Idomeneo, K 366 (anche noto come Idomeneo, re di Creta ossia Ilia e Idamante), è un'opera seria in lingua italiana scritta da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1780.
Dopo Mitridate, re di Ponto e Lucio Silla, opere che presentano ancora l'incertezza dell'età giovanile, Idomeneo è il primo capolavoro serio di Mozart. Il libretto, denominato "Dramma per musica in tre atti", fu scritto dall'abate Giambattista Varesco ed è tratto dall'omonimo libretto di Antoine Danchet per la Tragédie-lyrique Idoménée di André Campra composto nel 1712.
Storia L'opera fu commissionata a Mozart dal principe elettore Carlo Teodoro di Baviera nell'estate del 1780, per farla rappresentare in forma privata nella Residenza di Monaco di Baviera (Teatro Cuvilliés), il teatro di corte di Monaco di Baviera, nella stagione di carnevale dell'anno successivo. Autore del libretto fu Giambattista Varesco, cappellano di corte dell'arcivescovo di Salisburgo.. Nonostante Varesco avesse ridotto il numero dei personaggi e portato i cinque atti del precedente dramma francese a soli tre, la composizione risultò laboriosa e comportò numerose modifiche a causa della complessità del libretto, secondo quanto riferì lo stesso Mozart; il compositore chiese più volte, con almeno quaranta lettere, al padre Leopold di fare da mediatore con il librettista per modificare diversi passaggi della trama. L'opera fu iniziata dal musicista a Salisburgo nel mese di ottobre e venne terminata a Monaco, dove Mozart arrivò il 5 novembre al fine di poter perfezionare le parti con i cantanti e l'orchestra.. La realizzazione per la messa in scena fu complessa; oltre a dover sopportare l'insofferenza di Velasco nell'accettare tutte le modifiche ritenute necessarie, Mozart ebbe difficoltà in particolare nell'adeguare la scrittura del terzo atto, soprattutto nel celebre quartetto Andrò ramingo e solo che incontrò l'ostilità del tenore Anton Raaff; il musicista ebbe anche problemi con il sopranista Vincenzo dal Prato per la voce che Mozart non apprezzò e definì "ineguale".. Di questi e di altri problemi il compositore si lamentò scrivendo altre lettere al padre Leopold..
Le prove si svolsero tra l'8 novembre 1780 e il 22 gennaio 1781. La prima rappresentazione ebbe luogo il 29 gennaio 1781. Mozart era preoccupato per la resa degli interpreti, temeva in particolare che il castrato Dal Prato non arrivasse a finire l'aria; il giovane era inesperto e la sua voce ben poco educata, Mozart ebbe una grande pazienza nel cercare di renderlo adatto al ruolo. Quanto al tenore che interpretava Idomeneo, Anton Raaff, fu definito dal compositore "una statua", aveva infatti un bella voce ma era un pessimo attore; le parti femminili, per fortuna, ebbero buone interpreti in Dorothea ed Elisabeth Wendling.. Fu invece molto soddisfatto dell'orchestra di Mannheim che trovò favolosa, in particolare i fiati; la compagine orchestrale si era trasferita a Monaco nel 1777 dopo la morte del principe Massimiliano III grande protettore delle arti.. Mozart per l'orchestra di Mannheim, costituita in gran parte da virtuosi, aveva composto una partitura di straordinaria ricchezza timbrica, scrittura molto elaborata che per un'altra orchestra sarebbe risultata difficilmente eseguibile..
La fortuna
Il debutto al Teatro Cuvilliés il 29 gennaio 1781 diretto da Christian Cannabich con Anton Raaff e Vincenzo dal Prato ebbe un discreto successo; ottenne il plauso di musicisti e intenditori mentre il grande pubblico, meno preparato, fu piuttosto tiepido. Le repliche si svolsero per tre sere consecutive.
Nonostante l'apprezzamento del pubblico della corte di Monaco, negli anni seguenti Idomeneo non conobbe tuttavia che una sola ripresa, quando il 13 marzo 1786 fu rappresentato privatamente in forma di concerto diretto dal compositore a Vienna, nel palazzo del principe Auersperg. Per l'occasione, oltre all'apporto di diversi tagli e alla sostituzione di alcuni numeri della partitura originale con altri composti ex novo, Mozart dovette riscrivere per tenore la parte di Idamante; la modifica comportò una ridistribuzione vocale negli ensemble dell'opera.
Alla Wiener Staatsoper la première avvenne solo nel 1879 e fino al 2007 ha avuto 79 recite, mentre al Festival di Salisburgo andò in scena nel 1951 diretta da Georg Solti con i Wiener Philharmoniker, interpreti Rudolf Schock e Hilde Güden.
La prima esecuzione italiana avvenne al Teatro La Fenice di Venezia nel 1947 diretta da Vittorio Gui in occasione del X Festival Internazionale di Musica Contemporanea. In seguito venne rappresentata al Teatro alla Scala di Milano nel 1968 diretta da Wolfgang Sawallisch con Leyla Gencer, Margherita Rinaldi e Nicola Zaccaria.
La vera riscoperta di quest'opera avvenne al Festival di Glyndebourne nel 1983 diretta da Bernard Haitink con la London Philharmonic Orchestra, Jerry Hadley e Carol Vaness trasmessa anche dalla televisione.
Oggi è frequentemente rappresentata, anche in Italia. Al Teatro alla Scala di Milano fu scelta come opera d'inaugurazione della stagione 2005-2006, diretta da Daniel Harding con Francesco Meli (7 dicembre 2005).
Rappresentazione a Berlino del 2006 Molto scalpore suscitò la decisione della sovrintendente dalla Deutsche Oper di Berlino Kirsten Harms d'annullare la ripresa di un allestimento di Idomeneo per la regia di Hans Neuenfels prevista per il novembre 2006. In questo allestimento venivano mostrate le teste mozzate di Maometto, Gesù, Budda e Nettuno. Ciò aveva suscitato preoccupazioni da parte del senatore per l'ordine pubblico e della polizia di Berlino per possibili "azioni violente". Dopo l'intervento del ministro degli interni tedesco Wolfgang Schäuble alla conferenza islamica a Berlino il 27 settembre e altri intermediazioni, il discusso allestimento andò di nuovo in scena il 18 dicembre senza suscitare i temuti disordini.
Caratteri dell'opera Scritto quando Mozart aveva venticinque anni, Idomeneo non è la sua prima opera seria in assoluto, ma la prima nella quale si riscontrano elementi di maggiore libertà formale. Con quest'opera egli mitigò in parte le convenzioni formali dell'opera metastasiana.
Benché l'impianto sia quello tipico dell'opera seria italiana, con la sua tradizionale alternanza di arie e recitativi, molti elementi risultano estranei a quella tradizione e sono relativamente più moderni: vengono inseriti cori, danze e brani orchestrali. Secondo uno stile riconducibile a Gluck, eliminò in pratica ogni tratto caratteristico della vecchia opera seria.. I cori assumono talvolta un ruolo attivo, come avviene durante la scena dei naufraghi nel primo atto.
Dietro richiesta diretta della direzione del teatro di Monaco, Mozart compose nel gennaio 1781 una serie di danze da inserire nell'opera che dovevano essere eseguite dall'intera orchestra. Il balletto comprendeva cinque parti della durata di circa 15 minuti. Nel manoscritto Mozart indicò con precisione i ballerini che dovevano eseguire le singole danze:
Pas de deux de Madame Hartig et Monsieur Antoine. Pas seul de Madame Falgera. Chaconne (Re maggiore) Pas seul de Monsieur Le Grand. Largo (Re maggiore) Passepied pour Mademoiselle Redwen. Passepied (Si bemolle maggiore) Gavotte (Sol maggiore) Passacaille pour Monsieur Antoine. Pas de deux de Madame Falgera et Monsieur Le Grand. Passacaille (Mi bemolle maggiore)
Non si sa con certezza in che punto dell'opera venissero eseguite le danze; Harald Heckmann ipotizza che fossero state inserite subito dopo il primo atto, ma molto probabilmente, proprio per la pomposità di alcuni brani, furono destinate a concludere maestosamente il finale.
Cast della prima assoluta PersonaggioTipologia vocaleInterpreti della prima29 gennaio 1781 (direttore Wolfgang Amadeus Mozart)IdomeneotenoreAnton RaaffIdamantesoprano (castrato), successivamente riscritta per tenoreVincenzo dal PratoIliasopranoDorothea WendlingElettrasopranoElisabeth WendlingArbacetenoreDomenico de' PanzacchiGran Sacerdote di NettunotenoreGiovanni Valesi
Trama La scena è a Sidone, capitale di Creta.
Atto I Dopo la caduta di Troia, Idomeneo, re di Creta, torna in patria dal figlio Idamante, ma la sua flotta in prossimità dell'isola è colta dalla tempesta. Vinto dal timore, fa voto a Nettuno di sacrificargli il primo uomo che incontrerà non appena giunto a terra. La figlia di Agamennone, Elettra, dopo l'uccisione della madre Clitennestra, si è rifugiata a Creta dove si è innamorata di Idamante, il quale ama invece Ilia, figlia di Priamo re di Troia, inviata da Idomeneo a Creta come prigioniera di guerra. Lacerata tra l'amore per un nemico e l'onore di principessa troiana (Padre germani, addio), Ilia respinge Idamante che, informato dell'imminente arrivo del padre, libera i prigionieri troiani e dichiara a Ilia il suo amore.
Elettra, a sua volta, accusa Idamante di proteggere il nemico e di oltraggiare tutta la Grecia. Frattanto giunge Arbace, confidente del re, a portare la falsa notizia che Idomeneo è annegato dopo un naufragio. Idamante allora si ritira in preda al suo dolore, mentre Elettra sfoga la sua disperata gelosia, pensando che ormai Idamante, divenuto il nuovo sovrano, sposerà Ilia. Dalla spiaggia si scorge la flotta di Idomeneo sul mare in burrasca e si odono le grida dell'equipaggio.
Idamante, figlio di Idomeneo, si reca sulla spiaggia, avvisato erroneamente del naufragio del padre. Idamante è il primo uomo che il padre incontra sulla spiaggia. I due non si riconoscono, a causa della lunga assenza di Idomeneo, se non in seguito, e Idomeneo inorridisce quando scopre che il giovane incontrato è suo figlio Idamante: preso dal terrore, fugge e gli vieta di seguirlo. Idamante esprime profondo stupore per il comportamento del padre.
Intermezzo L'intermezzo - che costituisce di fatto il finale dell'atto I - è articolato in due episodi: una marcia dei soldati rientranti in patria e un coro inneggiante a Nettuno (Nettuno s'onori). Nell'intermezzo non canta nessuno dei personaggi principali, solamente il coro, che rende omaggio a Idomeneo e a Nettuno.
Atto II Idomeneo confessa ad Arbace l'orribile voto che ha fatto per salvarsi la vita. Arbace gli suggerisce, per sottrarsi al suo terribile voto, di inviare Idamante con Elettra ad Argo; Idomeneo sospetta però che Idamante e Ilia si amino. Elettra manifesta la sua gioia sentendosi ormai prossima a realizzare il suo desiderio più ardente.
Al momento della partenza (Placido è il mar) Idomeneo esorta il figlio ad affrettarsi verso Argo; Nettuno però scatena una nuova tempesta, e dal mare si leva un orribile mostro. Il re urla il suo sdegno a Nettuno (Ingiusto sei!), gridandogli di prendersela solo con lui, non con tutta Creta. Il popolo, spaventato alla vista del mostro, si rifugia dentro Sidone.
Atto III Ilia affida ai venti il suo messaggio d'amore per Idamante (Zeffiretti lusinghieri) e le dichiara di essere deciso a cercare la morte combattendo il mostro: Ilia, commossa, gli confida il suo amore. Giungono Idomeneo ed Elettra e, ancora una volta, il re ordina al figlio di lasciare Creta per sottrarsi alla morte (Andrò ramingo e solo).
Arbace annuncia che il popolo vuole che Idomeneo confessi il suo segreto e lamenta il destino della città (Sventurata Sidone). Il Gran Sacerdote sollecita il re a compiere il voto e chiede il nome della vittima: il re pronuncia il nome del figlio (O voto tremendo). Inizia il rituale del sacrificio, ma giunge Arbace ad annunciare che Idamante ha ucciso il mostro (Stupenda vittoria!). Il principe ora sa tutto e si dichiara pronto a morire, ma, nel momento in cui Idomeneo sta per colpirlo, Ilia si precipita tra le sue braccia e si offre come vittima al posto dell'uomo che ama. All'improvviso si sente la voce dell'Oracolo di Nettuno: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante che sposerà Ilia e poi regnerà in luogo del padre. Elettra, furente, impreca (D'Oreste, d'Aiace) e poi fugge. Idamante viene incoronato tra cori e danze (Scenda amor, scenda Imeneo).
Organico orchestrale