Per sartoria napoletana si indica la tradizione sartoriale sviluppatasi a Napoli a partire dal XIV secolo e caratterizzata, in particolare, dalla realizzazione artigianale di abiti maschili su misura. La tradizione contemporanea è nota per alcune caratteristiche costruttive proprie della giacca, tra cui la cosiddetta spalla a camicia, la costruzione generalmente destrutturata e l'impiego di lavorazioni manuali.

È considerata una delle principali tradizioni sartoriali maschili a livello internazionale, al pari della scuola britannica di Savile Row e dell'alta moda milanese.

Storia

Le origini e la formazione della scuola napoletana (1351)

La prima attestazione documentata di un'organizzazione sartoriale a Napoli risale al 1351, anno in cui fu fondata la Confraternita dei Sartori presso la chiesa di Sant'Eligio Maggiore, nel quartiere del Mercato. La corporazione operò come ente di riconoscimento e regolamentazione dell'attività sartoriale napoletana per diversi secoli. Nel 1611 la Confraternita registrava 607 artigiani autorizzati all'esercizio dell'arte sartoriale a Napoli. La Confraternita è stata ricostituita nel 2022 come associazione di categoria con finalità di valorizzazione della tradizione.

L'età aragonese (XV secolo)

Nel corso del XV secolo, durante il dominio della Casa d'Aragona sul Regno di Napoli, la scuola sartoriale napoletana conobbe una prima importante espansione. Diversi sarti stranieri operarono per la corte aragonese, intrecciando la tradizione locale con apporti esterni: il francese Bernardo Plastet fu sarto personale di Ferdinando I, mentre lo spagnolo Alvaro di Salamanca realizzò la stola dell'Ordine Equestre di Nostra Signora. I sarti napoletani furono richiesti in altre città italiane, con testimonianze documentate della loro presenza a Milano. Lo storico Carlo Filangieri documenta in uno scritto dell'epoca l'attività di due sarti napoletani, Angelo Sicignanno e Romano di Stefano, che producevano abiti per poi distribuirli in diverse città, pratica che costituisce una delle prime forme attestate di distribuzione commerciale nel settore abbigliamento maschile.

Il declino seicentesco e settecentesco

Nel corso del Seicento e del Settecento la scuola sartoriale napoletana attraversò un periodo di declino. La moda che vestiva la nobiltà borbonica era considerata eccessivamente elaborata rispetto ai canoni del gusto europeo contemporaneo, orientato verso le linee più sobrie della moda francese. Una descrizione della categoria dei sarti napoletani nell'Ottocento è contenuta nel volume Usi e Costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti pubblicato da Francesco De Bourcard nel 1853, prima fonte storiografica sistematica sull'argomento, individuata nell'ambito del progetto di ricerca della Fondazione Isaia-Pepillo dall'equipe coordinata dalla prof.ssa Schisani.

Il Novecento e il rilancio internazionale Nel corso del XX secolo la tradizione sartoriale napoletana si sviluppò attraverso numerose botteghe e imprese familiari, alcune delle quali trasformarono progressivamente la produzione artigianale in attività rivolte anche ai mercati internazionali. Tra i nomi maggiormente associati alla tradizione contemporanea figurano Cesare Attolini, Kiton, Rubinacci, Isaia ed E. Marinella, quest'ultima specializzata principalmente in cravatte e accessori.

Disciplinare Nel 2023 l'associazione Le Mani di Napoli, che riunisce operatori della sartoria e dell'artigianato partenopeo, ha presentato al Pitti Immagine Uomo un disciplinare destinato a individuare e codificare alcune caratteristiche tradizionali della sartoria napoletana.

Il disciplinare individua, tra gli altri elementi, caratteristiche della giacca, delle proporzioni, della costruzione della manica e delle lavorazioni artigianali. Tale documento comprende 41 dettami relativi alla giacca e alle diverse fasi della lavorazione sartoriale.

Il progetto è stato collegato anche all'ipotesi di valorizzazione della sartoria napoletana come patrimonio culturale e alla creazione di percorsi formativi dedicati. L'allora rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, Matteo Lorito, annunciò in tale occasione l'intenzione di sviluppare un'Academy dedicata all'artigianato sartoriale di qualità.

Caratteristiche

La giacca napoletana Il prodotto più rappresentativo della scuola sartoriale napoletana è la giacca, le cui caratteristiche tecniche la distinguono dai modelli delle altre tradizioni sartoriali nazionali.

La spalla a camicia L'elemento tecnico più distintivo è la cosiddetta spalla a camicia (in dialetto napoletano anche manica a mappina, dove mappina indica uno straccio): la manica viene inserita al di sotto della spalla, anziché sopra, come nelle costruzioni strutturate, e ribattuta esternamente, producendo una serie di piccole arricciature nel punto di giunzione. La parte superiore della manica, denominata tromba, è volutamente più bombata e rotonda. Questa costruzione, controintuitiva rispetto alla sartoria strutturata, consente una maggiore libertà di movimento e un drappeggio più naturale, non riproducibile con processi automatizzati.

Altri elementi caratteristici Ulteriori elementi tecnici che definiscono la giacca napoletana includono:

la giacca più corta rispetto alle varianti inglese e italiana settentrionale, con maniche di lunghezza tale da lasciare visibili i polsini della camicia; la costruzione destrutturata, con imbottiture ridotte al minimo o assenti; lo scollo a martiello, caratteristica geometria dell'apertura frontale; il taschino a barchetta, con l'orlo superiore leggermente concavo e la parte esterna rialzata; la giacca sfoderata o parzialmente sfoderata, con le cuciture interne a vista e rifinite; il tre bottoni strappato a due: costruzione a tre bottoni nella quale il primo bottone viene generalmente lasciato aperto e il rever viene modellato in modo da privilegiare i due bottoni inferiori.

La leggerezza della costruzione è anche una risposta funzionale al clima mediterraneo: la giacca napoletana nasce dalla necessità di un capo rappresentativo indossabile anche in condizioni di caldo intenso.

Principali aziende e marchi

La tradizione sartoriale napoletana contemporanea è rappresentata da un insieme di aziende di diversa dimensione e orientamento, che spaziano dalla sartoria bespoke di piccole dimensioni ai marchi distribuiti a livello internazionale:

Cesare Attolini, fondata nel 1930 da Vincenzo Attolini; Kiton, fondata nel 1968 da Ciro Paone; E. Marinella, fondata nel 1914 da Eugenio Marinella; Rubinacci, le cui origini risalgono alla London House fondata da Gennaro Rubinacci negli anni quaranta del Novecento; Isaia, casa sartoriale fondata a Napoli nel XX secolo; M. Cilento e F.llo, fondata nel 1780 da Martino Cilento; Luigi Borrelli, specializzata nella camiceria sartoriale.

Formazione Nel 2000 Kiton ha istituito una propria Scuola di Alta Sartoria della durata di quattro anni, destinata alla formazione di nuovi artigiani. La scuola è stata successivamente oggetto di iniziative espositive e didattiche realizzate in collaborazione con istituzioni culturali, tra cui Triennale Milano.

La mostra Tailoring School. A Journey into Education, realizzata da Triennale Milano in collaborazione con Kiton e successivamente presentata anche a Parigi, ha documentato il rapporto tra formazione professionale e tradizione sartoriale napoletana.

Premio Ditale d'Oro Dal 2023 la Confraternita dei Sartori organizza il premio Ditale d'Oro, dedicato ai talenti dell'alta sartoria.

Ricerca e tutela

La storia della sartoria napoletana è oggetto di un progetto di ricerca sistematica avviato nel 2020 dalla Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo ONLUS, condotto in collaborazione con la Società Napoletana di Storia Patria, l'Università degli Studi di Napoli Federico II e partner privati. Il progetto, coordinato dalla professoressa Maria Carmela Schisani (docente di Storia Economica all'Università Federico II) e dallo storico d'impresa Silvio De Majo, si propone di ricostruire la storia economica e culturale della sartoria napoletana dalla fondazione della Confraternita dei Sartori all'epoca contemporanea, attraverso ricerche archivistiche a Napoli, nella provincia campana e a Londra.

Nel 2026 il tema della tutela della denominazione e della filiera della sartoria napoletana è tornato al centro del dibattito istituzionale e associativo. Un convegno organizzato presso il Consiglio regionale della Campania ha discusso la possibilità di avviare un percorso per il riconoscimento di un'Indicazione Geografica dedicata alla sartoria napoletana, con l'obiettivo di tutelare le tecniche tradizionali e il legame con il territorio.

Note

Bibliografia Francesco De Bourcard, Usi e Costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, Napoli, 1853. Gianluca Santomauro, L'artigianato nell'economia globale: storia di una sartoria, tesi di laurea, Università LUISS Guido Carli, 2019 (disponibile online).

Voci correlate Savile Row Made in Italy Kiton E. Marinella Rubinacci (azienda)

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