Il 15 aprile 2024, approssimativamente alle 19:10 ora locale, si sono verificati alcuni accoltellamenti nella chiesa di Cristo Buon Pastore, chiesa indipendente situata a Wakeley, un sobborgo della città australiana di Sydney, nello stato del Nuovo Galles del Sud. Durante l'evento sono stati attaccati tra gli altri il vescovo Mari Emmanuel, il quale ha in seguito perso l'occhio destro. Sebbene non ci furono morti, si trattò del secondo attentato di questa tipologia avvenuto a Sydney dopo l'accoltellamento di Bondi Junction avvenuto solo due giorni prima, e questo fatto causò l'indignazione dei cittadini che quindi scesero in piazza a protestare.

L'attentatore è stato identificato come un ragazzo sedicenne, che è stato in seguito prontamente arrestato dalla polizia locale. L'evento è stato classificato come un "attentato terroristico con motivazioni ideologiche e religiose".

Contesto Wakeley è un piccolo sobborgo della città di Sydney, noto per la sua alta concentrazione di assiri stabilitisi come conseguenza della diaspora assira: per la maggior parte sono rifugiati provenienti dall'Iraq o dalla Siria. Uno di questi è Mari Emmanuel (Habbaniyah, 19 luglio 1970), consacrato nel 2011 come vescovo dell'arcidiocesi di Australia e Nuova Zelanda dalle autorità dell'Antica Chiesa d'Oriente a cui rispondeva. Nel 2014 ha interrotto i contatti con la chiesa a causa di dispute teologiche, e dal 2015 guida la chiesa di Cristo Buon Pastore (Christ the Good Shepherd Church), una chiesa del tutto indipendente situata proprio a Wakeley.

Il vescovo ha guadagnato una propria popolarità su internet grazie ai suoi sermoni, pubblicati sui social media ufficiali della sua chiesa, che hanno guadagnato milioni di visualizzazioni. In diversi sermoni ha duramente attaccato la comunità LGBT, le restrizioni e le vaccinazioni attuate in risposta alla pandemia di COVID-19, ma soprattutto ha criticato aspramente le altre religioni tra cui il Giudaismo e l'Islam, che lui ha definito «una religione fiorita ed espansa grazie alla violenza».

A causa delle sue controverse opinioni, il vescovo è stato oggetto di critica e attacchi personali da parte di molti (altri cristiani inclusi), portando spesso a campagne di hate speech e trolling contro di lui. Lo stesso vescovo aveva riferito alle autorità, circa un mese prima dell'attentato, che aveva ricevuto molte minacce di morte online, tra cui una in cui si diceva che "gli rimanevano due settimane di vita".

L'attentato Il 15 aprile 2024, intorno alle sette di sera ora locale (UTC+10/AEST, tra le nove e le dieci di mattina ora italiana), Mari Emmanuel si trovava all'interno della sua chiesa di Wakeley e stava condividendo in diretta streaming e di fronte ad alcuni credenti un suo nuovo sermone. Nella folla si trovava un ragazzo vestito con una felpa nera, il quale lentamente avrebbe raggiunto il pulpito nel quale si trovava e, bruscamente, si sarebbe scagliato contro il vescovo e avrebbe iniziato a pugnalarlo con quello che sembrerebbe essere un coltello a scatto (proibito in Australia) ripetutamente, per poi avventarsi su un altro prete, un uomo nella folla e altri due non identificati che stavano cercando di fermarlo.

Nella diretta streaming del sermone, in parte ancora visionabile, si può sentire l'attentatore gridare "Allahu Akbar" subito prima di pugnalare Emmanuel, mentre secondo una testimonianza della folla l'attentatore avrebbe esclamato (in arabo) «se lui non avesse insultato il mio profeta, io non sarei venuto qui». Subito i membri dello staff della chiesa hanno tentato di fermare l'aggressore e sottometterlo, mentre si sono riuniti intorno al vescovo, e in seguito è scoppiata una rissa tra l'attentatore e la folla, indignata per quello che era appena successo. Presto arrivarono undici ambulanze sul luogo, nonché l'intero dipartimento di polizia locale, e si radunò un'enorme folla intorno alla chiesa.

Il vescovo Mari Emmanuel, allora di 53 anni, venne portato d'urgenza al vicino Liverpool Hospital, in seguito messo in stato di lockdown – aveva sofferto diverse lacerazioni alla testa e nella parte alta del corpo, oltre che ferite all'occhio destro, venne quindi sottoposto ad un intervento chirurgico e, stando a una dichiarazione della polizia, "era fortunato ad essere ancora vivo". Venne dimesso dall'ospedale dopo essersi ripreso e il 30 aprile confermò di aver ufficialmente perso l'occhio destro. Le altre vittime, un uomo di 39 anni e un sessantenne, portarono solo lievi lacerazioni da cui si ripresero presto. Anche l'attentatore rimase ferito a seguito del suo scontro con la folla, infatti perse quattro dita della mano.

Responsabile Il responsabile, che le testate giornalistiche avevano inizialmente identificato come un ragazzo di 15 anni, ma che le autorità hanno poi confermato essere un sedicenne, era già noto alla polizia di Sydney sebbene non fossero state svolte particolari indagini sul suo conto al tempo. Era già stato perseguito a gennaio del 2024 per reato d'arma, stalking, intimidazione e danneggiamento di proprietà, ma in seguito venne liberato per buona condotta. La sua identità non è stata divulgata per via delle regolamentazioni sui minori vigenti in Australia.

Il ragazzo sedicenne era inoltre sospettato di soffrire di qualche disturbo mentale o disabilità intellettiva, sebbene il padre abbia in seguito negato che il ragazzo avesse mai mostrato segni di radicalizzazione o alienazione mentale.

Investigazioni e processi L'attacco venne immediatamente classificato dalle autorità come un "attentato terroristico con motivazioni religiose ed ideologiche" ed "un esempio di estremismo religioso ed islamismo"

Durante una conferenza stampa a Canberra, Mike Burgess, direttore generale dellAustralian Security Intelligence Organisation (ASIO), ha riportato che le motivazioni dietro l'atto sarebbero state delle presunte critiche fatte dal vescovo Mari Emmanuel contro il profeta Maometto, ovviamente blasfeme nell'Islam. Subito dopo l'attentato, il colpevole venne consegnato alle forze di polizia del Nuovo Galles del Sud, nonostante le rivendicazioni della folla, e venne interrogato dalla commissaria della polizia Karen Webb, ma senza risultati rilevanti.

Il 18 aprile il colpevole è stato imputato per aver commesso un attacco terroristico, e il giorno dopo, negatagli la cauzione, è comparso di fronte ad un'udienza del tribunale minorile, dove è stato richiesto che venisse mandato all'ospedale per poter condurre una valutazione psichica e che venisse poi portato a un carcere minorile locale in attesa di un secondo processo previsto per il 14 giugno. In quella seduta il ragazzo è stato imputato di due capi d'accusa: lesioni personali con intento di omicidio per quanto riguarda l'attacco contro Mari Emmanuel, e gravi lesioni personali dolose per quanto riguarda l'attacco contro l'altro prete.

Venne anche istituita temporaneamente una squadra anti-terrorismo, composta da membri dell'ASIO, della polizia del Nuovo Galles del Sud e della polizia federale australiana, con l'obiettivo di investigare il luogo e cercare altre persone possibilmente collegate o coinvolte, ma non è stato trovato nulla di collegato direttamente all'attentato.

Proteste

Il fatto che l'attentato fosse avvenuto in diretta streaming, davanti a milioni di visualizzatori, portò ad un'immediata risposta da parte del pubblico. Presto, centinaia di persone si diressero verso il luogo dell'incidente, occupando la chiesa, già gremita di persone, e la Welcome Street sulla quale si trovava, rallentando le operazioni della polizia. La folla inferocita era composta di assiri, maroniti, cattolici e copti. In poco tempo più di 2000 persone circondarono la chiesa e l'ospedale in protesta, e pretesero a gran voce che la polizia consegnasse il colpevole gridando a gran voce "Bring him out!" ("Portatelo fuori!"), costringendo quindi la polizia e i paramedici a rimanere nella chiesa per diverse ore. Fu proprio il fatto che questo evento si trattò del secondo attentato possibilmente mortale nella città nel giro di nemmeno una settimana che fece infuriare le masse e i cittadini. Dovette quindi intervenire la polizia antisommossa che usò lo spray al peperoncino, mentre venne spedito un elicottero della polizia che circolò l'area ed intimò alla folla di disperdersi.

Dopo quasi due giorni di scontri l'area venne sgomberata, ma a seguito della conclusione delle proteste: una trentina di protestanti erano rimasti feriti, 51 poliziotti avevano riportato ferite rilevanti (e tre di loro vennero ricoverati in ospedale), una ventina di veicoli della polizia erano rimasti danneggiati, dozzine di munizioni di armi, uniformi della polizia e giubbotti antiproiettile erano stati rubati e diverse proprietà nel vicinato erano state danneggiate o vandalizzate. 6 paramedici inoltre erano rimasti bloccati nel mezzo delle proteste e non poterono raggiungere i loro veicoli. La commissaria di polizia Karen Webb ha duramente condannato gli atti della folla, aggiungendo che sarebbero stati perseguiti i protestanti più violenti e intimando il distretto di polizia a mandare più pattuglie per "armonizzare la comunità", anche lo stesso Mari Emmanuel, una volta ripresosi, caldeggiò che i suoi corrispondenti collaborassero con le autorità invece di cercare vendetta, sebbene questo messaggio fosse in realtà diretto verso la sua congregazione e non verso i protestanti, che infatti nulla avevano a che fare con essa.

Molte comunità islamiche australiane espressero preoccupazioni sulla questione alla polizia australiana, temendo infatti che la classificazione dell'attentato come "atto terroristico" avrebbe potuto portare ad un'ondata di islamofobia nel paese. Molte moschee, tra cui la Lakemba, la più grande moschea della città, richiesero che venisse aumentata la loro sicurezza e venne mandata la polizia. Le autorità hanno in seguito registrato 46 casi di incidenti legati all'islamofobia ed episodi di incitamento all'odio ricollegabili in qualche modo con l'attentato, e la FIANZ, la federazione delle associazioni islamiche della Nuova Zelanda, ha chiesto alle sue corrispondenti di rimanere in guardia.

La prima ondata di arresti si svolse il 17 aprile, quando la polizia di Sydney annunciò che stava cercando di identificare oltre 50 persone sospettate di aver partecipato alla sommossa, alla base di oltre 600 ore di registrazioni. Furono arrestati un diciannovenne di Doonside accusato di insurrezione, rissa e distruzione o danneggiamento di proprietà privata, un ventottenne di Horningsea Park e un quarantacinquenne di Fairfield Heights, seguiti da un ventitreenne di Fairfield che si arrese alla polizia volontariamente e un ventisettenne di Granville. Karen Webb lamentò in seguito il fatto che queste persone non avevano nulla a che fare con la chiesa, e probabilmente erano venute esclusivamente per esprimere il loro dissenso contro la polizia. Come parte dell'operazione anti-terrorismo vennero ulteriormente arrestati sette adolescenti (tra i 14 e i 17 anni di età) che erano stati sospettati di star potenzialmente preparando un attacco terroristico anti-islamico che avrebbe potuto "porre un rischio inaccettabile per le persone del NSW", cinque di loro saranno in seguito incriminati con accuse di terrorismo e istigazioni all'estremismo, tra cui possesso di materiale di natura estremista e cospirazioni contro l'attentatore. In totale ci sono state 29 condanne.

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