Fu attivo prevalentemente a Roma e Firenze nel corso del Seicento, sotto la protezione di alcune delle famiglie più importanti e influenti delle due città, vedendo il succedersi dei regni di sei papi,In ordine cronologico: Paolo V Borghese, Gregorio XV Ludovisi, Urbano VIII Barberini, Innocenzo X Pamphilj, Alessandro VII Chigi e Clemente IX Rospigliosi. per conto dei quali lavorò dietro commessa diretta di ben quattro di loro: dapprima al seguito dei fratelli Marcello e Giulio Cesare Sacchetti, poi della famiglia Mattei, poi dei Barberini, sotto il pontificato di Urbano VIII, grazie al quale consolidò la sua posizione di artista tra i più importanti dell'epoca, successivamente della dinastia Medici, per i quali lavorò a Firenze, poi della famiglia Pamphilj, sotto il pontificato di Innocenzo X, quindi Chigi, sotto papa Alessandro VII e infine Rospigliosi, sotto la reggenza di Clemente IX..

È universalmente ritenuto, assieme a Gian Lorenzo Bernini e al Borromini, tra i massimi interpreti del barocco romano,. autore di alcune delle più celebri creazioni artistiche a Roma e Firenze, su tutti, in architettura, la chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro Romano, mentre, in pittura, le grandi tele a soggetto mitologico e di battaglia per la collezione Sacchetti, il vasto ciclo di affresco del Trionfo della Divina Provvidenza sulla volta del salone grande in palazzo Barberini a Roma, gli otto cicli tra le sale dei Pianeti e quelli della Stufa di palazzo Pitti a Firenze, quelli sulle Storie di san Filippo Neri nella chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma e infine le Storie di Enea nella galleria di palazzo Pamphilj di piazza Navona..

Biografia

Gli anni giovanili

La formazione nella Roma barocca di papa Paolo V Borghese (1612)

Pietro Berrettini nacque a Cortona presso la chiesa di San Cristoforo, da una modesta famiglia di muratori e scalpellini, Giovanni Berrettini e Francesca Balestrati. Fu allievo del pittore Andrea Commodi, con il quale si trasferì a Roma all'età di quindici anni circa, nel 1612, in un contesto cittadino di forte espansione culturale che determinava molteplici possibilità per gli artisti del tempo, sulla spinta di un radicale rinnovamento del gusto di cui fu tra i principali promotori l'allora papa Paolo V Borghese (in carica fino al 1621)...

Una volta giunto a Roma il Berrettini si dedicò alla pratica del disegno studiando sia i monumenti antichi che le primissime opere del nascente stile barocco, eseguite in quegli anni da Rubens, Guercino e Lanfranco.. Successivamente, alla dipartita da Roma del Commodi, il Cortona, all'incirca diciassettenne, fu affidato al fiorentino Baccio Ciarpi presso il quale continuò il suo apprendistato..

Nel 1616 gli venne commissionata la prima opera romana, ossia gli affreschi della villa Arrigoni-Muti presso Frascati. Dell'età giovanile sembra riferirsi anche la Deposizione, eseguita intorno al 1620 sotto la protezione del Commodi per la chiesa delle Clarisse di Cortona.

L'incontro coi fratelli Sacchetti (1620)

Nel 1620 Pietro Berrettini incontrò i suoi primi mecenati di rilievo, i fratelli Giulio Cesare e Marcello Sacchetti, grazie ai quali ebbe modo di ottenere i primi successi che gli consentirono di far conoscere la sua attività artistica negli ambienti nobiliari e cardinalizi che contavano in città.

Tra le opere commissionate dai Sacchetti vi furono la Galatea (oggi all'Accademia di San Luca di Roma), copia da Raffaello, la Sacra famiglia (oggi ai Musei capitolini di Roma), copia da Tiziano, entrambe del 1620 circa, dalle cui riuscite delle tele si può evincere lo studio e l'apprendimento che il pittore aveva dimostrato verso i maestri del Cinquecento.

Durante il breve pontificato Ludovisi (dal 1621 al 1623), con papa Gregorio XV il Cortona si dimostrò molto attento alla scuola bolognese in voga in quegli anni, sulla scia delle preferenze papali, in particolar modo del Guercino, della cui Gloria di san Crisogono (oggi a Lancaster House di Londra), Jacopo Alessandro Calvi riporta che il pittore toscano «[...] non potea saziarsi di contemplarla e la celebrava con somme lodi».. Finito il tempo di Gregorio XV, gli successe al trono papa Urbano VIII Barberini (in carica dal 1623 al 1644) con cui i Sacchetti erano politicamente affiliati e col quale il Cortona sarà protagonista della grande stagione romana di rinnovamento artistico.

I successi sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini

Le prime grandi commesse (1623-1632)

Per la collezione Sacchetti vennero commissionati i primi due capolavori universalmente riconosciuti del pittore, ossia le due grandi scene mitologiche del Trionfo di Bacco e del Sacrificio di Polissena, realizzate intorno al 1623.

Appena un anno dopo, per intercessione degli stessi fratelli fiorentini, concittadini di Urbano VIII Barberini, il Cortona ottenne la commessa dal pontefice per gli affreschi alla chiesa di Santa Bibiana a Roma, dove eseguì lungo la parete sinistra del registro superiore della navata le Storie della santa, mentre nella cappella di fianco all'abside a sinistra eseguì la tela della Santa Dafrosa.. I lavori per Santa Bibiana, di cui il primo pagamento risale al 5 dicembre 1624 mentre l'ultimo risale al 20 luglio 1626, rappresentarono il primo salto di qualità del Cortona sul panorama artistico locale (al che Giovan Battista Passeri disse degli affreschi che «[...] fece mutar la faccia allo stile del dipingere») e costituirono il primo contatto del Cortona con la famiglia Barberini, che da lì a qualche anno sarebbero divenuti uno dei punti più alti dell'attività artistica del pittore, e dal cui sodalizio sarebbero nate alcune delle soluzioni più felici e riuscite del barocco romano.

Il successo che ebbe il Cortona in quegli anni lo spinse ad avere tra le commesse più notevoli anche quella dell'attento collezionista e mecenate Asdrubale Mattei, che nel 1626 chiamò il pittore al suo servizio per compiere la serie di affreschi del suo palazzo di famiglia romano, raffiguranti in sei scomparti tondi ed esagonali le Storie di Salomone.

Negli anni immediatamente successivi fu ancora la famiglia Sacchetti a offrire al pittore i lavori più importanti del tempo, quindi il restauro e la decorazione a tema storico-mitologico e allegorico per la loro villa di Castel Fusano, poi passata ai Chigi, dove lavorarono anche Andrea Sacchi e Andrea Camassei, e inoltre, a partire dal 1626, il progetto architettonico per l'edificazione della villa del Pigneto (oggi distrutta).Carla Benocci, Pietro da Cortona e la villa di Castel Fusano dai Sacchetti ai Chigi, Roma, 2012. Nel contempo, sempre per la collezione Sacchetti (i cui proprietari arrivarono a contare nel loro catalogo sedici dipinti del pittore toscano) fu realizzato intorno al 1629 il Ratto delle Sabine, una delle tappe più importanti nella carriera del Cortona nello sviluppo del suo modus barocco,. ritenuta forse la prima vera opera di questo stile del pittore..

Alle opere private dei primi anni erano accompagnate anche pale d'altare e cicli pittorici di pubblica devozione, quali San Pier Damiano offre la regola dell'ordine camaldolese alla Vergine (oggi al Museo d'arte di Toledo), la Madonna col Bambino in trono tra quattro santi, per la cappella Passerini nella chiesa di Sant'Agostino a Cortona, lAdorazione dei pastori per la chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, la Trinità per la cappella del Santissimo Sacramento nella basilica di San Pietro, ma anche i disegni per i monumenti funebri del conte Montalto in San Girolamo della Carità, del cardinale Gerolamo Soleandri e di Bernardo Guglielmi in San Lorenzo fuori le Mura.

Il cantiere di palazzo Barberini (1632)

A partire dai primi anni '30 del Seicento il pittore ebbe modo di instaurare un sodalizio con papa Urbano VIII (un primo incontro vi fu già nel 1626 circa con gli affreschi di Santa Bibiana) partecipando quindi, assieme a Gianlorenzo Bernini, con cui spesso si trovò a lavorare, ai rinnovamenti della grande stagione artistica barocca oramai avviata e consolidata con il pontefice.

Dopo essersi candidato al concorso per il subentro all'architetto Carlo Maderno, da poco scomparso, per il completamento di palazzo Barberini, che fu invece vinto dal Bernini, il Cortona si impegnò a realizzare per lo stesso edificio alle Quattro Fontane diverse commesse pittoriche avanzategli; quindi la decorazione della cappella privata, i disegni per gli arazzi con le storie della Croce, e soprattutto, sui quasi 600 m² della volta del salone principale,. quella che poi è universalmente ritenuta una delle massime espressioni artistiche del barocco, ossia il Trionfo della Divina Provvidenza, l'affresco dove di fatto si trovò a subentrare ad Andrea Camassei, che aveva avuto l'incarico già nel 1629, quando era stata completata la sala grande del palazzo.. Per quest'opera, compiuta in sette anni, in due distinti intervalli di tempo, fra il 1632 e il 1639, che ebbe immediatamente un successo vastissimo e da cui furono tratte innumerevoli copie, l'artista fu pagato ben quattromila scudi, somma particolarmente elevata per l'epoca..

L'intero ciclo si rifà al progetto iconografico stilato dal poeta pistoiese Francesco Bracciolini, molto legato al papa, che in quattro storie lungo il fregio della volta, sezionate tra loro mediante medaglioni monocromi con scene allegoriche, statue e telamoni classicheggianti affrescati, riecheggiano le virtù e i successi della famiglia Barberini, la quale è poi osannata nella parte centrale del soffitto, dove culmina la lettura del ciclo con la Divina Provvidenza, dotata di scettro, mentre sopra a lei è lo stemma papale della famiglia raffigurato come corona di alloro entro cui sono le tre api simbolo del casato..

Le altre opere romane (1633-1637) Al 1633 risale la commessa degli angeli musicanti per la sacrestia della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, prima opera di un cantiere che diverrà molto prolifico per il pittore, dove avrebbe realizzato durante tutta la fase della sua carriera diverse opere, considerate tra le più importanti del suo catalogo. L'8 gennaio 1634, a testimonianza del successo ottenuto nella scena romana, il Berrettini fu eletto principe dell'Accademia di San Luca, dove assunse questo titolo fino al 1637.

Per quanto riguarda le opere architettoniche, dal 1634 si dedicò al rifacimento completo, su patrocinio del cardinale e protettoreStando alla lista dei pittori del 1635 nell'Accademia di San Luca, il Cortona è registrato come pittore di Francesco Barberini, Andrea Camassei di Taddeo Barberini, mentre Andrea Sacchi di Antonio Barberini. Francesco Barberini, della chiesa dei Santi Luca e Martina, per la quale progettò una pianta a croce greca in cui l'asse longitudinale è leggermente più lungo di quello trasversale. L'interno si presenta come un unicum omogeneo e totalmente bianco dando l'idea di grande neutralità e rigore riscontrabile anche nell'ordine inferiore di stampo classico; le colonne dell'interno sono tutte ioniche, gli unici elementi decorativi sono presenti in corrispondenza delle absidi mentre la volta è invece realizzata sia con costoloni che con cassettoni. Fra gli apparati scenografici provvisori realizzati vi fu invece l'altare maggiore di San Giovanni dei Fiorentini, di legno e stucco, rifatto in seguito dal Borromini negli anni sessanta del Seicento. Al 1635 risalgono gli affreschi nella cappella della Santissima Concezione di San Lorenzo in Damaso e la Pietà nella cappella privata di Urbano VIII in Vaticano.