Babel è un romanzo di R. F. Kuang, vincitore nel 2022 del Premio Nebula per il miglior romanzo.

Il romanzo è ambientato nei primi decenni del XIX secolo a Oxford e riprende fedelmente la storia coloniale dell'impero britannico, in particolar modo le vicende relative alle guerre dell'oppio, all'abolizionismo e al luddismo, inserendovi elementi fantastici. In questo scenario, la rivoluzione industriale inglese è resa possibile da una forma di magia basata sulla traduzione, per cui la resa di uno stesso concetto in due lingue differenti viene incisa sui lati opposti di una tavoletta d'argento e le differenze semantiche tra i due termini vengono sfruttate per generare incantesimi.

Poiché la traduzione è una scienza così potente, i traduttori di Oxford formano un'élite ristrettissima e molto gelosa dei propri segreti. È pratica comune prelevare dalle colonie bambini particolarmente dotati, isolarli e istruirli in modo intensivo sulle lingue, sull'etimologia e sulla filologia, durante infanzia e adolescenza, e poi inviarli a frequentare la facoltà di traduzione, presso una struttura a forma di torre chiamata Babel, con evidente riferimento alla Torre di Babele. Perché gli incantesimi basati sulla traduzione possano compiersi, infatti, è necessario che questi vengano concepiti, scritti e pronunciati da una persona perfettamente bilingue. A causa della scarsità di bilingui, la facoltà di traduzione è l'unica che ammette, anche se con riluttanza, donne e persone di origine straniera.

Il protagonista del romanzo, figlio naturale di un professore di Oxford e da lui ribattezzato Robin Swift, è originario di Canton, mentre i suoi compagni di corso sono Rami, originario di Calcutta, Victoire, originaria di Haiti ma cresciuta a Parigi, e Laetitia, inglese figlia di un'ammiraglio.

Ricezione Babel ha debuttato nel settembre 2022 al primo posto della classifica dei bestseller del New York Times per la narrativa in copertina rigida.

È stato generalmente accolto positivamente; il New York Times Book Review, ha scritto che Babel “trae la sua forza dal sostenere una contraddizione, dal cercare di tenere insieme nella mente amore e odio per ciò che ti sostiene mentre ti consuma”.

I critici hanno discusso il tentativo di Kuang di complicare la comprensione moderna dell’accademia negli anni 1830, includendo la ricerca e le note a piè di pagina inserite lungo tutto il romanzo. The Guardian ha scritto: “È un libro erudito di una studiosa eccezionale”, osservando che “le pagine sono dense di note a piè di pagina; non quelle più comuni e giocose, ma note accademiche, ammonitrici e didascaliche, in una parodia dei tomi ottocenteschi che Swift e i suoi colleghi a Oxford avrebbero dovuto studiare”. La recensione osservava inoltre che i personaggi “sono pretenziosi, ma anche vulnerabili, e l’equilibrio è riuscito”.

Analogamente, il Chicago Review of Books ha sottolineato come Babel “educa e ci spinge a riformulare—a (ri)tradurre—la narrazione dominante di ciò che l’Occidente chiama civiltà”.. Lo ha definito un romanzo “brillante sia nel concetto sia nell’esecuzione, … un page-turner con note a piè di pagina, un thriller con uno scopo più alto, un Bildungsroman in cui le poste in gioco contano”.

Library Journal ha condiviso questo giudizio, scrivendo che Kuang “spinge i lettori a mettere in discussione l’etica sia dell’impero sia dell’accademia”.

Non sono mancati anche giudizi più cauti o negativi. Paste ha osservato che Babel è “un’opera d’epoca meticolosamente documentata, un grido primordiale da parte di chi tradizionalmente non viene ascoltato”.. Tuttavia ha aggiunto che la volontà del romanzo di assicurarsi che il suo messaggio (peraltro importante) venga compreso fa sì che una parte significativa delle oltre 500 pagine risulti didascalica e “da lezione”, più che realmente trasformativa.

Publishers Weekly ha dato una recensione negativa, scrivendo che Kuang “delude con una lettura didascalica e poco sottile del dark academia e dell’imperialismo”. Ha inoltre aggiunto che la narrazione è spesso interrotta da “lezioni sul perché l’imperialismo è negativo”, senza fidarsi abbastanza del lettore o della trama per rendere chiaro questo messaggio attraverso gli eventi. Secondo la rivista, Kuang presuppone un pubblico che non condivida la sua posizione, con il risultato di mantenere a distanza anche lettori già consapevoli delle dinamiche di razzismo e impero, mentre i personaggi appaiono talvolta poco motivati.

Note

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