LHistoria de Preliis J1 è la prima delle redazioni interpolate della Nativitas et victoria Alexandri Magni regis di Leone Arciprete.

Pervenutaci in diciotto manoscritti, l'opera è stata composta presumibilmente entro la fine dell'XI secolo, poiché viene utilizzata come fonte secondaria da Alberic de Besançon, che scrive in lingua francoprovenzale un'opera sulla vita di Alessandro intorno al primo quarto del XII secolo.F. Zufferey, Perspective nouvelles sur l’Alexandre d’Auberi de Besançon, in «Zeitschrift für romanische Philologie» 123.3 (2007), p. 408.

Modalità di riscrittura Innanzitutto, il testo appare migliorato dal punto di vista linguistico rispetto alla versione di Leone Arciprete, pur conservando un latino semplice: gli errori grammaticali e i tratti più volgareggianti vengono corretti, e in diversi punti vengono apportati aggiustamenti per migliorare il senso e renderlo più chiaro.

Tuttavia, la sua caratteristica principale sta negli ampiamenti sostanziali che vengono fatti alla storia attraverso numerose interpolazioni, a partire dai cosiddetti Kleinen Traktate (tre brevi opuscoli copiati in seguito alla Nativitas nel suo manoscritto più importante, il manoscritto di Bamberga, in forma semplificata rispetto al resto della tradizione che li attesta) il cui contenuto, nella Nativitas, o non appare o appare in misura sensibilmente ridotta. I contenuti di queste opere (nella loro veste originaria, non in quella ridotta che corrisponde a quelli presenti nella miscellanea bamberghese) vengono utilizzati in J1 come materiale per arricchire la storia di episodi e dettagli (ad esempio, viene inserito il contenuto della Collatio Dindimi, ovvero il dibattito con il capo dei Brahmani Dindimo, del tutto assente nella versione di Leone).

Invece, alcuni episodi vengono spostati: ad esempio, l'incontro e la corrispondenza con le Amazzoni (Nativitas III, 25, 26 secondo i capp. dell'edizione Pfister) viene anticipata e posta verso l'inizio del Libro III, dopo lo scambio epistolare con Poro e l'inizio della guerra (Nativitas III, 1-3).Pfister, F. (ed.) Der Alexanderroman des Archipresbyter Leo, Heidelberg 1913 (Sammlung mittellateinischer Texte 6)

LEpistola Alexandri ad Aristotelem, che nella traduzione di Leone era ampiamente ridotta nelle sue dimensioni essendo uno dei Kleinen Traktate copiati in seguito, viene integrata con elementi della lettera originaria e adattata al discorso in terza persona, perdendo dunque la sua componente spiccatamente epistolare. Gli elementi tratti dalla lettera originaria non riguardano solo il punto in cui è inserita nella Nativitas (cap. 17), ma sono utilizzati per integrare e rielaborare tutto il testo del Libro IIICallu, J.P., Festy M., L'«Alexandre latin»: Léon de Naples et sa première interpolation (J1), in L'historiographie médiévale d'Alexandre le Grand cur. Catherine Gaullier-Bougassas, Turnhout, Brepols 2011 (Alexander redivivus 1), pp. 49-64., inglobando gli episodi nel tessuto della narrazione.

Inoltre, le interpolazioni vengono effettuate a partire da una grande vastità di fonti, come Girolamo, Solino, Orosio, Isidoro, il Liber Monstrorum e Giuseppe Flavio (da cui si trae la visita di Alessandro a Gerusalemme).

Interpolazioni notevoli

Profezia degli alberi del Sole e della Luna Un elemento fondamentale, assente nella traduzione di Leone Arciprete ma che viene inserito in J1 a partire dallEpistola, è la profezia che Alessandro riceve presso gli alberi del Sole e della LunaA. Hilka,  K. Steffens, Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J1, Meisenheim am Glan, 1979, pp. 212-216..

Durante il suo viaggio in India, Alessandro e il suo esercito raggiungono un meraviglioso palazzo che scoprono essere la Reggia del Sole (Domus Solis). Qui incontrano un anziano sacerdote, che li guida in una foresta dove si trovano gli alberi del Sole e della Luna. Alessandro formula una domanda nel suo cuore, riguardo alla sua possibilità di ritornare in Macedonia e vedere di nuovo la sua terra. L'albero del Sole presto risponde, rivelandogli che conquisterà il mondo ma non rivedrà mai più la sua terra. A seguire, l'albero della Luna gli rivela che sarà presto tradito e ucciso, e che la sua vita da re del Mondo durerà poco. Quando Alessandro chiede chi sarà il suo assassino, ma l'albero gli nega la risposta, perché se il Macedone lo avesse scoperto, avrebbe ucciso il traditore: in questo modo l'ordine del destino sarebbe stato alterato, e le dee del Fato Cloto, Lachesi e Atropo se la sarebbero presa con lui per averglielo rivelato.

L'inserimento di questo episodio è particolarmente significativo perché è un indice del maggior spazio che si vuole dare al tema del fallimento della conquista del mondo, che sarà fortunatissimo nella letteratura medievale su Alessandro. In generale, già in questa redazione si intuisce una direzione verso una moralizzazione della storia e una tematizzazione della vanità insita nel dedicare una vita alla ricerca della grandezza: dalla lettura della Nativitas nella versione di Leone Arciprete implicitamente si ricava un ritratto completamente positivo, in cui Alessandro si afferma non solo per i suoi successi militari e la grandezza delle sue imprese, ma anche per la sua generosità, la sua indulgenza, che spesso fa da contrasto alla brutalità delle imprese belliche raccontate (basti pensare al trattamento indulgente che riserva alla famiglia di Dario, o al rispetto che porge ai sovrani che sconfigge, al punto da punire chi li tradisce con la morte). Nelle riscritture invece (ancor di più nelle traduzioni nelle lingue volgari), si fa strada progressivamente un maggior accento sui limiti di Alessandro e sul valore morale della sua precoce morte. A tal proposito, è particolarmente degna di nota un'interpolazione in J1 da Solino, inserita proprio dopo il racconto della morte di Alessandro:Hilka, A., Steffens, K. (ed.), Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J1, Meisenheim am Glan, 1979.

Visita di Alessandro a Gerusalemme L'interpolazione di questo episodio avviene nel Libro I, al cap. 35. Esso viene tratto dalle Antiquitates Iudaicae di Flavio Giuseppe, un'opera scritta in greco ma conosciuta in Occidente attraverso una traduzione latina commissionata da Cassiodoro.P. Dronke, Introduzione, in Alessandro nel Medioevo occidentale…, op. cit., p. xxxix.

Alessandro, dopo aver conquistato Sidone, dispone le sue truppe presso la città di Tiro, ed invia una lettera al sacerdote ebreo Jaddus, chiedendogli di offrire il suo aiuto militare, ma Jaddus si rifiuta perché legato a Dario da un patto che gli vieta di combattere contro di lui. Dopo aver distrutto Tiro, conquista la città di Gaza, e si dirige a Gerusalemme. Preoccupato per l'arrivo del Macedone, Jaddus chiede di offrire dei sacrifici a Dio, che la notte stessa gli appare in sogno e gli suggerisce come comportarsi. I giudei, seguendo le indicazioni del sacerdote, escono dalla città e si dirigono a Scopulum, da cui Gerusalemme è visibile, indossando una veste bianca, mentre i sacerdoti si presentano in abiti cerimoniali. Quando Alessandro li vede, scende da cavallo e porge i suoi omaggi al sacerdote, dopo aver visto il Tetragramma Sacro sulla sua veste. I giudei glorificano Alessandro e, stupiti dal suo comportamento gli chiedono la ragione dei suoi omaggi a Jadus. Alessandro spiega di aver onorato non il sacerdote, ma il Dio che rappresenta: racconta di aver fatto un sogno in Macedonia, in cui il loro dio gli prescriveva di omaggiarlo quando lo avrebbe riconosciuto in quelle vesti durante il suo cammino; in questo modo, avrebbe avuto il suo appoggio durante la spedizione contro Dario e avrebbe conquistato la Persia.Hilka, A., Steffens, K. (ed.), Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J1, Meisenheim am Glan, 1979.

In seguito, accompagnato dai sacerdoti, visita la città di Gerusalemme, onora Dio, e stringe patti con il popolo giudaico.

L'importanza di questo episodio sta nel riconoscimento da parte di Alessandro del Dio d'Israele, e nelle sue continuazioni contribuisce talvolta alla cristianizzazione del Macedone, secondo la logica di acclimatazione ai valori ideologici, culturali e religiosi che subisce nella letteratura basso-medievale. Questo avviene ad esempio nel poema in medio-inglese The wars of Alexander, in cui l'episodio viene rielaborato, e Alessandro diventa una figura Christi in virtù del fatto che, risparmiando Gerusalemme, ne è il salvatore. Riconoscendo e prostrandosi a JHWH, Alessandro supera la sua tracotanza e fa un passo verso "la realizzazione del meglio di sé".

Edizioni Hilka, A., Steffens, K. (ed.), Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J1, Meisenheim am Glan, 1979.

Note

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