La provincia francescana dell'Erzegovina, ufficialmente provincia francescana dell'Erzegovina dell'Assunzione della Beata Vergine Maria () è una provincia dell'Ordine dei frati minori istituita per scissione dalla provincia francescana della Bosnia.
Essi hanno cinque conventi in Bosnia ed Erzegovina e tre in Croazia, inoltre hanno sotto la propria cura ventinove parrocchie nella diocesi di Mostar-Duvno, per via di una situazione di conflitto storica tra l'ordine e il clero secolare nota come affare dell'Erzegovina.
Storia I francescani erano presenti nelle regioni dell'odierna Bosnia ed Erzegovina dal 1291, inviati in opposizione ai bogomiliti e alla scismatica Chiesa bosniaca, e il loro vicariato venne formalizzato intorno al 1340. A seguito della caduta della Bosnia e dell'Erzegovina per mano ottomana la diocesi di Bosnia viene de facto eliminata e ai francescani è promessa la tolleranza della fede cattolica da Maometto II: da quel momento diverranno il principale punto di riferimento per il cattolicesimo bosniaco, anche per via dello sfoltimento del clero secolare dovuto all'assenza di vescovi diocesani.
Nel 1735 la Santa Sede istituisce il Vicariato Apostolico di Bosnia, sciogliendo la vecchia diocesi omonima, e lo pone sotto l'amministrazione francescana, modificando nel 1753 i confini della provincia della Bosnia per farli corrispondere al territorio sotto occupazione ottomana: i francescani si opposero comunque ai tentativi di far tornare il clero secolare nel proprio territorio, appellandosi anche a Costantinopoli così che non venissero ammessi.
Nel 1846 dei frati del convento francescano di Kreševo si scindono dalla provincia per costruire un proprio convento a Široki Brijeg: ciò viene riconosciuto prima con l'istituzione di una "custodia" nel 1852, successivamente elevata da Leone XII a provincia nel 1892.
L'amministrazione austro-ungarica in Bosnia ed Erzegovina permette la reistituzione delle diocesi in Bosnia, e nel 1881 vengono nominati i vescovi: così si avvia un percorso di trasferimento delle parrocchie dall'amministrazione francescana a quella diocesana, tra la resistenza dei frati proseguita persino sotto il governo socialista di Tito. Durante la seconda guerra mondiale i frati avrebbero collaborato con lo Stato Indipendente di Croazia, assistendo al genocidio e alle conversioni forzate contro i serbi, e al suo termine hanno rifiutato ogni dialogo con le autorità comuniste, a differenza della provincia bosniaca: tuttavia le due province collaborarono successivamente nel sostenere il clero perseguitato dal governo.
Nel 1975 Paolo VI, con il decreto Romanis pontificibus, ordina il trasferimento di cinquantadue parrocchie alla diocesi, lasciandone trenta ai francescani, essi si adeguarono solo parzialmente alla decisione e mantennero il controllo di quaranta parrocchie, a seguito di tale disubbidienza il Pontefice impose un superiore non eletto e vietò l'ammissione di nuovi candidati.
A seguito della dissoluzione della Jugoslavia e alle pressioni dell'ordine francescano, la provincia dell'Erzegovina accettò di procedere alla cessione delle rimanenti parrocchie al clero diocesano, che in vari casi venne accolto con violenza dalla popolazione locale: i francescani, a seguito delle cessioni, hanno permesso nel 2001 di procedere a regolari elezioni per il superiore, pur con la contrarietà del vescovo Ratko Perić che riteneva che Romanis pontificibus non fosse stato correttamente applicato.
Di rilievo è anche il ruolo dei francescani dell'Erzegovina nelle presunte apparizioni di Međugorje, sia a livello religioso - la cura pastorale della località è infatti loro affidata - sia a livello secolare, con varie istituzioni comunicative e alberghiere: particolarmente controversa fu la Hercegovačka banka, nel cui consiglio d'amministrazione sedeva il frate Tomislav Pervan insieme a ex membri del Consiglio di difesa croato e che venne poi investigata dalle Nazioni Unite per possibili collegamenti col separatismo croato.
Note
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