Biografia Gli esordi

Luca Cambiaso nasce a Moneglia il 18 ottobre 1527. Il padre era il pittore Giovanni Cambiaso (1495-1579), nato a San Quirico in Val Polcevera, luogo che aveva dovuto abbandonare per sfuggire alle truppe ivi accampate del connestabile di Borbone. Giovanni Cambiaso si era allora spostato a Moneglia, dove nacque Luca.

Giovanni diede a Luca i primi insegnamenti pittorici e gli fece copiare i disegni dei maestri del Rinascimento italiano, modellare figure di creta e soprattutto studiare gli affreschi di Perin del Vaga, Domenico Beccafumi e Il Pordenone, da poco eseguiti nel palazzo di Andrea Doria a Fassolo.

Dell'arte di Giovanni nulla si sa sino alla prima opera eseguita nel 1545 in collaborazione col figlio. Si tratta del Polittico di Breccanecca (Cogorno), commissionato il 6 febbraio 1545 a Giovanni Cambiaso dai Massari della chiesa. Il relativo atto notarile, rintracciato da Federico Alizeri, è tuttora conservato in Sant'Antonino Martire di Cogorno. L'opera consiste in un trittico a cinque scomparti:

lAscensione di Cristo al centro; nei pannelli laterali sono San Cristoforo e Sant'Antonio martire; sopra, nei pannelli più piccoli, Angelo Annunciante e Vergine Annunziata.

Il polittico mostra la mano predominante di Giovanni, il suo adeguarsi agli influssi esterni giunti a Genova con gli artisti portati dal Doria: Perin del Vaga, Beccafumi, il Pordenone, aggiungendovi osservazioni dalle incisioni nordiche. Rotondi nota il ricordo di Dürer nel volto accigliato di San Cristoforo e nel Bambino contorto e gonfio da lui trasportato. Giovanni Cambiaso conosceva Dürer dalle riproduzioni in stampa e nutriva aspirazioni di aggiornamento. Rimase tuttavia un modesto pittore incapace di uscire dal ‘400 ligure e dai modelli del primo ‘500, non in grado di comprendere in profondità la pittura di Fassolo. Volendo adeguarsi alle novità, dal San Michele di Celle di Perin del Vaga afferrava le esteriorità degli atteggiamenti e non la libertà di movimento e la luminosità; migliori esiti li raggiungeva nei due piccoli scomparti dell'Annunciazione. Mostrava una recezione Beccafumiana nel saper muovere il colore in rapporto alla luce, accentuando il cromatismo delle parti in ombra con la tessitura delle pennellate, riuscendo nonostante il provincialismo a fornire una sua versione della pennellata beccafumiana, questo nelle due figure dell'Annunciazione, nel ramo di giglio dell'Angelo e nel legno della Vergine. Rotondi, che ricostruisce la prima attività di Luca, ipotizza che i due scomparti quadrati più piccoli fossero del figlio Luca Cambiaso, alla cui formazione i modi beccafumiani sono determinanti.

Pressoché coevo è il Polittico coi santi Cornelio papa e Cipriano vescovo, un olio su tavola, conservato a San Cipriano di Serra Riccò, nella parrocchiale dei Santi Cornelio e Cipriano. La tavola principale recava ai piedi di san Cornelio, nell'ora dimezzato e illeggibile cartiglio dell'iscrizione, la data oggi illeggibile del dipinto; la tavola risale a quando i Cambiaso da Moneglia sono tornati a San Quirico. I due scomparti della predella riportano San Cornelio trascinato davanti all'imperatore Gallus (ora di forma ovale, cm 28x63), e la Decollazione di san Cornelio (ora a forma di tondo, cm 31 di diametro). Sono opere originali, mentre l'ultimo tondo è frutto di una sostituzione. La tavoletta scomparsa, con San Cipriano vescovo trascinato in giudizio davanti al console Valerio Massimo, fu portata nell'Istituto Piccolo Cottolengo di Genova. Segnalò per la prima volta l'opera Federico Alizeri, che attribuì la tavola a Giovanni Cambiaso e la predella a Luca Cambiaso. Pasquale Rotondi mutò tali ipotesi per le discrepanze nella parte centrale tra i due santi protagonisti, pesanti nel modellato, goffi, impacciati, di sconnessa impostazione generale, e la freschezza e il vivace preziosismo con cui si modellano l'ampio paesaggio di fondo, le mani inguantate dei due santi, i bordi dei piviali, il libro di san Cipriano, la testa di san Cornelio e in alto il gruppo della Madonna col Bambino, san Sebastiano e gli angeli tra le nuvole. In questi particolari Rotondi individua la parte di Luca; sono invece unanimemente riconosciute di Luca le parti della predella. Rotondi nella parte di Luca individua, nel fantastico luminarismo del paesaggio e nell'idea di porre la divinità in gloria sopra i due santi titolari, un ricordo del Martirio di santo Stefano di Giulio Romano, la cui esperienza Luca arricchisce di un suo pittoricismo palpitante e vivo. Luca mostra un'ingenua irruenza e una certa rude violenza nei carnefici dei due ovali della predella, derivazioni ultime degli atteggiamenti popolareschi di Giovanni Cambiaso e di un suo carattere giovanile essendo nel 1545-46 non è ancora ventenne.

Nel 1543 Luca Cambiaso, secondo il Soprani, avrebbe affrescato “imprese romane”, su un prospetto di via Lomellini, oggi riconosciuto in Palazzo Alessandro SaluzzoG. Bozzo ed E. Torchia, Scheda 32. Palazzo Saluzzo, in "ARKOS" - Numero speciale Il restauro dei palazzi dei Rolli, 2004, pp. 152–155

Nel febbraio 1547 Luca e Giovanni Cambiaso sono a Taggia, in società col nizzardo Francesco Brea che risiede in quel centro del Ponente. Affrescano la chiesa di Santa Maria del Canneto presso Taggia, per la quale dipingono due tavole: la Resurrezione e la Vergine col figlio tra i santi Crispino e Crispiniano. La Resurrezione è in gran parte di Luca, “collaboratore” per il contratto di allogazione; Giovanni affresca lAssunzione della Vergine nella volta del presbiterio e le Storie di Profeti nelle sottostanti lunette.

Il Michelangiolismo iniziale

Nel 1548-49 i due Cambiaso, padre e figlio assieme, eseguono l'Adorazione dei Magi ora alla Galleria Sabauda di Torino. Si tratta di un preciso richiamo allAdorazione dei Pastori del Tibaldi della Galleria Borghese di Roma, il che può far pensare a un contatto tra i pittori; in entrambi i casi si vive una comune fase michelangiolista; tuttavia sull'incontro materiale non coincidono le rispettive presenze in Roma. Potrebbe trattarsi allora di un michelangiolismo raggiunto in parallelo, indipendentemente l'uno dall'altro, in assenza di ulteriori precisazioni sugli spostamenti dell'uno e dell'altro a Roma.

Luca Cambiaso arriva a Roma poco dopo la morte di Perin del Vaga, suo primo punto di riferimento. L'altro artista con cui lavorerà in seguito, Giovan Battista Castello detto il Bergamasco, è appena partito. Da Roma Luca Cambiaso va in Emilia dove può direttamente vedere l'arte del Parmigianino e del Correggio.

Nel 1547-48 i due Cambiaso affrescano il palazzo di Antonio Doria all'Acquasola (oggi Prefettura, palazzo Doria). Prevale qui la mano di Giovanni nelle Storie di Ercole e in quelle della Guerra di Troia. Il michelangiolismo iniziale rende l'atmosfera pesante e sospesa. Nello stesso palazzo, nella volta del salone principale Luca dipinge nel 1548-49 Apollo saetta i Greci assedianti Troia in collaborazione col padre. Definisce le forme con stesure di colore coprente, accuratamente distinte tra loro e per realizzare le ombre che danno il senso della profondità sovrappone una sottile coloritura scura, ad esempio nel guerriero di schiena e con le braccia aperte al cielo che sta al centro. Il colore procede con violenti stacchi cromatici; le ombre essendo rese non da modulazioni dello stesso colore bensì dalla sovrapposizione di una sottile patina di grigio-fumo, si trasformano in componente fredda troppo contrastante col caldo cromatismo delle campiture di base.

Nel 1548, al massimo nel 1549, Luca Cambiaso riprende lo stesso stile nellAdorazione dei Magi ora alla Galleria Sabauda. Risolve i contrasti chiaroscurali con un identico tratteggio, procedimento di derivazione grafica, cui Luca gradualmente riuscirà a sostituire l'uso della velatura. La velatura, cui ricorrerà nelle opere della maturità, eviterà di cadere nei salti bruschi e nelle soluzioni di continuità della cromia e meglio equilibrerà il rapporto forma colore.

L'arte di Luca Cambiaso prevale su quella del padre Giovanni al momento di un altro soggiorno (ipotizzato) nel Ponente del secondo. Risalirebbero al 1552 gli affreschi del pronao della chiesa di San Giovanni del Groppo a Molini di Prelà e un altro ciclo di affreschi oggi perduto. Nel primo dei due gruppi l'influsso di Luca è nella Decollazione del Battista dell'architrave del portale, vicina alle lunette della Guerra di Troia del palazzo di Antonio Doria.

Del 1548 sono la Madonna con il Figlio e San Giovannino e la Vergine con il Figlio e la Maddalena di palazzo Bianco a Genova.

Nella chiesa di Santa Maria Maddalena presso Lucinasco sono altri affreschi di Giovanni Cambiaso con Evangelisti e Profeti, trasformati da successive ridipinture, nell'arco dell'accesso al presbiterio della chiesa. Sono vicini agli affreschi di San Giovanni Battista del Groppo. Giovanni Cambiaso muore a Genova nel 1579, dopo un probabile periodo di cessata attività.

La collaborazione Cambiaso-Bergamasco Luca Cambiaso esegue, in collaborazione con Giovan Battista Castello, detto il Bergamasco, il ciclo di affreschi della villa delle Peschiere di Tobia Pallavicino. Il palazzo era stato costruito alla metà degli anni ‘50, terminato entro il 1556; la sua progettazione è attribuita a Galeazzo Alessi, oppure al Bergamasco.

L'organizzazione generale degli affreschi è impostata dal Bergamasco, che dipinge Cupido e Apollo che si scagliano le frecce; il Convito degli dei (allegoria richiesta in rapporto ad alcune vicende di Tobia Pallavicino); i quadri contrapposti del carro del Sole-Apollo e del carro di Diana-Luna. Nelle pareti il Bergamasco dipinge ad affresco arditi scorci architettonico illusionistici. Luca Cambiaso nello stesso palazzo dipinge Diana in lotta col satiro, con un ulteriore ardito e brillante scorcio che sa movimentare con le due figure la nicchia impostata dal Bergamasco.

Nel 1558 -1559 i due artisti in collaborazione, Luca Cambiaso e Giovanni Battista Castello il Bergamasco, affrescano la chiesa dei Doria, San Matteo. Tra i due artisti vige un rapporto lavorativo complementare e unitario, e i due medaglioni, rispettivamente del Cambiaso e del Castello, non si distinguono come stile l'uno dall'altro.

È l'ultima fase dai modi ancora volumetrici del Cambiaso. L'Alessi verso il 1550 gli aveva suggerito di abbandonare la maniera del suo precedente e pesante Michelangiolismo pesante, e l'artista ne seguì il consiglio. Provò ad usare per la prima volta colori più leggeri e brillanti nel santuario delle Grazie di Chiavari, nel 1550, con il Giudizio Finale della controfacciata. Dal 1551 Luca Cambiaso risulta affrancato dalla bottega del padre, benché ormai lo fosse solo nominalmente, e lavora autonomamente.

Gli affreschi del santuario delle Grazie presso Chiavari