Biografia
Le prime informazioni biografiche sulla pittrice risalgono allAggiunta di Antonio Masini. cit. in
Camilla Lauteri nacque a Bologna nel 1659 o nel 1650 secondo un'ipotesi più recente. La data del 1650 sarebbe coerente con un possibile discepolato della Lauteri presso Elisabetta Sirani e con la morte della pittrice indicata dal Masini a 31 anni di età..
Fu allieva del pittore Carlo Cignani e dipinse soprattutto soggetti religiosi..
Un suo dipinto di Gesù Bambino che appare a Sant'Antonio da Padova è conservato nella chiesa di S. Andrea Apostolo a Cadriano di Granarolo. La pala di Cadriano è «ancora vicina alla grazia morbida e devota di un celebre capolavoro della Sirani, il Sant'Antonio di Padova col Bambino Gesù già nella chiesa di San Leonardo oggi nella Pinacoteca Nazionale (1662)» e «anticipa di pochi anni la famosissima Morte di San Giuseppe del Franceschini nella Cappella Monti al Corpus Domini (1688).».
Tra le sue opere, Luigi Crespi cita anche una Morte o Transito di San Giuseppe nella chiesa di San Gregorio di Bologna, opera che Carlo Cesare Malvasia attribuiva al Rambaldi e che venne a lungo considerata perduta. In realtà, come ricorda Antonio Buitoni, il quadro fu «trasferito in un'altra parte del Collegio dei Ministri degli Infermi (soppresso in età napoleonica) ma è ancora conservato in un ambiente della chiesa». Nel dipinto le «figure tendono a una classicità sostenuta, moderatamente aulica, traducendo gli spunti cignaneschi in maniera più matura e consapevole delle esigenze dello stile.» Secondo Antonio Buitoni, alcuni elementi fanno pensare che il Transito di San Giuseppe sia successivo alla pala di Cadriano..
Camilla Lauteri si spense giovanissima a Bologna il 28 gennaio 1681. Per Crespi, senza questa morte prematura la pittrice «sarebbe riuscita eccellente.»
Caduta nell'oblio, le sue opere sono ancora in fase di ricerca..
Note
Bibliografia
Fonti storiche
(Aggiunta ripubblicata in A. Arfelli, "Bologna perlustrata" di Antonio di Paolo Masini e l'"Aggiunta" del 1690, in L'Archiginnasio, LII, 1957, p. 211) (noto anche come Il Passeggere disingannato)
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