La chiesa di San Pantaleone () è una chiesa ortodossa situata presso il villaggio di Gorno Nerezi, nella Macedonia del Nord. Il villaggio rientra nel comune di Karpoš, facente parte di Skopje, e la chiesa è costruita sul versante settentrionale del monte Vodno, a strapiombo sulla città.

Costruita sotto la dinastia bizantina dei Comneni, la chiesa è parte di un monastero ortodosso. È conosciuta soprattutto per i suoi affreschi: la loro composizione colorata ed espressiva ne fanno un esempio eccezionale della pittura murale del Medioevo macedone e dell'arte bizantina in generale.

Storia

Come attestato da un'iscrizione sul portale di ingresso al naos, la chiesa fu costruita nel 1164 da Alessio Angelo Comneno, che era figlio di Costantino Angelo e di Teodora Comnena, a sua volta figlia del già imperatore bizantino Alessio I Comneno; e dunque era cugino dell'imperatore in carica, Manuele I Comneno.

Fu danneggiata da un terremoto nel 1555, e quindi riaffrescata nelle parti alte che fu necessario ricostruire. Nel 1885 vi vennero realizzate nuove decorazioni coprendo gli affreschi precedenti., ma nel 1923 questi vennero riportati alla luce eliminando lo strato ottocentesco.; ; ; .

Architettura

La chiesa è parte di un complesso monastico cinto da mura. L'edificioSuccinte descrizioni dell'architettura sono in e in ., i cui committenti furono esponenti della dinastia imperiale costantinopolitana, deve essere stato ideato da architetti provenienti dalla capitale con l'intento di consolidare la sua influenza in una regione periferica.. La pianta della chiesa è un'originale rivisitazione della croce inscritta: il naos ha una pianta a croce greca, senza scansioni date da pilastri o colonne, con cupola ottagonale centrale (ricostruita, insieme alle volte adiacenti, dopo il terremoto del 1555). Tale croce risulta inscritta in un quadrato formato aggiungendo quattro piccoli ambienti negli angoli, il quale è preceduto a ovest da un nartece rettangolare. Le dimensioni complessive di questi ambienti sono abbastanza modeste: ; e in realtà, gli angoli fra le pareti non sono esattamente perpendicolari, probabilmente a causa del riutilizzo di strutture precedenti.. I quattro ambienti minori sono coperti da cupole più piccole di quella centrale, a base quadrata: si forma così un quinconce che sembra ispirato dalle cupole della scomparsa chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli..

L'ingresso al nartece è allineato con quello al naos e con il bema, coincidente con il braccio orientale del naos: esso risulta allungato con un'abside dal profilo esterno pentagonale, a cui si affiancano due absidi minori a completamento dei due ambientini adiacenti. Questi ultimi, accessibili tanto dal bema quanto dal transetto, erano usati come pastoforia. Il confine interno del bema è segnato da un templon, risultato del riassemblaggio di pezzi lapidei scolpiti del XII secolo, e affiancato sui due lati da elaborate cornici in stucco (di cui la sinistra molto danneggiata) che ospitano le figure della Madonna con il Bambino e di san Pantaleone. Tali cornici sono state riprodotte anche sul recto della banconota macedone da 50 dinari, emessa nel 1996.

Gli ambienti minori sotto le cupoline occidentali sono cappelle accessibili non dal naos, ma dal nartece. La presenza della sepoltura dei monaci ad arcosolio, nella cappellina settentrionale, e di un pithos in quella meridionale, è indicativo del carattere sepolcrale di questa parte di chiesa: in particolare la prima delle due poteva essere un luogo per la preghiera individuale dei monaci, incoraggiata dalla riflessione sulla morte: lo conferma la presenza, al suo ingresso, dell'affresco di un santo stilita.; .

La chiesa è costruita in blocchi di pietra irregolari, inglobati in grandi quantità di malta. Le tecniche murarie sono in realtà disomogenee, ed è stata avanzata l'ipotesi che alcune parti possano risalire anche al X o XI secolo. Gli archi, le volte e i dettagli decorativi sono realizzati in laterizio. Fra questi ultimi sono da annoverare specialmente le nicchie, monofore, bifore e trifore che movimentano le facce esterne dell'edificio, insieme a semplici motivi, specie a forma di lettere, realizzati con i mattoni stessi..

Affreschi

La cupola centrale, i tratti di volta adiacenti e la calotta dell'abside maggiore sono stati ridipinti nel XVI secolo, dopo la ricostruzione post-terremoto. Invece le pareti del naos e del bema, nonché le cupole minori, conservano per buona parte della loro altezza gli affreschi del XII secolo, che vanno annoverati fra i principali esempi di pittura dell'età comnena..

Nel nartece si conserva solo qualche frammento della decorazione ad affresco originale. Invece gli affreschi medievali superstiti del naos, del bema e degli ambienti minori, molto più estesi, consentono di apprezzare un programma raffinato, probabilmente opera di un maestro associato alla corte comnena a Costantinopoli, che apportò significative innovazioni alla tradizione iconografica bizantina. L'importanza degli affreschi di Nerezi è accresciuta dal fatto che nessun ciclo di pitture murali comnene nella capitale è pervenuto ai giorni nostri..

Le raffigurazioni, dipinte a colori saturi ma armoniosamente combinati sopra un fondo blu, costituiscono un insieme omogeneo che si amalgama con l'organismo architettonico. Le immagini vengono definite nella loro forma e dettagliate facendo ricorso a un pervasivo uso delle linee il quale, unitamente all'aspetto generalmente allungato delle figure umane, contribuisce a scandire un ritmo che attraversa il complesso di pitture murali.; . Gli affreschi del naos, fuori dal bema, si presentano disposti su due registri, dedicati rispettivamente ai santi e a scene della vita di Cristo e della Vergine.

Nartece

Fra i pochi frammenti superstiti nel nartece si distinguono i volti di una deesis, sulla parete orientale, sopra il portale d'ingresso al naos. Altri frammenti sulla stessa parete e anche su quelle corte, settentrionale e meridionale, sono resti un ciclo relativo alle vicende del santo eponimo della chiesa, Pantaleone di Nicomedia. Esso doveva estendersi anche sulla parete occidentale, che però è stata ricostruita negli anni '50. Sulla parete orientale, a sinistra della porta, si trovano anche le immagini di san Simeone Stilita e, forse, di san Pietro, dalla contestualizzazione problematica. Al di sopra di esse poteva essere una raffigurazione della dinastia imperiale bizantina, donatrice della chiesa; ma di tale riquadro non rimane quasi nulla.; .

Naos: registro inferiore

Il registro inferiore del naos presenta una schiera di 26 santi, divisi per tipologia: quelli del braccio occidentale, ove si trova la porta d'ingresso, sono santi guerrieri e martiri. Quelli del braccio meridionale sono monaci, mentre nel braccio opposto sono più specificamente monaci innografi, ovvero compositori di inni sacri, riprodotti nei cartigli che essi reggono.. L'attribuzione delle aree del naos alle varie categorie di santi va in controtendenza rispetto ad esempi contemporanei, in cui generalmente si vedono i monaci nel braccio occidentale, mentre i santi guerrieri in aree più centrali.

I ritratti dei santi sembrano memori della tradizione classica, greca e romana.. Al di là della tipica disposizione in fila delle figure, rappresentate in pose prevalentemente stanti e frontali, si nota fra esse un importante lavoro di differenziazione e concretizzazione dei loro connotati fisici, nonché di resa espressiva. Un termine di paragone specifico per la selezione dei santi dipinti a Nerezi e per i loro attributi iconografici non sembra reperibile in altri monumenti; invece esistono due codici miniati di provenienza costantinopolitana, databili al secondo quarto del XII secolo, che vi si avvicinano molto..

È possibile determinare l'identità di gran parte dei santi dipinti a Nerezi. Un gruppo che ha attratto particolare attenzione è quello dei cinque innografi sulla parete settentrionale, tutti operanti nel periodo dell'iconoclastia. I primi due da sinistra vivevano nel monastero Mar Saba in Palestina, gli altri tre nel monastero di Studion a Costantinopoli. Significativamente, al centro è dipinto san Teodoro Studita, colui che importò la tradizione palestinese di scrittura di inni sacri a Studion, e rappresenta quindi un trait d'union fra le due scuole. Gli innografi indossano un turbante, chiaro richiamo orientale che però, a Nerezi come altrove, non è correlato tanto alla provenienza geografica dei singoli quanto alle radici palestinesi della loro attività poetica. I brani scelti per i loro cartigli appartengono tutti alla liturgia dellorthros (corrispondente al Mattutino della tradizione occidentale), ma rappresentano periodi diversi dell'anno liturgico.. L'iconografia di Teodoro Studita non prevede il turbante perché il santo è noto principalmente per attività diverse dall'innografia. La loro gestualità e posizione nella chiesa, di fronte alla parete con altri santi monaci non dediti alla scrittura di inni, sembra scelta in modo che essi appaiano nell'atto di dirigere il coro dei religiosi, e forse riflette ciò che accadeva nella realtà quotidiana fra i monaci che sedevano sotto gli affreschi..

Quanto ai santi del braccio occidentale, i sei sulle pareti laterali, dipinti con armature secondo l'uso bizantino, sono chiaramente identificabili grazie ai loro attributi iconografici e sono tutti santi celebrati essenzialmente come guerrieri. C'è meno consenso sulle identità degli altri quattro santi della parete occidentale, ai due lati del portale d'accesso (di quelli a destra non sono neanche conservati i volti), che invece indossano abiti da alti dignitari di corte. Si tratterebbe di santi raffigurati in veste di martiri (nella mano di uno di loro è ben visibile la croce bianca simbolo del martirio), anche se questo non significa che non debbano anch'essi essere ricondotti all'ambito militare..

Naos: registro superiore

Il registro superiore del naos è dedicato a un ciclo di storie di Cristo e della Vergine Maria. La loro disposizione sulle pareti appare concepita di modo da tessere un sofisticato sistema di rimandi, soprattutto fra pareti opposte. Così, mentre sulla parete occidentale, sopra l'ingresso al naos, appare la Natività di Maria e di fianco il suo Ingresso al Tempio (di cui rimane solo un lacerto), di fronte a esse è l'abside maggiore con la Comunione degli apostoli: entrambe le pareti, in sensi diversi, mostrano momenti introduttivi all'incarnazione. Le due pareti laterali del braccio occidentale ospitano rispettivamente la Risurrezione di Lazzaro e l'Ingresso a Gerusalemme, due preludi alla Passione di Gesù. Ancora, ai due lati del templon, sopra i varchi di ingresso ai due ambienti accessori, è un'Annunciazione con a sinistra l'arcangelo, quasi interamente perduto, e a destra la Vergine: a questa scena si oppongono, sulle due pareti di fronte nel transetto, la Deposizione e la Trasfigurazione di Gesù: ovvero i momenti iniziale e finali del progetto messianico di salvezza. Infine, di fianco alla Deposizione, sulla parete settentrionale del naos, è il compianto sul Cristo morto, mentre di fronte è la Presentazione di Gesù al Tempio: il secondo è il momento di rivelazione di una profezia che spaventa il Bambino in braccio alla Madre; il primo è il suo compimento, con la Vergine che accoglie il Figlio esanime in grembo..

In tale ciclo cristologico diventa particolarmente chiaro il più grande merito degli affreschi di San Pantaleone: ovvero il fatto che, pur senza abbandonare matrici iconografiche consolidate, essi superano il formalismo e il rigoroso senso di trascendente tipicamente associati all'arte bizantina, in quanto hanno una forte carica innovativa verso una dimensione più umana, emotiva, realistica. Inoltre vi traspare una grande ricerca della chiarezza nelle composizioni e nella scelta delle proporzioni..