I Centri per la Diversità Vegetale (Centres of Plant Diversity o CPD) sono regioni geograficamente distinte che sono particolarmente ricche di specie vegetali o hanno un numero elevato di specie endemiche, che sono uniche di quell'area. La definizione e individuazione iniziale dei CPD è frutto di una collaborazione scientifica fra il Fondo mondiale per la natura (WWF) e l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN).
Storia
L'idea di preparare un'indagine mondiale sui centri di diversità vegetale ebbe origine nel 1982 da un incontro informale promosso dal biologo e botanico britannico Grenville Llewellyn Lucas, composto da botanici dell'IUCN Conservation Monitoring Centre (CMC) e da personale dell'Herbarium dei Royal Botanic Gardens di Kew. Il suggerimento fu incorporato nel Programma Piante, sviluppato da IUCN e WWF nel 1984 e nella prima bozza pubblicata di questo Programma (IUCN/WWF 1984).
Nell'ambito del processo di conservazione delle piante in alcuni paesi selezionati, l'Unità Piante Minacciate del CMC decise di preparare un "Elenco dei Siti Vegetali", in seguito noto come "Libro Rosso dei Dati dei Siti Vegetali", che avrebbe incluso i dati di circa 150 aree in tutto il mondo che i botanici considerano di massima priorità per la conservazione delle piante. In una riunione del 1987, il Gruppo Consultivo Congiunto UCN-WWF per le Piante (PAG), approvò la preparazione di un Libro Rosso dei Dati dei Siti Vegetali e concordò i concetti e i criteri per la selezione dei siti.
Successivamente, il PAG effettuò una revisione del concetto di Libro Rosso dei Siti Vegetali e decise di ampliarlo, non solo limitandosi ai siti la cui conservazione avrebbe garantito la sopravvivenza della maggior parte delle specie, ma puntando a un elenco di tutti i principali siti botanici e tipi di vegetazione considerati di importanza internazionale per la conservazione della diversità vegetale.
Il progetto venne rinominato "Centri per la Diversità Vegetale: Guida e Strategia per la loro Conservazione", i cui dettagli sono stati illustrati in un articolo pubblicato nel 1988. I lavori vennero avviati nel 1989, dopo che furono ricevuti i finanziamenti da WWF International, dall'Overseas Development Administration (ODA) del Regno Unito e, successivamente, dalla Commissione Europea (CE).
Il progetto venne presentato alla Convenzione sulla Diversità Biologica di Rio de Janeiro del 1992.
Il progetto produsse fra il 1994 ed il 1997 un'opera in tre volumi, pubblicata dal WWF e dall'IUCN, contiene resoconti di quasi 250 importanti siti per la conservazione della diversità vegetale in tutto il mondo. Il Volume 1 riguarda l'Europa, le Isole Atlantiche, l'Africa e le isole dell'Oceano Indiano Occidentale, l'Asia sud-occidentale e il Medio Oriente; il Volume 2 riguarda il resto dell'Asia, l'Australasia e le Isole del Pacifico; il Volume 3 tratta delle Americhe.
Sebbene l'intenzione iniziale fosse quella di selezionare tra 150 e 200 siti di priorità globale, il numero totale infine scelto fu di 234 siti prioritari selezionati. Oltre a questi molti altri siti sono trattati in paragrafi riassuntivi nelle panoramiche regionali di ciascuna area.
CDP Sono stati individuati 234 CPD suddivisi in tre aree: Europa, Africa, Asia sud-occidentale e Medio Oriente: 57; Asia, Australasia e Pacifico; 102; Americhe: 75.
CPD in Italia
L'italia è interessata da tre CPD: Eu11: Alpi; Eu12: Appennini e Alpi Apuane Eu13: isole del Tirreno (Sardegna, Sicilia e isole adiacenti)
Note
Bibliografia
Voci correlate Centri di Vavilov Biodiversità Punto caldo di biodiversità Biodiversità in Italia
Collegamenti esterni
Categoria:Ecologia Categoria:Biogeografia