La tomba Bruschi è una tomba etrusca ubicata nella necropoli dei Monterozzi, a Tarquinia.
Storia La tomba venne realizzata probabilmente durante la seconda metà del IV secolo a.C. e apparteneva alla gens Apunas come testimoniato da alcune iscrizioni rinvenute al suo interno, mentre tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. venne decorata con affreschi..
Il ritrovamento avvenne nell'aprile 1864 in un terreno di proprietà della contessa Bruschi Falgari, da cui prese il nome,. ma nel periodo immediatamente successivo alla scoperta le sue già precarie condizioni, dovute al tetto e a parti dell'ingresso crollati, con la terra che non venne nemmeno del tutto rimossa per evitare ulteriori cedimenti, furono minate sia dagli agenti atmosferici sia da scavi clandestini. La contessa quindi chiamò Gregorio Mariani, il quale eseguì la copia di tutte le decorazioni pittoriche, staccò due frammenti di affreschi e valutò due sarcofagi di scarso interesse: nel giugno dello stesso anno la tomba venne nuovamente sepolta. Nel febbraio 1963 alcuni tombaroli cercarono di depredare un sepolcro e l'atto venne sventato dalle forze dell'ordine, che diedero alla struttura il nome di tomba Giudizi dal nome del proprietario del terreno.. Una volta svuotata completamente dalla terra, furono ritrovati reperti come sarcofagi, pezzi in ceramica, tra cui due coppette a figure nere, e affreschi che vennero interamente rimossi per il loro precario stato di conservazione: l'invio del materiale recuparato all'istituto centrale per il restauro. permise di intuire che si trattava in realtà della tomba Bruschi, la quale successivamente fu reinterrata.
Descrizione La tomba è ubicata nella zona della necropoli denominata Calvario e, grazie ai disegni effettuati da Gregorio Mariani e alle fotografie scattate negli anni 1960, è possibile ricostruirne sia la struttura sia l'apparato pittorico. Si tratta di una tomba a camera ipogea posta a circa tre metri di profondità e dalla forma quadrangolare, con il soffitto retto da due pilastri non in asse tra loro, i quali furono realizzati probabilmente per risolvere i problemi di stabilità nel periodo in cui la struttura era ancora in uso. Sulla parete di fondo sono visibili due nicchie che, in una prima fase d'utilizzo, ospitavano urne cinerarie, vennero successivamente coperte da muri su cui vennero realizzati gli affreschi, poi crollati al momento della scoperta; era altresì presente una banchina.
Il ciclo pittorico si è conservato in sedici pannelli, dove la zoccolatura è in rosso, il fregio è composto da onde e delfini, mentre nella parte centrale sono raffigurati due cortei magistraturali che si incontrano sulla parete di fondo.. Partendo dalla parete di sinistra si incontrano due figure, conservate solo nella parte inferiore, di cui una si presenta di maggiori dimensioni e l'altra è riconducibile a un demone per via del colore dell'incarnato.. Segue un gruppo formato da un uomo a cavallo, preceduto da un suonatore di tromba e da un soldato con la spada, mentre nell'angolo con la parete di fondo compare una donna, di cui si conosce anche il nome riportato sulla sommità del suo capo, riccamente vestita e con in mano un melograno, la quale si guarda in uno specchio sorretto da un'ancella: questa porzione di affresco, che corrisponderebbe al luogo di una sepoltura femminile, è una delle meglio conservate in quanto fu tra le prime a essere staccate,. oltre a risultare unica nel panorama della pittura etrusca. Sulla parete di fondo si assiste all'unione dei due cortei: da sinistra due uomini, un demone, due apparitores e un personaggio di maggiori dimensioni di cui restano solo i calzari, ma che grazie ai disegni ottocenteschi sappiamo indossasse una toga bordata in rosso, elemento che ha permesso di identificarlo come il proprietario della tomba di nome Vel Apnas.. Subito dopo è un gruppo andato completamente perduto a causa della presenza di una delle due nicchie, il quale originariamente era formato da un suonatore di corno e da quattro uomini avvolti nei loro mantelli, tra i quali solo uno si conserva in modo parziale. Ha inizio il secondo corteo, aperto da un suonatore di lituo, uno di corno, un bambino e un personaggio togato, a cui fa seguito una nuova sezione lacunosa in corrispondenza della seconda nicchia, dove si trovavano cinque personaggi tra i quali figuravano con ogni probabilità i due nonni del proprietario. Il percorso iconografico prosegue poi con un giovane a cavallo affiancato da un demone e si sposta sulla parete di destra, dove la narrazione mostra quattro suonatori, nello specifico due di lituo e due di corno, seguiti da una porzione scarsamente conservata che doveva ospitare un uomo, una donna, una figura di maggiori dimensioni e due togati, oltre ad altri tre personaggi che appaiono fortemente lacunosi. La parete decorata si conclude infine con un ultimo corteo, del quale sopravvivono una figura di grandi dimensioni e due apparitores. Sui pilastri una donna e Charun, il quale era totalmente conservato al momento della scoperta della tomba, seduto su una roccia e con il mantello sulla spalla sinistra, di cui rimane solo lo stivale.
All'interno della tomba furono rinvenuti diversi sarcofagi, ridotti in frammenti, i quali vennero trasportati al Museo archeologico nazionale di Tarquinia, senza essere inventariati: tra questi cinque presentano coperture con figure femminili distese, capo ruotato verso sinistra, occhi aperti e abbigliamento fatto di tunica e mantello.. Di un altro gruppo, la cui provenienza dalla tomba non è sicura, sono anche figure maschili, appartenenti alla famiglia del defunto, con il corpo coperto da mantello e petto scoperto; su uno di questi è scolpita la raffigurazione di un corteo magistraturale. Le iscrizioni presenti al momento della scoperta della tomba vennero interamente ricopiate: delle tredici ritrovate se ne conservano due; dalla tomba proviene probabilmente anche una piccola testa in bronzo.
Note
Bibliografia
Voci correlate Tarquinia (città antica)
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Categoria:Necropoli dei Monterozzi Convegno Categoria:Scoperte archeologiche nel 1864