La Maddalena e due angeli (a volte detto La Maddalena pentita e due angeli, o anche Santa Maria Maddalena penitente) è un dipinto a olio su tela (222 x 200 cm) realizzato dal pittore Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1622 e ubicato nella Pinacoteca Vaticana a Roma. Storia Il dipinto, citato dal Malvasia sotto l'anno 1622 fu eseguito dal Guercino per la chiesa di Santa Maria Maddalena delle Convertite al Corso, annesso al convento al delle monache agostiniane costituito da ex-prostitute. Nello stesso luogo dove sorgeva una chiesetta andata distrutta da un incendio divampato nel 1617, venne eretta una nuova chiesa grazie alle sovvenzioni del cardinale Pietro Aldobrandini. Il nome del committente non è noto, ma considerato l’impegno economico richiesto dall’opera e il carattere parsimonioso del cardinale Aldobrandini, è stata avanzata l’ipotesi che la commissione sia stata promossa dalla sorella Olimpia, benefattrice delle convertite e particolarmente sensibile ai temi della spiritualità penitente. L’incarico risale con ogni probabilità alla fine del 1621 o ai primi mesi del 1622, periodo in cui il Guercino era impegnato nella decorazione del Casino Ludovisi.I lavori di ricostruzione della chiesa terminarono nel 1622, e nello stesso anno, la tela del Guercino fu posta sull'altare maggiore. Intorno al 1798, in seguito alle soppressioni napoleoniche, la chiesa e il convento furono destinati ad altri usi e il dipinto venne trasferito alla Pinacoteca Vaticana. L'edificio venne poi demolito e nel 1874 nel suo sito fu costruito l'attuale Palazzo Marignoli.

Nel 1622 Giovanni Battista Pasqualini ne fece una incisione in controparte, che costituisce un termine certo ante quem per la datazione del dipinto. Il dipinto è citato dall'abate Filippo Titi ed è segnalato in tutte le guide successive. Poiché la chiesa sorgeva in una zona centrale di Roma, l'opera del Guercino fu vista ed ammirata da numerosi artisti tra cui Anton Van Dick, che ne ricavò un disegno ed esercitò chiaramente un'influenza diretta sull'opera del pittore Pier Francesco Mola. Nel 1798 il dipinto fu trasferito nel Palazzo del Quirinale, allora residenza pontificia, e nel 1820 entrò a far parte delle collezioni della Pinacoteca Vaticana. Descrizione La composizione mostra la Maddalena seduta presso un sepolcro di pietra, avvolta in un ampio manto scuro, con il busto scoperto e il capo reclinato sulle mani giunte in preghiera. Alla sua destra due angeli la assistono: l’uno, in veste azzurra, le porge un chiodo della croce e tiene in grembo la corona di spine; l’altro, dai toni rosati, la guarda con dolcezza, partecipando al suo raccoglimento e tende il braccio destro indicando un angioletto, come a presentare la santa alla misericordia divina. La figura della Maddalena è costruita su una solida piramide compositiva; il corpo è modellato da una luce che ne ammorbidisce i volumi, e il panneggio è trattato con pennellate fluide e compatte, diverse dalle vibrazioni luminose della produzione emiliana precedente, come nella Vestizione di San Guglielmo d’Aquitania.

Stile Già Giovanni Battista Passeri — che in genere mostrava riserve verso il Guercino — riconobbe nella Maddalena un risultato d’eccezione, lodandone la qualità del colore e l’armonia complessiva, e osservando come, in un soggetto di contenuta narrazione, l’artista avesse trovato la misura più congeniale al suo gusto e al sentimento universale dell’epoca.

La Maddalena penitente con due angeli è considerata la prima opera eseguita da Guercino durante il soggiorno romano. Per stile può sembrare ancora vicina alla sua fase giovanile, ma se ne distingue per la maggiore stabilità delle forme e per l’illuminazione più controllata, che non dissolve i volumi come accadeva nelle opere immediatamente precedenti. Le figure, solidamente costruite e chiaramente definite, sono disposte con un equilibrio che sostituisce la precedente eccentricità compositiva. Il gesto dell’angelo, di rigida compostezza, ricorda quello di una statua, e l’insieme produce un effetto simile a quello di un bassorilievo piuttosto che di una scena immersa nello spazio atmosferico. L’opera segna l’avvio di un mutamento nell’approccio del pittore: Guercino inizia a concepire la pittura in modo più ordinato e analitico, con una consapevole distinzione tra le singole figure. I contorni, ora più continui e incisivi, contribuiscono a rendere i corpi compatti e autonomi, riducendo la fusione tonale che caratterizzava la sua precedente produzione emiliana. Questo orientamento, che nella Maddalena appare ancora sperimentale, trova pieno sviluppo nella Sepoltura e gloria di santa Petronilla (1622–1623), dove il nuovo linguaggio formale diventa una componente stabile della maturità romana del Guercino.

L’opera segna una tappa fondamentale nell’evoluzione del linguaggio del Guercino verso un ideale compositivo di equilibrio classico, maturato durante gli anni del servizio presso la famiglia Ludovisi. Pur conservando un’intensa sensibilità cromatica, che contribuì a orientare la pittura romana verso la corrente cosiddetta “neo-veneziana”, la composizione si distacca dai modi concitati della produzione giovanile per adottare un ordine più stabile e meditato: le figure, disposte con autonomia su un piano parallelo al fondo, acquistano fermezza e dignità quasi scultorea.L’illuminazione calda e crepuscolare, insieme alla posa assorta della Maddalena, richiama l’allegoria della Notte dipinta per la lunetta d’ingresso del Casino Ludovisi; il parallelo con il disegno preparatorio per la stessa Notte, dove la figura appare invece vigile, suggerisce due momenti complementari della riflessione interiore. In entrambe le immagini il riferimento alla Venere frigida o accovacciata — di cui il cardinale Ludovico Ludovisi possedeva una celebre variante con il delfino — è evidente. L’atteggiamento composto della santa, immersa in un paesaggio sereno, riflette l’indirizzo morale e intellettuale del pontificato di Gregorio XV, ispirato ai valori di virtù e moderazione dell’Arcadia. In questo senso la Maddalena penitente con due angeli, anticipando la Sepolture e gloria di Santa Petronilla, partecipa del programma etico e celebrativo espresso anche nelle allegorie della Fama, dell’Onore e della Virtù affrescate nel Casino Ludovisi sul Pincio. N Nel Museo civico Gaetano Filangieri di Napoli esiste un'altra versione attribuita a Guercino.

Esposizioni The Vatican Collections: The Papacy and Art, New York, The Metropolitan Museum of Art, 26 febbraio – 12 giugno 1983; Chicago, The Art Institute of Chicago, 21 luglio – 16 ottobre 1983, cat. n. 87. Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, 1591-1666, Bologna, Museo Civico Archeologico; Cento, Pinacoteca Civica e Chiesa del Rosario, 6 settembre – 10 novembre 1991, cat. n. 113. cat. n. 54 Guercino. L’era Ludovisi a Roma, Roma, Scuderie del Quirinale, 31 ottobre 2024 – 26 gennaio 2025, a cura di Raffaella Morselli e Caterina Volpi, Napoli, Artem cat. n. 34. Maddalena. Il mistero e l’immagine Forlì, Musei San Domenico dal 27 Marzo al 10 Luglio 2022, a cura di Cristina Alcidini, Guglielmo Brunelli, Fernando Mazzocca, Paola Refice. Cinisello Balsamo, editore Silvana Editoriale,2022

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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