Età antica (3000 a.C. - 476) L'insediamento umano sul territorio di Guidonia Montecelio è riconducibile al periodo Neolitico, com'è attestato dai rinvenimenti di resti umani, utensili litici, manufatti, ceramiche e sepolcri in molte delle sue località. I motivi di richiamo furono essenzialmente l'abbondanza di acqua, di boschi e, nella zona delle alture cornicolane, la presenza di grotte carsiche e la posizione elevata sul resto del territorio, il quale nella parte pianeggiante era ancora sommerso dalla palude..
Gli stessi fattori geografici favorevoli determinarono i numerosi insediamenti dell'età del bronzo. Secondo la tradizione antica, abitatori primitivi del Lazio furono i Siculi, popolo di origine settentrionale proveniente dalle terre dei Liguri. Essi si sarebbero stanziati nella zona compresa tra il medio corso del Tevere e i Colli Albani finché, intorno al XIII secolo a.C., ne furono scacciati dagli Aborigeni discesi dai monti della Sabina. Questi ultimi, stabilitisi a sud del Tevere nel Latium vetus, sarebbero così i diretti antenati dei Latini, ai quali avrebbero dato origine unendosi a genti greche sopraggiunte dal mare. In realtà queste tradizioni rispecchiano il periodo del Bronzo recente in cui, da apporti culturali ed etnici diversi, si delineò nel Lazio il ceppo latino. A quell'epoca risale la nascita di Corniculum, città preromana situata dagli archeologi sul colle dove ora è il centro abitato di Montecelio, il cui significato originario del nome trova la sua spiegazione nella forma appuntita dei due colli che ricordano due corna.
Ricostruendo dalle origini le vicende di Roma, gli storici antichi ci danno notizia di Corniculum, conquistata da Tarquinio Prisco nell'anno 140 dalla fondazione di Roma, quindi nel VII secolo a.C., durante l'affermazione militare romana sui Latini. Non si sa se la città venne distrutta completamente in quell'occasione, è certo però che in epoca imperiale essa aveva già cessato di esistere. Tuttavia, la Rocca sorta durante il Medioevo sul colle di Montecelio e che tuttora domina l'abitato venne edificata sulle rovine dell'arce primitiva, utilizzandone in parte i materiali di costruzione ed inglobando nelle sue strutture un tempietto romano del I secolo a.C.
La sua fondazione si connette ad un momento di incremento demografico e di progresso tecnico delle genti di questa regione, fattori che portarono alla stabilizzazione territoriale delle popolazioni nomadi ed alla creazione di villaggi di una certa entità. Uno dei siti maggiormente popolati era quello delle Caprine, dove poi è sorto l'abitato di Guidonia, anche antico transito per aggirare la palude di acqua sulfurea che invadeva la piana meridionale fino all'Aniene. I ritrovamenti archeologici hanno attestato, nell'età del Bronzo, almeno sei insediamenti stabili di una certa entità presso le zone tufo litoide del lago di Marco Simone nonché sulle alture di Colle Lepre (vicino a Tor de' Sordi) ed a Valle Stregara (Colle Fiorito).
Durante l'età del ferro quest'area fu interessata da una fitta rete di collegamenti, alcuni dei quali rispecchiano i percorsi seguiti dalle vie romane in età storica. Il principale tragitto si identifica con il tracciato della via Tiburtina Valeria, mentre quello della Tiburtina-Cornicolana collegava la pianura ai monti Cornicolani per poi addentrarsi in Sabina, nello stesso periodo in concomitanza con lo sviluppo dell'agricoltura, gli insediamenti tendono ad allontanarsi dalle zone paludose e solfuree per colonizzare la più fertile fascia occidentale.
Tutto il territorio considerato, a partire dal VI secolo a.C., specialmente nell'area pianeggiante, conosce un infittirsi degli insediamenti rurali, in relazione ad uno sfruttamento agricolo intensivo e ad un grande frazionamento terriero. L'agricoltura si orientava prevalentemente nella produzione vinicola, come testimoniano i numerosi attrezzi per torchiare rinvenuti dagli archeologi nel territorio.
A fianco agli insediamenti agricoli si moltiplicano, per tutta l'età Repubblicana, le strutture abitative Romane, ville agricole e residenziali sviluppatesi sui fertili terreni dell'Agro Romano. Da quel periodo la presenza di Roma comincia ad essere determinante per quest'area, sia dal punto di vista dell'assetto politico che da quello dello sviluppo economico. Le bonifiche, la costruzione di strade ed acquedotti che si realizzano nella pianura in prossimità dell'Aniene sono dovuti alle esigenze della Capitale che si rivolge a questi territori per il suo approvvigionamento.In epoca Imperiale le derrate provenienti da fuori Italia provocano però la svalutazione agricola dell'area, le campagne si spopolano e si diffonde il latifondismo. Testimoniano questa evoluzione sia la scomparsa di molti insediamenti rurali che la costruzione di imponenti ville patrizie: alla funzione economica subentra la funzione turistica.
Nell'Agro Tiburtino, si diffondono intorno alle sorgenti termali delle Acque Albule le ville residenziali che rivaleggiavano in bellezza e ricchezza con quelle sparse sulle fresche alture tiburtine. Si racconta che, dopo essere stata sconfitta dai Romani, Zenobia, regina di Palmira, trascorse segregata in una villa fatta costruire qui da Adriano gli ultimi anni della sua vita.
Medioevo (476–1517) Le alterne vicende susseguitesi alle invasioni barbariche, fino all'invasione saracena del 900, ebbero conseguenze esiziali per l'economia. Abbandonate le villae, interrotte le attività agricole, i canali di drenaggio ostruiti o distrutti, i collettori delle acque e le cisterne inutilizzabili, tutto concorre a rendere la pianura paludosa, malarica ed inospitale.
Le notizie più sicure sullo sviluppo demografico e topografico del territorio comunale, sono quelle riguardanti il centro di Montecelio. Esso è infatti l'unico, tra i nuclei abitati sorti in quest'area durante tale periodo storico, ad aver accentrato un numero rilevante di popolazione e ad essersi mantenuto in vita con continuità insediativa fino al terzo millennio.
Nel resto del territorio considerato prevalsero insediamenti sparsi tipici della Campagna Romana in quei secoli e che si identificano anche in età moderna con termini assai diffusi nella toponomastica locale: casale, torre, castello. Alcuni di questi siti, fortificati in seguito alle lotte dei feudatari tra loro e con il potere ecclesiastico, conobbero anche un modesto sviluppo urbano ma molto limitato nel tempo. Le scarse popolazioni superstiti si raccolgono intorno alla Basilica di San Vincenzo alle falde nord-orientali di Montecelio pronte a nascondervi, all'occorrenza, tra le rupi e la fitta vegetazione che ne ricopriva la vetta. Per quanto riguarda Montecelio, la prima notizia che abbiamo appare in una bolla di papa Benedetto VII del 973 che indica il luogo, allora denominato Monticelli, tra i possedimenti della Chiesa di Tivoli.
Verso la fine del Millennio, riprende la vita sociale intorno alle torri sparse lungo gli assi viari della Tiburtina e della Nomentana e nasce l'insediamento di Monticelli che presto si sdoppierà in due borghi distinti: il Castrum Montis Albani e il Castrum Monticellorum, che ha la sua data di fondazione ufficiale nel 998, ed accoglie le prime popolazioni stabili, proprio intorno alla rocca, sul punto più alto della collina. Alla fine del X secolo esisteva già la Rocca, cioè il castello fortificato fatto costruire dai Crescenzi signori del posto. Infatti vi fu tenuto prigioniero, verso il 1002, un Abate dell'Abbazia di Subiaco, con la quale questi signori erano in lotta per il dominio del territorio Tiburtino. Sul monte del Sorbo era nato nel XII secolo un villaggio cinto da mura, ma alla fine del Trecento vi risiedevano solo dieci famiglie e nel Quattrocento, ormai disabitato, venne ridotto a casale agricolo.
Nel sito fortificato di Tor de' Sordi si sviluppò nel corso del XIII secolo, epoca di operazioni militari nella zona, ma non ebbe mai un'estensione di tipo villaggio. La struttura mostra il caratteristico aspetto di un piccolo castello fortificato, costruito intorno al 1600, si sviluppa attorno ad una torre medievale d'avvistamento a pianta quadrangolare che conserva ancora il rivestimento originario di pietra del XIII secolo. Da questo si diparte una lunga cinta muraria che delimita la corte interna.
Tor Mastorta, che prima del XIV secolo era un centro abitato con fortificazioni, a causa della peste del 1348 venne abbandonato. Anche presso la località di Pio Rotto esisté per un certo periodo un villaggio, che però nel 1200 era già scomparso. Infine l'insediamento di Castell'Arcione,v. Simone Festa, Castell'Arcione, un caso di studio dell'area tiburtina, 2014. fondato dai Capocci nel XIII secolo, nel 1400 passato di proprietà agli Orsini risulta disabitato e ceduto nel 1496 ai RucellaiArchivio Storico Capitolino, Archivio Orsini, perg. II.A.19,070 e ad altre famiglie, fino a essere ceduto sotto il fascismo come contea a Massimo Del Fante. Questi siti sopravvissero esclusivamente come tenute agricole che solo con alcune strutture architettoniche conservatesi ricordano la loro origine medievale.
L'abitato a quell'epoca ancora non si era costituito, la popolazione viveva sparsa nella campagna e alle pendici del colle presso l'Abbazia di San Vincenzo. Solo in seguito alle incursioni dei Normanni, tra l'XI e il XII secolo, le plebi rurali si posero sotto la protezione del castello intorno al quale, risalita l'altura, cominciarono a costruire le prime case. Il terreno roccioso favoriva l'approntamento del sistema difensivo in quanto si costruiva chiudendo con le abitazioni i passaggi più agevoli tra gli scogli. In questo periodo anche la Rocca dovette essere riedificata, a causa della sua devastazione da parte degli stessi Normanni. Tra il XIII ed il XIV secolo l'abitato si ingrossa, le case a schiera si dispongono seguendo le curve di livello, dando origine alla struttura a spirale del borgo. È da notare che venne trascurato dall'edificazione il lato nord; in ciò fu certamente determinante il fattore climatico negativo: minor tempo di insolazione ed esposizione ai venti di tramontana. Solo in epoca molto recente, saturatisi gli altri spazi edificabili, il paese ha conosciuto una parziale urbanizzazione nel versante settentrionale. Alla fine del XIV secolo erano già fondate la chiesa di San Lorenzo, entro il nucleo abitato, e la chiesa vecchia di San Giovanni Evangelista, sviluppatasi da un insieme di cappelle annesse al cimitero costituito presso l'area pianeggiante tra le due cime cornicolane.
I confini di Monticelli arrivavano allora sul fosso del Cupo, dal momento che i Crescenzi, nel XII secolo, avevano tentato inutilmente di estenderne il territorio a spese del Monastero di San Ciriaco, possessore di una tenuta al di là di quel corso d'acqua. Dal loro dominio il borgo uscì all'inizio del Duecento e le alterne vicende politiche dell'epoca lo portarono con il suo territorio sotto la signoria di diverse famiglie feudali legate al Papato, tra queste i Gottifredo, i Colonna, i Capocci. Questi ultimi ne conservarono il possesso, tranne brevi periodi, fino al termine del XIV secolo quando, con la restaurazione operata da papa Bonifacio IX nei domini della Chiesa, Monticelli venne a trovarsi sotto i Monaci di San Paolo. Il borgo non era ancora cinto da mura; solo con lo sviluppo urbanistico tra il 1400 e il 1600 si delinea un vero sbarramento costituito dalle stesse case della periferia a forma di quadrilateri o torri. In quell'arco di tempo altre tre famiglie si succedono a dominare il paese: gli Orsini, i Della Rovere e i Cesio sorgono in questi secoli le chiese di Sant'Antonio, Sant'Antonino e San Biagio. Le nuove costruzioni urbane seguono lo schema iniziale di disposizione e l'abitato si sviluppa specialmente nei quartieri più vicini alla Rocca.