Una storia noiosa (dalle memorie di un vecchio professore) () è un racconto di Anton Čechov, scritto e pubblicato per la prima volta in lingua russa nel 1889.
Storia editoriale
Čechov iniziò a scrivere il racconto "Skučnaja istorija" ("Una storia noiosa") a Jalta e lo terminò a Mosca; in origine si intitolava "Il mio nome e io" (). "Skučnaja istorija" fu pubblicato per la prima volta in lingua russa sul numero di novembre 1989 del mensile Severnyj vestnik.. Fu poi inserito nella raccolta "Gente malinconica" (), pubblicata l'anno successivo dall'editore Suvorin di San Pietroburgo e quindi nelle edizioni Marks. Fu tradotto in italiano dal russo dapprima nel 1904 da Nina Romanowsky col titolo "Storia noiosa" (senza l'articolo iniziale); la traduzione della Romanowsky fu riedita nel 1920 dall'editore Carlo Aliprandi col titolo "Addio, mia vita!" (le parole con cui si chiude il racconto, rivolte dal protagonista alla figlia adottiva Kàtja). Il racconto è stato adattato per il teatro e il cinema.
Trama La storia è narrata in prima persona dal protagonista, il professore sessantaduenne Nikolàj Stepànovič, un illustre scienziato di fama internazionale che dopo tre decenni di insegnamento universitario è stato nominato Consigliere PrivatoNella Tavola dei ranghi della Russia Imperiale un consigliere privato era posto alla III classe dell'amministrazione civile (Henry Peter Brougham and Vaux, Filosofia politica: Parte prima (Principi del governo. Governo monarchico), parte seconda (dell'aristocrazia e dei governi aristocratici), parte terza (della democrazia e della monarchia mista); tradotta da Paolo Emiliani-Giudici e Raffaele Busacca, Firenze: Achille Batelli, 1850, p. 241 (Google libri), è cavaliere di parecchi ordini ed è ancora in grado di tener viva l'attenzione dell'uditorio per due ore. Il professore comincia ad avvertire tuttavia l'insorgenza di gravi disturbi fisici (deficit mnesici, insonnia); ritiene anzi di avere solo sei mesi di vita. Anche il suo collega Michaìl Fëdorovič, professore di filologia, si è accorto da tempo delle sue precarie condizioni di salute e gli ha consigliato di andare in pensione. Ma Nikolàj Stepànovič non intende lasciare l'attività, anche per motivi economici: ha abbandonato da tempo la libera professione medica e non ha più scritto nuovi manuali universitari, ma deve inviare un assegno mensile di cinquanta rubli al figlio ufficiale di stanza a Varsavia, e pagare una costosa retta per un corso che la figlia Liza frequenta al Conservatorio. Nikolàj Stepànovič è in ritardo perfino di cinque mesi nel pagamento del salario mensile al suo fedele domestico Egòr.
Nikolàj Stepànovič un tempo amava con passione sua moglie Vàrja, ma il loro rapporto si è raffreddato nel corso degli anni; prova invece un intenso affetto per la figlia adottiva Kàtja, ora venticinquenne. Kàtja, orfana di un oculista amico di Nikolàj Stepànovič, era stata accolta in famiglia diciotto anni prima. Fornita di una cospicua eredità, Kàtja sognava una carriera da attrice; ma non aveva avuto successi professionali ed era stata abbandonata dal suo amante, da cui aveva avuto un bambino. Dopo la morte del figlioletto, Kàtja è tornata a casa del professore, esausta; inizia una relazione con Michaìl Fëdorovič, è trattata con disprezzo da Vàrja e Liza e ha in Nikolàj Stepànovič il suo unico sostegno morale.
Nel frattempo diventa un assiduo frequentatore della casa Aleksàndr Adòlfovič Gnekker, un trentenne, pretendente alla mano di Liza, sicuro di sé, che afferma di possedere una vasta tenuta a Charkiv. Il professore è diffidente («nessuno a casa nostra sa la sua origine, dove ha fatto i suoi studi, e come egli viva».). Su insistenza della moglie, il professore si reca a Charkiv per sapere qualcosa di più sul futuro genero, ma senza successo: a Charkiv non esiste nessuna ricca famiglia Gnekker. Ma le indagini sono tardive: Liza ha già sposato in segreto Gnekker.
A Charkiv, lontano da casa, il professore fa il bilancio della propria esistenza e sospetta di aver vissuto finora una vita inutile: «In tutti i pensieri e sentimenti e nozioni su cui mi concentro, manca un legame comune che li riunisca insieme in un tutto... Ogni sentimento e pensiero vive in me separatamente, e nei miei apprezzamenti sulla scienza, il teatro, la letteratura o i miei allievi, nei quadri che si disegna la mia immaginazione, chi sia bene esercitato alle analisi non troverebbe ciò che si chiama un'idea generale che è come il dio di ogni uomo vivente. E se non c'è questo, vuol dire che non c'è nulla».). Giunge inaspettatamente nell'albergo di Charkiv Kàtja: ha letto su un quotidiano dell'arrivo in città del padre adottivo e, senza chiare prospettive per il futuro, sconvolta anche per il fallimento della relazione con Michaìl Fëdorovič, chiede aiuto e consiglio al padre («Ditemi dunque, che cosa devo fare!».). Ma il professore non è in grado di offrirle alcun consiglio. Al contrario, riconosce con dolorosa chiarezza: «Ho notato in me l'assenza di quel che i filosofi chiamano un'idea generale, soltanto poco prima della mia morte, al declino della mia giornata». Kàtja lascia l'albergo di Kharkiv senza voltarsi indietro: il professore rimane solo.
Critica Per Mirskij, Una storia noiosa «può essere considerato come il punto d'inizio del periodo maturo» di Anton ČechovCitato nell'Introduzione di Serena Vitale ai .. Giorgio Kraiski giudica Una storia noiosa, «uno dei racconti più pessimistici» di Čechov.. Carlo Grabher identificava la causa di questo pessimismo nel "dramma del positivismo". Cèchov, come la maggior parte degli appartenenti all'Intelligencija russa dell'epoca, nella necessità di lottare contro l'assolutismo zarista, aveva combattuto insieme reazione e religione; ma il positivismo li condusse al più profondo pessimismo: «se non hanno più un Dio, non hanno nemmeno un altro ideale, sia pure terreno, che li salvi». Nikolàj Stepànovič, «in cui non v'è stata mai altra certezza all'infuori di quella della scienza [...] che ha indagato e creduto di scoprire le misteriose leggi della vita, ora che è dinanzi alla morte, non sa più nulla».. Per Igor Sibaldi, Una storia noiosa voleva essere una argomentata antitesi de La morte di Ivan Il'ič pubblicata da Tolstoj due anni prima: sia Ivan Il'ič che Nikolàj Stepànovič sono uomini dabbene, stimati e contenti di sé che, in prossimità della morte, devono affrontare la sensazione che tutta la loro vita sia stata invece vuota e vana, e che tale inevitabilmente sia il destino di ogni uomo. Una rivelazione finale — la fede nell'amore e nella carità, l'annientamento dell'io egoista — permette a Ivan Il'ič di accettare la morte; Nikolàj Stepànovič non trova invece nessuna "verità", nessuna idea generale consolatoria.. Entusiastico fu il giudizio di Thomas Mann nel 1954, un anno prima della sua morte: «"Una storia noiosa"In tedesco: Eine langweilige Geschichte, la più cara tra le creazioni narrative di Čechov, un'opera davvero straordinaria e affascinante, la cui quieta e malinconica stranezza non ha eguali in tutta la letteratura. È sorprendente semplicemente perché questa storia, che si presenta come "noiosa", ma è travolgente, è posta con profonda empatia in bocca a un vecchio – uno studioso di fama mondiale [...] sufficientemente acuto da trovare assurdi la sua fama e la devozione che gli viene dimostrata, e da essere profondamente disperato perché si rende conto che la sua vita, con tutti i suoi meriti, era priva di un centro spirituale, di un'"idea generale", e quindi essenzialmente una vita senza senso, la vita di un uomo disperato».. Thomas Mann aggiunge: «Anton Čechov non era vecchio, ma giovane, quando gli fece pronunciare queste e le precedenti frasi; ma non visse a lungo, e forse fu proprio questo a permettergli di anticipare in modo così incredibile e persino inquietante lo stato d'animo della vecchiaia».
Edizioni
Adattamenti Journal d'un vieil homme – Film del 2015 diretto dal regista canadese Bernard Émond Nieciekawa historia – Film del 1983 diretto dal regista polacco Wojciech Has
Note
Bibliografia
(traduzione italiana: )
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Categoria:Racconti di Anton Čechov