La storia di Bolzano, capoluogo dell'omonima provincia, comprende un periodo che spazia dalla preistoria sino agli evenimenti contemporanei. Essa si contraddistingue, essendo la zona di Bolzano inserita in un contesto pluriculturale e transnazionale, soprattutto riguardo ai rapporti e agli scambi secolari tra le grandi aree germanofone e romanze, per la molteplicità e la complessità dei suoi riferimenti politici, sociali e storici ed è inserita nella più generale storia delle Alpi.
Geografia e preistoria
In questo periodo la conca bolzanina era una pianura malsana e paludosa, ma reperti archeologici risalenti al periodo preistorico fanno ritenere che le pendici dei monti attorno a essa fossero comunque già abitate. Infatti presso la zona di S. Maurizio (Moritzing), a est della città, si scoprì un'antica necropoli risalente al primo millennio a.C., con annesso villaggio retico.Hubert Steiner, Das jüngereisenzeitliche Gräberfeld von Moritzing, Gem. Bozen (Südtirol), Innsbruck, Università degli Studi, 1997. In questa zona doveva essere molto sviluppata la lavorazione dei metalli, poiché si rinvennero un centinaio di anelli di bronzo e una situla. Importante è stata la scoperta del 1999, nel cuore della città, con l'abbattimento di un'ala del vecchio ospedale (oggi sito della Libera Università di Bolzano), di materiale risalente al V-IV millennio a.C., all'età del Rame, del Bronzo, del Ferro e anche dell'età romana, che costituisce una continuità abitativa millenaria e che rappresenta il luogo antropizzato più antico di tutta la conca di Bolzano.
Età antica Nel 15 a.C. il generale Druso nel conquistare le Alpi fondò un accampamento militare noto con il nome di pons Drusi ("ponte di Druso"), documentato sulla Tabula Peutingeriana del IV secolo d.C.; si ritiene che esso potesse collocarsi nell'attuale area bolzanina.Cfr. il volume a più mani Archäologie der Römerzeit in Südtirol: Beiträge und Forschungen / Archeologia romana in Alto Adige: Contributi e ricerche (Forschungen zur Denkmalpflege in Südtirol, 1), Vienna-Bolzano, Folio, 2003. ISBN 3-85256-170-1 Dopo le varie ipotesi che lo collocavano sotto l'attuale Castel Firmiano o nei pressi di Rencio, nuove ipotesi più accreditate sono quelle che pongono la statio romana nel centro storico della città. Nel 1948, con i lavori di ricostruzione del duomo bombardato, si rinvenne il perimetro di una basilica paleocristiana risalente al IV-V secolo d.C., grande e rettangolare, con un banco presbiteriale, nel quale sedevano i vescovi. Inoltre si scoprì la lastra di Secundus Regontius, la quale fa supporre l'esistenza di un sepolcreto.Karl Maria Mayr, Der Stein des Regontius und die Pons-Drusi-Frage, in «Der Schlern», 35, 1961, pp. 36-37. Altre evidenze archeologiche emersero: con gli scavi effettuati nel convento dei Cappuccini, in cui si rinvennero muri di epoca romana forse riferibili a un edificio della statio; con lo scavo del 1984 in piazza Walther (Waltherplatz) per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, in cui si scoprirono monete e frammenti di tegoloni romani e del primo Medioevo; vicino alla chiesa dei Domenicani, in cui si scoprirono monete e frammenti di tegolone romano e del primo Medioevo; nell'attuale sede dell'Università, dove furono scoperti resti di un focolare e di una casa.
Nel quartiere di Gries emersero negli anni ottanta evidenze archeologiche molto importanti: infatti nel vicolo della Fossa (Winklergasse) fu scoperta una villa degli inizi del I secolo d.C. con annesso un altro edificio abitativo, più modesto.Lorenzo Dal Ri, Archäologie in Bozen-Gries, in «Der Schlern», 81, 2007, pp. 10-29. La villa, originariamente, era decorata da mosaici, rivestita di marmo e aveva pitture parietali, cosa dedotta dalla presenza di numerosi ritrovamenti di tessere musive. Inoltre furono scoperte tre lucernette bollate, anelli, macine, attrezzi da lavoro, utensili e, molto importante, una gemma in corniola raffigurante Ercole con alcune lettere incise. Poco lontano, in vicolo del Bersaglio (Schießstandweg), negli anni sessanta si rinvenne una statuetta acefala di Diana, in marmo bianco di Lasa, risalente al II secolo d.C. Sotto la Vecchia Parrocchiale di Gries, si scoprirono i muri di un edificio pagano, di cui però non si sa la funzione. Al Castello di Treuenstein, ovvero la torre Druso (Gscheibter Turm), si rinvennero capitelli e monete di epoca romana, anche se il castello è solo del primo XIII secolo e il suo presunto nome romano da ritenersi una mistificazione seicentesca solamente riutilizzata con il fascismo italiano.Elvira Migliario, Hannes Obermair, Roma sulle sponde del Talvera, in Elvira Migliario, Gianni Santucci (a cura di), «Noi figli di Roma». Fascismo e mito della romanità, Milano, Mondadori, 2022, ISBN 978-88-00-86287-5, pp. 135–159, qui p. 140 con nota 28. A Oltrisarco si rinvenne un muro medievale usato come argine, mentre ad Aslago (orig. Haslach) si rinvenne un peso da telaio risalente al 350 d.C. A Castel Firmiano (Schloss Sigmundskron) oltre a muri, monete e resti di anfore dell'epoca romana si rinvenne una piccola statua di Mercurio di bronzo.
Età medievale
Nel corso del V secolo la comunque esigua popolazione della conca bolzanina si rifugiò in luoghi più sicuri, per sottrarsi alle scorrerie dei diversi popoli barbarici che incominciavano a invadere l'arco alpino e a sostituirsi agli strati autoctoni, creando nuovi processi di acculturazione.Volker Bierbrauer, Langobarden, Bajuwaren und Romanen im mittleren Alpengebiet im 6. und 7. Jahrhundert. Siedlungsarchäologische Studien zu zwei Überschichtungsprozessen in einer Grenzregion und zu den Folgen für die Alpenromania, in Grenzen und Grenzregionen – Frontières et régions frontalières, a cura di Wolfgang Haubrichs e Reinhard Schneider, Saarbrücken, 1994, pp. 147-178. Un luogo strategico e protetto era quello posto sul Virgolo (Virgl). Infatti si sono rinvenuti resti di una fortificazione altomedievale e di un altro edificio, quest'ultimo sotto la pavimentazione della chiesa di S. Vigilio. Altri rinvenimenti sono stati effettuati nella zona del convento dei Cappuccini (Kapuzinerkloster), dove si è riscontrata l'esistenza di un edificio altomedievale, probabilmente del vescovo di Augusta, con reperti mobili (una fibula zoomorfa del VI-VII secolo d.C., monete) e nella zona di piazza Walther (Waltherplatz), dove sono affiorate due case altomedievali con fibule tardoantiche, monete e resti di vasi.
La conca di Bolzano fu oggetto di contesa tra i longobardi e i bavari, in particolare viene menzionata per la prima volta dallo storiografo longobardo Paolo Diacono, il quale riporta che nel 679 il duca longobardo di Trento Alachis prese il Castrum Bauzanum, probabilmente occupato durante il periodo d'anarchia, sconfiggendo il comandante bavaro che lo aveva retto fino a quel momento con la compiacenza di Pertarito, re longobardo della dinastia bavarese degli Agilolfingi.Paulus Diaconus, Historia Langobardorum (ed. Georg Waitz, MGH SS rerum Langobardicarum, Hannover, 1878), pp. 12-187, riferimento p. 35s. Nel 769 il territorio di Bolzano, in qualità di dote della figlia del re longobardo Desiderio, viene ceduto al duca dei Bavari Tassilone III, del quale è documentato il soggiorno a Bauzonum, rediente de Italia ("di ritorno dall'Italia", ovvero già in territorio bavaro), in occasione della fondazione del monastero di San Candido.Theodor Bitterauf, Die Traditionen des Hochstifts Freising, Monaco, C.H. Beck, 1905, p. 61s. n. 34.
Nel 788 Carlo Magno annette il ducato dei Bavari al Regno franco, e sul territorio ceduto dai longobardi ai bavari viene creata la contea di Bolzano, la quale è riassegnata alla marca di Trento, facente parte del medievale "Regnum Italiae", che sostituisce il precedente ducato longobardo. Così Castel Firmiano (Schloss Sigmundskron), menzionato la prima volta nel 945, diventa un centro della giustizia trentina. In questa fase, nell'area dell'attuale duomo venne costruita una chiesa carolingia di cui, oltre i muri, si rinvennero resti di pitture di quel periodo.Silvia Spada, Frammenti carolingi della parrocchiale di Bolzano, in Bolzano dalle origini alla distruzione della mura, Bolzano, Athesia, 1991, pp. 143ss. Verso l'anno 1000, Bolzano era governata dai conti Morit-Greifenstein, un ramo della famiglia bavarese degli Andechs-Dießen, che si estinse con Arnold III e Mathilde von Valley, la fondatrice del monastero agostiniano S. Maria in Au, verso la fine del XII secolo perché privo di eredi.
Attorno al 1004, la marca di Trento, viene trasformata in principato vescovile di Trento, dall'imperatore Enrico II, e la assegna al vescovo Ulderico, quale ricompensa per l'aiuto fornitogli nella lotta per la successione al regno d'Italia, contro il marchese Arduino d'Ivrea. In seguito il principato vescovile di Trento è ampliato, con donazione di Corrado II il Salico. Il principato di Trento sarà costituito dalle contee di Trento, Bolzano e Venosta (che includeva l'Engadina e giungeva sino a Merano), formalmente facenti parte del "Regnum Italiae", mentre Bressanone formerà un vescovato a parte, all'interno del "Regnum Teotonicorum".
I primi bolzanini, ancora di estrazione preurbana, i quali compaiono nei documenti, sono negli anni 1078/82 tali Brun, Walto e Dietmunt, agendo da scabini in cimiterio Pozane ecclesie, ovvero nel cimitero della chiesa di Bolzano.Hannes Obermair, Chiesa e nascita della città: la parrocchiale di Bolzano dell'alto Medioevo (secc. XI–XIII), in «Studi Trentini di Scienze Storiche», Sez. I, 75,2, 1996, pp. 143-170, qui p. 156-157. Più e più appare in questi secoli, attraverso i documenti, il carattere tedescofono della città e del suo circondario.Josef Riedmann, Die ältesten Aufzeichnungen in italienischer Sprache in Südtirol, in «Der Schlern», 52, 1978, pp. 15-27, in part. p. 27 (online).
Nel tardo XII secolo, in piena età degli Hohenstaufen, nel territorio compreso tra l'Isarco e il Talvera, sorse il nucleo urbano di Bolzano a carattere spiccatamente mercantile, fondato dal vescovo tridentino.Hannes Obermair, Chiesa e nascita della città: la parrocchiale di Bolzano dell'alto Medioevo (secc. XI–XIII), in «Studi Trentini di Scienze Storiche», Sez. I, 75,2, 1996, pp. 143-170. La ricerca falsificò le ipotesi di autori precedenti come Otto Stolz, Karl Theodor Hoeniger, Franz-Heinz Hye e Nicolò Rasmo, i quali avevano optato per una fondazione urbana già verso la metà dell'XI secolo. Questo era costituito da una via lunga all'incirca di 350 metri, in direzione est-ovest, i Portici (Laubengasse, anticamente: Gewölbe), affiancata da case alte e con al piano terra il portico, in cui veniva esposta la merce riparata dal caldo, dal freddo e dalle precipitazioni.Importanti conferme archeologiche sono offerte in Christian Terzer, Stadtkerngrabung in Bozen – ein Keramikkomplex des 13. bis 16. Jahrhunderts aus der Laubengasse (Nearchos, 13), Innsbruck, Golf-Verlag, 2004. ISBN 3-900773-50-5 Tra le case, alte e strette, passavano dei vicoli tagliafuoco, ancora percorribili, per scongiurare incendi, anche se verso il Trecento ne avvenne uno che dimezzò la popolazione. Al centro sorgeva il castello vescovile, dove risiedevano i funzionari del vescovo di Trento, corrispondente all'attuale Waaghaus (Casa della pesa). L'attuale piazza del Grano (Kornplatz), chiamata così fin dal 1277, era anche sede della chiesa di S. Andrea, distrutta alla fine del Settecento e ricordata da un'iscrizione.