Sant'Antonio da Padova col Bambino è un dipinto a olio su tela () realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1649-51 e conservato nella Collegiata di San Giovanni Battista a San Giovanni in Persiceto.
Storia Nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, tra i dipinti riferiti all'anno 1649, è ricordata «una tavola per la Chiesa de' P.P. Cappuccini di San Giovanni in Persiceto, con S. Antonio, che riceve il Puttino dalla B.V. ad istanza del S. Carlo Imbiani»...
Nel Libro dei conti del GuercinoIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito poi dai familiari fino al 1666., alla data del 15 aprile 1650, benché l'annotazione sia registrata alla fine dell'anno, si legge: «Dal Sig.r Dotore Sacente si ebbe a bon conto dal S. Antonio da Padova Lir Cinque Cento, che fano Scudi 125 per comisione del del Sig.r Carlo Inbiano, da S. Giov.ni».
Nella Bologna perlustrata di Paolo Antonio Masini, compare una nota riferibile al 1650: «....& alli Cappuccini di Castel San Gio. dipinse un Sant'Antonio vestito alla cappuccina.».
Il saldo del dipinto è registrato alla data del 3 dicembre 1651: «Per Mano del Sig.r Dott.re Saraceni si è riceuto Ungari n.ro 25 e questo e per Saldo et ultimo pagamento del Quadro del S. Antonio da Padoua ordinato dal Sig.r Carlo Inbiano da S. Giovanni, et pagato dal Medemo Sig.r: fano ducatoni 100 che fano poi Sudi 125»..
Poiché la prima edizione della Bologna perlustrata uscì nel 1650, è probabile che Masini abbia visto il dipinto quando si trovava ancora nella casa del pittore..
Il dipinto fu consegnato alla chiesa il 13 maggio 1652, con un rogito redatto dal notaio G. F. Brina. L'atto di donazione conteneva alcune clausole che prevedevano, in determinate circostanze, il ritorno dell'opera agli eredi, eventualità che effettivamente si verificò. Quando, all'inizio dell'Ottocento, la chiesa e il convento dei cappuccini furono soppressi e demoliti, la famiglia Magliatrici, erede di Imbiani, rientrò infatti in possesso del dipinto. Secondo una lettera di Gianfrancesco Rambelli datata 1º dicembre 1839, il quadro del Guercino finì quindi nelle mani del pittore Angelo Lamma per essere venduto,. ma in realtà non fu alienato e tornò a San Giovanni in Persiceto, dove tuttora si trova, nella prima cappella a sinistra della Collegiata di San Giovanni Battista.
Descrizione e stile Si può subito notare che la figura della Vergine, prevista nel contratto, non fu eseguita, forse per contenere il costo dell'opera. Il dipinto raffigura sant'Antonio da Padova in abito cappuccino, inginocchiato davanti a un tavolo coperto da una tovaglia azzurra, sul quale è seduto il Bambino Gesù, nudo, appoggiato su un libro. Il Bambino, circondato da una tenue aureola luminosa, protende le braccia verso il santo, instaurando con lui un rapporto diretto e affettuoso; Antonio, con le mani incrociate sul petto, inclina il busto in atteggiamento di umile devozione.
La scena si svolge in un ambiente raccolto e privo di elementi architettonici definiti, dominato da un fondo scuro che si apre, nella parte superiore, in una zona di cielo abitata da piccoli angeli tra le nubi. L’impostazione è volutamente semplice e concentrata sull’incontro tra le due figure principali, secondo una modalità narrativa che rinuncia a ogni complessità scenica per privilegiare l’immediatezza del sentimento religioso.
Tra gli elementi accessori si notano, in primo piano, alcuni gigli deposti a terra, tradizionale attributo del santo, mentre il libro su cui siede il Bambino allude al ruolo di Antonio come predicatore e dottore della Chiesa.
Dal punto di vista stilistico, l’opera si colloca nella fase tarda dell’attività del Guercino, caratterizzata da una tendenza a una maggiore semplicità compositiva e a un tono più raccolto e quasi intimo. Tuttavia, accanto a questa apparente semplicità, si riconoscono brani di alta qualità pittorica, come la resa della tovaglia azzurra, trattata con particolare sensibilità luministica e con un accordo cromatico raffinato, nel quale risalta il giallo della rilegatura del libro.
Alcune parti mostrano invece una diversa qualità esecutiva: in particolare i gigli appaiono più rigidi e descritti con maggiore minuzia, circostanza che ha indotto la critica a ipotizzare l’intervento di una seconda mano, probabilmente quella del fratello Paolo Antonio Barbieri, specialista nella resa di nature morte. Secondo questa interpretazione, Guercino avrebbe impostato la composizione principale, lasciando poi al fratello l’esecuzione degli elementi floreali, forse negli ultimi mesi della sua attività.
Nel complesso, il dipinto unisce una costruzione volutamente essenziale a una pittura matura e consapevole, nella quale la lunga esperienza dell'artista si traduce in un equilibrio tra immediatezza devozionale e qualità formale.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su sant'Antonio da Padova col Bambino Categoria:San Giovanni in Persiceto