Biografia Nato a Cevoli di Lari, nella provincia di Pisa, da Secondo e Concetta Frangioni, si trasferì con la famiglia a Livorno nel 1901. Iniziò la propria attività politico-sindacale giovanissimo, aderendo al Partito Comunista d’Italia negli anni della Prima guerra mondiale. Chiamato alle armi, visse direttamente l’esperienza bellica: fu prigioniero dell’armata tedesca, internato in due campi di concentramento e successivamente destinato ai lavori agricoli nei pressi della frontiera polacca, mentre in Russia infuriava la Rivoluzione. Nel diario personale, conservato nel suo fondo archivistico, Frangioni racconta in modo dettagliato la propria vita dalla nascita fino ai primi anni Trenta, soffermandosi in particolare su questa esperienza di guerra.
Rientrato in Italia passando dalla Polonia, fu arrestato dai carabinieri come disertore, poiché non si era ripresentato al corpo dopo il rimpatrio dalla prigionia, e rimase incarcerato per tre mesi. Nel fondo è conservato anche un documento del Ministero della Guerra che lo autorizza a fregiarsi della medaglia commemorativa della Grande Guerra. Negli anni Venti Frangioni fu protagonista delle lotte politiche e sindacali livornesi, in un clima segnato da violenze fasciste, scioperi e congressi. Partecipò al Congresso di Livorno del 1921, svolgendo il servizio di vigilanza all’esterno del Teatro Goldoni, attività che contribuì alla nascita degli Arditi del Popolo.
Nel 1922 sposò Leonetta Cervelli; nello stesso giorno della nascita del suo primogenito, l’8 ottobre, partecipò con altri cinque comunisti a una spedizione punitiva contro una squadra fascista. Alla fine del mese avvenne la Marcia su Roma. Fiduciario della Federazione comunista livornese dal 1925, subì numerosi arresti. Il primo nel luglio 1926, seguito da una denuncia al Tribunale Speciale nel 1927. Quando uscì dal carcere non aveva ancora conosciuto la figlia Marisa, nata nell’ottobre 1926. La repressione dell’OVRA interruppe inoltre i contatti tra le organizzazioni clandestine del partito.
Dopo un ulteriore arresto, Frangioni scelse la via dell’esilio politico in Francia, che si protrasse per dodici anni. Nell’aprile 1930 lasciò l’Italia dal moletto di Ardenza, venendo condannato in contumacia a tre anni di reclusione e a una multa per espatrio clandestino. In Francia continuò senza sosta la sua attività antifascista: partecipò ai Comités d’Amitié franco-italiani, al Comitato centrale degli ex combattenti antifascisti, alla Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo e all’Unione Popolare Italiana. Lavorò presso la ditta Lains Frères; anche il figlio Leonetto, futuro partigiano decorato con la Croce al Merito di Guerra, fu impiegato lì fino al licenziamento nel 1940 per le leggi contro la manodopera straniera.
Arrestato nel 1940, fu internato nel campo di concentramento di Vernet d’Ariège. Nel marzo 1942, su indicazione di Ilio Barontini e Felice Platone, rientrò in Italia con l’incarico di organizzare la Resistenza livornese. Subito arrestato a Ventimiglia, fu sottoposto ad ammonizione, poi revocata con l’amnistia del 28 ottobre 1942, pur restando sotto vigilanza.
Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, “Livio” divenne uno dei principali animatori della lotta partigiana in Toscana. Nell’agosto si tenne la prima riunione costitutiva del CLN, con l’obiettivo di coordinare sia la lotta politica di massa sia quella armata. Nel gennaio 1944 nacque il Comitato interprovinciale di Pisa e Livorno, da cui presero forma la 3ª e la 23ª Brigata Garibaldi. A Frangioni fu affidato l’incarico di costituire la 3ª Brigata d’Assalto Garibaldi, di cui divenne responsabile militare interprovinciale. La brigata, composta da circa 1.300 uomini, operò in condizioni particolarmente difficili fino alla liberazione di Livorno il 19 luglio 1944.
Dopo la guerra Frangioni continuò l’impegno politico. Fu tra i fondatori e dirigenti del Partito Comunista d’Italia Marxista-Leninista, fondato nel 1966 insieme a Fosco Dinucci. In qualità di dirigente nazionale guidò nel 1964 una delegazione italiana in Cina, ricevuta da Mao Tse-tung, e mantenne rapporti con il Partito del Lavoro d’Albania e con Enver Hoxha.
Morì a Firenze il 3 giugno 1973. La città di Livorno gli ha intitolato una strada in sua memoria.
Il Fondo Dino Frangioni Il Fondo Dino Frangioni, comprendente diari personali, documenti, fotografie e materiali relativi alla sua attività politica e partigiana, è stato donato dalla famiglia nel febbraio 2025 ed è oggi conservato presso ISTORECO di Livorno, dove rappresenta una fonte di primaria importanza per lo studio della Resistenza e dell’antifascismo livornese e toscano.
Bibliografia
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen. D. Frangioni, Con gli Arditi del Popolo di Livorno, in Il prezzo della libertà, Roma, ANPPIA, 1958. Il comitato della delegazione dell'Edizioni Oriente dai compagni cinesi, «Nuova Unità», n. 4, giugno 1964. Istituto storico della Resistenza in Toscana, Fondo archivistico A. Gracci, serie 149, Biografie di compagni. F. Pieroni Bortolotti, La lotta del fronte operaio a Livorno contro il fascismo (1925-1926) in «Il movimento di liberazione in Italia», n. 103, 1971, pp. 3-28. Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, Roma, 1989-1994, v. 8, p. 351. T. Abse, 'Sovversivi' a Livorno (1918-1922). La lotta politica e sociale in una città industriale della Toscana, Livorno, Quaderni della Labronica, 1990, ad indicem. R. Niccolai, Quando la Cina era vicina. La rivoluzione cultutale e la sinistra extraparlamentare italiana negli anni '60 e '70, Pisa-Pistoia, BFS edizioni-Centro di documentazione, 1998, p. 103. M. Rossi, Livorno ribelle e sovversiva. Arditi del popolo contro il fascismo 1921-1922, Pisa, BFS edizioni, 2013, ad indicem. S. Gallo, La Resistenza e la tela di Penelope: il farsi e il disfarsi della rete antifascista in provincia di Livorno (1943-1944), in Spaesamenti. Antifascismo, deportazioni e clero in provincia di Livorno, a cura di Istoreco, Pisa, Ets, 2015; M. Rossi, Livorno clandestina. Un ventennio di opposizione antifascista (1923-1943), Pisa, BFS edizioni, 2017, p. 69.
Voci correlate Giovanni Martelli
Collegamenti esterni https://www.bfscollezionidigitali.org/entita/16049-frangioni-dino-augusto-antonio?i=16 https://archiviodistatolivorno.cultura.gov.it/archivio-notizie/notizia?tx_news_pi1%5Baction%5D=detail&tx_news_pi1%5Bcontroller%5D=News&tx_news_pi1%5Bnews%5D=88&cHash=67b3669e7e5fcad1ca5288af8fd9f248 https://istorecolivorno.it/podcast/ https://www.radiomaremmarossa.it/cronologia-resistenziale/26-gennaio/