Appartenente alla famiglia Marescotti, si distinse per la sua lealtà alla casata dei Bentivoglio, diventando celebre per il ruolo nella liberazione di Annibale I Bentivoglio dalla prigionia nel 1443.
Biografia
Nato a Bologna nel 1406, Galeazzo apparteneva a una delle famiglie più antiche e influenti della città, strettamente legata al partito bentivolesco. La principale fonte storica sulla sua vita e sulle sue imprese è costituita dalla sua autobiografia, una cronaca dettagliata degli eventi di cui fu protagonista. "La liberazione di Annibale I Bentivoglio". L'episodio più noto della sua vita fu la liberazione di Annibale Bentivoglio nel 1443.
La cattura e liberazione di Annibale I Bentivoglio
La cattura e la successiva liberazione di Annibale I Bentivoglio nel 1443 rappresentano uno degli episodi più audaci e significativi della storia medievale di Bologna. Questo evento, reso possibile grazie a un'operazione militare condotta da un ristretto gruppo di fedelissimi guidati da Galeazzo Marescotti, mirava a sottrarre Annibale dalla prigionia imposta dai Piccinino e ristabilire l'autorità della fazione bentivolesca nella città.
Contesto storico
Nel 1442, sebbene il governo bolognese si presentasse formalmente come autonomo sotto l’ideale di “libertà”, la città era in realtà soggetta al controllo di Nicolò Piccinino, capitano di ventura al servizio di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano. Francesco Piccinino, figlio di Nicolò, attuò allora un'abile manovra ingannevole, attirando diversi esponenti della nobiltà bolognese, tra cui Annibale Bentivoglio, il suo valoroso compatriota Achille Malvezzi e suo padre Gaspare. Questi furono traditi e imprigionati in varie rocche delle terre parmensi. Annibale venne rinchiuso nella Rocca di Varano. La notizia dell’arresto generò grande agitazione a Bologna, specialmente tra i sostenitori del partito bentivolesco. Anche gli sforzi diplomatici tramite ambasciate per ottenere la liberazione dei prigionieri si rivelarono inutili.
Progettazione del piano di liberazione
La minuziosa narrazione dell’impresa è stata tramandata attraverso le memorie di Galeazzo Marescotti, stratega principale del piano. Nel maggio 1443, Marescotti ebbe modo di incontrare Zanese dal Borgo Sandonino, un giovane che conosceva in dettaglio la struttura della Rocca di Varano e aveva raccolto segretamente le richieste di soccorso da parte dello stesso Annibale. Da quel momento, Galeazzo iniziò a stilare un piano d’azione per una rischiosa operazione di liberazione. Il progetto fu condiviso con alcuni fidati alleati: il fratello Taddeo Marescotti, lo stesso Zanese dal Borgo Sandonino, Michele de Marino (detto “da Pisa”) e Jacopo Malavolta. I cinque compagni si giurarono ferma fedeltà nell’attuare il piano, che prevedeva una scalata notturna delle mura della fortezza. Dopo una fallimentare prima incursione, la spedizione prese avvio il 3 giugno 1443.
L'azione e la liberazione
L’operazione, benché altamente pericolosa, fu coronata da successo. Dopo aver raggiunto la Rocca di Varano, i congiurati riuscirono ad aggirare le fortificazioni. Durante la manovra, Galeazzo si ferì gravemente a un occhio ma continuò con determinazione. Una volta penetrati all’interno del complesso, neutralizzarono le guardie e fronteggiarono ulteriori ostacoli rappresentati dai servitori della rocca: Marchese, che non volle collaborare e venne ucciso, e Antonio, che tentò di dare l’allarme ma fu ferito e catturato. Il gruppo rinchiuse il castellano Guglielmo e gli altri residenti in una stanza. Galeazzo raggiunse finalmente Annibale, ancora immobilizzato nel letto con catene ai piedi, annunciandogli la sua liberazione imminente. Dopo aver spezzato i ferri che lo tenevano prigioniero, il gruppo si trattenne nella rocca per riposare prima di pianificare il ritorno.
Ritorno a Bologna e ripresa del potere
La notte successiva segnarono l'inizio del viaggio verso Bologna. L’impresa si rivelò irta di difficoltà a causa del maltempo e delle precarie condizioni fisiche di Annibale, che dovettero trasportare a tratti sulle spalle. Al loro arrivo in città trovarono Giovanni Marescotti, fratello di Galeazzo, già al lavoro per mobilitare il partito bentivolesco. Una volta entrati segretamente a Bologna, il gruppo si unì ai sostenitori del clan Bentivoglio. Annibale ordinò un attacco diretto al palazzo occupato da Francesco Piccinino. Lo scontro terminò con la vittoria dei bentivoleschi, la cattura dello stesso Francesco e il consolidamento
Attività politica e diplomatica
In seguito alla liberazione di Annibale e al rafforzamento del potere bentivolesco, Galeazzo divenne un membro influente nella cerchia dei Bentivoglio. Ricoprì numerosi incarichi pubblici e si distinse per la sua abilità politica oltre che militare. Fu inviato diverse volte a Roma per conto di Sante Bentivoglio, successore di Annibale, con l'obiettivo di difendere gli interessi bolognesi presso la Santa Sede.
Morte
Galeazzo Marescotti si spense a Bologna nel 1503 all'età di 97 anni. Negli ultimi anni assistette al declino politico della famiglia Bentivoglio, culminato con la loro espulsione orchestrata da papa Giulio II. La sua famiglia subì tragiche perdite: nel 1501-1502 diversi membri furono uccisi da Ermes Bentivoglio. Malgrado la lunga vita segnata da successi e battaglie, gli ultimi anni di Galeazzo furono oscurati dalla fine dell'ascesa della casata cui era rimasto devoto tutta la vita.
Note
Collegamenti esterni