La fondazione del complesso monastico di S. Domenico in San Vito dei Normanni è composta dal convento, chiostro e chiesa dedicata all’Annunziata. Risale al 1584 circa, quando un tal Donato Cavaliere donò ai Padri Domenicani un terreno.
Storia La chiesa è stata costruita nel 1584 su un terreno donato da Donato Cavaliere, per poi essere ingrandita con la costruzione di un convento e di un chiostro. In progetto era anche la realizzazione di un campanile su un altro terreno donato da Giovanni de Matteo. Dalla fine del '600 il convento ospitava otto frati e quattordici nel 1772, discesi a undici nel 1808, l’anno precedente la soppressione del 1809, disposta da Gioacchino Murat, che colpì circa sessanta conventi pugliesi. Il convento fu incamerato dal Demanio, subendo una serie di vicissitudini, cambi d'uso e modificazioni, mentre la chiesa rimase di proprietà ecclesiastica, e nel 1916 elevata a parrocchia. Il convento fu prima utilizzato come uffici comunali, ed oggi usata come la biblioteca comunale Giovanni XXIII.Giovanni Matichecchia, La chiesa di S. Domenico in San Vito dei Normanni tra storia e recupero, Adda, Bari 2001, pp. 29-35.
Nel 1983 alcune relazioni sulla chiesa evidenziarono dei problemi ai pilastri dovuti ad infiltrazioni d'acqua. Nella notte tra l'1 e il 2 aprile 1984, le volte della navata destra e della navata centrale crollarono per via dei problemi acquiferi. Nel 1990 iniziarono i lavori di ricostruzione e restauro, ultimati nel 1998, sotto l'architetto Fortunato Pignatelli e il soprintendente architetto Giovanni Matichecchia.Giovanni Matichecchia, La chiesa di S. Domenico in San Vito dei Normanni tra storia e recupero, Adda, Bari 2001, pp. 36-37.
Architettura La facciata principale è semplice e il portale riccamente scolpito risulta sovrastato da un finestrone rettangolare incorniciato in un’intelaiatura architettonica di ispirazione rinascimentale. È affiancato da due paraste scolpite a bassorilievo che raffigurano simboli della Passione (croci, teschi, chiodi, scale) e sormontato dalle statue di san Domenico e san Tommaso d'Aquino. L’impianto della chiesa sviluppa il tipico schema a tre navate, la centrale maggiore è doppia delle laterali minori, anche in altezza, coperte da volte a crociere sostenute da arconi a tutto sesto, profonda abside con coro, senza transetto. Le navate minori confluiscono entrambe in cappelloni. Inizialmente la zona presbiterale risultava collegata al convento mediante un passaggio da tempo rimosso, oggi presenta un profondo coro quadrangolare coperto da crociera che termina in un’abside semicircolare, con volta lunettata con decori ottocenteschi in finto marmo sulle pareti e dipinti a tempera sulle volte raffiguranti motivi floreali e naturalistici, voluti dal rev. Antonio Salamino nel 1898. Le pareti del presbiterio accolgono quattro tondi ovali inquadrati da cornici, mentre l’abside un unico tondo ovale, entro i quali si collocano dipinti su tela. I lavori di abbellimento di fine '800 cancellarono dei segni tipici della chiesa monastica. I sei altari laterali di fattura barocca, addossati ai muri perimetrali, sono della metà del Settecento. I primi due altari, che si trovano vicino alla prima campata, sono dedicati rispettivamente alla Vergine del Rosario e alla Sacra Famiglia. Entrambi presentano una struttura con mensa angolare e un paliotto centrale decorato con motivi floreali. L'altare della navata intermedia sinistra, che originariamente era dedicato a santa Rosa, è ora dedicato al Sacro Cuore di Gesù, mentre quello opposto è consacrato a san Vincenzo Ferreri. Quest'ultimo è arricchito da una trabeazione su due livelli e da una nicchia che ospita una statua del santo, realizzata dal cartapestaio leccese Giuseppe Manzo, insieme a un'epigrafe datata 1741 che ne definisce l'erezione. Nella terza campata troviamo gli altari di san Pietro (a sinistra) e san Domenico (a destra), entrambi caratterizzati da una complessa trabeazione barocca sostenuta da mensole a foglia d'acanto. L'altare di san Pietro si distingue per delle decorazioni vegetali e per un trittico di teste angeliche che sovrasta la struttura. Negli ultimi anni '60, a seguito del Concilio Vaticano II, è stato demolito l’altare maggiore insieme al coro ligneo coevo, con i suoi ventitré stalli. Durante gli ultimi lavori di ricostruzione sono stati rinvenuti, sotto il livello pavimentale della navata sinistra vani scavati in roccia, destinati sino all’Ottocento alla sepoltura, coperti da volta a botte, con accesso attraverso botole. Dal 1945 al 1965 fu cambiata la pavimentazione e furono create nicchie nei pilastri portanti delle volte della chiesa, portando però ad un indebolimento strutturale insieme all'installazione di un impianto elettrico.Giovanni Matichecchia, La chiesa di S. Domenico in San Vito dei Normanni tra storia e recupero, Adda, Bari 2001, pp. 52-75.
Patrimonio artistico Da delle visite pastorali del 1851 e 1876 risulta anche che il patrimonio della chiesa fosse composto da 32 tele, 9 statue in legno, un organo, alcuni reliquari e un crocifisso d'argento. Oggi restano numerose statue devozionali, tra cui san Vincenzo Ferrer, la Sacra Famiglia e la Madonna del Rosario realizzate in legno e tessuti decorati. Tra le tele spiccano quella raffigurante san Domenico, attribuita a una scuola locale influenzata da Domenico Carella e databile alla fine del Settecento, in cui il santo è rappresentato con i tradizionali attributi iconografici (abito domenicano, libro e giglio); quella del Crocifisso con san Pietro Martire e san Tommaso d’Aquino, un'opera di un artista locale del XVIII secolo, caratterizzata da una composizione piramidale che richiama il Cinquecento¸ la Sacra Famiglia, una tela centinata del 1816, firmata da Giuseppe Piccigallo, un artista influenzato dalla scuola del Carella; la Madonna del Rosario, un dipinto del Settecento attribuito a un allievo di Domenico Carella, in cui la Vergine tiene in braccio il Bambino, circondata da San Domenico e da quindici piccoli ovali che rappresentano i Misteri del Rosario; l’Annunciazione, una grande tela firmata da Domenico Antonio Carella e datata 1769. Sono anche presenti sei tele ovali nelle absidi della chiese, di scuola carelliana, raffiguranti soggetti sacri tra cui gli evangelisti San Luca e San Giovanni, oltre a episodi come il Battesimo di Cristo e figure di santi e un dipinto di san Sebastiano di scuola napoletana seicentesca, trafugato nel 1983 e oggi sostituito da una copia.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Chiese di San Vito dei Normanni Categoria:Monasteri della Puglia Domenico