LIncendio del Cinema Rex avvenne il 19 agosto 1978, quando il Cinema Rex di Abadan, in Iran, fu dato alle fiamme, causando la morte di un numero compreso tra 377 e 470 persone. L’episodio ebbe inizio quando quattro individui, militanti motivati dall’estremismo islamico, cosparsero l’edificio di carburante per aerei e poi gli diedero fuoco. L’attacco contribuì in parte a innescare la Rivoluzione iraniana del 1979, che portò al rovesciamento della dinastia regnante nel Paese e a un conseguente scoppio di violenza di massa.

La dinastia al potere inizialmente attribuì l’incendio a presunti "marxisti islamici" e in seguito riportò che erano stati militanti islamici a provocarlo,Afkhami, R. Gholam (2009) The Life and Times of the Shah University of California Press, pp. 465 e 459, Ansari, M. Ali (2007) Modern Iran: the Pahlavis and after Pearson Education, p. 259, Federal Research Division (2004) Iran A Country Study Kessinger Publishing, p. 78, Bahl, Taru, Syed, M. H. (2003) Encyclopaedia of the Muslim World, Anmol Publications PVT. LTD., p. 105, mentre i manifestanti anti-Pahlavi attribuirono falsamente la responsabilità al SAVAK, la polizia segreta iraniana.Daniel, Elton L. e Mahdi, Ali Akbar (2006) Culture and Customs of Iran, Greenwood Press, Westport, Connecticut, p. 106, Hiro, Dilip (1985) Iran Under the Ayatollahs, Routledge and K. Paul, Londra, p. 74, Sebbene fossero stati effettivamente estremisti islamici a compiere l’attacco, l’opposizione islamica trasse grande beneficio dalla tragedia sul piano propagandistico, a causa del clima generale di sfiducia e di collera. Molti iraniani accettarono la disinformazione, che alimentò il crescente fervore anti-shah.

Secondo Roy Mottahedeh, storico statunitense autore di The Mantle of the Prophet, «migliaia di iraniani che fino a quel momento si erano sentiti neutrali e avevano creduto che la lotta fosse soltanto tra lo scià e i sostenitori dei mullah religiosamente conservatori, pensarono che il governo potesse sacrificare le loro stesse vite pur di salvarsi. All’improvviso, per centinaia di migliaia di persone, il movimento divenne una questione personale».Mottahedeh, Roy (2004). The Mantle of the Prophet: Religion and Politics in Iran, p. 375.

Incendio Il 19 agosto 1978, al Cinema Rex di Abadan, centinaia di persone stavano assistendo alla proiezione del film Il cervo (Gavaznha), quando, alle 20:21, quattro uomini sbarrarono le porte del cinema e cosparsero l’edificio di benzina proveniente da una tanica. L’incendio ebbe inizio all’esterno delle tre porte d’ingresso della sala principale, dopo che gli attentatori avrebbero presumibilmente lasciato cadere un fiammifero nella benzina. Successivamente, gli aggressori fuggirono e bloccarono le porte dall’esterno. Circa 100 persone riuscirono a fuggire illese attraverso il tetto, altre 223 riportarono ferite non mortali, mentre i restanti, almeno 377, morirono nell’incendio.

L’incendio fu seguito, nel giro di poche ore, da un attentato incendiario a Shiraz. Due giorni prima, un altro cinema a Mashhad era stato bruciato, causando la morte di tre persone.

Bilancio delle vittime Il numero effettivo delle vittime causate dall’incendio è oggetto di controversia. Alcune delle cifre riportate dalle fonti includono 377, 410, 422, 430, e 470.

Responsabili L’episodio fu un fattore determinante che condusse alla Rivoluzione iraniana del 1979. In un primo momento i rivoluzionari sostennero falsamente che agenti dei servizi segreti della SAVAK fossero all’inseguimento di alcune persone entrate nel cinema e che questi avessero colto l’occasione per nascondersi tra la folla. Successivamente, i fuggitivi (o gli agenti della SAVAK che li inseguivano) avrebbero chiuso a chiave le porte del cinema. Impossibilitati a fuggire dall’edificio, centinaia di persone morirono nell’incendio. Il quotidiano iraniano Sobhe Emruz attribuì la responsabilità a radicali islamisti in un editoriale indirizzato al giornale Kayhan, diretto da Hossein Shariatmadari (descritto come “un confidente vicino alla guida suprema dell’Iran”, Ali Khamenei, e come avente “legami” con i servizi segreti iraniani). Sobhe Emruz scrisse: «Non costringeteci a rivelare chi si cela davvero dietro l’incendio del Cinema Rex», dichiarazione che portò alla rapida chiusura del giornale.

Secondo lo storico Abbas Amanat: «Per quanto se ne sa, le uscite del Cinema Rex furono intenzionalmente bloccate. All’epoca circolavano voci diffuse che attribuivano la responsabilità alla SAVAK e agli agenti provocatori filo-governativi. Tuttavia, l’incendio era in linea con le azioni degli attivisti islamici che da oltre un decennio incendiavano cinema e altri luoghi ritenuti simboli della decadenza occidentale. Come accadde in numerosi altri casi di incendi dolosi che distrussero sale cinematografiche, dapprima a Qom e successivamente in altre città, l’incidente del Cinema Rex mostrò l’assoluta mancanza di scrupoli morali dei responsabili, come sarebbe emerso chiaramente nel corso del processo pochi mesi dopo. L’opposizione islamica, tuttavia, seppe trarre enormi vantaggi propagandistici dalla tragedia, in un clima di sospetto e collera.»

Secondo la storica Firoozeh Kashani-Sabet: «Sebbene la ricerca successiva abbia puntato il dito contro sostenitori della rivoluzione come responsabili dell’incendio, la Repubblica Islamica ha ignorato tali risultati e continua a ritenere la polizia segreta dello scià, la SAVAK, colpevole del crimine.»

Secondo lo storico militare Spencer C. Tucker: «Ad Abadan, quattro militanti islamici sbarrarono le porte del Cinema Rex e vi appiccarono il fuoco, uccidendo 422 persone all’interno. Khomeini accusò lo scià e la SAVAK, e molti iraniani credettero a questa menzogna. Decine di migliaia marciarono per le strade gridando Bruciate lo scià!. Ben presto centinaia di migliaia di iraniani parteciparono a nuove manifestazioni.»

Secondo il sociologo Farhad Khosrokhavar: «L’incendio del Cinema Rex ad Abadan, il 19 agosto 1978, in cui persero la vita circa 400 persone, fu attribuito dai manifestanti di strada al servizio segreto Savak dello scià. Ciò contribuì ad accrescere l’ardore rivoluzionario dei militanti islamici e della società nel suo complesso contro il regime assediato dello scià. In seguito, emerse che l’incendio era stato appiccato da militanti islamisti vicini ai rivoluzionari pro-Khomeyni e non dal regime dello scià. Ma l’esito fu comunque disastroso per la dinastia Pahlavi e favorevole alla rivoluzione islamica.»Khosrokhavar 2016

Secondo lo storico Abbas Milani: «Più di quattrocento spettatori innocenti morirono bruciati. Il governo reagì con lentezza. Il tentativo di attribuire la colpa all’opposizione non trovò ascolto. Sebbene col senno di poi l’ignobile atto rechi tutti i segni del terrorismo islamico, e sebbene negli anni successivi siano emerse prove che dimostravano la colpevolezza del clero, all’epoca la popolazione accusò il governo.»Milani 2008

Secondo lo storico Michael Axworthy: «Governo e opposizione si accusarono reciprocamente, ma eventi, processi e indagini negli anni successivi indicarono che la responsabilità era di un gruppo islamico radicale con legami con figure dellulema. »Axworthy 2013

Poiché l’episodio avvenne durante il periodo rivoluzionario, fu estremamente difficile individuare i responsabili, e accuse infondate divennero assai comuni. Molti esponenti del fronte rivoluzionario incolparono Mohammad Reza Pahlavi, l’allora scià dell’Iran, e la SAVAK, i servizi segreti interni. Sebbene non furono mai presentate prove sufficienti a sostegno di tali accuse, queste ebbero ripercussioni di vasta portata sull’orientamento del movimento rivoluzionario. Le circostanze in cui l’incendio fu appiccato non giovarono alle dichiarazioni di innocenza dello scià. La localizzazione dell’episodio, in un quartiere povero di Abadan, e il momento in cui si verificò non coincidevano con i precedenti modelli di protesta, il che alimentò ulteriori sospetti. Si riteneva anche che lo scià avesse preso di mira il Cinema Rex per uccidere dissidenti politici che si erano riuniti per guardare un film antigovernativo proiettato in quella sede.

Mentre le prime voci accusavano lo scià e la SAVAK dell’incendio, dopo la rivoluzione emersero ulteriori prove secondo cui il commando di quattro persone era in contatto indiretto con alcuni religiosi sciiti, dai quali proveniva l’ordine. Secondo Mohammad Nūrīzād, l’ayatollah Nouri Hamedani fu una delle figure dietro l’attentato. Alla domanda sul perché, Hamedani avrebbe risposto che il silenzio della popolazione della provincia del Khūzestān era il motivo dell’incendio del Cinema Rex: si voleva spingere i dipendenti della National Iranian Oil Company a unirsi agli scioperi contro Mohammad Reza Shah. Il governo, tuttavia, rimase in silenzio e non proseguì oltre. Si discusse sul fatto che la popolazione non avrebbe creduto alla verità se questa fosse stata rivelata dalla SAVAK. Vi era inoltre la convinzione che il governo dell’epoca avesse mantenuto il silenzio perché sperava ancora di ristabilire buoni rapporti con il clero.

Minaccia del cinema per gli estremisti sciiti Gli islamisti erano generalmente contrari al cinema, e in particolare la diffusione di scene di sesso nei film costituiva per loro un motivo di preoccupazione. Anche altri cinema furono presi di mira. In un’intervista a Kayhan, l’ayatollah Lahouti affermò che il Cinema di Qom fu fatto esplodere per ordine di Ahmad Khomeini. L’incendio doloso dei cinema era un fenomeno diffuso fin dal 1969, mentre nessuna moschea o luogo sacro fu incendiato nello stesso periodo. Farajollah Salahshoor, regista iraniano di ispirazione religiosa, dichiarò: «Sapevamo bene che il cinema era un canale d’ingresso della cultura occidentale; prima della rivoluzione ho incendiato dei cinema come altri hanno fatto. Sfortunatamente, dopo la rivoluzione, sono stati costruiti musei per quei cinema e il cinema è stato sostenuto».

In un’intervista con Hossein Dehbashi, Mohsen Safaei Farahani sostenne che la persona responsabile dell’incendio «... divenne membro del Parlamento dopo la Rivoluzione islamica». Alireza Nourizadeh, giornalista che ebbe un incontro con il ministro dell’Intelligence dell’epoca, riportò le sue parole: «Le nostre informazioni mostrano che l’ordine di bruciare il Cinema Rex venne da Najaf» (Najaf era un importante centro dell’Islam sciita). Nourizadeh citò il nome che il sig. Aameri Tehrani fece: «... il sig. Kiavash, che in seguito divenne membro del Parlamento. Il sig. Kiavash era in contatto con il principale sospettato, Hossein Takbalizadeh, e anche con religiosi di Najaf».

Secondo l’esperto di Medio Oriente Daniel L. Byman, «I film erano un affronto a Dio, incoraggiavano il vizio e la decadenza in stile occidentale. Così, nell’agosto 1978, quattro rivoluzionari sciiti chiusero a chiave le porte del Cinema Rex nella città iraniana di Abadan e diedero fuoco al teatro».

Indagine e processo Iraj Mesdaghi scrisse che, all’inizio della formazione della Repubblica Islamica, Mousavi Tabrizi fu accuratamente scelto come giudice per il caso del Cinema Rex. Suo suocero, l’ayatollah Nouri Hamedani, è indicato come una delle figure dietro l’incendio del Cinema Rex. Il procedimento inizialmente procedeva a rilento. Successivamente, a causa delle pressioni dell’opinione pubblica e delle famiglie delle vittime, il processo ebbe inizio il 23 agosto 1980. Restio ad ammettere il coinvolgimento degli islamisti, esso si trasformò in un processo di facciata. Dopo varie dimissioni di pubblici ministeri e funzionari, Tabrizi ricoprì contemporaneamente il ruolo di procuratore e giudice.