La Nativitas et victoria Alexandri Magni regis (“Nascita e vittoria del re Alessandro Magno”) è la traduzione latina del X sec. ad opera di Leone Arciprete del cosiddetto “Romanzo di Alessandro greco”, attribuito allo Pseudo-Callistene.

Il titolo Non si può stabilire il titolo originale, ma l’editore dell’opera, F. Pfister, accoglie quello presente nel manoscritto principale (l’Historicus, 3 della Staatsbibliothek di Bamberga), ovvero Nativitas et victoria Alexandri Magni regis “Nascita e vittoria del re Alessandro Magno”, riportando l’esempio di alcuni manoscritti che trasmettono le versioni interpolate dell’opera di Leone Arciprete dove si leggono titoli simili, o in cui quanto meno ricorre la presenza dell’elemento della NativitasFr. Pfister, Der Alexanderroman des Archipresbyter Leo, Heidelberg 1913 (Sammlung mittellateinischer Texte 6), pp. 8-9..

L’opera è anche conosciuta come Historia de Preliis Alexandri Magni “storia delle battaglie di Alessandro Magno", o più semplicemente Historia de Preliis. Questo titolo è presente in un incunabolo (Strasburgo 1486) che conserva una delle redazioni interpolate dell’opera.

Nella bibliografia, l’opera è citata in entrambi i modi, ma tendenzialmente si predilige il titolo di Nativitas et victoria Alexandri Magni regis, spesso abbreviato in Nativitas, quando ci si riferisce alla versione di Leone Arciprete, e Historia de preliis, accostata dalla sigla della redazione, J1, J2 o J3 per riferirsi ai rifacimenti corrispondenti.

Il manoscritto di Bamberga Nella sua forma originale, la Nativitas è trasmessa solo da tre manoscritti: il Bamberg, Staatsbibliothek, Hist. 3 (E.III.14), il München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 23489 e il London, Lambeth Palace Library, 342.La trasmissione dei testi latini del Medioevo / Mediaeval Latin Texts and their Transmission cur. Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Firenze 2004-, vol. II p. 424.

Il celebre manoscritto Historiatus, 3 della Staatsbibliothek di Bamberga è il codice più antico e testimone più autorevole che trasmette la Nativitas. Si tratta di una miscellanea probabilmente compilata all’inizio dell’XI sec. in cui sono copiate opere di carattere principalmente storiografico, soprattutto storie di popoli, che insieme costituiscono una cronaca universale su base geografica.

Oggi si sostiene che sia stato confezionato ad Halberstadt, in Sassonia, a partire da un modello giunto Oltralpe dall’Italia meridionale, anche se a lungo si è pensato che fosse stato allestito in Italia (tra gli elementi a sostegno di questa ipotesi, oltre alla presenza stessa della Nativitas, contribuiscono anche le notizie cronografiche sull’Italia meridionale che chiudono il codice).

Questo manoscritto risulta significativo anche per relazione che può aver avuto il suo modello italiano con il programma culturale di Giovanni III duca di Napoli, committente della traduzione della Nativitas (la traduzione venne fatta proprio in occasione dell'allestimento di una biblioteca che Giovanni aveva voluto in onore della sua defunta moglie Teodora): la presenza di opere storiografiche rispecchia gli interessi della corte di Napoli, come lascia intuire proprio Leone nel prologo (dove vengono citati titoli di opere storiografiche che Giovanni aveva raccolto).

Un ulteriore elemento riguarda la veste linguistica del codice: il latino delle opere copiate appare sistematicamente semplificato, in direzione di una lingua dai tratti più spiccatamente volgareggianti, probabilmente con l’intenzione di renderle leggibili a un pubblico la cui competenza di lettura del latino era mediocre (oppure si può immaginare una destinazione ad uso scolastico). Questa operazione forse può inquadrarsi entro la renovatio librorum di cui parla Leone nel prologo della Nativitas.

In questo manoscritto, la traduzione di Leone presenta il prologo integrale ed è seguita da una serie di testi che riguardano Alessandro Magno, a costituire una sorta di dossier sul Macedone:

Commonitorium Palladii de bragmanis; Collatio Alexandri et Dindimi; Epistola Alexandri ad Aristotelem.

Questi Kleinen Traktate, come li definisce F. Pfister, appaiono in una veste linguistica coerente con quella del codice bamberghese, e questo li differenzia notevolmente dal resto della loro tradizione. Più che delle traduzioni indipendenti dal rispettivo modello greco, sembrerebbero delle riscritture di traduzioni precedenti, forse proprio ad opera di Leone, che potrebbe aver allestito in prima persona questo dossier su Alessandro poi copiato nel codice (queste rimangono ipotesi, ma permettono di allargare lo sguardo sulla cultura napoletana del X sec. e su come probabilmente gli intellettuali come Leone Arciprete operavano).

Prologo La traduzione di Leone è preceduta da un prologo suddiviso in due parti, che è conservato per intero solo dal ms. di Bamberga e dal ms. Clm 23489 della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, e in forma parziale dal ms. Paris, Bibliothèque Nationale de France, NAL 310 (solo la prima parte).

Leone introduce l’opera innanzitutto giustificando e rivendicando la legittimità della sua traduzione di un’opera profana che racconta la storia di un re paganoA. Frugoni, La biblioteca di Giovanni III duca di Napoli (dal Prologus dell'arciprete L. al "Romanzo di Alessandro"), in Annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università di Roma, IX (1969), pp. 161-171 (ristampato in C. Settis Frugoni, La fortuna di Alessandro Magno dall'Antichità al Medioevo, Firenze 1978, pp. 133-141), p. 140.. Per farlo, costruisce nella prima parte del prologo una struttura allegorica articolata che mantiene costante il tema della lotta spirituale tra l’animo umano e il demonio.. L’obiettivo è dimostrare l’utilità delle storie pagane e il loro valore formativo e moralmente edificante, tanto per il laici (sovrani e sudditi) quanto per i chierici, legittimando così il soggetto dell’opera.

«Certamina vel victorias excellentium virorum infidelium ante adventum Christi, quamvis exstitissent pagani, bonum et utile est omnibus Christianis ad audiendum et intelligendum tam praelatis quam subditis, videlicet saecularibus et spiritualibus viris, quia cunctos ad meliorem provocat actionem.»È opportuno e giusto che tutti i cristiani, così i prelati come i sudditi, cioè i religiosi e i laici, ascoltino e sappiano interpretare le battaglie e le vittorie dei più eminenti tra gli infedeli che vissero prima dell’avvento di Cristo, per quanto essi fossero pagani: tutti, infatti, saranno spinti a migliorare il loro comportamento..

I diversi tipi di lettori, grazie alle storie dei “più eminenti tra gli infedeli”, potranno trovare l’occasione di migliorare se stessi di fronte a Dio dimostrando di superare gli antichi nell’esercizio della virtù, e di assumere maggior consapevolezza dell’importanza della Rivelazione: la lettura delle storie profane mostra come anche i pagani potessero essere onesti e compiere opere buone, ma l’esercizio di questa “etica naturale”. volta al bene è limitata dal Diavolo che li possiede.

i praelati (ovvero i sovrani, coloro che “reggono”). dovranno dimostrare di essere migliori dei pagani nell’esercizio della virtù, poiché leggendo le storie profane scopriranno che pur essendo lontani da Cristo, i pagani potevano essere retti e operare nel bene; i subiecti (ovvero i sudditi, i laici) sono definiti milites Christi, soldati dell’esercito allegorico spirituale di Cristo., ma commilitoni dei pagani di cui leggono le battaglie, non nemici: in quanto cristiani, dovranno dimostrare di essere migliori dei pagani a fare del bene, e dovranno servire i signori terreni ma senza mai trasgredire la legge di Dio; gli spirituales, vedendo quanti onesti non potevano vedere la verità celata nella creazione perché accecati dal demonio, possono comprendere meglio l’importanza della venuta di Cristo.

Nella seconda parte, Leone si presenta in terza persona come autore dell’opera e racconta le vicende legate alla composizione della sua opera e della sua attività presso i duchi di Campania, diventando anche testimone della storia di una biblioteca laica allestita in ricordo della moglie di Giovanni III, TeodoraA. Frugoni, La biblioteca di Giovanni III…, op. cit., p. 139.si rimanda alla sezione dedicata alla Biografia di Leone Arciprete.

Le due parti, seguendo l’interpretazione di A. FrugoniA. Frugoni, La biblioteca di Giovanni III…, op. cit., possono essere intese come legate, poiché si può immaginare un legame tra i militia Christi e i duchi committenti come tra gli spirituales e Teodora, in nome della sua devozione e della sua costante attività meditativa.

Walther Blust mise in discussione l’identificazione dell’autore del prologo con il traduttore della Nativitas; le sue argomentazioni si basano essenzialmente sull’utilizzo della terza persona singolare da parte del presunto Leone, ma soprattutto della forte differenza stilistica tra il prologo e la traduzione: il testo incipitario è articolato e ricco di parallelismi, giochi etimologici e figure retoriche, la sua struttura si basa su una stratificazione di livelli di lettura e certamente il suo autore dimostra una certa abilità nella scrittura in lingua latina attraverso il frequente uso del cursus; al contrario, la traduzione del Romanzo di Alessandro si contraddistingue per lo stile semplice, per l’aridità del discorso narrativo e soprattutto per la forte presenza di tratti tipicamente volgareggianti ad ogni livello linguistico (fonetico/grafico, morfologico, sintattico e lessicale); inoltre, nel testo non mancano problemi logici ed errori di traduzione dal greco. Tuttavia, oggi è generalmente riconosciuto come autentico, proprio perché tanto l’utilizzo della terza persona, quanto la differenza stilistica tra il prologo e l’opera sono molto comuni, non solo nella letteratura alto-medievale, ma anche ben più anticaFr. Pfister, Zum Prolog des Archipresbyters Leo und zur Historia de preliis Alexandri Magni, in Id., Kleine Schriften zum Alexanderroman, Meisenheim a.G. 1976, pp. 179-192.; probabilmente Leone Arciprete era un letterato di buona cultura, come emerge dal prologo (pur dimostrando una conoscenza del greco non di altissimo livello); tuttavia, nell’adozione di uno stile più basso per la traduzione sembra essere consapevole del livello di cultura, più modesto, dei destinatari della sua operaP. Chiesa, LEONE (Leone Arciprete), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 64, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005..

Trama Nella sua edizione, Pfister organizza il testo riportando la suddivisione di ogni libro in paragrafi mantenendo la scansione delleditio princeps del Romanzo dello Pseudo Callistene, a cura di C. MüllerArriani Anabasis et Indica ex optimo codice Parisino emendavit et varietatem ejus libri retulit Fr. Dübner; Reliquia Arriani et scriptorum de rebus Alexandri M. fragmenta collegit, Pseudo-Callisthenis Historiam fabulosam ex tribus codicibus nunc primum edidit, Itinerarium Alexandri et indices adjecit Carolus Müller, Parisiis 1846.. In questo modo, si può notare come la struttura del testo sia rispettata, e al tempo stesso appaiono chiare alcune lacune e spostamenti.

Libro I