Via Aniello Falcone è un'importante strada del quartiere Vomero, a Napoli, nota per l'ampio affaccio panoramico sul golfo di Napoli e per la vivace vita notturna che la anima soprattutto nei mesi estivi.

La strada nasce all'incrocio fra via Alessandro Scarlatti e via Belvedere e termina al largo Madre Teresa di Calcutta, all'innesto con via Torquato Tasso, ai margini del quartiere Chiaia. Fu concepita fin dalla nascita del Vomero come nuovo quartiere cittadino per collegare l'asse di via Luca Giordano con via Tasso, facilitando così i collegamenti stradali della zona collinare con il resto della città.

Storia

Il tratto più alto della via, comprendente l'attuale piazzetta Aniello Falcone, fu realizzato nel 1893, mentre il completamento dell'arteria fino all'innesto su via Tasso, già aperta nel 1884, avvenne soltanto nel 1926. Come l'intero reticolo viario disegnato per il Vomero fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, la nuova strada doveva facilitare i collegamenti fra il quartiere collinare in via di formazione, sorto su terreni agricoli appartenuti in precedenza a poche grandi famiglie nobiliari, e il resto della città.

Nei primi decenni del XX secolo la strada si popolò di ville e villini unifamiliari, spesso in stile liberty, neorinascimentale o eclettico, costruiti per la nuova borghesia cittadina attratta dalla posizione elevata e dal panorama sul golfo. Fra queste sorsero, tra le altre, villa Presenzano, villa Leonetti e il Palazzo delle palme, oltre a numerose altre residenze minori tuttora esistenti lungo il percorso.

Nel tratto più alto della via, il costruttore Mario Ottieri, vicino all'amministrazione comunale guidata da Achille Lauro, realizzò fra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta una serie di otto edifici, alti fino a sedici piani, addossati l'uno all'altro lungo il ripido versante della collina fra via Aniello Falcone, via Kagoshima e via Ugo Ricci. L'insieme, divenuto noto come "muraglia cinese" del Vomero, è tuttora ricordato come uno dei simboli della speculazione edilizia che colpì Napoli nel secondo dopoguerra.

Monumenti e luoghi di interesse Villa Presenzano, nota anche come villa Diaz, fu costruita negli anni ottanta dell'Ottocento come residenza napoletana del banchiere piemontese Biagio Caranti; passata in seguito ai duchi Del Balzo di Presenzano, fu infine acquistata dal generale Armando Diaz dopo la vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Dotata di un giardino di circa 5000 m², confina con il parco di villa Floridiana. Villa Leonetti, in origine nota come Poggio Fiorito e dipendenza della vicina villa Salve, passò nel corso del Novecento attraverso diversi proprietari fino a giungere ai conti Leonetti, che la dotarono fra l'altro di un portale cinquecentesco in piperno grigio proveniente dal demolito palazzo Sirignano di piazza Municipio. La villa è circondata da un parco terrazzato progettato dall'architetto paesaggista Pietro Porcinai. Palazzo delle palme, al civico 32, è un edificio degli anni trenta del Novecento in uno stile che unisce elementi neorinascimentali, eclettici e liberty napoletano; il nome deriva dalle palme che un tempo ornavano il cortile alberato su cui si affacciano i due corpi scala dell'edificio.

Poco distante dall'inizio della strada sorge inoltre villa Belvedere (villa Carafa di Belvedere), mentre al civico 171 si apre uno degli accessi storici al parco di Villa Floridiana.

La strada è uno dei punti di ritrovo più frequentati, tanto da trasformarsi in un vero e proprio spazio di aggregazione a cielo aperto.

Note

Voci correlate Strade di Napoli

Categoria:Strade di Napoli