Il Novik fu un incrociatore protetto della Marina imperiale russa, unico della sua classe, entrato in servizio nel dicembre 1901.
Costruito per conto dell'Impero russo nei cantieri navali di Danzica, nell'allora Impero tedesco, il Novik era un esemplare unico, particolarmente veloce per la sua epoca e adatto ai compiti di esplorazione. Poco dopo la sua entrata in servizio con la Marina russa, fu inviato nella base di Port Arthur in Cina e assegnato ai ranghi della Flotta del Pacifico; da qui prese quindi parte alla guerra russo-giapponese, scoppiata nel febbraio 1904, collaborando in particolare alla battaglia di Port Arthur e alla battaglia del Mar Giallo. Separatosi dal resto della flotta, bloccata dai giapponesi all'interno di Port Arthur, il Novik cercò di raggiungere la base di Vladivostok, ma fu intercettato da due incrociatori nipponici e danneggiato nel corso della battaglia di Korsakov, finendo incagliato lungo la costa meridionale dell'isola di Sachalin.
Concluse le ostilità i giapponesi si impossessarono del relitto, riportandolo a galla e rimettendolo in servizio nel 1908 nei ranghi della Marina imperiale giapponese sotto il nuovo nome di Suzuya. L'incrociatore fu infine radiato dal servizio nell'aprile 1913 e lo scafo venne inviato alla demolizione.
Caratteristiche
La costruzione del futuro Novik fu ordinata dal governo dell'Impero russo alla ditta Schichau-Werke di Danzica, nell'allora Impero tedesco. Il progetto finale vide la realizzazione di un'unità piuttosto contenuta nelle dimensioni ma molto veloce per essere un incrociatore dell'inizio del XX secolo, al punto che alcune fonti lo considerano quasi un cacciatorpediniere di grandi dimensioni.. L'unità trovò il favore dei suoi committenti russi, i quali commissionarono successivamente ai cantieri navali Nevskij di San Pietroburgo la realizzazione di altri due incrociatori dalle caratteristiche molto simili al Novik, la futura classe Izumrud..
Il Novik presentava uno scafo dalla lunghezza fuori tutto di 110,5 metri (di 106 tra le perpendicolari e di 109,9 metri alla linea di galleggiamento), per una larghezza massima di 12,2 metri e un pescaggio di 5 metri. Lo scafo presentava una prua a rostro e un limitato castello di prua; le sovrastrutture erano limitate a una torre di comando con la plancia e la timoneria posta al limite poppiero del castello, seguita da tre fumaioli; un singolo albero era collocato nello spazio tra il secondo e il terzo fumaiolo. Il dislocamento standard ammontava a tonnellate, e saliva a tonnellate con la nave a pieno carico. L'equipaggio ammontava a 328 tra ufficiali, sottufficiali e marinai.
L'apparato propulsivo era basato su tre motrici alternative a triplice espansione, alimentate da dodici caldaie Schultz-Thornycroft alimentate a carbone; la potenza dell'impianto ammontava a . La velocità massima in condizioni normali ammontava a 25 nodi (46,3 km/h), ma alle prove in mare il Novik toccò una velocità massima di 25,6 nodi (47,4 km/h). Con nelle stive il pieno carico di 500 tonnellate di carbone, l'autonomia dell'unità ammontava a miglia nautiche alla velocità di crociera di 10 nodi ( km a 18,52 km/h).
L'armamento principale del Novik verteva su sei cannoni da 120/43 mm tipo Pattern 1892 di origine russa, collocati in impianti singoli protetti da scudi corazzati: un cannone era a prua, uno a poppa e due su ciascuna fiancata. Come armi secondarie erano portati anche sei cannoni Hotchkiss 47 mm e due cannoni Hotchkiss 37 mm, a tiro rapido per la difesa contro unità veloci. L'armamento silurante si basava infine su cinque tubi lanciasiluri da 381 mm: quattro collocati perpendicolarmente alle fiancate (due per lato) e uno fisso nella poppa.
Come tipico della categoria degli incrociatori protetti, il Novik portava una corazzatura ridotta e limitata alla protezione dei punti vitali della nave. Il ponte principale era protetto da uno strato di acciaio al nichel spesso 38 mm; i fianchi del ponte corazzato, curvati per ricongiungersi alle fiancate dello scafo, erano spessi 51 mm, e il ponte raggiungeva uno spessore di 76 mm in corrispondenza del cielo della sala macchine. I cannoni principali avevano delle scudature spesse 25 mm; la torre di comando era protetta da una corazzatura in acciaio Krupp spessa 30 mm.
Storia Servizio nella Marina russa
Impostata a Danzica il 12 marzo 1900, la nave venne varata il 15 agosto dello stesso anno con il nome di Novik (), per poi essere consegnata alla Marina russa ed entrare in servizio il 17 dicembre 1901. Dopo la messa a punto nelle acque del Mar Baltico, il Novik salpò nel settembre 1902 per trasferirsi in Estremo Oriente via mar Mediterraneo e canale di Suez, arrivando infine nella base di Port Arthur in Cina, nuova sede della principale squadra da battaglia della Flotta del Pacifico russa.
Al comando dell'allora capitano Nikolaj Ottovič von Essen, il Novik si trovava a Port Arthur quando, nella notte a cavallo tra l'8 e il 9 febbraio 1904, le torpediniere della Marina imperiale giapponese sferrarono un attacco a sorpresa contro la flotta russa di Port Arthur, dando così il via alla guerra russo-giapponese. L'attacco colse completamente di sorpresa i russi e si concluse con il siluramento di due navi da battaglia e un incrociatore, prima che le torpediniere nipponiche riuscissero a ritirarsi incolumi. Il Novik fu tra le poche navi russe in grado di mettere in atto una reazione, aprendo il fuoco sulle unità giapponesi e lanciandosi anche al loro inseguimento, pur senza riuscire a raggiungerle o causare loro danni. La mattina del 9 febbraio il corpo centrale della flotta giapponese si presentò quindi all'imboccatura della rada di Port Arthur e iniziò a bersagliare la base con i suoi grossi calibri, ritirandosi solo dopo aver incassato alcuni colpi dal fuoco di risposta delle navi e delle batterie costiere russe; ancora una volta il Novik sortì dal porto e cercò attivamente lo scontro con il nemico, serrando le distanze per portarsi a tiro con i suoi siluri e venendo centrato da un colpo di grosso calibro che causò alcuni danni...
Passato al comando del capitano Maksimilian fon Šul'c dopo la promozione di Essen al comando della nave da battaglia Sevastopol', nelle settimane successive il Novik partecipò ad alcune sortite della flotta russa volte a sfidare il blocco navale imposto dalla flotta giapponese a Port Arthur, azioni conclusesi sempre con il rientro dei russi nella loro base assediata. L'ultima di queste sortite portò, il 10 agosto 1904, alla battaglia del Mar Giallo tra le flotte russa e giapponese, alla quale il Novik prese parte. Dopo l'uccisione nello scontro del suo comandante, l'ammiraglio Wilhelm Withöft, la flotta russa si disgregò: il corpo centrale delle navi da battaglia fece ritorno a Port Arthur, mentre alcuni incrociatori riuscirono a dileguarsi e, facendo rotta verso sud, raggiunsero porti neutrali in Cina e nell'Indocina francese dove si fecero internare. Šul'c fu l'unico a cercare di portare a termine il piano originario e, separatosi dal resto della flotta, condusse il Novik verso nord nel tentativo di raggiungere la base russa di Vladivostok; evitando il pattugliato stretto di Tsushima tra Giappone e Corea, il Novik si spinse nelle acque a oriente del Giappone nel tentativo di circumnavigare inosservato l'intero arcipelago nipponico...
Il Novik riuscì quasi nel suo intento, visto che solo il 14 agosto i giapponesi si avvidero della presenza dell'unità diretta a nord dopo che questa fu avvistata da un mercantile nipponico al largo dell'isola di Yakushima; due incrociatori giapponesi, il Chitose e lo Tsushima, furono subito inviati al suo inseguimento. I giapponesi interpretarono correttamente l'intenzione di Šul'c di passare a nord di Hokkaidō e di dirigere su Vladivostok passando per lo stretto di La Pérouse, e fecero rotta per le coste meridionali dell'isola russa di Sachalin dove il Novik avrebbe dovuto necessariamente fermarsi per fare rifornimento di carbone. La mossa ebbe successo e, il 20 agosto, i due incrociatori nipponici avvistarono il Novik mentre sostava nel porto di Korsakov per carbonare; l'incrociatore russo salpò e cercò di portarsi al largo, ma fu ingaggiato in combattimento. Nella successiva battaglia di Korsakov il Novik riuscì a piazzare due colpi di grosso calibro sullo Tsushima, ma fu a sua volta centrato da un proiettile dell'incrociatore giapponese che penetrò la corazzatura, danneggiò il locale caldaie e causò un allagamento del locale del timone. Il Novik tornò a rifugiarsi nella rada di Korsakov ma, impossibilitato a procedere alla sua massima velocità e con i giapponesi ancora in agguato fuori dal porto, a Šul'c non restò altro che predisporre l'evacuazione dell'equipaggio e l'autoaffondamento della nave. Il 21 agosto infine, mentre i russi stavano evacuando il materiale recuperabile dal Novik, il Chitose penetrò nella rada di Korsakov e cannoneggiò l'unità immobile, riducendola a un relitto incagliato sulla costa. Šul'c e l'equipaggio russo raggiunsero poi Vladivostok per altre vie.
Servizio nella Marina giapponese
Il relitto del Novik rimase incagliato lungo la costa davanti Korsakov per diversi mesi. I giapponesi invasero l'isola di Sachalin nel luglio 1905, durante le battute finali del loro conflitto con la Russia, occupandola dopo brevi scontri con la debole guarnigione locale; il trattato di Portsmouth del 5 settembre 1905, conclusivo del conflitto, riconobbe infine al Giappone il possesso della metà meridionale dell'isola..
I giapponesi si impossessarono quindi del relitto del Novik e, il 16 luglio 1906, lo riportarono a galla per trasferirlo poi nei cantieri dell'Arsenale militare marittimo di Yokosuka per i lavori di ripristino. La nave fu ufficialmente rimessa in servizio con la Marina imperiale giapponese nel dicembre 1908, con il nuovo nome di Suzuya. Durante i lavori a Yokosuka erano stati apportati vari cambiamenti alle dotazioni: le originarie caldaie Schulz-Thornycroft erano state eliminate e sostituite da caldaie Miyabara di produzione giapponese, modifica che portò anche all'eliminazione di uno dei fumaioli; il nuovo apparato motore esprimeva una potenza di , il che fece scadere la velocità massima a 20 nodi. Tutto l'armamento di artiglieria originario fu sbarcato e sostituito da cannoni di origine giapponese: il nuovo armamento si basava su due cannoni da 120 mm modello Type 41, collocati uno a prua e uno a poppa in impianti scudati; quattro cannoni da 76 mm, sei cannoni da 47 mm e due da 37 mm a tiro rapido per la difesa contro naviglio veloce. I tubi lanciasiluri furono eliminati.
Il periodo di servizio del Suzuya con la Marina giapponese fu breve e privo di eventi significativi. La nave venne infine radiata dal servizio e avviata alla demolizione nell'aprile 1913.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Incrociatori della Rossijskij Imperatorskij Flot Categoria:Navi costruite a Danzica (Germania)