Il porto della Formica, Porto Fiumicello, Porto dei Navicelli, detto anche in lucchese della Formicola, era il bacino di arrivo/partenza delle merci trasportate dal reticolo fluviale dell'Auser, in comunicazione con Pisa ed il mar Tirreno. È stato interrato con la costruzione della ferrovia nel 1846.

Localizzazione Il porto della Formica era lo slargo terminale del canale della Formica. Si trovava a circa a sud da Porta San Pietro, nella frazione di San Concordio del Comune di Lucca. Gli scavi archeologici avviati nel 2009 lo hanno riportato alla luce esattamente all'incrocio di via della Formica con l'attuale via Nottolini, dove, peraltro, esiste un area ancora ad uso pubblico.

Conformazione Se ne conosce abbastanza bene la forma poiché i documenti dell'Archivio di Stato di Lucca trattano frequentemente del porto di Lucca, in quanto oggetto di decretazioni comunali finalizzate alla sua manutenzione, e anche perché gli scavi archeologici ne hanno precisato la struttura. Quelli del 2009-2010 hanno messo in luce anche una darsena supplementare per il deposito delle imbarcazioni. Il porto era un bacino rettangolare non amplissimo, lungo 20 pertiche lucchesi e largo 4,5, corrispondenti rispettivamente a metri 59,00 e 13,30 per , dove si allargava e terminava il canale della Formica. Si sviluppava quindi in direzione nord-sud, con la medesima inclinazione dei Kardines della città. Era dotato di almeno 4 scivoli: era grande quello a nord (10 × .), rivolto verso la città, adatto a trainare in secca i barconi. Annesso vi era anche un capannone per lo stoccaggio coperto delle derrate, in via delle Tagliate, ora via Nottolini.

Origini L'esistenza di un porto fluviale a Lucca è attestata fin dall'Altomedioevo mediante una pergamena del 21 febbraio 975, con il quale il vescovo Adalongo dava in concessione alcuni terreni, uno dei quali situato ubi vocitatur Porto Flumicello.

Potrebbe però risalire all'epoca romana, poiché era situato all'imbocco del canale Formica o Formicola, uno dei migliori esempi di conservazione dei kardines della centuriazione. Il fosso lo collegava al reticolo idrografico dell'Auser, che assicurava un proficuo scambio di merci sia con il contado sia con la piana Pisana e quindi con mar Tirreno. L'attività di mercatura avveniva negli approdi dei fitti insediamenti romani siti sui dossi dell'Auser, vedi l'area del Palazzaccio e della Fossa Nera, ed in tutto il reticolo dell'alveo del lago di Sesto/Bientina.

Epoca medioevale Il porto è ricordato da Lucca Romana (pagina 20) come un perno della politica commerciale della Stato lucchese. Corrisponderebbe al Fosso del Riccio medioevale, in funzione ininterrottamente fino al secolo XX, in quanto collegato al canale Ozzeri-Rogio e perciò con entrambe le due vie d'acqua che conducevano al Tirreno, una per Ripafratta e l'altra per Bientina.

Negli Statuti lucchesi dei primi del Trecento si presta attenzione a rendere navigabile tutto il reticolo idrografico. «Nello Statuto del Comune di Lucca viene ordinato che il Podestà, insieme con Guglielmo Abbate di Guamo, Niccolao Maconi giudice e con altri savi, debba conservare la fossa detta di Riccio e l'Eggiora, in modo che le barche possano venire dal Padule di Sesto fino alla cerchia della città . Ordina inoltre che il Podestà, in unione al Capitano, a due Anziani e due Priori, ogni anno, faccia ispezione del Castello di Bientina, delle vie e acque del Padule di Sesto, delle fosse e strade che conducono a Bientina e ai luoghi prossimi, e le visite debbano esser fatte presenti dodici uomini di quella terra e altrettanti di Buti» I documenti testimoniano tale attenzione: la disposizione "De conservando fovea que dicitur Riccii", forse coeva allo Statuto del 1308, dove era confluita al capo XX, era stata emanata per assicurare il transito alle imbarcazioni perché potessero giungere senza difficoltà alcuna fino al porto della Formica, che era presso la 'cerchia' della città di Lucca. Il provvedimento lucchese arriva a stabilire "opere di ricalibratura della sezione del 'canale navigabile'.

Epoca moderna

Il porto ebbe un ruolo notevole nell'agevolare la costruzione delle mura rinascimentali, per il grande convogliamento dei materiali da mettere in opera, realizzato nel terminale del fosso della Formica. Nel 1593, l'Offizio sopra le fortificazioni si accordò con i barcaioli, sul prezzo del trasporto del materiale edilizio per la costruzione delle mura, facendo riferimento al trasporto delle pietre "dal porto nuovo della Formica in fabrica". Infatti il porto era stato rinnovato, facendolo alimentare dal Condotto pubblico, che portava acqua pulita dal Serchio attraversando l'intera città e dal 1563 era alimentato anche dalla "fossa Penitesa o Penitese", derivazione dal canale Ozeri a livello di Ponte Tetto. La sua costruzione fu realizzata da Ludovico Penitesi, proprietario delle maggiori cave di pietra ai piedi dei Monti Pisani, proprio per consentire il trasporto dei materiali necessari per l'edificazione delle colossali mura. In tal modo si aveva a disposizione anche il Serchio per raggiungere il Tirreno attraverso Ripafratta.La fossa detta della Piscilla sarebbe invece originaria dall'Ozeri a ovest del Rio detto il Guapparo.

Con la costruzione della stazione ferroviaria, nel 1848, adiacente a nord al medesimo porto, il bacino venne interrato ma il canale della Formica continuò a funzionare, poiché sono documentati lavori di ripristino nel 1899: fu interrato solo tra il 1985 e il 1988. Resiste ancora scoperto solo il tratto a sud della autostrada Firenze-Mare, un piccolo fossato che si va a congiungere con il canale Ozzeri-Rogio.

Nel 2009-2010 veniva portata alla luce la vecchia darsena del porto, ovvero un prolungamento verso nord di un canale largo . e lungo 10, utilizzata per la rimessa delle imbarcazioni.

Secondo le notizie di stampa, stati effettuati ritrovamenti relativi a due dei tre scali del Porto della Formica nella campagna archeologica del 2022 nell'area ex-Gesam.

Note

Bibliografia

Voci correlate Serchio Storia di Lucca Piana di Lucca

Collegamenti esterni

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