Il delitto della donna di picche è un caso di cronaca nera avvenuto il 22 marzo 1990 a Savona. La vittima era Donatella Manunta, 51 anni, una prostituta e donna transessuale, tra le prime in Italia ad aver ottenuto la rettifica anagrafica dopo la riattribuzione chirurgica del sesso. Il delitto, che ha preso il nome dalla carta da gioco ritrovata sul corpo della vittima, è rimasto irrisolto.

La vittima Nata nel 1939 a Sassari, si trasferì a soli tredici anni a Savona nei primi anni Cinquanta insieme alla famiglia. Fin da bambina manifestò la sua natura femminile e rimase orfana di madre in tenera età. Riformata dal servizio militare per omosessualità, a vent'anni trovò lavoro in un bar del centro storico e conseguì il diploma dell'ente turismo come miglior barista della provincia per tre anni di fila. In questo periodo iniziò a travestirsi e a frequentare locali per omosessuali, fino a prostituirsi, soprattutto nelle strade dell'angiporto di Genova, lontano dagli occhi della famiglia. Iniziò ad assumere anche una terapia ormonale femminilizzante e realizzò il sogno di sottoporsi ad un intervento di riattribuzione chirurgica del sesso. Il 24 luglio 1984 si sottopose all'operazione in una clinica a LondraA. Casazza, M. Mauceri, Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2009, 2a ed., pp. 64-65.. Le costò 60 milioni di lire, frutto sia di qualche risparmio che di un prestito. A causa del dispendio per operarsi dovette continuare a prostituirsi per pagare il debito e, per la sua scelta, lo Stato italiano le sospese la pensione d'invalidità che percepiva per un doppio intervento al cuore avuto a quindici e a quarantacinque anni. Nel 1986, con una sentenza, il Tribunale di Savona decretò che fosse registrata all'anagrafe come donna col nome di Donatella: fu tra le prime donne transessuali italiane ad essere riconosciuta dalla leggeA. Casazza, M. Mauceri, Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2009, 2a ed., p. 66..

Continuò a vivere a Savona, in via Untoria 14, e per mantenersi esercitava appunto la prostituzione. Aveva un importante giro di clienti di ogni estrazione sociale ed esercitava spesso tra Calata Pietro Sbarbaro e via Gramsci, al porto di Savona. Tuttavia, Manunta stava pianificando di smettere anche per via dell'età, voleva trasferirsi a Genova e lavorare nel settore alberghiero.

La sera del 21 marzo 1990, Manunta, secondo le ricostruzioni, non aveva ancora iniziato a ricevere clienti e fu vista per l’ultima volta da viva nel suo appartamento di via Untoria. La mattina successiva, il 22 marzo, venne ritrovata morta col cranio sfondato, un bottiglione conficcato nei genitali e una carta da gioco sul petto: la donna di picche. La scena del crimine apparve particolarmente cruda, e gli investigatori si convinsero che non si trattasse del delitto di un assassino seriale. Il movente sembrava piuttosto il denaro.

Le indagini La presenza di due bicchieri di whisky sul tavolo della cucina, convinse gli investigatori che Manunta avesse aperto volontariamente la porta al suo assassino, che conosceva bene la donna e non che non fosse un cliente come gli altri. La vittima stava rammendando una pelliccia fino a quando sarebbe scoppiata una lite tra Manunta e il suo ospite, degenerata in una violenta aggressione con una spranga di ferro. La carta da gioco lasciata sul suo petto, secondo Pierluigi Vizio, sovrintendente della polizia di Savona all'epoca del fatto, significava "donna di malaffare". L'aspetto più evidente era la scomparsa del suo borsellino, con dentro due o tre milioni di lire incassate nei giorni precedenti.

Il primo indagato, con l'accusa di omicidio aggravato da gelosia, fu Giuseppe "Pino" Torielli, molto amico di Manunta, omosessuale e necroforo del cimitero di Stella, nell'entroterra di Varazze. Il 23 gennaio 1993 venne incarcerato per quattro mesi, fino a quando una sentenza della corte d'assise di Savona il 2 giugno dello stesso anno non lo assolse con formula piena. Torielli era andato a trovare l'amica il giorno dell'omicidio, ma aveva l'alibi di aver passato la serata del delitto a Genova, in compagnia di un carabiniere, con cui sarebbe tornato a Stella verso le 23 della sera del delitto. Inoltre il 25 agosto 1994A. Casazza, M. Mauceri, Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2009, 2a ed., p. 70. vinse una causa per ingiusta detenzione, ottenendo 45 milioni di lire di risarcimento, ma morirà poi prematuramente nel 1998.

La pista che conduceva ad un serial killer savonese, Bartolomeo Gagliano, responsabile di alcuni omicidi in Liguria negli anni ottanta e fuggito la settimana prima del delitto dall'OPG di Reggio Emilia, dove era internato, naufragò subito poiché non furono trovate le sue impronte sulla scena del crimine e il ricercato si trovava da tutt'altra parte in quei giorniA. Casazza, M. Mauceri, Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2009, 2a ed. p. 68.. Anni dopo venne sentito anche un altro serial killer, il genovese Donato Bilancia, che si dichiarò estraneo al delitto. Fu anche ipotizzata l'esistenza di un altro assassino seriale dietro la scia di omicidi rimasti irrisolti nella regione attraverso i decenni.

Dopo diversi anni, le indagini ebbero una svolta. La bottiglia di vino utilizzata per seviziare Manunta venne sottoposta a un esame del DNA che diede un riscontro positivo. La traccia lasciata dall'assassino sulla bottiglia corrispondeva in dodici punti a quella del pollice di Renato Tullio Pisano, di Cengio, nella Val Bormida, all'epoca del delitto poco più che maggiorenne e un tossicodipendente con precedenti penali. Nel 2006 venne quindi arrestatoAssassino incastrato dopo 16 anni di indagini - il Giornale, durante gli interrogatori cambiò più volte la sua versione dei fatti, sostenendo infine di aver comprato l'eroina dalla prostituta. L'impronta però non costituì una prova univoca di aver commesso il reato e si rivelò insufficiente a provare un'accusa di omicidio. L'uomo venne assolto con sentenza definitiva dalla Cassazione nel 2008 e il caso venne nuovamente archiviato. Il delitto viene citato tra i casi di cronaca nera più famosi in Liguria in epoca recente nel libro Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, pubblicato nel 2005 e scritto dai giornalisti Andrea Casazza e Max Mauceri.

Nel 2023 il TgR della Liguria ha ricordato Manunta, nella rubrica TV "Tracce" sui delitti irrisolti. Nel 2025 è uscito il romanzo Il segreto di via Untoria di Morena Beltrami, liberamente ispirato alla vicendahttps://www.ecodisavona.it/il-segreto-di-via-untoria-un-romanzo-tratto-da-una-triste-vicenda-savonese/.

Note

Bibliografia Andrea Casazza, Max Mauceri, Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2005.

Categoria:Casi di omicidio irrisolti in Italia Categoria:Casi di omicidio nel 1990 Categoria:Savona Categoria:Violenza contro le persone LGBT