estate del 1424, Filippo Maria Visconti, pronto a invadere l'Italia centrale, aveva concentrato le sue truppe, forti di 4000 cavalieri ed altrettanti fanti agli ordini di Angelo della Pergola, sul fronte della Romagna. Niccolò il Guerriero, alla testa di 400 cavalli, e Guido Torelli che comandava un’altra compagnia, combatterono il 28 luglio alla battaglia di Zagonara sotto le insegne del ducato di Milano contro la cavalleria della Repubblica di Firenze che schierava ottomila unità agli ordini del capitano generale Carlo I Malatesta, il signore di Rimini. La cavalleria fiorentina, che aveva lanciato per prima l’attacco nella mattina, dopo 5 ore di scontri e assalti dall’esito incerto, subì alla fine una pesante sconfitta. Il Malatesta fu catturato con 5000 tra cavalieri e fanti e il castello di Zagonara fu atterrato.