Il cratere di Gela è un cratere a volute attico decorato a figure rosse, alto 78 cm con un diametro di 47,5 cm, dipinto dal pittore dei Niobidi intorno al 470 a.C.. Proviene dalle necropoli di Gela ed è custodito nel Museo archeologico regionale Pietro Griffo di Agrigento.
Di grandi dimensioni e riccamente decorato dal collo al corpo, è considerato uno dei capolavori della ceramografia attica a figure rosse rinvenuto e pertanto è stato reso Bene Inamovibile della Regione Siciliana dal 27 giugno 2013.
Storia Il cratere fu rinvenuto nel 1889 da Nicola Russo, un proprietario terriero locale già noto nel panorama del collezionismo, del commercio e della depredazione delle necropoli di Gela. Identificato da Paolo Orsi come un'urna funeraria, fu al centro di una lunga trattativa di acquisto tra Adolf Furtwängler (che lo voleva per l'Altes Museum di Berlino) e Antonio Salinas (per il Museo Nazionale di Palermo) che si concluse l'11 settembre 1890 con il definitivo acquisto del vaso da parte di Salinas, che pur di assicurarsi l'opera accettò di anticipare di tasca propria parte del compenso. Rimase in quel luogo fino al 1966, anno in cui fu ceduto al Museo archeologico regionale di Agrigento dietro cessione del Melqart di Sciacca.
Sebbene Furtwängler non riuscì ad assicurarsi l'opera, realizzò comunque una serie di schizzi che funsero da base per la pubblicazione di un articolo fondamentale a far conoscere il cratere a livello internazionale: l'opera, grazie alle sue dimensioni e al perfetto stato di conservazione, entrò di diritto nella letteratura scientifica come espressione della pittura monumentale greca dell'età dello stile severo.
Descrizione
Il vaso è riccamente decorato in ogni sua parte. Sul lato A del collo è raffigurata una scena di centauromachia: al centro è posto un altare, ai lati del quale Eracle e il centauro Folo compiono una libagione. Eracle è rappresentato senza barba, vestito di pelle leonina e appoggiato ad una clava, mentre Folo è rappresentato nell'atto di sollevare un rython. Dietro Eracle e Folo sono dipinti vari centauri, uno dei quali con pelle ferina sul braccio. Sul lato B è invece raffigurata una scena di lotta di eroi e centauri.
Sul corpo del cratere è raffigurata una scena di amazzonomachia identificabile con la celebre uccisione di Pentesilea da parte di Achille. Sul lato A è visibile proprio l'eroe, armato di lancia e scudo, mentre atterra la donna: l'amazzone è rivestita da una corazza con gorgoneion, regge anch'essa uno scudo ma lascia cadere per terra la sua spada. Il suo volto è rappresentato di pieno prospetto, mentre le decorazioni dell'elmo (con sfinge e cresta) sono rese di profilo. Sul lato B prosegue la scena di lotta: a sinistra è dipinto un guerriero che allontana col braccio sinistro teso un'amazzone che si difende con una scure, mentre dietro di lei un'altra amazzone armata di frecce si allontana su destriero galoppante. Sotto l'ansa è infine raffigurata un'amazzone con arco in atteggiamento di difesa dall'assalto di un greco che brandisce la spada.
Note
Bibliografia
IZI Travel, Achille e Pentesilea: un amore finito in tragedia, su Il Museo Archeologico Regionale "Pietro Griffo" di Agrigento Federico Moncada, Dal fango all’arte: Il cratere del Pittore dei Niobidi, 2024 Marcella Accolla, Le importazioni di vasi attici a figure nere e a figure rosse a Gela nel secondo venticinquennio del V sec. a.C., in Archaeology and Economy in the Ancient World, 2023 Monica De Cesare, Il cratere del Pittore dei Niobidi al Museo Archeologico di Agrigento: dalla Gela post-tirannica alla Sicilia post-unitaria, in Sicilia antiqua: International Journal of Archaeology: XIV, 2017
Voci correlate Pittore dei Niobidi Ceramica a figure rosse Gela (città antica)
Altri progetti
Categoria:Opere nel Museo archeologico regionale di Agrigento Categoria:Reperti archeologici d'Italia Categoria:Vasi greci dipinti Categoria:Gela