LImpero romano d'Occidente venne a costituirsi come entità pienamente autonoma e distinta dalla parte orientale al momento della morte dell'Imperatore Teodosio I nel 395, quando l'Impero venne diviso tra i suoi due figli, lasciando l'Occidente ad Onorio e l'Oriente ad Arcadio.
Già in precedenza, in varie occasioni, l'Impero venne a trovarsi diviso in più entità a sé stanti per fini di carattere amministrativo e militare, come in occasione dell'istituzione della tetrarchia. Tuttavia, dal 395 in poi, l'Impero romano d'Occidente e l'Impero romano d'Oriente non vennero più a ricostituirsi in unica entità; per tale motivo, tradizionalmente, la data della morte dell'imperatore Teodosio I (395) viene considerata dalla storiografia come l'inizio della vita autonoma della parte occidentale dell'Impero romano.
L'idea dell'unità restò tuttavia salda nelle coscienze ancora per lungo tempo, e certo non si era ancora spenta quando, nel 476, il re degli Eruli Odoacre depose l'ultimo imperatore occidentale, Romolo Augusto, e rimise le insegne dell'Impero all'imperatore d'Oriente Zenone. Quest'ultimo non aveva mai riconosciuto il titolo imperiale a Romolo Augusto e impose che si continuasse a riconoscere Giulio Nepote come legittimo imperatore d'Occidente. Zenone continuò a considerare l'Italia e Roma, culla della civiltà romana, come una parte dell'impero, mentre Odoacre e poi Teodorico, come patrizi d'Italia, ufficialmente svolgevano il ruolo di governatori per conto del sovrano di Costantinopoli, pur essendo di fatto regnanti autonomi.
Ancora l'imperatore bizantino Giustiniano tentò la riunificazione delle due parti dopo la fine dell'Impero d'Occidente, progetto che tuttavia finirà nei secoli successivi con l'affermazione dei regni di Franchi, Visigoti e Longobardi, e la nascita del Sacro Romano Impero.
Geografia Superficie e suddivisione Al momento della morte di Teodosio I e della definitiva divisione dell'Impero in una parte orientale e in una occidentale (395), quest'ultima ereditò la prefettura del pretorio delle Gallie e la maggior parte della prefettura del pretorio d'Italia, Africa e parte dell'Illiria, mentre all'Oriente toccarono la prefettura del pretorio d'Oriente e due diocesi illiriche. A sua volta la prefettura d'Italia era formata da quattro diocesi: Italia (due diocesi), Illiria e Africa; quella delle Gallie da un pari numero di diocesi: Gallia (due diocesi), Hispania e Britannia. Va messo in evidenza che l'Illiria era stata ripartita fra i due ImperiSecondo Santo Mazzarino, l'Oriente romano aveva già assorbito nel 387-388, per volere di Teodosio, la prefettura illirica. Cfr. Santo Mazzarino, L'Impero romano, Roma-Bari, Laterza, 1990, vol. 2, p. 739. ISBN 88-420-2401-5 e che questa divisione fu fonte di continue dispute che iniziarono a profilarsi subito dopo la morte di Teodosio. Alla fine del IV secolo la superficie totale dell'area romano-occidentale superava i 2,5 milioni di km² con una popolazione globale difficilmente quantificabile ma che, con ogni probabilità, doveva situarsi fra i 20 e i 25 milioni di abitanti.
Nel secolo successivo in tutto il mondo romano-occidentale si assistette a una generalizzata flessione demografica dovuta a guerre, carestie ed epidemie. Lo stanziamento di genti barbare in quasi tutte le regioni dell'Europa occidentale e dell'Africa, non riuscì infatti a compensare le perdite che avevano falcidiato la popolazione autoctona. Le etnie barbare, generalmente di origine germanica, rappresentarono, in quasi tutto l'Occidente romano, una quota modesta sul totale delle popolazioni romane o romanizzate, con ogni probabilità non superiore, in termini percentuali, a un 7 o 8%..
Per avere un'idea della limitata consistenza numerica di queste tribù barbare, ricorderemo che, quando i Longobardi penetrarono in Italia nella seconda metà del VI secolo, si ritiene che la loro orda fosse composta da circa unità ivi compresi anziani, donne e bambini.
Città Fra la fine del IV e gli inizi del V secolo Roma era ancora la città più popolosa dell'Impero (sia della parte occidentale sia della parte orientale). Durante il regno di Valentiniano I (364 - 375) si calcola, sulla base delle tessere annonarie distribuite, che l'Urbe dovesse contare non meno di abitanti (ma altre fonti danno una cifra anche superiore, vedi riquadro). Questo valore restò pressoché inalterato fino al primo sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico (410). Seguì una certa flessione demografica, ma ancora alla metà del V secolo sembra che la popolazione della città non fosse inferiore ai abitanti«...alla metà del V secolo...si può immaginare che il totale della popolazione [di Roma] dovesse essere qualcosa di più dei due terzi di un milione.» Cit. da Arnold H. M. Jones, Il Tramonto del Mondo Antico, Bari, Casa Editrice Giuseppe Laterza & Figli, 1972, CL 20-0462-3, pag. 341-342 (Titolo dell'opera originale: Arnold H. M. Jones The Decline of the Ancient World, Lonmans, Green and Co. Ltd, London 1966) Fu soltanto all'indomani del secondo sacco per opera dei Vandali (455) che Roma perse probabilmente il rango di prima città dell'Impero superata non solo da Costantinopoli, ma anche dalle popolose metropoli d'Oriente: (Alessandria, Antiochia e, forse, anche Tessalonica).
L'Italia poteva vantare, oltre a Roma, una serie di centri relativamente popolosi ed economicamente attivi, prime fra tutte Capua e Mediolanum (odierna Milano) - quest'ultima anche capitale imperiale -, seguita da Ravenna, Bononia (odierna Bologna), Augusta Taurinorum (odierna Torino) e Aquileia, che però fu distrutta dagli Unni attorno alla metà del V secolo. Nel resto dell'Impero d'Occidente, invece, tra le città in assoluto più grandi si configuravano Cartagine, che con i suoi - abitanti o più costituiva con ogni probabilità il secondo agglomerato urbano dell'Occidente romano, Leptis Magna (nell'Africa Proconsolare) e Augusta Treverorum (odierna Treviri). Ravenna, in particolar modo, fu una delle poche città italiane che continuò a espandersi nel corso del V secolo, raggiungendo la sua massima estensione in età gotica, allorché l'aumento della popolazione e del territorio urbano rese necessario un ampliamento della cinta muraria romana che finì col racchiudere una superficie di 150 ettari;André Guillou, Régionalisme et Indépendence dans l'Empire Byzantin au VIIe Siècle. L'example de l'Exarchat et de la Pentapole d'Italie (Studi storici, Fasc. 75 e 76), Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1969, pp. 69 - 70 e nota nel 402 divenne poi capitale dell'Impero romano d'Occidente e conservò tale rango anche dopo il 476, sotto Odoacre, gli Ostrogoti e i Bizantini.
Cartagine, invece, oltre a possedere praticamente da sempre una netta vocazione commerciale, era posta nel cuore di una ricca regione agricola ed esportava le sue derrate alimentari anche in Oriente. In Africa, altre tre città di medie dimensioni godevano di una certa prosperità: Leptis Magna, culla della dinastia dei Severi, che, dopo un periodo di decadenza, aveva conosciuto una certa ripresa in epoca teodosiana; Timgad, importante centro donatista, e infine Cesarea (oggi Cherchell, in Algeria), che dette i natali a Prisciano, che con Donato fu il massimo grammatico della tarda latinità.
Nella regione illirica la città più importante e popolosa era forse Salona (nelle immediate vicinanze dell'odierna Spalato), in Dalmazia, con una popolazione di oltre abitanti, mentre i due agglomerati di frontiera di origine castrense, Carnuntum e Aquincum (l'attuale Budapest), conservarono una certa importanza strategica. Entrambi questi centri possedevano due anfiteatri, uno per le guarnigioni di stanza e uno per la popolazione civile. Carnuntum ci viene descritta da Ammiano Marcellino, nella seconda metà del IV secolo, come una città sonnolenta e degradata, ravvivata però dalla presenza di molti militari accampati nei dintorni o residenti nell'abitato.Cornell, Tim, e John Matthews, Atlante del mondo romano, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1984, p. 142.
In Iberia aveva avuto un certo sviluppo, nel corso del IV secolo, la città di Hispalis (l'attuale Siviglia), impostasi come il massimo centro abitato della Betica, mentre Carthago Nova (Cartagena) continuava a costituire il più importante punto di riferimento urbano nell'area mediterraneo-orientale della diocesi. Non minore importanza rivestivano Tarraco (Tarragona), Osca (Huesca) e Caesaraugusta (Saragozza) nella parte settentrionale della penisola.
Fra le città più importanti e popolose delle due diocesi galliche era Augusta Treverorum (Treviri, oggi in Germania), ex capitale imperiale fin da epoca tetrarchica e, ancora attorno al 400, sede di Prefettura. Arelate (Arles), impostasi fin dalla prima metà del IV secolo come il più dinamico centro urbano della Gallia meridionale, era anche divenuta, agli inizi del secolo successivo, capitale di prefettura. Massimo centro della Gallia centrale era, con ogni probabilità, Lugdunum (Lione).
In Britannia l'unica città di una certa importanza era Londinium, l'odierna Londra, seguita da nuclei urbani di modeste dimensioni, spesso di origine castrense o sviluppatisi su precedenti insediamenti celti (come Calleva Atrebatum, oggi Silchester). Aquae Sulis (Bath) era invece un centro termale noto fin dal I secolo. L'abbandono della Britannia da parte delle guarnigioni romane agli inizi del V secolo determinò la decadenza di tali centri, la quale si protrasse per buona parte dell'alta età media. Londra, restata quasi senza abitanti, dovette essere pressoché rifondata da Alfredo il Grande nel IX secolo.
Estensione e popolazione delle principali città dell'imperoSi calcolano dai 250 ai 500 abitanti per ettaro nelle città fondate dai Romani (sfondo verde). La fonte principale (Dalle città dell'Impero Romano alle campagne dell'Età Medioevale, i cui riferimenti bibliografici sono: reperibili qui) è integrata, per alcune città, da altre fonti segnalate nel testo Città Estensione Popolazione Roma 1800 ettari - (sec. IV) circa 1 milione Capua 180 ettari circa Mediolanum 133 ettari circa Bononia 83 ettari circa Augusta Taurinorum 47 ettari circa Verona 45 ettari circa Augusta Praetoria 41 ettari circa Leptis Magna 400 ettari circa Augusta Treverorum 285 ettari circa Nemausus 220 ettari circa Vindobona 200 ettari circa Londinium 140 ettari circa Lutetia 55 ettari circa Alessandria d'Egitto 900 ettari circa - 1 milione Carthago 300 ettari circa 200 - Nova Roma (Constantinopolis) 1400 ettari circa circaTale era la popolazione di Costantinopoli in età teodosiana (379-395). Cfr. André Chastagnol, Le Bas-Empire, Parigi, Armand Colin, 1991 (3ª ed.), p. 59, ISBN 2-200-32200-3 Città fondate o conquistate dai Romani in Italia ( celle con sfondo verde ) Città fondate dai Romani nelle province dell'Impero (celle con sfondo giallo ) Città conquistate dai Romani fuori dall'Europa (celle con sfondo celeste )
Storia
Prodromi della divisione (364-395) Valentiniano I (364-375)
Una più marcata divisione dell'Impero Romano, dopo le suddivisioni amministrative dei decenni precedenti, si ebbe con l'ascesa al trono di Valentiniano I, creato imperatore a Nicea nel febbraio del 364. Il nuovo sovrano dovette prendere atto dell'impossibilità di gestire da solo la delicata situazione militare che si era venuta a creare sia lungo la frontiera danubiana e renana, ad Occidente, a causa dei sempre più frequenti sconfinamenti delle tribù barbare, sia su quella persiana, ad Oriente, dove i Sasanidi si erano da tempo imposti come i più agguerriti avversari di Roma e del suo esercito. Nella primavera di quello stesso anno, Valentiniano associò pertanto come augusto il fratello Valente, assegnandogli la parte orientale dell'Impero e tenendo sotto il suo controllo quella occidentale, chiaro segno dell'importanza che ancora rivestiva all'epoca la città di Roma.